Luce e tramonti a nord est: viaggio in Friuli Venezia Giulia


“Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella,
luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra

Erano letteralmente mesi che cercavo di mettere in cantiere questa degustazione, sempre rimandata per vari motivi che sarebbe troppo lungo e complesso spiegare, ma questa volta, approfittando della mia presenza a Venezia domenica per parlare – leggete qui – di Evoluzione del gusto: l’eclissi dei vini da campionato ed il ritorno alla bevibilità (dove? Alle 15, presso la sala del Ridotto dell’Hotel Monaco & Grand Canal (S. Marco 1332), ce l’ho fatta.
E così domenica pomeriggio, grazie alla disponibilità e collaborazione congiunta, di Edi Kante, Benjamin Zidarich, e del mio amico sommelier triestino Adriano Bellini, una volta partito da Venezia non mi rivolgerò ad ovest per tornare a Bergamo, ma salirò ancora più ad Est, verso la luce ed i tramonti del Nord Est, sino ad arrivare nel Carso.
Domenica sera bisboccia in una osmizza, quella di Jozko Colja a Samatorza di Sgonico, e poi lunedì mattina, in cantina da Benjamin, per una degustazione che si annuncia entusiasmante, in grado di regalarmi un’idea del vino antica e autentica, dei vini (quanti non so) della Doc Carso.
Sarà un modo, attraverso l’assaggio dei vini di piccoli produttori, che a parte Kante e Zidarich non conosco, di cogliere l’anima della viticoltura difficile dell’altipiano carsico, “di vigne disposte in maniera irregolare e seminascoste” poste su terreni calcarei, aspri, difficili e duri da coltivare, espressione di uve che troviamo praticamente solo qui come il Terrano in rosso ((Refosco d’Istria o Refosco dal peduncolo verde) e Vitovska in bianco.
Certo ci sono poi altre uve, la Malvasia Istriana, il Merlot e quella Glera che “si dice possa essere persino l’antenata dell’odierno Prosecco, che peraltro è il nome di un antico borgo dell’altipiano carsico”, e che esprime un “vino raro quanto antico, che nasce soltanto dagli omonimi vitigni autoctoni ricavati tra i “pastini”, i terrazzamenti delle colline carsiche rivolte verso il mare, compresi fra le alture del rione triestino di Roiano, che dominano il centro città, e quelle di Duino-Aurisina, 20 km più ad ovest”.
Sarà un itinerario, alla scoperta della bio e della ampelodiversità, di quella “mineralità” nei vini che qui, basta guardare i terreni, frustrati dalla gelida bora d’inverno e siccitosi d’estate, che non vedo l’ora di compiere. E di raccontarvi a partire da mercoledì, quando avrò fatto ritorno a casa.
La mia trasferta in Friuli Venezia Giulia non finirà difatti dopo la degustazione, ma continuerà, lunedì sera, con un’appendice questa volta in terra friulana, nell’area dei Colli Orientali, per una visita ad un Amico con la a maiuscola, una delle persone più care che abbia conosciuto nel variopinto mondo del vino, una persona di rara saggezza e carattere, il palato più raffinato mai incontrato, un enologo all’antica, un po’ stregone, molta più sensibilità e poesia che scienza e tecnica, Giorgio Grai, uno di quei pochissimi preziosi insostituibili amici veri, che ci scaldano il cuore.
E che dobbiamo ringraziare gli Dei, il destino, il caso, la fortuna, di averci fatto incontrare sul nostro cammino di wine trotter.

0 pensieri su “Luce e tramonti a nord est: viaggio in Friuli Venezia Giulia

  1. Il Carso è uno di quei posti che mi affascina, pur non avendo avuto mai modo di visitarlo di persona.
    E mi affascinano ancora di più alcuni vini che ho avuto il piacere di assaggiare, di piccoli vignaioli, ma grandi persone, umili e schiette, che nei loro vini ci mettono l’amore per la loro terra e le loro tradizioni.

  2. I luoghi affascinano e ancor più la gente, che coniuga da sempre il verbo ‘lavorare’, con intelligenza e alacrità.
    Gente che ha carattere e rifugge i piagnistei.
    Da quella terra viene anche uno dei maggiori etnoantropologi italiani, quello che per primo ha indagato sulla espressioni e le forme della ruralità; da cui colture (e cultura), paesaggi, architettura ‘contadina’…

  3. Benvenuto nella periferia dell’Impero! 😉
    E saluta il mio carissimo amico Benjamin (che ho sentito l’altro ieri). Vedrai che vista mozzafiato dalla sua cantina, soprattutto se la Bora spazzerà un po’ il cielo.
    Se hai occasione, scendi qualche metro e vai a visitare la cantina di Skerk, altra ottima azienda del luogo.

  4. La invidio, per lo spettacolo del Carso e la bontà dei vini e per la visita alla cantina di Zidarich appena inaugurata e per tutto il resto.

  5. Caro Franco:

    Di Giorgio Grai, direi: piu’ “Mago” che “Stregone”.

    Che bel uomo!

    Difficile dimenticare l’eleganza del Cabernet Bellendorf, ed in particolare, il Pinot Bianco (immortale) di questo grande maestro Italiano di Fie’.

    Impossibile scordare l’amico Giorgio Grai….

    Se potresti dare un’ stretto abbraccio a Giorgio da parte mia, sarei veramente grato, Franco!

    Marco Raimondi, Chicago.

  6. Bellissimo tour fatto questa estate, sulle tracce dei “talebani” del vino ( Zidarich, cantina splendida 25 mt sottoterra, terrano e malvasia da urlo – i fratelli Vodopivec
    con le loro anfore da cui prende vita una grandissima vitoska) e dei loro dirimpettai Sloveni. Aspetto di leggere della Sua degustazione, a me hanno letteralmente entusiasmato. Ah, se posso dare un suggerimento una sosta nel (per me naturalmente!) piu’ grande ristorante Friulano (o il piu’ grande ristorante Sloveno in Friuli) La Subida di Josko Sirk in quel di Cormons io la farei…
    Mirco
    P.S. Di Giorgio Grai ho un emozionante ricordo di un suo traminer del 1973 bevuto assieme nel bar di Piazza Walther. Era il 1990.

  7. Buona sera.
    E’ ancora vivo il ricordo di una settimana estiva trascorsa Prepotto (DUINO).
    La vista che si gode dalla piccola frazione spazia prima sulle vigne per poi arrivare al mare.
    Ho trascorso la settimana nell’agriturismo di un altro piccolo produttore (Lupinc) che si trova peraltro a poca distanza da Zidarich e Kante, formando un triangolo che definire interessante è molto riduttivo..
    Buon Viaggio (…mi permetto di inviare un piccolo consiglio via mail)

  8. Gentile Ziliani, vorrei porle un quesito, che esula dall’argomento in questione, e mi piacerebbe avere un suo parere in merito. Pochi giorni fa ho acquistato alcune bottiglie di Aglianico del Vulture “Carato Venusio riserva 2001” della cantina di Venosa. Premetto che non sono un conoscitore dell’Aglianico ma credevo, per sentito dire, che fosse un vino che si presta bene ad un discreto invecchiamento in bottiglia, certo non al livello di un Barolo ma la mia idea era di conservarne qualche bottiglia. Non può immaginare il mio sconforto quando parlando con alcuni amici questi mi hanno detto: he, ma la 2001 è già un’annata troppo avanti con gli anni, non credo ti convenga conservarle ancora a lungo. Può dirmi la sua opinione, e magari anche le sue impressioni sull’etichetta da me scelta? La ringrazio.
    ps. ovviamente il quesito è aperto a chiunque voglia intervenire, grazie.

  9. Concordo al 100% con Giovanni Scarfone. Ho avuto l’occasione di “scoprire” la Vitovska di Vodopivec, alcuni mesi fa: un vino bianco da ricordare…!
    E sto aspettando che mi arrivino Piculit e Verduzzo da un altro piccolo produttore locale.
    Vorrei anche io avere l’occasione di vedere di persona quel territorio così particolare, speriamo di riuscirci, prima o poi…

  10. sono grato di tutti i bei ricordi e di tutti i bei pensieri che avete esternato su di me Giorgio Grai. per mia filosofia di lavoro e personale, sono in continua critica con me stesso e cerco ogni mattina di migliorare ciò che ho fatto il giorno prima, quindi di perfezionare
    anche i vini che mi e vi appartengono
    sarò lieto di avere qualche vostro contatto a Buttrio Friuli sulla mail brutmus@tin.it e mi faranno sempre piacere anche le vostre benevoli critiche
    un particolare saluto a Marco Raimondi e aspetto un tuo segnale
    giorgio grai

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