Vigna Rionda o dell’essenza del Barolo: una verticale da ricordare


Nella lunghissima sequenza di grandi vigne di Serralunga d’Alba destinate alla produzione di pregiatissime uve Nebbiolo da Barolo (un elenco che va dal Francia al Falletto, dal Lazzarito al Gabutti, al Margheria, al Parafada al Broglio, alla Cerretta, al Prapò, ecc. ecc.), la Vigna Rionda è una di quelle vigne speciali che, come scrive Alessandro Masnaghetti nella sua indispensabile Carta dei cru di Serralunga d’Alba, “senza nulla togliere ad altri cru di questo comune, nell’immaginario di molte persone è diventato un vero e proprio sinonimo di Barolo di Serralunga (…) con Barolo che prima ancora dei Barolo di Serralunga sono dei Barolo di Vigna Rionda, tanto è chiara l’impronta del cru. Impronta che si traduce in uno stile verticale, austero e quasi inflessibile”.
Una delle aziende che maggiormente onora questo cru di primario valore è sicuramente, con storica cantina in piazza Cappellano, l’azienda agricola Vigna Rionda della famiglia Massolino, azienda più che centenaria fondata nel 1896 da Giovanni Massolino, proseguita dal figlio Giuseppe, dai suoi figli Giovanni Camilla e Renato, con nuova generazione attualmente alle redini dell’azienda formata da Franco e Roberto, entrambi enologi.
Dei dieci ettari complessivi di questo cru i Massolino controllano qualcosa come 2,50 ettari acquistati da Renato e Giovanni Massolino negli anni Settanta, posti a 330 metri di altezza su terreno calcareo marnoso con esposizione sud sud ovest.

In una recente visita in cantina dai Massolino ho avuto il raro privilegio di poter degustare una serie di annate del Vigna Rionda Riserva in una verticale, comprendente 2002, 2001, 2000, 1999, 1998, 1997, 1996, 1990, 1989, 1988, 1986 e 1982, davvero di straordinaria intensità emotiva e tale da confermare senza esitazioni l’idea di trovarsi di fronte ad un Barolo paradigmatico, uno di quei pochi che rappresentano l’essenza barolesca e ne designano la straordinaria grandezza.
Un’essenza che ho cercato di rievocare in un ampio articolo che potete leggere qui nello spazio delle news che curo per il sito Internet dell’A.I.S. Buona lettura!

0 pensieri su “Vigna Rionda o dell’essenza del Barolo: una verticale da ricordare

  1. Salve, sulla grandezza del Vigna Rionda di Massolino non si discute, si potrebbe invece farlo sul fatto che nel 2003 nn sia uscito con il cru ma solo con un Barolo base, scelta dettata più da esigenze commerciali che da una scelta di coerenza. Come consumatore gradirei sempre degustare i vini anche in annate che nn si esprimono al massimo (a parte il fatto inconcepibile che il 2003 sia considerata una pessima annata) l’unica motivazione valida per nn uscire con un vino è solo quella legata al fatto che manca la materia di base cioè l’uva e quindi se il vigneto è stato colpito da una grandinata.
    Vorrei sapere cosa pensi in merito al fatto che ogni tanto i produttori nn escono con i loro cru (ultimo esempio Giacosa)mi sembra solo un modo per tirarsela o per pure esigenze di mercato, da parte mia un po’ una presa in giro.
    Come sempre saluti
    Nicola

    • Nicola, trovo invece la scelta di Massolino di non uscire con il Vigna Rionda ma solo con un Barolo base nel 2003 molto onesta nei confronti del consumatore. Hanno ritenuto che per un grande vino come quello non ci fossero le condizioni minime per assicurare quel livello qualitativo al livello del blasone. Quel livello hanno pensato ci fosse nel 2002 e difatti sono usciti con un buon Vigna Rionda riserva e non nel 2003. Sono scelte aziendali, che quando coerenti e non furbesche, meritano tutto il nostro rispetto. Sul “caso Giacosa” e sulla rinuncia ad uscire con i Barbaresco e Barolo 2006 mi sono già ampiamente espresso, non condividendo quella scelta, sia su questo blog che altrove

  2. Salve.
    Non so, ma i vini di Massolino non mi hanno mai pienamente soddisfatto. Come stile li ho sempre trovati sovraestratti, sebbene non in maniera drammatica. Anche il vigna rionda mi sembra in generale un underachiever, ma riflette lo stile della casa.
    Infatti questa sovraestrazione li rende vini molto corposi, ma dubito che alla lunga abbiano abbastanza frutta per non finire “dried out” quando il tannino e l’acidità si saranno attenuate.
    Dico questo anche in virtù di una degustazione alla cieca fatta ultimamente di una 50ina di produttori di Barolo 2005 (ovviamente non c’era il Rionda). In particolare Serralunga sembrava la zona che in media aveva dato più frutto, Massolino faceva eccezione. Non dico che era male, ma secondo me si potrebbe fare di meglio.
    e’ vero che tanti baroli con vari anni di invecchiamento mantengono sempre un pò di frutta fino alla fine, ma se ce ne fosse di più sarebbe meglio.
    Faccio un esempio: ho provato recentemente un Gaja barb 78, un san lorenzo 85 (dove peraltro la presenza di cab era evidente) ed un barilot 85 di chiarlo. Quest’ultimo aveva un finale fruttato immensamente più lungo ed un backbone anche più presente degli altri due, pertanto più equilibrato e ancora con maggiori potenzialità di invecchiamento.
    Ho paura che i Massolino diventino dei Gaja barb 78, bellissimo corpo ed eleganza ma purtroppo una certa mancanza di quella extradimensione della frutta.

    • prendo atto, ma non condivido, le osservazioni di Alex. C’é ancora frutta, quella che basta, per non rendere eccessivamente dominanti il tannino e l’acidità nei vini di Massolino e nel Vigna Rionda riserva in particolare, ma abituiamoci a non pretendere di trovare nel Barolo tutta quella frutta che troviamo, a volte in abbondanza, in altri vini. Sono vini, Barolo e anche il Barbaresco, espressione della terra, della complessa geologia che forma la base e l’humus dei loro vigneti e la frutta, come amo sempre ricordare nelle serate di degustazione che dedico a questi vini, é solo uno dei molti elementi presenti nel vino, non il principale….

  3. Capisco, ma devo dire una cosa a questo proposito: nella degustazione alla cieca sovracitata le dirò che sono stati 3 i vini che hanno dominato in senso assoluto ma anche come presenza di frutta (spiego che per frutta intendo estrazione aromatica, possono essere anche terrosi o floreali): Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi e per tornare a Serralunga il sorprendente Lazzariasco di Guido Porro e il Cascina Francia.
    Quelli più deludenti: Sandrone, Scavino e Clerico.
    Io credo che questa estrazione viene dal fatto che loro sono i migliori interpreti di quella terra così geologicamente complessa.
    Forse come complessità è seconda solo alla Borgogna dove ancora i più grandi sono gli estrattori di questi aromi nobili di terroir e non la vaniglia e il caffè.

    • Alex mi fa particolarmente piacere vederla citare il Lazzairasco di Guido Porro, una delle più belle sorprese dell’anno, uno dei grandi dominatori della Serata Barolo che ho condotto la scorsa settimana in Franciacorta, un grande Barolo di Serralunga, così buono che ho “dovuto” segnalarlo ad un carissimo amico ristoratore, che si fida delle mie “expertise”, di Monforte d’Alba. Morale: quel Barolo é ora nella carta dei vini di quel ristorante che io amo citare spesso, anche se non conosco personalmente Porro e non ho ancora visitato la sua cantina… Questo é il mio modo di onorare Monsù Barolo..

  4. eh si veramente fine…si sente che le vigne hanno 50 anni!!!
    Io ho incontrato Porro qui a Milano e adesso sto cercando di vendere il suo prodotto visto che faccio l’operatore.
    ah una cosa…io sono quello che le ha fatto il bagno con l’yquem al Perla di Corvara quest’anno.
    Purtroppo ero un pò distratto comunque meglio l’yquem 2005 che il Messorio sulla giacca eheheh.
    Scusi ancora comunque.
    PS dal vivo sembra più giovane che nella foto qui…

    • ah, é lei lo “sciagurato” che ha sprecato un goccio di uno dei suoi Yquem versandomelo addosso inavvertitamente? Beh, visto che é un appassionato del Barolo la perdono, anche se il ricordo della giacca al gusto di Yquem, 2005 mi sembra, mi fa ancora ridere… 🙂

  5. Eh meno male che l’ha presa bene. Anche se lo spreco c’è stato perchè non me ne voglia la sua giacca, ma insomma di quel vino me ne sarei scolato una bt; anche se poi c’era quel dannato 2001 che era leggendario (per una volta ci ha preso pure parker)…
    Eh dobbiamo essere appassionati di barolo per forza sia perchè Serralunga mi sembra il miglior terroir in Italia e sia perchè la Toscana è stata distrutta ormai dal Ferrinismo!!!
    Ma insomma speriamo che la cacciata di Rolland da Kirwan e di Ferrini da Poggio Antico siano segnali positivi.

    • Alex cosa fa, mi supera in “talebanismo”? Non parlerei di “cacciata” di quei due celebri winemaker, ma della decisione dei proprietari delle aziende di voltare pagina e percorrere strade nuove. Quanto al simpatico “baffo al gusto di Merlot che conquista” diciamo che ha dato il suo contributo alla omologazione del vino italiano. Pensi lei che hanno pensato addirittura di chiamarlo ad occuparsi di Barolo, ed io l’aspetto al varco, per vedere che razza di Barolo farà, in un terroir a mezza via tra Castiglione Falletto e Monforte, in un vigneto che conosco e che richiede eleganza, finezza, equilibrio, tutte doti di cui non riesco a trovare grandi tracce nei vini di Ferrini… Magari ci stupirà, ma non scommetterei su un esito convincente, per i miei gusti, del suo esordio quale barolista… 🙂

  6. Ma guardi non lo faccio neanche a posta a essere Talebano: è una conseguenza degli assaggi alla cieca eheheh.
    Io credo che sia anche una cosa di scuola: in Italia non si insegna la finezza. Credo che anche l’Ais sia un pò colpevole di questa cosa.
    Conosco la scuola inglese e lì mi sembrano molto più attenti a questo aspetto. Basterebbe mettere più enfasi sull’estrazione che il corpo (per esempio). Mi rifaccio a Broadbent: estrazione: quantità di sostanze nel vino escluso acqua, alcol, zuccheri e acidi. Invece misurando solo il corpo premiamo solo sti bomboloni inutili.
    Ma poi Ferrini proprio a Castiglione Falletto / Monforte??? la zona + complicata. Là già fanno fatica gli storici…secondo me si riderà…

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