Il nuovo direttore di La Versa parla chiaro: io sono per lo stile Pinot, non per il Cruasé!


Esordio che più chiaro ed esplicito non si potrebbe per Corrado Cavallo, direttore di fresca nomina della Cantina La Versa di Santa Maria della Versa nel cuore dell’Oltrepò Pavese.
Ritornato (dopo la precedente esperienza del biennio 1997-1999) alla testa della più nota della aziende vinicole della grande zona vinicola lombarda, Cavallo, piemontese (precedenti esperienze maturate in Gancia, nelle terre del Soave ed in quelle del Gavi) in un’intervista che è stata pubblicata domenica 20 sulla Provincia Pavese (leggete qui) si è presentato senza nascondere in alcun modo le proprie idee sulla situazione nella terra della Bonarda, del Buttafuoco o ora del Cruasé.
Ha esordito ricordando che “lo spumante è legato al marchio più che all’identità geografica. E il marchio è uno stile: La Versa è un marchio e uno stile” e ancora che “io devo pensare ai soci conferenti di Santa Maria, il nostro obiettivo è far crescere ancora questo marchio”.
Fin qui nulla di male, in fondo solo un appello vigoroso, segnale rivolto più all’interno che all’esterno, all’orgoglio aziendale e la legittima convinzione che se pure il terroir, l’identità geografica, ha un grande valore, ancora superiore, a suo avviso, è quella dei marchi che ne veicolano il messaggio.
Idea che non troverà sicuramente d’accordo i produttori della Franciacorta, il cui marchio collettivo, il nome Franciacorta, il Franciacorta Docg sinonimo di metodo classico italiano di qualità, ha una forza superiore a quella di ognuno dei marchi, anche quelli più forti tipo Cà del Bosco, Bellavista, Monte Rossa, Cavalleri, su cui la zona bresciana può contare.
Proseguendo nell’intervista, però, Corrado Cavallo dà l’impressione di essersi voluto togliere qualche sassolino che aveva da tempo nelle scarpe, e di voler dire la sua, ora ed in futuro, come direttore di un’azienda/marchio importante come Cantina La Versa, sulle strategie e le scelte che vengono fatte anche nell’ambito consortile oltrepadano.
Prima una sassata contro la vetrata, già piuttosto scheggiata e pericolante del Bonarda Style (chi l’ha visto?), affermando che “se poi vogliamo ragionare di scelte generali, io credo che sia il Pinot nero a distinguere l’Oltrepo, non certo il Bonarda style. Il Bonarda è il vino di casa dei lombardi, per carità non facciamone un vino da barrique”, poi su Pinot nero, spumante e in rosso, sottolineando che “Cervetti, il mio predecessore ha visto giusto, La Versa lavorerà anche un pinot nero in rosso. Un fatto è certo: l’Oltrepò smetta di mettere il suo pinot nelle cisterne per venderlo altrove. Lo metta in bottiglia. Le sue bottiglie”.
Infine, dopo aver ribadito, nel caso non l’avessero capito, la sua convinzione della superiorità del marchio, “lo spumante di marca non scende di moda, ma come ho detto, conta il marchio non un territorio. A New York chiedono il nome di un vino non quello del territorio”, anche una frecciatina, velenosa il giusto, alla piramide qualitativa dell’Oltrepò Pavese vinicolo delineata dal direttore del Consorzio Panont: “Ok la Docg – dice – ma crea lacci e lacciuoli produttivi. Se io sono La Versa sono in partenza un vino garantito di qualità. E’ la mia storia e il mio cliente a impormelo”.
Infine, se ancora non fosse arrivato un segnale sufficientemente chiaro del suo ritorno in Oltrepò, e della sua volontà di ritornarci alla testa di un’azienda che vuole tornare a svolgere il ruolo di protagonista, una bella botta alla “griffe dello spumante naturalmente rosa da Pinot nero”, come lo definiscono, sobriamente, in Consorzio, il Cruasé, con un giudizio quasi liquidatorio: “credo meno nel Cruasè, lo spumante in rosa. Produzione di nicchia, ha un mercato ristretto aiutato solo da un po’ di glamour mediatico. A me interessa soprattutto la bollicina in bianco”.
Di fronte ad un’uscita tanto trasparente, ad uno squillo di tromba tanto… squillante, poteva forse Giancarlo Vitali, neopresidente di La Versa, non dire la sua e proclamare: “brindisi delle feste con gli spumanti d’Oltrepò. Non sono d’accordo con chi dice che siamo piccola Toscana, noi siamo grande Oltrepò”?
Una cosa è certa: da ora in poi, con dirigenti tosti come questi in Oltrepò Pavese ed in Consorzio dovranno abituarsi a tornare a fare i conti con Cantina La Versa…

0 pensieri su “Il nuovo direttore di La Versa parla chiaro: io sono per lo stile Pinot, non per il Cruasé!

  1. Di sicuro bisogna dare atto al nuovo Presidente di avere delle idee ben chiare e soprattutto non ha paura ad esporle in modo diretto, pur sapendo di attirarsi delle critiche. Detto questo concordo solo in parte con quanto da lui detto. Sono in sintonia sul fatto di puntare sul grande vitigno Pinot Nero che nell’Oltrepò è in grado di realizzare eccellenti vini rossi, ovviamente se ben coltivato e ben vinificato. Invece non concordo col nuovo Presidente per quanto riguarda il Cruasè, che personalmente la trovo un’idea molto interessante, che dimostra ancora una volta la grandezza e l’ecletticità del Pinot Nero. Sicuramente quello del Metodo Classico in rosa è un mercato più di nicchia, ma non per questo è una strada da non percorrere con decisione e qualità. Sono sicuro che il Cruasè darà ulteriore propulsione e vivacità alla spumantistica dell’Oltrepò e di riflesso anche a quello del nostro bel Paese. Offrire una scelta più ampia, soprattutto di alta qualità, è sempre un passo avanti.

  2. idee ben chiare? Sarà, ma della loro manifestazione non ho avuto grandi segnali. Sto ancora aspettando che il Nuovo Presidente del Consorzio raccolga l’invito ad incontrarlo per un’intervista che gli avevo espresso al momento della sua nomina… Aspetta e spera… 🙂

  3. Personalmente i vini La Versa targati Cervetti non mi hanno per niente entusiasmato: e tra questi men di tutti il Pinot Nero vinificato in rosso con l’altisonante nome di Liutajo del Re.
    Vedremo se le cose cambieranno con il nuovo agguerrito direttore.
    Ritornando a Cervetti mi lascia un poco perplessa la sua definizione del Pinot nero vinificato in rosso che vorrebbe realizzare presso Marchese Adorno (di cui è, dopo La Versa, diventato direttore). “Lo voglio intenso di colore, vicino a quello di un Bourgogne, ma con spiccati sentori di frutti rossi di bosco. Un vino di grande eleganza” da la Provincia Pavese — 11 ottobre 2009, pagina 32.
    Intanto il colore del Bourgogne sappiamo che non necessariamente deve essere “intenso”; a seconda delle zone di produzione, si caratterizza anche per il colore che può assumere toni più tenui o più marcati.
    Quanto agli “spiccati frutti rossi di bosco”, confesso la mia ignoranza ma non conosco frutti di bosco che non siano rossi.
    Infine dire che si cerca in un Pinot Nero “grande eleganza” è, a mio parere, davvero banale essendo proprio l’eleganza la principale virtù di un Pinot Nero.

  4. Con tutto il dovuto rispetto per Corrado Cavallo, che sicuramente ne sa molto più di me, io dubito fortemente che le condizioni pedoclimatiche dell’Oltrepo consentano al PN di esprimersi ai livelli che merita, sia che si tratti di bolle che di vini rossi, visto che mediamente da quelle parti lo si vendemmia a ferragosto per mantenere una acidità appena sufficiente, ma con quel che consegue riguardo a tutto il resto…
    Luk

  5. Le idee sarebbero anche buone, aspetto però di vedere i risultati in bottiglia.
    Panont, mi dispiace per lui, ma da quando si è Formigonizzato si è messo in un angolo da solo.

  6. Ho assaggiato, come promesso, tre cruasé. Il parere unanime, compreso quello di amici che più di me apprezzano le cose oltrepadane, non è stato entusiasmante, anzi.
    Mi dispiace ma si ha l’impressione, anche questa volta, che al di là della immagine pubblicitaria non ci sia stato un serio lavoro di ricerca della qualità. Si salva, dei tre, quello della sempre valida Tenuta Mazzolino. Il nome degli altri due produttori (tra i più noti ma davvero deludenti) preferisco non farlo.

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