
Siete convinti anche voi che per la Valpolicella l’amaronizzazione forzata condotta al ritmo di quantità ogni anno crescenti di uve messe in appassimento, sia più un eccesso e una iattura, un clamoroso errore strategico che una grande opportunità?
Siete anche voi stanchi di bere, ma che dico, di assaggiare, perché nel caso di un sacco di vini arrivare a vuotare un bicchiere è già un’impresa, degli Amarone super concentrati, marmellatosi, recioteggianti, privi di nerbo, rotondi e molli come se fossero appena passati per l’ennesimo ritocco da un chirurgo plastico?
Pensate anche voi che in una zona vinicola che continua a chiamarsi Valpolicella e non ancora (per fortuna) Amaronella, o Ripassata, i vini che dovrebbero simboleggiarne la personalità dovrebbero essere più che Amarone stile californiano, australiano o Primitivo di Manduria (ogni riferimento a quell’area e a quel vino non è assolutamente casuale), vini dai tenori alcolici esagerati e tali da renderne praticamente impossibile l’accostamento ai normali cibi (magari con uno stufato di yak, di bisonte, o con una costata di orso potrebbe funzionare, chissà…), dei Valpolicella ricchi di carattere?
Vini molto più in grado di vini ottenuti con la tecnica, omogeneizzante e standardizzante, perfetta per annullare ogni idea di terroir e di provenienza (magari è proprio quello che alcuni si prefiggono), dell’appassimento, di far capire che razza di situazioni diverse, dovute a composizioni geologiche, altezze, microclimi, tra loro differenti esistono in questa bellissima zona veneta?
Bene, se questa ubriacatura da Amarone (e da Ripasso) vi dà la nausea, se siete alla ricerca di vini fermi, ottenuti dalle grandi storiche uve di questa zona, che vi riconcilino con il piacere del bere, allora, senza dimenticare mai il grande esempio delle Ragose della famiglia Galli, un vero classico, vi suggerisco di annotarvi questa azienda, Villabellini, i cui vini, Valpolicella classico superiore in primis, ma anche il Recioto, sono state tra le più alte trouvailles dei due giorni trascorsi a Fornovo Taro durante Vini di Vignaioli. Cos’è Villa Bellini? Semplice, un posto magico, situato sulla collina di Castelrotto, frazione di San Pietro in Cariano, un brolo (o fondo chiuso) composto da sei ettari di terreno cintati, da una villa settecentesca, con tanto di viali di cipressi secolari, lago nascosto nel bosco, torre e grotta con la sorgente, una struttura che nella sua parte più antica risale alle fine del 700 “mentre i rustici adiacenti risalgono al 600, epoca che testimonia l’esistenza delle marogne (muri a secco) e della metà dell’800 sono la torre neogotica, l’impianto del giardino, che dal 1990 produce vini della Valpolicella mediante la coltivazione con metodi biologici.
In questo posto un po’ speciale, che si avvale di un vigneto esposto a sud-est, che degrada verso la valle, ed è piantato su terrazze sostenute da muri a secco (marogne), secondo il più fedele e tipico paesaggio agrario della valpolicella, Cecilia Trucchi produce, con l’aiuto del marito Marco Zamarchi, vini che vogliono riproporre uno stile, oggi quasi dimenticato, fatto di eleganza, di sapidità minerale, di nerbo, a tutto vantaggio di una piacevolezza che nel caso di troppi Amarone della Valpolicella oggi rimane un optional, oppure una pia illusione.

Due le annate del Valpolicella classico superiore Taso che ho gustato a Fornovo, 2005 e 2006, ottenuti da uve Corvina Corvinone Rondinella Molinara coltivati su suoli tufacei, con vigne vecchie di 40-50 anni in larga parte allevate con il classico sistema della pergola e parzialmente, si tratta di impianti che hanno dieci anni al massimo, con il sistema dell’alberello.
Vini, i due Taso, prodotti con una vinificazione semplice che prevede fermentazione spontanea, macerazione di 15-20 giorni e affinamento di due anni in botti di rovere. Vini che prevedono il concorso per un quaranta per cento, di uve sottoposte a leggero appassimento.
Che tipo di Valpolicella ci fanno scoprire, con più “ciccia” il 2006, i due Taso? Un Valpolicella ricco di nerbo, asciutto, sapido, che abbina freschezza e fragranza aromatica, nitida definizione, calibrata dolcezza, quella della ciliegia solo con un leggero accenno di prugna, non quella della marmellata o della surmaturazione, con le note aggiuntive, totalmente inutili, fuorvianti, volgari, del legno, della tostatura, del caffè, una finezza che è sintesi di frutta, florealità, mineralità e che si traduce in un gusto che è sì pieno e succoso, ma soprattutto che non nasconde, ma esalta, una bella componente tannica, un’acidità che ravviva e dà la “scossa” al vino, che lo rende profondo, verticale, lungo, equilibrato, di bella persistenza e sale, e soprattutto godibilissimo, piacevole, perfetto da bere e da accompagnare ai cibi.
Dopo aver ripudiato, una decina d’anni fa, l’Amarone, che comunque produceva ben secco, scarno, essenziale, senza ruffianerie e camuffamenti o cessioni furbe alle mode, Cecilia Trucchi, che ha scelto di ricorrere anche alla forma di allevamento dell’alberello perché, dice, “rende i vini più speziati”, prevede di fare una selezione massale sulla Molinara e rimane scettica sulla Rondinella, produce anche un Recioto della Valpolicella, denominato Uvapassa, ricorrendo a 100-120 giorni di appassimento, per metabolizzare il maggior numero di zuccheri possibile, affinato per 14-18 mesi in piccole botticelle da cento litri.
Il risultato, come verificato dall’annata 2006 degustata, è un vino dolce in maniera calibrata, ma che ha, come il Valpolicella, nella freschezza, nel sale, nella fragranza e integrità aromatica, nell’energia il proprio pregio.
Profumato di ribes e lamponi, di liquirizia, pepe nero, una leggera speziatura e un accenno molto minerale di grafite, è un Recioto che ha nella continua tensione e dialogo tra dolce e salato il proprio marchio, unito ad una complessità aromatica suadente e calda il giusto, ad una dolcezza avvolgente e carezzevole, ma senza sdolcinature, al palato, che rimane sempre vigile, scattante, senza cedimenti, grazie ad un bellissimo corredo acido, ad una bella ricchezza di sale, ad una leggera sottolineatura tannica che rende questo Recioto un grande vino della Valpolicella, prima che un vino da appassimento da fine pasto o da meditazione.
Questa sì che è la Valpolicella che mi piace!
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20 pensieri su “Valpolicella classico superiore Taso 2005 Villa Bellini”
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La fortuna della Cecilia è di aver trovato le vigne collocate in posizioni ottimali in un terreno, quello di S.Pietro in Cariano, dove qualunque cosa si pianti viene bene. Sommando la sua intelligenza e la sua voglia di sperimentare tecniche e non tecnologie, ecco un risultato degno del miglior Made in Italy, altro che le fuffe di cantina tribicchierate….
Già, gran bell’espressione della Valpolicella autentica, questo Taso.
dopo aver letto quanto sopra,non rimane altro da fare,che le
valigie e partire per la Valpolicella,tanto è l’interesse che
susciti,di conoscere persone,vini,ed azienda,come non mai.
dopo aver letto quanto sopra,non rimane altro da fare,che le
valigie e partire per la Valpolicella,tanto è l’interesse che
susciti,di conoscere persone,vini,ed azienda,come non mai.
mi darei una martellata in quel posto, c’ero e non ho assaggiato di villabellini.
Ho però assaggiato gli amaroni di Monte Dall’ora e mi sono piaciuti.
Anche a me sono piaciuti i vini di Monte Dall’Ora (di cui conto di scrivere presto) ma i vini di Villa Bellini hanno una purezza e un nerbo davvero straordinari
I vini sono decisamente buoni ma sarebbe giusto parlare anche del presso… 25 euro per un valpolicella mi sembra un po’ tantino!
non ho idea del prezzo e se fossero davvero 25 euro sarebbero un prezzo considerevole, ma data la qualità del vino, nettamente superiore a tanti Amarone presuntuosi e senza qualità, dal prezzo pari o superiore, non ho dubbi nel consigliare questi vini
Franco me fai morì, il passaggio sul Primitivo è il tuo marchio di fabbrica. Sei Grande!
Dopo tanti Amarone mancati ecco finalmente un Valpolicella VERO, talmente vero che non te lo aspetti.
Ho conosciuto Cecilia Trucchi col marito e loro vini in una degustazione che ero stato incaricato di condurre tempo fa. Il loro lavoro è veramente notevole e di una qualità che ti sorprende.
Li aiuta in vigna e cantina Federico Giotto, un enologo di grande sensibilità, di quelli che sanno accompagnare i produttori rinunciando, una volta tanto, ai protagonismi. Chapeau.
ciao,
Monte dall’Ora e Villabellini sono sul cocuzzolo di Corrubio, che è diverso dal territorio “base” di San Pietro in Cariano .
E brava Cecilia, 25.00 euro di un valpolicella…non male.
La Valpolicella è bella perchè è varia… 200 cantine una diversa dall’altra. Dal Lidl a Pinchiorri. Dai normali ai biologici, ai biodinamici. Accontentiamo tutti
Ho conosciuto la signora nella foto a Villa la Favorita e alla feste dei vini biologici dai Filippi a Castelcerino. Son d’accordo, soprattutto nel lato aromatico.Stan allevando le viti ad alberello: quasi una agricoltura di altra regione per estrarre il meglio dal terreno. Ci son , è vero, amaroni, della zona ”allargata” che arrivano a 40 euro: il pubblico se lo chiede , magari ci aiuti a dare una riusposta
Un caro saluto ps: Venezia e Lison Pramaggiore persa per sciopero treni..2 ore in stazione mi son fatto..amen
Caro Ziliani, sono stato anch’io a Fornovo (grazie della segnalazione!) ma non ho assaggiato i vini di Villa Bellini. Confesso però che quando ho letto di quel prezzo mi è venuto un po’… l’ “amarone” in bocca. Come lei ci ha più volte segnalato in questi anni è possibile fare ottimi vini a prezzi ragionevoli. Un Valpolicella classico a 25 Euro è quasi un prezzo alla Quintarelli od alla Romano Del Forno…troppo!
capitolo prezzi, nota dolente e a Fornovo ho avuto l’impressione che non fossero proprio da cantina.
BUONA SERA A TUTTI
VORREI DOMANDARE ,A VOI FORTUNATI CHE SIETE STATI ALLA DEGUSTAZIONE IN FORNOVO, SE I PREZZI , DICIAMO IN LINEA GENERALE , DEI VINI BIO ,SONO RAGIONEVOLI OPPURE NO
Franco, perche’ non ti fai fare dalla signora Cecilia un breve promemoria di come si compongono i prezzi, almeno come li compone lei, tanto per fare un po’ di scuola?
Ho sempre saputo che la base e’ il prezzo corrente del terreno e il coefficiente e’ la resa in vino di quel terreno, ed e’ questo che differenzia ogni produttore dall’altro. Perche’ poi i costi di produzione sono un po’ gli stessi per tutti i produttori e cioe’ si sa quanto costanto le bottiglie, le etichette, i cartoni, i tappi e a quanto ammonta il costo per ogni mese di permanenza in botte ed in quale tipo di botte, ma anche ogni mese di affinamento in cantina. Insomma ai 25 euro non ci si arriva per caso o per fortuna, ma e’ il frutto di un calcolo reciso, in cui ci sono anche gli investimenti da fare e tutta una serie di considerazioni imprenditoriali.
Sarebbe interessante, non trovi?
i prezzi hanno quasi sempre una loro giustificata motivazione, resta il fatto che davanti a certi prezzi io almeno mi devo fermare. tempi duri ed esistono validi “ripieghi”.
Meno divertente la citazione di Rivella, che afferma:
“Il costo di produzione di una bottiglia di vino di qualità non arriva ai 5 euro, qualunque vino di qualità. Tutto compreso. La capacità di venderlo a dieci volte tanto è basata, spiega Rivella, su di un valore immaginario. ”
chiedo se e’ vero oppure Rivella si sbaglia
saluti
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