Ma come sarà la nuova guida dei vini di Slow Food? Ce lo “racconta” Giancarlo Gariglio

Circolano molte indiscrezioni e interpretazioni le più stravaganti su come sarà la nuova guida dei vini che Slow Food, posso dirlo? “felicemente” e finalmente divorziata dal Gambero rosso, con il quale ha condiviso per oltre vent’anni la cura e la gestione della guida Vini d’Italia, ha annunciato per il prossimo anno.
Una guida, secondo le intenzioni e gli scarni annunci sinora fatti, che dovrebbe essere totalmente diversa dalle guide come siamo abituati a conoscerle.
Ma come diavolo potrà essere, e in quale modo saprà essere innovativa? Sicuramente nelle idee e negli uomini che le tradurranno in pratica, visto che tra le prime novità figura l’annuncio (che io ho dato qui in anteprima, e che poi qualche “dilettante della comunicazione via Web” ha poi provato, spudoratamente, a proporre come farina del proprio sacco…) della collaborazione con l’amico Luciano Pignataro, che curerà le degustazioni dei vini di Puglia, Basilicata e  Calabria.
E poi, con ogni certezza, nei metodi, perché se si intende davvero andare oltre al “sistema delle guide” e alle degenerazioni e agli eccessi, che questo “sistema” ha causato, occorre davvero porre mano alla fantasia e fare tabula rasa di tante cose.
Che fare allora per provare a capire come questa nuova guida, che tra poco tempo comincerà il proprio lungo lavoro, potrà essere? Semplicissimo, chiederlo a chi se ne occuperà.
Così ho fatto e facendo tesoro della conoscenza e della consuetudine maturata con Giancarlo Gariglio, quella specie di “incosciente” che lo scorso settembre mi aveva invitato a Bra, nella sede di Slow Food, a discutere di comunicazione sul vino on line, ho rivolto a questo personaggio, giovane, serio e preparato (e soprattutto alieno da primadonnismi) in forte ascesa nella galassia dell’associazione golosa di Bra, (nella foto ritratto insieme a Franco Biondi Santi e al presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese, in occasione del premio dato al “grande vecchio” del Brunello in occasione del Wine Show di Torino), non solo co-curatore insieme a Fabio Giavedoni (che curerà la nuova guida con lui) della collaudata Guida al vino quotidiano, e del nuovo portale Internet del vino Slowine, ma anche segretario nazionale della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e coordinatore, attivamente impegnato in questi giorni, della grande manifestazione Vignerons d’Europe che, come ho già scritto in sede di presentazione, qui, si svolgerà in Toscana dal 5 al dicembre, alcune domande.
Le risposte, che ho pubblicato in un’intervista pubblicata sul sito Internet dell’A.I.S., qui, sono state chiarissime.

Leggetevi qualche estratto, ad esempio quando Gariglio sostiene che “la nostra volontà è quella di eliminare del tutto la presenza di punteggi e simboli che descrivano il vino. Non sostituiremo i 3 bicchieri al vino con le tre chiocciole tanto per intenderci.
Un altro elemento fondamentale sarà quello di visitare tutte le cantine presenti in Guida. Ritengo che se chiediamo a un lettore di comprare e di spendere dei soldi per l’acquisto di una Guida allora bisogna dare un servizio unico, che nessuno può davvero dare”.
Oppure quando dice che “daremo valutazioni molto precise alle aziende anche in base al contesto in cui operano. Operare in contesti difficili dal punto di vista agronomico deve essere chiarito e descritto con cura. L’Italia non è tutta uguale e non può essere giudicata con un unico parametro organolettico” e ricorda che “la nuova Guida non intende essere elitaria e riprodurre esclusivamente la realtà dei vini biologici e biodinamici. Riteniamo che di fronte si abbia un obiettivo ben più ambizioso, ovvero quello di accompagnare la crescita del futuro movimento di un agricoltura più pulita e di un’enologia meno invasiva”.
Beh, come si fa a non essere d’accordo con una simile impostazione di lavoro e con una guida che, nei suoi presupposti e nelle sue buone intenzioni, dichiaratamente dichiarate, sembra davvero voler “guidare” e non prendere in giro o quantomeno plagiare imponendo falsi modelli, il consumatore, quello che, non dimentichiamolo, paga il vino che compra e che vorrebbe davvero trovare “buono, pulito e giusto”?
A Gariglio e Giavedoni, a Lucianone Pignataro che, sempre troppo buono, ha ripreso e rilanciato sul suo sito l’intervista (dedicandomi parole davvero molto gentili, che fanno bene al cuore…) i migliori auguri, da parte di uno che a Slow Food non ha risparmiato critiche, ma all’associazione ha sempre guardato con interesse, di buon lavoro!

0 pensieri su “Ma come sarà la nuova guida dei vini di Slow Food? Ce lo “racconta” Giancarlo Gariglio

  1. Tantissime le novità mi pare. Però andrei piano a parlare di crisi delle guide, tutti dicono così poi se si guardano le classifiche di vendita Vini d’Italia è in testa… insomma, il nostro qualche volta mi pare un piccolo mondo antico e il grande pubblico che acquista le guide non sempre si informa sui blog e conosce ben poco della situazione delle varie guide e tanto meno delle persone che ci lavorano.
    A proposito del Gambero si sentono in giro voci su cambiamenti non da poco con la Guerini che si trasferirebbe in Piemonte e Gianni Fabrizio che si occuperà di Toscana… un bel ribaltone!

    • ribaltino pure Giorgio, il risultato finale non cambia, anche se Gianni Fabrizio ovunque lo si mandi farà bene, perché é un fior di degustatore, che secondo me ha fatto un grosso errore a lasciare Slow Food per passare, facendo un po’ il salto della quaglia, al Gambero…

  2. Un’impostazione molto interessante, bisogna vedere se le famose informazioni di cui si parla sull’azienda saranno veritiere perchè fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Vedasi i 3 bicchieri verdi, ci sono alcune cantine che gridano vendetta e che non si capisce come possano essere finite nella sezione di quelle buone, pulite e giuste…Braida? mauro veglio? spertino? Collavini (grande e bravissimo commerciante)? ecc…
    insomma, se si lascia la palla ai produttori alla fine esce un po’ tutto, ovvero tutti si autocertificano come va bene a loro…
    insomma, non vorrei che si ripetesse la solfa del Gambero!
    staremo a vedere…

  3. vedere, visitare, studiare e approfondire dovrebbero essere le parole d’ordine di tutte le guide. Finalmente si è capito questo punto fondamentale, per evitare di credere a tutte le bufale che le aziende spacciano per verità. Mentre ci sono cantine decisamente scarse nelle pubbliche relazioni che non riescono ad emergere.
    Quindi non posso che felicitarmi con questo tipo di impostazione. Molto serie e probabilmente anche molto dispendiosa, riusciranno a stare nei conti????

  4. Mi capita ultimamente di sentire tante chiacchiere sulla viticoltura sostenibile. Molti dibattiti e convegni vengono fatti. Dal mio punto di vista, che da quaranta anni sono ecologista e cerco di applicare i principi di sostenibilità nella mia attività di agricoltore-vignaiolo cercando anche di dare esempio e diffondere questi principi, mi sembra che, come dice un mio amico vignaiolo: “tutti i dibattiti sono interessanti, ma ultimamente il sentimento è che in questi dibattiti si cerca quello che ci differenzia, più di quello che ci accomuna, guerra tra poveri (più o meno poveri ovvio) e fumo agli occhi del consumatore” e poi “siamo in una morsa dove la ganascia è la finta protezione del consumatore, l’altra é il marketting delle aziende che si devono inventare comunicazioni, non importa se sia vero quello che si comunica, basta che esprimano intenzioni, molto più interessante dei fatti”.
    Detto questo, la mia speraza è che la nuova guida corrisponda a quanto si dichiara e sopratutto che sia una guida pratica per favorire veramente un cambiamento radicale verso una diffusa sostenibilità. Se non fosse così, un’altra (mia) illusione/speranza cadrebbe nell’oblio.

  5. Ho sentito ieri alla radio la pubblicità di un noto supermercato – solitamente abbastanza serio nell’offerta di prodotti e nella comunicazione – in cui si offriva “olio extravergine di oliva” a 3 euro.
    Questo riguarda l’olio, ma con il vino – anche denominazioni famose – succede lo stesso fenomeno.
    Questo è l’emblema di ciò che viene perpetrato ai danni dei consumatori (con buona pace di leggi e regolamenti che magari lo censentono o addirittura incoraggiano!).
    Mi aspetto che slow food recuperi la credibilità (e la vocazione) che a mio parere ha un po’ perso – diventando modaiolo, folkloristico e compiacente nei confronti di soggetti vari – e torni a svolgere, con questa guida, un servizio di alto profilo, senza cedimenti (ai potentati del vino), e senza retorico buonismo nei confronti di chi (troppo spesso accade ora) ci ammannisce una definizione di ‘azienda biologica’ (senza rendersi conto nemmeno dello strafalcione) che dovrebbe garantirci un vino ‘speciale’.

  6. Paolo Cianferoni dice cose sagge.
    C’è chi ha sempre operato manomettendo e conservando l’ambiente e il contesto in cui è immerso e chi sta facendo come gli pare, ma salva le apparenze appiccicandosi etichette ambientaliste per tentare di risalire la china o far finta di far credere quanto sia bello e bravo.
    Questa crisi avrà il merito di separare finalmente galantuomini da parolai, perchè le bugie e le chiacchiere, alla fine hanno le gambe corte.

  7. Sono contento che esista ancora qualcuno che abbandona la strada vecchia, quella che comunque ha dimostrato di regalare un bel successo, per intraprenderne un’altra che magari si presenta ben più difficile e impervia. Per questo farei tanti auguri a Slow Food, abbiamo bisogno ancora di qualcuno mosso dalla volontà di non sedersi sugli allori e spero fortemente che le belle parole spese da tanti ora non debbano poi essere smentite a distanza di qualche anno. Mi piacerebbe che i tanti che scrivono di vino e che si riconoscono in un certo modo di fare il vino appoggiassero questa iniziativa, magari diventando dei collaboratori della futura pubblicazione. Ci si deve battere per i propri ideali, magari rischiando un pochino. Ci sentiremmo tutti un po’ più vivi…
    Sergio

  8. Buongiorno Ziliani leggo ora dela ristrutturazione della guida dei vini di Slow Food. Sono un piccolo viticoltore che lei ha conosciuto durante la manifestazione Vininfesta alla Costiera dei Cech,svoltasi nel maggio di questanno in quel di Mello (Valtellina) spero di tutto cuore che questa guida riesca ad inserire anche i nostri vini della bassa valtellina e non solo i più noti e sopratutto nominati vini della restante Valtellina. Grazie per lo spazio e spero a rivederla il prossimo anno

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