Bruno Giacosa: niente 2006, ma che splendore i Barbaresco e Barolo 2005!

Mi accorgo che recentemente, salvo la segnalazione fatta lunedì del suo nuovo Extra Brut Rosé, ho parlato di Bruno Giacosa, il grandissimo vinificatore e produttore che tutto il mondo, persino James Suckling! e con la sola eccezione del critico francese Michel Bettane, considera come uno dei punti di riferimento imprescindibili dei vini di Langa, unicamente per riferire, qui, qui e poi ancora qui e infine qui, e commentare la clamorosa decisione, presa da Giacosa e dai suoi collaboratori, di rinunciare ad imbottigliare i Barbaresco ed i Barolo dell’annata 2006. Millesimo giudicato da lui non all’altezza di esprimere vini all’altezza degli standard qualitativi che i suoi Nebbiolo di Langa devono assolutamente avere.
Non si poteva fare diversamente, non essendo possibile ignorare quello che un produttore tanto importante aveva, sicuramente non a cuor leggero e dopo lunghi ripensamenti, deciso, ma oggi penso valga la pena concentrarsi sul presente dei vini di Bruno Giacosa, rappresentato da una serie di Barbaresco e Barolo, di annata 2005 e 2004, che costituiscono autentiche garanzie per gli appassionati, in grado di “consolarli”, in attesa che siano proposti, tra qualche anno, i Barbaresco 2007, per la mancanza dei 2006. Grazie ad una recente visita in azienda, presente il nuovo enologo Giorgio Lavagna e la figlia di Bruno, Bruna, fortemente impegnata a mantenere sempre alta l’immagine ed il prestigio dell’azienda e a far conoscere i vini nel mondo, ho avuto modo di degustare alcuni dei vini di punta che rappresentano la crème dell’offerta di casa Giacosa, ricavando, come sempre, impressioni straordinarie e la consapevolezza che in questa azienda si onora il Nebbiolo della Langa albese in una delle maniere più alte possibili.
Prezzi importanti per questi vini, ma una qualità indiscutibile, impeccabile, a prova di bomba.

Ho iniziato con il Barbaresco Asili 2005, uno dei classici assoluti di questa denominazione, rubino splendente profondo, di grande intensità e brillantezza, naso elegantissimo, fitto, suadente, con spiccata florealità e ampia tessitura, un frutto che richiama la prugna ed il lampone ed un profumo mirabile di rosa. Magnifica la bocca, larga, ampia, carnosa, con un tannino ben sottolineato e vivo, ma delicatissimo, vellutato, di grande morbidezza e stoffa. Vino di classe assoluta.
Ho poi proseguito con il Barbaresco Santo Stefano 2005 (di cui serbo ricordi incancellabili dell’annata 1988, vino strepitoso) trovandolo, rispetto all’Asili, di colore più intenso e profondo, con un naso giocato su note più selvatiche, fitte, terrose, di sottobosco, di cuoio con accenni minerali e autunnali, a costituire un insieme molto compatto.
Bocca molto ampia, piena, con un tannino che “morde” ancora e si fa sentire e denuncia la giovinezza del vino, la sua energia che deve ancora attenuarsi e grande lunga persistenza e un nerbo deciso da vino di assoluto carattere.
Ho chiuso poi questa trilogia ideale per chiunque ami questo altro grandissimo Nebbiolo di Langa, con il vino dei tre che forse più amo, il Barbaresco Rabajà, sempre annata 2005, dal colore rubino di grande intensità, brillante, vivo, pieno di riflessi e di allegria, naso complesso, fitto, avvolgente, di assoluta densità, “maschio” e selvatico nel suo proporsi, con un profumo tutto suo che richiama il lampone, la prugna ben matura, ma anche incredibilmente gli agrumi, le erbe aromatiche, una leggera speziatura ed un che di misterioso, di terrigno, sotterraneo, che accresce il piacere della fase olfattiva.
E poi che bocca, amici miei, che struttura imponente, fittissima, densa, ancora compatta e bisognosa di tempo per distendersi e sicuramente in grado di regalare, nel tempo, lasciando riposare il vino in cantina, assolute emozioni, con quel tannino vivo, ben maturo, solido, vera spina dorsale e centro del vino, quella ricchezza di sapore, quella forza primigenia che ti lascia senza parole.


Ho poi proseguito passando dai Barbaresco ai Barolo, con il Barolo Rocche 2005, che subito lascia entrare in campo, perché come dice Bruno “il vino è il risultato di quello che c’è sotto i vigneti, della composizione della terra, non solo della posizione”, un’altra densità e un’altra forza, con un naso imponente, fitto, petroso, minerale, profumato di roccia, di terra bagnata, di lampone e di rose appassite, di cuoio, eppure elegantissimo, e un gusto rotondo, soffice, essenza di liquirizia e di terra, scandito da un tannino fitto e setoso, da un’ampiezza vellutata, calda, avvolgente, in un’autentica esaltazione della materia, interminabile come una lunga eco.
E poi, ancora meglio, se possibile, tornando indietro di un anno, al 2004, con il Barolo Rocche dei Falletto 2004, in uscita il prossimo anno, maestoso subito per l’intensità del colore, per il naso delicatissimo, complesso, variegato e vivo, profumato di lampone, rose, liquirizia, cacao, tartufo bianco, solo con leggeri accenni, quasi screziature, di cuoio e spezie, un insieme ampio aereo, che continua ad aprirsi e svilupparsi nel bicchiere, e una bocca dominata da un tannino dolce rotondo, di pura seta, un frutto denso, goloso, multistrato, da una persistenza lunghissima, piena di nerbo, di energia, di sapore, ma tutto giocato in armonia, senza strappi né forzature, lieve, con la dolcezza naturale delle cose belle, che ti conquistano per la loro semplicità, la loro naturalezza, il loro essere come sono, fedeli a se stesse, vere.
Il magico mondo dei Barolo e dei Barbaresco di quel grande “mago” di Neive che chiamiamo Bruno Giacosa…

0 pensieri su “Bruno Giacosa: niente 2006, ma che splendore i Barbaresco e Barolo 2005!

  1. E’ un grande piacere leggere le tue note. Vorrei che molti partecipassero a questo post carico di positività nei confronti di un personaggio e di un’azienda che hanno dato la giusta impronta al nebbiolo di Langa. Tra tanti problemi e polemiche, ricordiamo anche le cose belle!

    • cara Giovanna, nel prossimo anno mi riprometto di sottolineare al massimo le positività del vino, di parlare sempre più di vino e personaggi che amo. So che una parte cospicua di lettori si aspetta da me, dal “franco tiratore”, sempre polemiche e battaglie – e le visite del blog dimostrano che gli accessi sono superiori soprattutto quando parto lancia in resta e combatto – ma dovranno abituarsi, perché nel 2010 “battaglierò” quando si tratterà di battagliare e di scrivere cose che difficilmente la mia categoria scrive, ma soprattutto cercherò di proporre ai lettori-consumatori esempi positivi, vini e uomini e donne del vino, di cui si possano fidare…

  2. Bravo sig. Ziliani,
    questi sì che sono ottimi propositi per il 2010 !
    Dalla notte dei tempi il vino regala allegria, positività e spensieratezza oltre che cultura e quindi un buon appassionato deve andare sempre alla ricerca di questi elementi nella conoscenza del mondo del vino.
    Il fegato è un organo importantissimo del nostro organismo e non vale la pena giocarselo con polemiche e battaglie “inutili”, ma intaccarlo leggermente mangiando e bevendo MODERATAMENTE prelibatezze della nosta terra.

    P.S.- Non intenda “inutili” come questioni di poca importanza, ma come vicende del quali dobbiamo essere a conoscenza senza che queste ci condizionino.

    • NO Andrea, le battaglie, certe battaglie, non sono “inutili”, ma occorre saper alternare la critica alla proposta, e penso che in questo momento al vino italiano, con i continui scandali che lo vedono protagonista, causa un’idea sbagliata del vino che si é diffusa, tra i produttori, gli enologi, certa stampa, negli ultimi vent’anni, un’idea che ormai mostra le corde e che é al capolinea, faccia soprattutto bene sottolineare le positività, che ci sono, anche in un mondo che pensa legittimo correggere i vini toscani, e rivendicarli come tali, con Rossissimo e Montepulciano d’Abruzzo o addirittura con vini che arrivano dall’estero. E qui mi taccio, per carità di patria…

  3. E meno male che ho scritto pure un Post Scriptum per non essere frainteso…
    Ribadisco che fa sicuramente bene mettere in evidenze gli aspetti positivi del mondo del vino, aspetti che sia Lei che io (almeno così mi sembra di aver capito leggendo il suo blog) riteniamo intrinsechi nel vino e nei produttori affinchè questi camminino a testa alta.
    Aspetti, inoltre, che ritengo fondamentali per il futuro e la conservazione/miglioramento del grande vino italiano.

  4. Buongiorno, forse i vini barolo e barbaresco di Giacosa sono (un pò cari) ma, tra i pochi di quella gamma che valgono i soldi che si spendono.Però mi risulta che sia il barolo rocche 04 che rocche falletto 05 siano già in commercio da qualche anno vedi enoteca Garofalo di avellino…
    Tanti saluti.

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