Ritorna la bevibilità dei vini: intervista a Wine Indulgence


Domenica 8 novembre ho partecipato a Venezia presso l’Hotel Monaco & Gran Canal di Venezia, alla Biennale del Vino, evento organizzato dall’AIS Veneto in collaborazione con la Strada dei Vini DOC Lison Pramaggiore, con la partecipazione di numerose aziende vinicole della zona della Doc Lison Pramaggiore.
Abbiamo degustato vini, appreso che anche in questa Doc dove spesso di è lavorato più sulla quantità che sulla qualità si possono produrre e si producono validi vini, e nel corso di una tavola rotonda (un cui resoconto si può leggere sul sito Internet Teatro Naturale) abbiamo discusso della riscoperta della bevibilità dei vini.
Tutti temi cui ho accennato, oltre che nel dibattito, anche nel corso di un’intervista (credo interessante) che ho rilasciato al bravo Paolo Penso del sito Internet Wine Indulgence.
Beh, se volete vedervi il filmato dell’intervista, lo trovate qui sul sito, oppure (prima o poi ci finiamo tutti…) su You Tube (vedete qui).

0 pensieri su “Ritorna la bevibilità dei vini: intervista a Wine Indulgence

  1. Bella foto, Franco! Parla piu’ di tutto il resto. Guardi dritto dritto nella coscienza di chi ti vede. Beato chi non abbassa lo sguardo.

  2. dear franco, does this mean that wine critics will now have to actually drink (e.g. swallow) the wines they are rating? similar to film critics watching the whole film and not rate it merely on its trailers…egad, revolutionary!

  3. amico mio, la potenza e la bellezza della rete, ti ho ascoltato con piacere, mi mancava unpò la tua voce. quello che hai detto ce lo siamo ripetuti fin troppo spesso. tra breve ti manderò un’anteprima del PIER 06 e del mio nuovo Nero di Troia 07 e riparleremo di vini bevibili…..spero 😉

  4. Volevo ancora ringraziarla della sua presenza all’evento che abbiamo organizzato con passione assieme a Massimiliano Consorte con il patrocinio dell’AIS Veneto. Abbiamo avuto dei grossi riscontri relativi ai suoi interventi durante la tavola rotonda.”era ora di parlare di vini bevibili…”
    Grazie ancora
    Masini Massimiliano
    AIS Veneto – Delegazione di Venezia

  5. Caro Ziliani, riprendendo pari pari le sue parole dopo la moda dei vini da degustazione arriverà quelli dei fini da bere? Scherzi a parte, il tema della piacevolezza e di come raccontarla è un argomento sempre vivo in Santa Margherita. La sintesi a cui siamo giunti ad oggi è che dal punto di vista dell’oggetto-vino vi è una analisi interna allo stesso e una esterna, funzionale al cibo, e in entrambi i casi possono essere bevibili anche vini fortemente strutturati.
    Come vino fine a se stesso bevibilità coincide con eleganza e armonia delle parti, quindi un vino anche se strutturato quando presenta anche freschezza, sapidità e finezza aromatica è in equilibrio e perciò bevibile, ma coincide pure con aderenza alla tipologia, e quindi saranno diversamente bevibili un Lison Pramaggiore e un Amarone.
    Come vino con funzione di accompagnamento ed esaltazione del cibo la bevibilità dipende dal piatto a cui si accosta, per cui un Merlot Lison Pramaggiore “leggero” può essere bevibile con un primo piatto di pasta e ragout e un Merlot Lison Pramaggiore più strutturato (tipo il nostro VO) andar benissimo con le carni.
    Dal punto di vista del soggetto-assaggiatore, molte sono le variabili intese come cultura all’assaggio, momento di consumo, fenomeno di moda; io posso considerare di grande bevibilità dei vini che la maggior parte non metterebbe nemmeno in bocca dopo aver sentito l’odore.
    Spero che queste considerazioni non sembrino artificiose perchè ritengo che la contestualizzazione del concetto sia cruciale per poterlo diffondere con la forza che merita. Se penso al manifesto dei “vinini” recentemente sviluppato e discusso nella blogosfera del vino non posso non essere d’accordo sul concetto, ma allo stesso modo non posso non accorgermi dell’intrinseca debolezza semantica del termine. Soluzioni per il momento non ne ho però continuamo a pensare. Perdonatemi per la lunghezza del commento.

  6. Biscontin, non potrebbe essere un po’ meno freddo? Quando lei firma a nome Santa Margherita fa senz’altro benissimo il manager di una delle piu’ grandi aziende del vino nostro Paese, vede investimenti mastodontici, tecnologia, competenza, insomma un mondo imprenditoriale di alto livello e la sua freddezza corrisponde anche bene a quel mondo. Ma noi poveri diavoli che portiamo la moglie in trattoria in una bottiglia tutto quelo che vede lei non lo vediamo. Guardiamo il prezzo, anzitutto, pero’ ci piace sognare. E allora andiamo ai ricordi, vediamo il papa’ che non c’e’ piu’, la nonna, una cena in campagna d’altri tempi, la Citroen 2 CV, salumi a fette che non ne fanno piu’ con quei profumi ed a quei prezzi, pesciolini fritti incartocciati al mercato appena scolati dall’enorme friggitrice circondata di curiosi, la pizzeria sul lago di Nemi con una compagnia di quaranta sindacalisti scesi da Milano, la cena oltre la mezzanotte in una trattoria di Genzano dalla saracinesca abbassata fino all’alba a gustare il cinghiale. Insomma atmosfere calde, da vini importanti, piacevoli, ma che non devono torturare, mutilare ne’ decapitare ilo portafoglio. Beh… ecco… non se la prendano gli intenditori che frequentano questo blog ma ricordo ancora il mio primo incontro con il Pinot Grigio Santa Margherita 1978 a 3.000 lire sulla tavola e piango ancora. Quel merlot ch dice lei che va benissimo sulle carni qualcuno l’ha bevuto, anzi se n’e’ innaffiato e se poteva ci si tuffava dentro anche con le anguille arrostite sul fuoco sulla spiaggia della foce del Po. Nella bottiglia c’e’ anche il vino, ma soprattutto il sogno. Nelle sue c’e’ anche il prezzo. Franco non lo puo’ dire. Lo dico io: bravi!

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