Retour de Vins de Vignerons. A Fornovo per ritrovare l’utopia e la poesia del vino


Non ho ancora il tempo, datemi un paio di giorni, per cominciare a mettere ordine nei tanti appunti, nelle tante belle emozioni, dovute a buoni vini (in alcuni casi strepitosi: segnatevi il Valpolicella classico ed il Recioto della Valpolicella di Villa Bellini, la Barbera d’Asti Vigna del Noce e la Freisa d’Asti Runchet di Trinchero, il bianco, ma anche gli altri vini di Podere Concori, il Pinot grigio 2005 di Dario Princic, i come al solito strepitosi Nebbiolo di montagna dell’emblema del vino valtellinese, Arpepe, il grande Verdicchio dei Castelli di Jesi Terre Silvate 2008 e gli altri ottimi vini della Distesa di Corrado Dottori, gli emozionanti vini di Banyuls, ma non dolci e liquorosi, di Alain Castex e Ghislaine Magnier del Casot des Mailloles, gli Champagne bio del collega blogger e grande produttore oltre che stupenda persona Francis Boulard, ecc. ecc: prossimamente su questi schermi… ) dei due giorni, ben spesi, trascorsi a Fornovo Taro per l’ottava edizione di Vini di Vignaioli – Vins de Vignerons.
Di Vini di Vignaioli vi regalo per ora solo una foto, senza pretese, scattata tra un assaggio e l’altro e tante interessanti chiacchierate con vecchi e nuovi amici (e anche un bel mannello di lettori…). Tra loro, incontrato per la prima volta, trovandolo una persona simpaticissima, e con cui é stato un piacere degustare e andare alla scoperta di vini noti e meno noti, il fratello del “grande antipatico” Gad Lerner, Dan Lerner, che tra le tante cose che fa, con entusiasmo e passione, si diletta anche a scrivere di vino, in maniera intelligente, su questo blog.
Voglio invece segnalarvi, scoperta solo di ieri, la pubblicazione, nel numero di novembre della collana La Cucina, uscito il 23 ottobre scorso in allegato al Corriere della Sera e ancora in edicola, di un articolo, cui tengo molto, dedicato al fenomeno dei Vini naturali, nelle sue innumerevoli sfaccettature (emerse anche in una tavola rotonda che si è tenuta ieri mattina) che ho scritto questa estate. Se l’argomento, come penso, vi appassiona, bene, correte in edicola e poi, una volta letto, ditemi cosa ne pensate…

0 pensieri su “Retour de Vins de Vignerons. A Fornovo per ritrovare l’utopia e la poesia del vino

  1. Come da consiglio ho appena acquistato la pubblicazione “La Cucina” e dopo aver dato una lettura veloce al suo articolo la mia attenzione è caduta su un punto in particolare puntualizzato nella teoria del sig. Cappellano sulle regole cavalcate dalle mode.
    Questa sera leggerò più attentemente il suo testo e da appassionato le scriverò le mie impressioni.
    Buona serata!

  2. Eccomi qua, buongiorno!
    Il discorso sull’agricoltura biologica è troppo lungo e complesso da affrontare in questo contesto, anche perchè si potrebbe parlare della poesia dell’animo che questo campo riesce a stimolare, come mi è successo pesonalmente durante la mia visita a “ViniVeri” dove parli con personaggi che mettono al secondo posto il marketing per lasciar spazio alla bontà dell’ecosistema…. Comunque, vorrei soffermarmi su alcuni punti che ritengo salienti quali il fatto che produrre vini biologici o biodinamici(come ha detto lei la differenza è minima ed il principio fondamentale unico)non sia da tutti, o per lo meno molti dovrebbero cambiare la loro concezione di produttore, per far ciò ci vuole passione, rispetto ed amore per la terra, per i prodotti che essa produce e per quello che si può ottenere da loro, dovrebbe passare in secondo piano l’amore per il dio denaro.
    Inoltre, c’è il problema della moda che scavalca le regole, la massa delle persone che mangia, beve o consuma qualcosa perchè dettato dalla moda senza preoccuparsi minimamente dell’origine di questa cosa.
    Insomma la produzione dei vini biologici è una gran cosa che con l’impegno di alcuni vignaioli ha portato a grandi risultati, ma bisogna stare attenti a non farsi cavalcare dalla moda come è successo in precedenza con i vini novelli, con i vini barricati, con i vini morbidi-rotondi, ecc….
    In primis devono essere le coscienze dei produttori a rispettare le regole che la natura ci ha insegnato e ci impone (ritengo importanti regole dettate dalle istituzioni, ma non essenziali perchè soggette alle violazioni come diceva il sig. Cappellano) e poi il consumatore finale deve continuamente informarsi, aggiornarsi e conoscere il prodotto per poterlo giudicare e non essere preso in giro da chi produce nel solo rispetto del guadagno.
    Mi sono dilungato troppo e sicuramente in maniera confusionale, ma queste sono le miei pensieri buttati qui d’istinto.

    P.S.- riguardo al suo articolo lo ritengo molto ben fatto, è chiaro e comprensibile con puntali e precisi riferimenti cronologici che fanno ben capire l’origine del movimento “Biologico-biodinamico” e nonostante lei sia molto interessato e di parte all’argomento è riuscito a restare abbastanza distaccato.

    • Andrea grazie per le sue riflessioni e per i suoi complimenti, ma ci tengo a precisare che pur essendo molto interessato, come dimostra quell’articolo, alla tematica dei vini naturali, non mi considero in alcun modo un “fiancheggiatore” del movimento, ma solo un cronista che seguendo le manifestazioni tipo Vini di Vignaioli, Vini Veri, Vin Natur, cerca di farsi un’idea del fenomeno e di raccontarne gli aspetti più luminosi e quelli controversi, come mi riprometto di fare nei prossimi giorni. Sono inoltre persuaso che non sia tutto oro quello che luccica sotto l’insegna VINI VERI, che ci siano ottimi vini e altri, invece, che alla prova assaggio lasciano un po’ a desiderare. Ed inoltre, senza cedere ad alcun manicheismo, sono persuaso che esistano ottimi vini anche nel campo, piuttosto ampio, di coloro che cercano di produrre al meglio e fare qualità, anche senza far parte di associazioni e movimenti di vino biologico o biodinamico

  3. Parole sante !!!!
    Più frequento il suo blog più mi accorgo che le sue parole, i suoi articoli ed i suoi commenti sono sempre, o quasi, dettati da una persona che ama sperimentare, informarsi e conoscere prima di scrivere o parlare, proprio questo intendevo quando parlavo del “Consumatore intelligente” che non si comporta da pecora (e se mi permette, di pecore me ne intendo viste le mie origini)che segue il gregge.

  4. A me pare che tra biologico e biodinamico ci sia una certa differenza, e che talune pratiche biodinamiche rasentino la stregoneria … Scienza e rispetto della natura va benissimo, superstizione e magia, no grazie…

  5. per decidere che biodinamico coincida con pratiche esoteriche o addirittura stregonesche bisognerebbe conoscere bene di che cosa si sta parlando…
    certo la natura cela molti misteri e di ciò che le piante sentono si sa sempre poco. ma la biodinamica applicata al vino (non solo) dà risultati straordinari.
    questo ha creato un inizio di spazio sul mercato e subito – miracolosamente – un po’ di aziende agricole (anni luce distanti dalle considerazioni e dai sentimenti che muovono a queste pratiche) si sono mosse in questa direzione, sperando di incrementare le vendite.
    sarebbe invece auspicabile che vi fossero più controlli, fatti da persone competenti. ma non diventerà una moda.

  6. Per Roby; la biodinamica non rasenta la stregoneria. Quasi tutto è scientificamente spiegabile. Il fatto che venga sepellito il corno letame in un certo periodo e per un dato periodo, crea una proliferazione di batteri che diventano con il silicio del corno una bomba atomica di concimazione organica.

    Se poi guardiamo che certe operazioni legate alla luna o ad altro siano poco spiegabili, beh, anch’io taglio la legna del bosco per fare fuoco in calare di luna e, se la tagliassi in crescere non brucerebbe e, la scienza di oggi non sa spiegarene il perchè.

    La biodinamica non conosce ed osserva solo il mondo che conosciamo scientificamente ma, anche sotto diversi aspetti un tempo conosciuti dai ns. nonni e ora persi a causa della forte e prepotente entrata del “progresso” nella ns. vita.

    Chi vuole fare credere che le cose siano mistiche, lo fanno anche perchè non hanno conoscenza di quello che fanno.

  7. Il tema della biodinamica è qualcosa che sto cercando di studiare da tempo e che per ora non sono riuscito pienamente a capire.Devo fare la premessa che sono un agricoltore biologico che la appplica con crescente soddisfazione da oltre 10 anni.Analizzare l’agricoltura biodinamica da un punto di vista prettamente razionale/scientifico secondo me, porta poco lontano e mi meraviglio che non ci siano degli studi scientifici introvertibili sull’efficacia o meno di queste pratiche.Affermare che il biodinamico di per se permetta la produzione di vini migliori inoltre mi pare una discussione scivolosa.Piuttosto, per venirne a capo credo che sia necessario un’approccio più filosofico.Gustav Carl Jung affermava che” più si è sviluppata la conoscenza scientifica più il mondo si è disumanizzato.L’Uomo si sente isolato nel cosmo, poichè non è più inserito nella natura e ha perduto la sua identità inconscia emotiva con i fenomeni naturali.Questi, a loro volta, hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche.Nessuna voce giunge più all’Uomo da pietre piante o animali,nè l’uomo si rivolge a essi sicuro di venire ascoltato.Il suo contatto con la natura è perduto, e con essa è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava.”(da L’Uomo e i suoi simboli-C.G.Jung)
    Credo che in queste parole ci sia la chiave per comprendere la funzione dell’agricoltura biodinamica e che non sia sbagliato affermare che non sia altro che un tentativo di riavvicinare l’inconscio dell’uomo alla natura.Se così fosse non mi parrebbe poco, no?

  8. Non coltivo le terra nè sono vigneron, ma provengo da una famiglia contadina e corni di bue ne ho visti tanti in cascina, e devo dire che mio nonno non si sarebbe mai sognato di farne l’uso che la biodinamica suggerisce… Sono comunque molto interessato al “movimento” dei vini veri o naturali che dir si voglia e non perdo occasione di frequentare manifestazioni che mi hanno consentito assaggiare alcuni vini biodinamici buoni e altri indifendibili. Ho “perso” parecchio tempo a leggere delle teorie di Steiner e a discuterne con vari produttori giungendo alla conclusione che cari biodinamici …ebbene no …non mi avrete mai! 🙂

  9. Leggo di Trinchero…loro sono ormai da anni un mio personalissimo appuntamento. Hanno sede in cima alla collina di Vianoce, ad Agliano, ed è impagabile sostare qualche minuto nella micro piazzetta (con tanto di albero, panchina e lampione)di fronte alla loro porta, ammirando i bei vigneti sottostanti, avvolti dal silenzio. Un bio-momento anche quello!

  10. Invito chi è scettico ad andare a trovare Stefano Bellotti, sopra Novi Ligure, muniti di una pala. Affondate la pala nella terra del suo vigneto e poi affondatela in quella del vicino 10 metri più in là, allora capirete.

  11. Veronelli in una pubblicazione degli anni 80 citava già come cru per la barbera d’asti il vigneto “vigna del noce” nel comune di Agliano Terme…

  12. Essendo stato presente a Fornovo, mi permetto di segnalare agli appassionati i due dolcetti di Ovada di Ratto, entrambi buonissimi, il Jakot di Terpin (anagramma di Tokaj), di grande massa e insospettabilmente balsamico, i due Friulano dell’azienda I Clivi, oltre al bianco di punta di Angiolino Maule de La Biancara, il Sassaia.
    In generale, posso testimoniare un livello produttivo elevato, con vini assai originali e non omologati (vedi i Valtellina di Ar.pe.pe.), complimenti davvero agli organizzatori!

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