Proibizionismi esagerati. Ed esagitati. Negli States il vino equiparato alla droga


Beh è ora di dirlo chiaramente, e fuori dai denti se serve, che certi eccessi del proibizionismo legato al vino, oltre che esagerati, fuori luogo, manichei, sono decisamente esagitati!
E che molto bene, anzi benissimo, ha fatto, come riferisce qui Steven Spurrier nelle news dell’edizione on line di Decanter, Jean-Robert Pitte, presidente dell’Università della Sorbona, nel corso di un simposio praticamente per iniziati e/o raccomandati e non aperto alla stampa che normalmente viene invitata ad un convegno, che si è svolto, semi clandestinamente, sul lago Maggiore la scorsa settimana, a dire, apertis verbis, che “il vino non è peccato”.
E a condannare l’atteggiamento del governo francese che attraverso una serie di provvedimenti legislativi iniziati con la Loi Evin del 1991, che completa una precedente legge del 1976, ha portato il consumo di vino ad abbassarsi, nella terra della Champagne e delle AOC modello di legislazione vitivinicola internazionale, sino a 40 litri pro capite.
E’ ora di finirla con il vino trattato alla stregua di un super alcolico e di una droga, e di un consumatore – appassionato quasi messo all’indice (in Francia, ma anche in Italia non si scherza…) come un malato cronico.
Questo perché i politici non si decidono chiaramente a separare nettamente, come ogni legge di buon senso prevede, il consumo di vino dal consumo di alcol o di super alcolici.
Occorre essere chiari, netti, tranchant contro le esagerazioni del proibizionismo, anche perché se Sparta (l’Europa) piange, Atene (il Nuovo Mondo) non ride affatto.
Nei civilissimi States, dove pure il Proibizionismo, cui pose fine nel 1933 il XXI emendamento, lascia ancora traccia di sé nella legislazione e nel modo di pensare di numerosi Stati dell’Unione, può così accadere, come ci ha raccontato l’ottimo Tyler Colman, professore universitario e fine saggista sul proprio blog Dr. Vino, in questo eccellente e chiarissimo post, corredato da un’illustrazione (la stessa che apre questo post) che più chiara ed esplicita non potrebbe essere, che il vino arrivi ad essere paragonato nientemeno che alla droga.

E che suo figlio di sei anni torni a casa da scuola (immagino l’equivalente delle nostre scuole elementari) con una pubblicazione colorata destinata ai bambini, un “pamphlet equating wine and pot” e dove in una pagina intitolata “ “Drugs are trouble”, le droghe sono pericolose e fanno male,”wine, beer, marijuana and cigarettes are graphically depicted in a cage making cat calls at children. Wine, marijuana; they’re both drugs! On the flip side, at least they differentiate between wine and illegal drugs–all while introducing the topics of crack and cocaine!”.
Va benissimo abituare sin dalla più tenera età i bambini a fare attenzione al gravissimo pericolo rappresentato, per loro, e per i grandi, dal consumo di droga.
Ed è giusto, nella seconda e ben più corretta illustrazione inserita nel pamphlet, che a mia volta riporto, ricordare che nicotina e alcol, ovvero le sigarette ed il tabacco da un lato, la birra ed il vino dall’altro, sono “drugs against the low for children”, ma possiamo definire un’informazione corretta, oggettiva, educativa, quella che tende a presentare il vino come una droga ed il bevitore di vino come un tossicodipendente?
E con quali occhi, i bambini che si sono visti distribuire quel materiale, di un manicheismo degno del proibizionismo più becero e oscurantista, guarderanno mai il padre e la madre che normalmente, innocentemente, come civiltà, cultura, storia e buon gusto insegnano, si godono il loro bicchiere di vino a tavola mentre mangiano una succulenta bisteccona di manzo o il canonico hamburger?
Educazione questa? No, terrorismo. Ovviamente da combattere, a muso duro, se necessario…

0 pensieri su “Proibizionismi esagerati. Ed esagitati. Negli States il vino equiparato alla droga

  1. Leggendo queste notizie, che continuamo ad arrivare da oltreoceano (e da dove, sennò?), non posso che confermare quanto ho già detto in altre occasioni, su questo blog, a proposito del popolo americano.
    Purtroppo, per loro ma anche per noi, non conoscono mezze misure. Sono fuori dalla realtà!

  2. può essere interessante quanto capitato ad un noto produttore piemontese. Fermato al Vinitaly per eccesso di alcol (magari 0.52…), gli è stata tolta la patente per sei mesi. Trascorsi i termini della condanna avuta come utilizzatore della droga, ha iniziato i sei mesi di libertà vigilata, con visite dallo psicologo. Durante la prima gli è stato chiesto: “lei che mestiere fa?”. Al che lui ha risposto dicendo che era produttore di vino. La risposta è stata meravigliosa nella sua semplicità e serietà… “mi scusi, sa, ma allora devo considerarla non più come utilizzatore, ma come spacciatore”. E, purtroppo, non è una battuta, ma un fatto vero e serio… No more comment!!

  3. Scrivo la mia opinione sotto molteplici vesti: medico, genitore, assessore ai servizi sociali del paese dove abito, e per ultimo appassionato di buon vivere (quindi di cibo e vino).
    In linea di massima, Ziliani, concordo con Lei: è errato presentare agli occhi di un bambino, tramite un opinabile e sinceramente mal congegnato foglietto, un genitore che beve come un drogato!
    Se l’assunzione di quel vino (o di quel alcolico) avviene in modo corretto, nel rispetto delle regole (senza porsi alla guida se i bicchieri sono più di due, non al mattino, non a stomaco vuoto, ecc) vorrei dire in modo morigerato il rischio è, unicamente, quello di screditare la figura del genitore agli occhi del ragazzo, facendo perdere quel senso di indirizzo, che il bambino deve trarre dai genitori, indispensabile per la crescita interiore.
    Però, c’è un però… per evitare che quegli “educatori” (pseudo educatori…) che giudicano chi beve solo un buon bicchiere abbiano il coltello dalla parte del manico dobbiamo evitare la politica dello struzzo, altrimenti passiamo dalla parte del torto! Ed in cosa consiste la politica dello struzzo?
    Semplice nel negare le evidenze e le certezze!
    Io non ho problemi nel dichiararmi, nei vari moduli che a volte devo compilare per lavoro, un moderato assuntore di alcool (che brutto termine, diamine…) perché so bene che l’alcool,volente o nolente, dal punto i vista farmacologico è un sedativo, ovvero una droga!
    Che però è una droga che non provoca assuefazione, dipendenza, o che ha effetti negativi (anzi, dal punto di vista psicologico – solo quello però – ne ha molti di positivi) finché assunto in dosi modeste, come fa la maggior parte dell’umanità.
    Altro errore che trovo nel suo articolo, e che lascia le porte aperte ai detrattori del vino, la frase “Questo perché i politici non si decidono chiaramente a separare nettamente, come ogni legge di buon senso prevede, il consumo di vino dal consumo di alcol o di super alcolici…” Perché dovrebbero fare tale distinzione? Secondo Lei l’alcool etilico contenuto in un vino è meno dannoso della pari quantità di alcool contenuto in una grappa oppure in un liquore? Spero vivamente la sua risposta sia un bel no: infatti non esiste un alcool più buone ed un alcool meno buono, un alcool che fa bene ed un alcool che fa male… per paradosso se assumo 20 grammi di alcool tramite un distillato privo di zuccheri, come la grappa o il cognac, quei 20 grammi sono metabolizzati molto più velocemente che non se li avessi assunti a mezzo di un vino con un modesto tenore zuccherino…. L’alcool è alcool: che sia birra, vino, alcolico, superalcolico, punto!
    Se abbiamo il coraggio di ammettere le verità e di mantenere sempre un corretto stile nell’assunzione di bevande alcooliche, nessuno potrà essere attaccato, in caso contrario, sembrando dei bugiardi e dei negazionisti, daremo spazio alle persone che creano quegli inutili (e diseducativi) foglietti che per altro nulla otterranno in un mondo dove “il diverso” sembra vincere sempre!
    Cordialità

  4. Potrebbe essere vincente vendere il vino sottobanco, a nero come succede con la droga… il fatturato così aumenta… un barolo 50 euro, un chianti 20 euro… e poi vuoi mettere il fascino del proibito… smettiamo di vendere il vino alla luce del sole! Vendiamolo sottobanco! Solo così potremo resistere alle crisi dei mercati. Tutti ci guadagnerebbero: la mafia e la criminalità organizzata… e finalmente gli ipocriti avranno la coscienza a posto…
    Evviva il vino al mercato nero!

  5. Il vino senza alcun tipo di dubbio non merita questo confronto. Questa bevanda fermentata deve essere rispettata per ciò che ha permesso di ottenerla e che sta a monte, dalla coltivazione della vite alla tecnologia in cantina. L’importante è esercitare un consumo consapevole, quello che deve essere effettuato da un consumatore informato.

  6. se aggiungiamo anche che in Maine si discuteva la proposta del divieto della DEGUSTAZIONE di alcolici di fronte ai bambini, ci facciamo ancora meglio l’idea del paese proibizionista con cui abbiamo a che fare.
    e per concludere in “bellezza”, ecco cosa ho trovato qui http://freerangekids.wordpress.com/2009/08/27/outrage-of-the-week-law-forbids-kids-to-witness-wine-tasting/:

    “…as of September 12th, the law will add new restrictions, designed to assure that wine tastings are conducted in a manner that “precludes the possibility of observation by children.” Hudson [a wine shop owner] says she was unclear what that meant, so she asked a liquor inspector whether she could simply draw the blinds over her doors and windows during a wine tasting.

    She says initially she was told no, as an under-aged passerby still might be able to catch a glimpse. “If a door opened, even though there was a blind on the door, if a door opened in such a way that a child walking by — and a child is defined as someone under 15 — would be walking by and happened to glance in, they might be able to look into the store at that moment when the door is open and see an adult with a glass of wine in their hand.”

  7. Che ci sia in giro un eccessivo puritanesimo, sono d’accordo. Che chiamare il vino una droga sia esagerato o esagitato, non sono per nulla d’accordo. Nel senso che il punto non sta nell’equiparare il vino “alla droga”, ma semplicemente, sobriamente (e’ il caso di dire) si riporta la categoria “droga” al contesto che le appartiene, altrimenti ridotta a spauracchio antiscientifico e terroristico. E’ infatti il termine “droga” che significa troppe cose oppure non ne significa alcuna. Ha piu’ senso parlare di sostanze psicoattive, e fra queste non c’e’ alcun dubbio che rientra anche l’etanolo. Se poi si vuole stimare l’intervallo di sicurezza dato dal raffronto fra la dose minima per avere un effetto e la dose emiletale, si vedra’ che l’etanolo non e’ certo fra le sostanze meno pericolose. Mi spiace, Franco, ma se “droga” hanno da essere sostanze come quelle derivate (per esempio) dalla canapa, sicuramente sono “droga” anche tutti gli alcolici. Giusto che venga messo in evidenza. La mia speranza, chiaramente, non e’ che si istighi al terrore irrazionale verso gli alcolici, ma che si disinneschi la fobia verso le altre “droghe”. Da un discorso piu’ lucido, su qualunque sostanza, si ha solo da guadagnarci. Tutti.

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