Credo di averlo detto un po’ in tutte le salse quale fastidio mi causi leggere sulla bottiglia di un metodo classico italiano (e anche sulla facciata di una notissima azienda trentina, Ferrari tanto per non fare nomi, che si costeggia transitando in autostrada e che dovrebbe invece rivendicare orgogliosamente la denominazione TrentoDoc) la super generica parola “spumante” e come preferisca invece, soprattutto in presenza di denominazioni territoriali precise, vedere in bella mostra il nome della zona di produzione.
Proprio come accade nella Champagne, dove sui circa 300 milioni di bottiglie prodotte si legge Champagne e dove nessuno si sogna di scrivere la parola “mousseux”…
Una delle rarissime eccezioni che faccio, ma solo per il blasone, anzi, la leggenda del produttore, e per la qualità anche di questa parte della sua produzione, è per lo “Spumante Metodo classico Extra Brut” che Bruno Giacosa, ovvero uno dei vertici assoluti dei vini di Langa, autore di Barbaresco (Asili, Rabajà, Santo Stefano) e Barolo (Falletto e Rocche dei Falletto) supremi, produce da anni con uve Pinot nero conferitogli da un fornitore di fiducia in Oltrepò Pavese.
Lo presenta come Spumante metodo classico il suo Extra Brut (un cui Jeroboam di annata 2006 è stato recentemente e golosamente al centro della parte laica dei festeggiamenti per la cresima di un mio nipote, inducendo tutti, anche le cognate, a berne copiosamente e con gusto: uno spettacolo, il vino, ma anche le cognate…) ma a rigore credo che anche se imbottigliato in quel di Neive dove Giacosa ha le sue cantine, abbia le identiche caratteristiche o addirittura le credenziali di un Oltrepò Pavese Metodo classico Docg, visto che le uve Pinot nero provengono dalla celebre zona vinicola lombarda che ha deciso di porre al vertice della propria piramide qualitativa i propri metodo classico.
Fatto diventare il suo Extra Brut un classico delle bollicine nobili italiane, un vino a livello di svariati blanc de noirs champenoise, Bruno ed il nuovo staff tecnico che lo affianca (il valido Giorgio Lavagna, che ha sostituito, dopo 18 anni il bravissimo Dante Scaglione) hanno pensato che valesse la pena cimentarsi con un’altra modalità possibile della rifermentazione in bottiglia di uve Pinot nero oltrepadane.
Ed ecco pertanto, sboccatura luglio 2009, millesimo dichiarato in etichetta 2007, una nuova “bollicina nobile” targata Bruno Giacosa, ovvero un Rosé Extra Brut Metodo tradizionale, che sempre per il gioco, un po’ ozioso, lo so, delle ipotesi di rivendicazione territoriale, potrebbe, credo, proporsi come un Cruasé, il singolare modo con il quale, a volte in maniera insopportabilmente presuntuosa, ad esempio quando si autodefiniscono “la griffe dello spumante naturalmente rosa da Pinot nero”, propongono in Oltrepò Pavese i loro rosé metodo classico Docg.
Tornando a noi e a questo nuovo vino, devo dire che, ancora una volta, Bruno Giacosa ha centrato il bersaglio, proponendoci un Extra Brut strutturato, importante, duttile nelle possibilità di abbinamento (io l’ho gustato su una Bresaola del bravissimo macellaio Pietro Poretti di Tirano) eppure piacevolissimo e mirabilmente equilibrato, che esalta la finezza aromatica del Pinot nero oltre padano (che quando lo si sa scegliere e lavorare bene ha grandi possibilità) e la possibilità di dare vita a bollicine dove la componente vinosa è molto spiccata.
Sangue di piccione e corallo pallido, più che buccia di cipolla il bellissimo colore, con sfumature delicate e bella brillantezza, perlage fine, sottile, continuo (apprezzato sia in un calice che nella flute), questo Rosé si fa subito amare per il suo bouquet ricco, complesso, elegantissimo, di notevole fragranza e aerea leggerezza dove spiccano, accanto a note di piccoli frutti rossi (fragoline di bosco in primis e un tocco di ciliegia), sfumature di rosa, accenni di ananas, di pan brioche, di rosmarino, a costituire un insieme sapido, di grande nerbo e freschezza.
L’attacco è di grande energia, ben secco, incisivo, senza mediazioni, com’è nello stile delle “bollicine” di Giacosa, ma poi il vino si distende e si allarga in bocca rivelandosi lungo, pieno, succoso, dotato di una consistenza cremosa e croccante, di un “sale” che gli conferisce, anche grazie ad un’acidità molto ben bilanciata, una persistenza lunga e verticale.
Una capacità di “restare in bocca” senza invaderla, che lo rende piacevolissimo, leggiadro, eppure deciso, dotato di quella grazia, di quell’armonia, di quell’equilibrio naturale che è la cifra distintiva dello stile di quel grandissimo uomo del vino, che tutto il mondo conosce e apprezza, che è “l’orso Bruno” di Neive.

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0 pensieri su “Rosé Extra Brut Metodo tradizionale Bruno Giacosa 2007”
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Concordo con te Franco! Il nostro “orso Bruno” di Neive ha fatto centro con questo Rosé. L’abbiammo inserito come virus in una degustazione alla cieca di nobili bollicine trentine, ed ha fatto la sua bella figura! Non ho timore neanche a collocarlo (con questa annata…) un gradino sopra alle versioni passate del suo Extra Brut.
Un’altra bottiglia è già pronta per aprirla a Capodanno. Visto che qualcuno ha esortato a brindare italiano…
Ecco, questo è un gran bel vino. A me non dispiace pure il suo Metodo Classico Extra Brut, una signora bollicina. Alla faccia di tutta quella roba dolce che circola. Signora Azienda, ineccepibile.
E’ Bruno Giacosa, ça va sans dire…
Peccato che non si trovi importato in USA… gli importatori al momento stanno andando cauti su questi nuovi (e interessantissimi) vini, cercando di mantenersi ancorati ai classici.
@Alessia: nuovo mica tanto..
il Rosé é un nuovo prodotto della gamma di Bruno Giacosa
Ma il Brut credo di no, non conosco la precisa data della prima uscita, ma a cavallo tra 99 e 200o mi pare ci fosse.
Per me rimane un classico Italiano, non conosco ciò che è considerato un classico negli states. La spumantistica italiana di Alta Qualità è relativamnete giovane (20/25 anni)
Simone, sei di coccio! Il Brut di Bruno Giacosa esiste da molti anni, dalla fine degli anni Ottanta inizio anni Novanta, ed é ormai un classico, il prodotto nuovo é solo l’Extra Brut Rosé
@ Franco alla fine degli anni ottanta giravo con il SI (Piaggio) e bevevo Gin Tonic, il Sabato in discoteca. Alla fine degli anni novanta, invece, bevevo Giacosa alle Volpi e l’Uva di Firenze.
In effetti se mi ci vuole un decennio per migliorare….si sono di Coccio!!!
e bravo Simone! Merito anche della tua “morosa” che mi sa che di vino ne capisce più di te e che ti prego di salutarmi?
So di darti una delusione…..ma non saprò mai se ne capisce più di me, cmq inoltro i saluti.
ne capisce, ne capisce, mi ha persuaso il modo in cui assaggia e le cose che diceva quando ci siamo incontrati a Fornovo Taro per Vini di Vignerons. Capisce di vino ma mi sa che ‘un capisce tanto di uomini, visto che é ancora insieme a te…
Scherzo!
A questo giro mi sa che che non hai capito tu, il mio era un modo carino per dire che siamo tornati amici, solamente.
A Firenze, più di bravi di me molti, ma chissà se loro lo conoscono Giacosa?
A Firenze più bravi di te e di lei ce ne saranno anche, ma confesso che non mi viene in mente un solo nome…
Quanto alla tua “morosa”, hai proprio ragione, mi ha persuaso particolarmente, ma non direi esclusivamente, come assaggia…
E bravo il Simone, ‘un sei mi(c)a bischero del tutto!…
Dimenticavo: Ti ha persuaso solo il modo in cui assaggia?
;-P