
Volete degustare insieme, e cogliere le similitudini, pardon, le affinità elettive che esistono tra i Nebbiolo di Langa ed il Pinot Noir di Borgogna, ad esempio tra i Barolo Sarmassa e Bricco Sarmassa di Brezza, il Bricco Boschis e la riserva Vignolo di Cavallotto, il Bricco delle Viole dei Vajra, l’Arione di Gigi Rosso, il Fossati e le Case Nere di Boglietti, ed i Nuits-Saint-Georges 1er Cru Aux Boudots o la Romanée Saint Vivant Grand Cru di Jean-Jacques Confuron, il Clos Vougeot Grand Cru Vieilles Vignes del Domaine Château de La Tour – Vougeot, il Corton Grand Cru del Domaine Bonneau du Martray, lo Chassagne Montrachet del Domaine Bruno Colin, il Clos de la Roche Grand Cru Cuvée Vieilles Vignes del Domaine Ponsot?
Bene, per farlo, non dovete che iscrivervi qui tempestivamente, dopo aver preso visione del programma, qui, e aver scorso l’elenco completo dei vini in degustazione, qui, sul sito Internet della manifestazione che si svolgerà sabato e domenica tra Alba e La Morra.
Il titolo, Le Loro Maestà (che sarebbero il Nebbiolo di Langa ed il Pinot noir borgognone), la dice che più chiaramente non si potrebbe sul tipo di omaggio riservato a questi vitigni (con il Riesling) che “fanno la differenza” e consentono di esprimere vini che in quanto a “sense of terroir” o meglio, come dicono i francesi, a “goût de terroir” non hanno paragoni e costituiscono uno degli antidoti più formidabili a quell’opera di standardizzazione ed omologazione enoica che tende a rendere i vini, ovunque siano prodotti, tutti uguali.

Merito dell’Associazione Arte Vino, creata da un nucleo di appassionati sia della Langa che della Bourgogne, sabato noi della stampa e domenica gli appassionati (dalle 10 alle 17) potrete godervi questo simbolico gemellaggio che vedrà uniti vignaioli di Langa e vignerons borgognoni in una specialissima occasione d’assaggio (e di paragone) di prestigiose etichette delle due zone.
Il tutto preceduto, sabato pomeriggio ad Alba alle 14, presso la sede del Consorzio Tutela Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Roero (corso Enotria 2c) da uno stimolante dibattito intitolato Cru: sintesi di valori. Dibattito introdotto dal presidente del Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero Claudio Rosso e dal Presidente della Strada del Vino Barolo Nicola Argamante e moderato, in pieno clima di par condicio, da due “guidaioli”, Gianni Fabrizio di Vini d’Italia – Gambero rosso e Giampaolo Gravina della guida dell’Espresso.
Un dibattito che vedrà intervenire una serie di ospiti francesi, Philippe Senard (Domaine Comte Senard Beaune) e Laurent Ponsot (Domaine Ponsot Morey St Denis), che presenteranno la nascita dei grandi cru nella Cote de Nuits e nella Cote de Beaune, e poi dei produttori di Langa, che interverranno riportando la propria esperienza.
Obiettivo dell’incontro sarà creare un dialogo aperto e costruttivo. Come si può rilevare dall’elenco dei vini pubblicato nella pagina dedicata del sito, il livello degli assaggi sarà di primario valore e vedrà grandi nomi langhetti come Vajra, Brezza, Cavallotto, Gigi Rossi, Castello di Verduno, Massolino, Marcarini, Cordero di Montezemolo, Elvio Cogno, Boglietti, Ettore Germano ed altri e grandi nomi francesi quali Domaine Château de La Tour – Vougeot, Domaine Jean-Jacques Confuron, Domaine Ponsot, Domaine Drouhin-Laroze, Domaine Bonneau du Martray, Domaine De Villaine. Ma perché mai a rappresentare la grandezza del Nebbiolo di Langa che si traduce nel Barolo e nel Barbaresco mancano purtroppo quintessenze dell’essenza del terroir barolesco come Beppe Rinaldi, Bruno Giacosa, Giuseppe e Mauro Mascarello, Elio Grasso, Aldo e Giacomo Conterno?
Sarebbe interessante sapere come siano stati scelti produttori e cru di Langa per metterli a confronto con francesi che schiereranno addirittura dei 2001, dei 1998, dei 1998, dei 1976 e non i 2005 e 2004 che comporranno in larga parte la rappresentanza dei nostri Barolo…
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Condivido il suo pensiero. I Barolo dei produttori che saranno in degustazione mediamente non sono i più rappresentativi della tipicità del vino in questione.
Io comunque sabato ci sarò. Spero di incontrati. Un caro saluto.
e ci sarò anche io. questa volta
Pingback: The Piedmontese are coming! Cavour’s “enological crusade” « Do Bianchi
Buongiorno. Grazie alla sua segnalazione, domenica, sono riuscito ad imbucarmi. Ho pensato: . Così in fretta e furia mi sono organizzato. Oggi Pensavo di trovare un Tuo commento … spero comunque che vorrai condividere con me (così imparo) e gli altri lettori la tua esperienza, così racconto velocemente le mie impressioni.
I PINOT NOIR del corrente secolo erano accomunati al naso da sentori lievi e da una certa pungenza da alcool; in bocca buona acidità e buon corpo ma tannini amari, vegetali, spigolosi.
I francesi del secolo scorso a parte qualche eccezione erano ampi e fini al naso con sentori terziari e speziati con note di cuio ed a volte di cioccolato ed ancora tenui (a volte da cercare) note di piccoli frutti rossi. In bocca i tannini ammorbiditi (ma ancora evidenti) li ho trovati ben amalgamati con il buon nerbo acido e la buona “dolcezza” alcoolica; il tutto lasciava presagire ottime possibilità di ulteriore affinamento. Il 1976 era intrigante, equilibrato fine elegante, ed ancora molto vivo (non so quanto si a così e quanto mi sono lasciato intimidire da nome ed età).
Fortunatamente i miei precedenti giri in langa e la partecipazione a degustazioni sul barolo mi hanno consentito di incrociare qualcuno di molto più esperto che conoscevo (avevo già incontrato) ed ho potuto confrontarmi e mi hanno spiegato che:
• sono frutto delle tecniche di vinificazione adottate
• un tempo anche il barolo si faceva con tannini evidenti e ruvidi in gioventù e le vinificazioni tradizionali li danno ancora così
• sono volutamente fatti così perché sono pensati per essere pronti dopo 10 anni e durare a lungo
• il poco tannino del vitigno viene volutamente integrato: in passato lasciando i raspi ora con l’uso del legno
Mi hanno raccontato, meglio … ho capito tutto giusto?
Senza entrare nel dettaglio del singolo prodotto (devo ancora riguardare i miei appunti) le sensazioni generali avute le condividi e/o ne hai avute di diverse?
I barolo sono mediamente più pronti (anche quelli del c.s.), ma i confronti così stretti di 2005-2006 con 1998-1999 fanno emergere la maggiore rotondità di questi ultimi.
Un produttore ha un barolo molto fruttato e poco tannico … affascinate e particolare ma può definirsi ancora Barolo?
Grato dell’attenzione, Buona giornata.
Scritto di corsa … perdonate gli errori.