Franciacorta Brut Satèn 2006 Il Mosnel: quando il Satèn mi piace…

Ho già espresso a chiare lettere quanto poco mi convinca (eufemismo), nell’ambito della crescita che la particolare tipologia Satèn sta conoscendo in Franciacorta e nel Franciacorta Docg una certa deriva che tanto per parlare chiaro e fuori dai denti definirei “prosecchizzazione” del Satèn.
Va benissimo, lo considero pacifico e normale, dato l’andamento favorevole, direi quasi un inedito “successo”, che le bollicine metodo classico incontrano oggi in Italia, che i produttori franciacortini, che hanno dimostrato di saper stare sul mercato come pochi altri in Italia, cerchino di andare incontro, con la tipologia Satèn, (marchio registrato dal Consorzio per la tutela del Franciacorta nel 1995 e nome che può essere usato dai soli produttori franciacortini) al consumatore, ed in particolare quello dal gusto più “vergine” e meno uso ad apprezzare la secchezza e l’incisività di un Brut o di un Extra Brut o di un Pas Dosé, con un prodotto che tecnicamente è più morbido.
Questo visto che tecnicamente, “rispetto agli altri Franciacorta il Satèn è caratterizzato da una minore pressione in bottiglia, inferiore a 5 atmosfere, che ne determina la peculiare morbidezza gustativa” e da un minore quantitativo di zucchero che dovrebbe rendere la spuma più “cremosa”. Quello che non mi va assolutamente bene è una certa deriva, furbetta e furbesca, e a mio avviso poco lungimirante, che sta portando parecchi produttori franciacortini, anche aziende note, aziende i cui vini in passato ho apprezzato (non fatemi fare nomi, per carità di patria…), a calcare la mano su questa morbidezza e rotondità, su questo appeal immediato dei loro Satèn, su una certa dolcezza, che diventa stucchevole, ottenendo dei Franciacorta che tendono ad assomigliare più ad un Prosecco (con tutto il rispetto possibile) che a quell’idea di vino, con le bollicine, rappresentativo di uno stile e di un territorio preciso che a mio avviso dovrebbe sempre rappresentare un Franciacorta.
Che, é opportuno dirlo, non è uno “spumante” qualsiasi, da inserire nell’indistinto contenitore degli “spumanti italiani” che tanto piace al mio vecchio amico Giampietro Comolli e a qualche altro noto personaggio veneto, ma è un vino a denominazione d’origine, controllata e garantita, proveniente da una zona ben precisa e dotato, nelle sue diverse tipologie, di una certa riconoscibilità ed identità.
Non amo molto i Satèn dunque, e per mio gusto personale tendo a preferire loro, soprattutto Brut, Extra Brut e Non Dosato (Extra Dry, Demi Sec, Sec e Dry mi interessano ben poco e tendo ad evitarli), e li bevo se sono veramente all’altezza e se pur essendo moderatamente più morbidi, anzi, cremosi, mantengono l’incisività ed il nerbo che mi aspetto da un vero Franciacorta.
Una di queste rare eccezioni è rappresentata dall’eccellente Brut Satèn Millesimato che viene prodotto, con bella costanza qualitativa, da una delle più antiche e note (e a mio avviso affidabili) Maison franciacortine, Il Mosnel di Camignone di Passirano, creata nel 1968 dall’indimenticabile Emanuela Barzanò Barboglio e oggi condotta con pari determinazione dai suoi figli Lucia e Giulio.
Conosco e apprezzo i vini di questa bella realtà, che conta su 40 ettari di vigneto di proprietà, da tempo e credo che un po’ tutti i Franciacorta della gamma (un po’ ampia…) il Brut, il Brut Rosé, il Pas Dosé, il Rosé Pas Dosé Millesimato Parosé, il Franciacorta Brut Millesimato Emanuela Barboglio, meritino la fiducia degli appassionati delle bollicine nobili della bella zona vinicola bresciana.
Avendo avuto il piacere, nel corso di una recente visita in azienda, di gustare tre annate di questo vino, vorrei richiamare la vostra attenzione, sottolineando le premesse di questo post, proprio sul Franciacorta Satèn, un blanc de blancs ottenuto da uve Chardonnay in purezza e fermentato parte in acciaio (60%) e parte (40%) in piccoli fusti di rovere, ovviamente non nuove. La permanenza sui lieviti è di 36 mesi.
Perché mi è piaciuto e considero esemplare questo Satèn?
Perché pur rientrando in questa tipologia, non rinuncia ad essere un vino di saldo carattere, nella sua versione 2006, a mio avviso superiore al pur buono 2005 (che ho trovato un Franciacorta molto “gastronomico” da apprezzare e gustare a tavola, ben abbinato ad una ricca serie di piatti), un Franciacorta di grande equilibrio e piacevolezza, elegante, fragrante a naso, con le sue note di frutta esotica e di agrumi in evidenza, di alloro e cioccolato bianco e una netta componente minerale che richiama la pietra focaia, e poi, anche se “docile” al palato, cremoso e suadente il giusto, ben strutturato, saldo, tutt’altro che ruffiano o stupidamente piacione, con un suo “ritmo” preciso e un’articolazione scanditi da una vena sapida lunga e profonda, da una grande freschezza e vivacità d’espressione, da un naturale bilanciamento tra tutte le componenti che agevolano, anzi stimolano la beva.
Non sarò mai un fan incondizionato del Franciacorta Satèn, ma quando, come in questo caso, è così ben fatto, autentico, pieno di energia, come non esclamare evviva il Satèn?

0 pensieri su “Franciacorta Brut Satèn 2006 Il Mosnel: quando il Satèn mi piace…

  1. Il primo amore non si scorda mai…e Il Mosnel Satèn è stato il primo di questa tipologia che ho bevuto. Tra quei (pochi) Satèn che ho assaggiato successivamente, non ne ho trovato uno altrettanto piacevole.

  2. abbiamo salutato il 2009 e abbracciato il 2010 con il vostro saten che da intenditore di franciacorta assaggivo x la prima volta e devo assolutamente dire che ne avrò sempre una scorta a casa….veramenta ottimo

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