Mi sembra già di sentirle (o forse da “visionario” quale sono un poco le immagino) le vostre obiezioni. “Ma insomma, con tutti i vini che ci sono al mondo, proprio di un vino minore, quasi sconosciuto, come il Grignolino del Monferrato, doveva andare a scrivere ‘sto Ziliani?”.
Ebbene sì, amici miei, Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino (vino che nonostante tutto continua a presentare delle gemme, che meritano di essere esaltate, distinguendo attentamente il grano dal loglio), a parte, e qualche altro vino che costantemente continuerò a monitorare (in primis i vini liguri, i valtellinesi e valdostani, e quelli, buoni, del Sud), vi invito caldamente ad entrare nell’ordine di idee che questo blog punterà sempre di più, anche nel 2010, su vini che vi autorizzo pure a definire “minori” o meglio ancora “marginali”, vini espressione di tradizioni locali e non global o neppure glocal. Vini che non hanno nulla per conquistare (a quale prezzo poi…) le grazie di Mr. Parker o di Giacomino Suckling o dei loro oggettivi equivalenti italici, gente che prova a predicare un po’ meno assurdamente del solito, ma finisce inevitabilmente, perché la forma mentis è quella, a razzolare male come sempre.
Lasciando che altri vadano in brodo di giuggiole per i consueti merlottoni toscani o siculi, per le rinocerontate e, ça va sans dire, per i Langhe Nebbiolo di Monsù A.G., oltre che per tanta altra roba di fronte alla quale mi viene solo da dire “ma beveteveli!”, io, da modesto cronista e provinciale quale sono, preferisco sdilinquirmi, come realmente mi è accaduto, per un sorprendente Grignolino del Monferrato Casalese 2008.
Che dico sorprendente, direi piuttosto uno dei più buoni Grignolino che mi sia mai capitato di bere dai tempi, ormai lontani ahimé, in cui frequentavo assiduamente la cantina di quello straordinario, indimenticabile personaggio del vino astigiano che è stato quel gran signore e galantuomo di Mario Pesce, nella sua storica cantina di Nizza Monferrato. Che non ha proprio nulla in comune con quella che, ceduta lui l’azienda e poi purtroppo scomparso, porta tuttora il nome che Pesce contribuì a far conoscere in tutto il mondo. E non casualmente, accanto a svariate “innovazioni” che Mario avrebbe trovato sacrileghe, ha deciso di non produrre più Grignolino.
Prima di parlare di questo Grignolino che mi fatto ricordare tanti bei momenti passati, devo doverosamente ringraziare pubblicamente un amico e collega che conoscendo i miei gusti e disgusti ha pensato che questo vino potesse piacermi.
Parlo di Maurizio Gily, agronomo, enologo, consulente, e soprattutto persona perbene, che avendo scelto di vivere in Monferrato conosce bene la realtà articolata delle piccole aziende che compongono il tessuto connettivo di questa bellissima zona.
E così da Vignale Monferrato, dove la piccola azienda agricola in oggetto ha sede e dove produce vini da agricoltura biologica nel rispetto della natura e della tradizione e dove dal 2001 è entrata “in regime di controllo biologico, cercando di operare nell’ecosistema dove tutto è sinergia” e dove “per sfuggire dall’ambito di una compressione meccanica della vita, occorre un’attenzione maniacale al ciclo di vita vegetativo, anziché sostituire soltanto le molecole naturali alle molecole di sintesi chimica”, Gily mi ha fatto arrivare due bottiglie dell’”anacronistico”, passatista, super localistico, strapaesano se mi consentite, Grignolino del Monferrato Casalese di Oreste Buzio.
Stappata la prima ho capito di aver trovato uno di quei vini con cui, ma chi se frega di quello che diranno le guide e la critica del vino che sa come stare al mondo!, vale la pena confrontarsi e farsi raccontare quello che è, senza mascheramenti, furbizie, ammiccamenti.
Produttore anche di Barbera, Freisa (un altro motivo per amare questa azienda!), Bonarda e Dolcetto e (ma sì perdoniamoglielo…) anche di un po’ di Chardonnay, l’azienda Buzio prosegue una tradizione avviata da Agostino Buzio nel 1860, quando decise di acquistare la Cascina Dietro Castello, composta dall’abitazione con rustico agricolo e 30 ettari di terreno a vigneto e seminativi.
“Nel 1871 la proprietà viene divisa fra i tre figli Felice, Domenico e Carlo. La parte di Felice passerà dopo pochi anni al figlio Oreste considerato capostipite a tutti gli effetti, per noi tutti il nonno”.
Non so altro di questa azienda, ma so che questo Grignolino del 2008 (di cui sono disponibili ancora circa 600 bottiglie in azienda, in attesa che venga pronto il 2009) interamente affinato in acciaio, da uve Grignolino in purezza provenienti da vigneti dove non ci si limita solo a dare “un’interpretazione dell’agricoltura biologica nel rispetto dei regolamenti”, ma si procede con “una concimazione di sostentamento realizzata con gli stressi prodotti della terra, lavorazioni volte a salvaguardare la struttura del terreno stesso e la particolare posizione dei vigneti, un unico grande appezzamento” che dà vita ad un “ambiente che si autoregola, in cui le piante vivono nella condizione a loro più naturale” (parole, certo, ma che belle parole!) mi piaciuto (e altrettanto a mia moglie) senza se e senza ma.
Ancor prima di sapere che il prezzo, onestissimo, da altri tempi, è di 4,50 euro, il prezzo di vendita che viene applicato direttamente in cantina ai clienti che si recano dai Buzio, come conto di fare presto anch’io, a fare loro visita.
Bello il colore, un rubino leggermente violaceo di assoluta brillantezza e smalto, ma che bello, e perfettamente in grado di mettere a loro agio quelli che anche in un vino “minore”, provinciale, “marginale” che dir si voglia, pretendono di trovare tutta quella frutta a gogò con cui si riempiono le nari e la bocca bevendo i “vinoni” più strutturati e potenti.
Frutta, certo, fragola, ciliegia, un accenno di prugna, di bella e succosa polposità, ma arricchita e resa più intrigante e complessa dall’inconfondibile, varietalissimo, pepe bianco, da accenni di liquirizia, mazzetto odoroso, persino accenni catramosi e di cuoio che siamo soliti trovare in vini base Nebbiolo, non certo in un Grignolino.
E poi che bocca, bella gente che il vino ama berlo sino in fondo e non limitarsi agli eno-preliminari, quale salda, ben sottolineata, viva presenza tannica, quel bel tannino che al Grignolino non manca di certo, quale nerbo, quale materia piena, succosa, quale gusto piacevolmente sapido-acido, assolutamente food friendly, quale godibilità nel coglierne tutte le sfumature di freschezza, di carattere, quelle note leggermente selvatiche e scontrose appena che danno personalità al vino.
Se vi piacciono i vini veri, quelli che si fanno bere e mentre li bevi non ti fermeresti mai, ovviamente accompagnandoli ad un piatto adatto (penso ad una panissa con fagioli e salsiccia, ad una trippa), questo di Oreste Buzio (e-mail orestebuzio@libero.it) è il vino che fa per voi…
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25 pensieri su “Grignolino del Monferrato Casalese 2008 Oreste Buzio”
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Non posso fare a meno di ricordare che in quel Winereport che con te fu grande c’e’ uno spaccato del mondo del Grignolino in cio’ che scrissi qui, definendolo il principe dei bizzosi:
http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=11&IDNews=487
Non lo conosco, ma trovo buono anche quello di liedholm, che ne pensa?
saluti
… meno male che ‘sto Ziliani parla anche di questi vini “minori”… che poi tanto minori non sono, sono solo un po’ dimenticati ed ingiustamente sottovalutati… immagino già lo sappia ma alla corte sabauda, oltre allo Champagne, l’unico vino ammesso era il Grignolino, tanto da meritarsi il soprannome di “vino della Regina”…
caro franco, ho praticamente scoperto il grignolino la settimana scorsa quando un’amica enotecara mi ha consigliato il grignolino cavallotto 2006:
che spettacolo!!!!!!! una piacevolezza che non smetteresti mai di bere!!!!!
un colore brillantissimo e scarico…. mi sono veramente innamorato di questo vino “minore”…… minore? forse per i minorati????
22 righe inutili, pallose, trite e ritrite e poi una recensione interessante…
mi insegni lei a scrivere, anzi mi dica lei quello che devo scrivere e come, signor barbera & champagne!
Cortesemente riesce a fare un confronto tre questo e il Grignolino di Trinchero,nel caso l’avesse assaggiato la scorsa domenica? grazie
In Piemonte c’è tutto, basta saperlo.
Intendevo solo dire che tanto sono interessanti le sue recensioni di vini anche considerati “minori”,quanto sono a mio avviso gratuite sterili inutili trite ritrite sempre uguali a se stesse noiose barbose petulanti le pre-polemiche contro giacomino parker e guidaioli vari.
ribadisco: al prossimo post chiederò a lei cosa devo e non devo scrivere. Non le piace quello che scrivo? Legittimo, allora si rivolga altrove…
Vai Franco che vai bene!!Noi,per i parkerizzati, saremo dei minori.Un po’ come il parco buoi della Borsa ma…..per noi un indirizzo come il tuo e’ l’occasione per fare una gita ,andare dal produttore e poi….(in Emilia per fortuna ancora spesso)disquisire alla “Maroni” attorno a qualche bottiglia con gli amici facendo storia, geografia, enogastronomia e….lasciando un po’ che la vita ci scorra addosso. Certo, quando si puo’!
Ho gia’ nell’elenco Dolceacqua per il Rossese , i Colli di Luni che conosco bene per nuovi tuoi indirizzi ed ora questo Grignolino. Il Grignolino e’ anche un pezzo di cuore.Era il vino preferito da mio padre! Franco il Blog deve essere per tutti:per i grandi specialisti e per…noi. Ma soprattutto mi piace che con la stessa dignita’ dei grandi cru si parli anche di bottiglie da 5 euro. I famosi vini quotidiani, “vinini” in positivo per altri,vini comunque che vengono direttamente dalla vigna, bottigle per ..socializzare e trascorrere attimi di piacevole compagnia. Non dimentichiamolo mai:il vino per tantissimi e’ anche questo.
Ma ha quindi scritto: “…e poi una recensione interessante”. Che vuoi di più!? .. ….. ……?
voglio che non mi si dica quello che devo o non devo scrivere e come. Tutto qui. Questo é il mio blog e cosa scrivere e come, sino a prova contraria, lo decido io, non mister barbera & champagne…
Nessuna obiezione, anzi, ben vengano queste segnalazioni!
Non conosco questo produttore ma ne conosco altri e sono anche io un ammiratore del grignolino di Cavallotto come il sig.Paolo.
Meno male esistono questi vini che ti permettono anche di ‘esagerare’ un poco alla faccia di tutti quei vini pesanti, colorati, super estratti che continuano a circolare nelle enoteche frutto di uvaggi sempre più fantasiosi.
Grazie Franco, anche della citazione, ma io non ho meriti per questo grignolino salvo avertelo segnalato, anche perché il giovane Andrea Buzio è un enologo coi baffi e dei miei consigli non ha bisogno. A quanto ricordato da Enofaber sui gusti della corte sabauda posso aggiungere che il grignolino era assai apprezzato, si dice, anche dalla seconda dinastia cisalpina, quella degli Agnelli. Addirittura da bollette di vendita dei primi del novecento risultava che il grignolino valeva più del Barolo (il che, ne convengo, pare un po’ esagerato, ma le mode sono mode, ce ne accorgiamo anche oggi). Invito a conoscere i piccoli-grandi produttori di grignolino del Monferrato casalese (e degli altri vini del territorio) il prossimo 23 maggio a “di grignolino in grignolino”. Viva tutti i vini veri sotto tutti i cieli.
“voglio che non mi si dica quello che devo o non devo scrivere e come. Tutto qui. Questo é il mio blog e cosa scrivere e come, sino a prova contraria, lo decido io, non mister barbera & champagne…”
Hai proprio scritto un commento in carattere con il vino di cui parli, caro Franco!
Te la riscrivo come se riguardasse appunto il Grignolino (e poi dimmi che non ti piace che divento ipso facto milanista):
“un vino che non vuole che gli si dica quello che deve o non deve esprimere e come. Il Monferrato e’ suo e cosa esprimere e come, fino a prova contraria, lo decide lui, non mr. parker & barrique”.
Lei scrive quello che le pare, lo pubblica e dunque lo sottopone al giudizio di chi legge. Così funzionano i blog… Elementare, caro Watson.
BARBERA E CHAMPAGNE LEI PROBABILMENTE LA VEDE COSI’ , PERO’ IL BLOG DI ZILIANI E’ FORSE, A MIO AVVISO, UNO DEGLI STRUMENTI PIU’ VERITIERI E ONESTI SUL MONDO VINO ED E’ GIUSTO CHE LUI RIBADISCA IL SUO PENSIERO SU MOLTE GUIDE CHE ONESTE NON SONO , E’ SECONDO ME UNA TUTELA IN PIU’ PER I CONSUMATORI , PE RLEGGERLE IN CHIAVE DIVERSA POICHE’ HANNO FATTO IL BELLO E IL BRUTTO TEMPO IN QUESTI ANNI, QUINDI, CONCLUDO , CHE MOLTE DI ESSE DOVREBBERO SEGUIRE L’ ONESTA’ PROFESSIONALE DI QUESTO BLOG,
SALUTI
troppo gentile Alessio! troviamo una via di mezzo tra la sua entusiastica approvazione ed il criticismo un po’ disfattista di mr. Barbera & Champagne. Se lui vuole solo note di degustazione pure e dure, senza osservazioni introduttive e di contorno, sui vini, é meglio che si accomodi altrove. In questo blog, secondo il mio modo di scrivere, anche le introduzioni anti-guidaiole che lui aborre (chissà perché) sono funzionali alla descrizione del vino fatta in seguito.
una bella cosa. il grignolino e il dolcetto sarebbero il futuro del Piemonte, almeno in termini di attenzione e di maggior conoscenza, se solo ci si accorgesse di loro.
L’attenzione al Grignolino è massima nel Monferrato Casalese, dove nonostante tutto i produttori non hanno mai smesso di crederci e di farne il loro vino di punta. A mio parere negli ultimi dieci anni le maturazioni maggiori gli hanno portato notevoli vantaggi in degustazione.
ieri sera a Vignale ho goduto di quello di Gaudio (Bricco Mondalino)
Ma venite ad assaggiarli in Monferrato, magari in occasione di “Di Grignolino in Grignolino”, la giornata organizzata a maggio da Augusto Lana.
Oppure alla decima edizione di ALESSANDRIA TOP WINE (che vergognosa autopromozione!) ai primi di marzo, insieme a tanti misconosciuti vini della negletta provincia di Alessandria.
Caro Franco, forse quest’anno è l’anno buono anche per te?
conosco bene il Grignolino D’Asti,vino abbastanza raro ma anche
per pochi, non è un vino facile,ne generoso,vuole essere amato,
e capito,quindi si mettano l’anima in pace i palati faciloni.
Vino Anarchico ed individualista,come più volte definito dal
Maestro di noi tutti,capace di invecchiare a dispetto fino a
dieci(10)anni,difficile da capire,ma anche da produrre.
Evviva il Grignolino in purezza,checchè se ne dica.
conosco bene il Grignolino D’Asti,vino abbastanza raro ma anche
per pochi, non è un vino facile,ne generoso,vuole essere amato,
e capito,quindi si mettano l’anima in pace i palati faciloni.
Vino Anarchico ed individualista,come più volte definito dal
Maestro di noi tutti,capace di invecchiare a dispetto fino a
dieci(10)anni,difficile da capire,ma anche da produrre.
Evviva il Grignolino in purezza,checchè se ne dica.
A questo punto non ci sono dubbi, tra Barbera e Champagne , evviva il Grignolino.Il vino della festa per i miei antenati piemontardi. Prosit.JP
Egregio Ziliani,
mi dolgo di non averla mai conosciuta, pur frequentando da professionista (tuttora appassionato) il mondo del vino da tempo.
Seguo sempre con interesse ed approvazione il suo contributo a Wine Report, che considero pubblicazione informativa e stimolante.
Condividendo con lei l’amore per i “vins de soif” – come li chiamano eloquentemente i francesi – cerchero’ quanto prima di procurarmi una bottiglia del Grignolino del Sig. Buzio.
Al tempo stesso, essendo da anni residente negli Stati Uniti, mi permetto di segnalarle un altro Grignolino che, sorprendentemente, proviene dalla Napa valley, terra troppo spesso foriera di vini “punteggiati”, globalizzati ed imbevibili.
Trattasi del Grignolino di Heitz Cellars, cantina per altro celebrata per la produzione di Cabernet Sauvignon, in primis lo storico “Martha’s vineyard”.
Il suddetto Grignolino e’ una delle rarissime bottiglie californiane ad “alta bevilita’”, prodotte nell’assoluto rispetto del vitigno e con completo disinteresse delle mode. Invitante ed adeguatamente speziato, di grande versatilita’ gastronomica, dovrebbe diventare un “case study” alla rispettata facolta’ di enologia di Davis, California.
Degni di plauso sia il moderato tenore alcolico (2006: 12.5%) che il prezzo relativamente modesto – meno di 20 $ al dettaglio.
Bravo Melzi!
Anche il nebbiolo ed il barbera sono stati portati dai Seghesio in California un secolo fa e prosperano magnificamente, vinificati all’antica secondo le tradizioni dei bisnonni. Hai aperto una splendida finestra sui nostri emigrati con le valigie di cartone, con la quarantena da appestati all’arrivo, ma che hanno fatto grande l’America, fanno grande l’immagine del Piemonte e fanno dei grandi vini.