Scandalo del Chianti: aggiornamenti

Sempre per completezza e dovere dell’informazione vi fornisco alcuni elementi di aggiornamento sulla triste vicenda del nuovo scandalo che ha colpito il mondo del vino toscano.
Vi invito a leggere alcune cronache apparse qui, sul sito della Regione Toscana, poi su Gonews, sul sito Internet Winenews, qui, e infine sulla Nazione, qui.
Si presti particolare attenzione alle dichiarazioni del presidente del Consorzio del Chianti Nunzio Capurso, enologo responsabile di aziende appartenenti al Gruppo Italiano Vini, che si dice “molto preoccupato per l’immagine del vino toscano: speriamo che l’indagine della magistratura serva a fare pulizia sul mercato”.
Ma che contemporaneamente, con una sorta di equilibrismo verbale arriva a sostenere che il nuovo disciplinare “consente di stare sul mercato nel segno della tradizione”, nonostante ricordi che “abbiamo cambiato il disciplinare (di cui potete prendere visione qui ndr) in quanto dopo 40 anni i gusti sono cambiati. Il vino va orientato al gusto del consumatore che vuole maggior colore, più morbidezza, meno tannini, minor acidità”.
Ma di quale “tradizione” va parlando l’enologo Capurso quando si riferisce a vini più colorati, più morbidi, con minore tannino e minore acidità?
E non è forse nel nome di questo presunto “gusto del consumatore” (ma quale consumatore? Identikit, please…) da inseguire e compiacere, che si è arrivati, in questi anni, ad intervenire pesantemente su svariati vini toscani, con metodologie discutibili e “spregiudicate” che stanno suscitando l’interesse della Guardia di Finanza e della Magistratura?

0 pensieri su “Scandalo del Chianti: aggiornamenti

  1. buongiorno, in qualità di membro del consiglio di amministrazione del consorzio del chianti, mi sento in diritto di dire, come dico in consiglio, che stiamo facendo autocannibalismo. è sconcertante vedere come idee semplici e giovani non vengono condivise perchè oggi ancora in Italia, in tutta l’Italia, si parla di Gomorra, a tutti i livelli, in tutti gli ambienti. la logica è sempre quella del più furbo, anche quando il furbo poi si trova a vendere se stesso o il suo operato per meno di 1€. discorso troppo lungo, ma sto combattendo. saluti e grazie.

    • se magari fosse più chiaro nella sua esposizione e si facesse capire, cosa che nel suo commento non sempre riesce a fare, penso che il suo “combattimento” avrebbe maggiori armi e possibilità di portare a buoni risultati…

  2. Complimenti a Filippo Ferrari@ per un lavoro che si annuncia molto difficile. Vorrei che il mio commento fosse recepito com’è – privo di sarcasmi e acidità – perché, per la prima volta, leggendo il comunicato della GdF, ho provato un moto di sgomento.
    Ma davvero ci sono uomini che non hanno ancora capito che tutto sta franando, che la Toscana non è più un mito intatto, che quel tempo in cui trattavano ‘male’ i turisti (“e se non gli garba così se ne vadano..”)è finito, perché ogni visitatore trattato male, ogni prezzo esorbitante è stato puntualmente raccontato a qualcun altro. In un ‘bocca a bocca’ simmetricamente opposto a quello che per un paio di secoli ha creato la fama e il mito.
    Possibile che la cecità e l’ignoranza siano talmente vaste?!
    Non voglio crederci: è urgente un patto, una ‘santa alleanza’, qualcosa che metta fine – o circoscriva – questi comportamenti senza senso.

  3. Cercando di interpretare una parte del post di Filippo Ferrari:
    è’ purtroppo vero che sempre più consumatori guarda solo il prezzo, se ne frega della qualità, basta assumere una bevanda che ricorda il vino. E soprattutto da quest’anno i consumatori sempre più sono attratti dalle offerte speciali o dai bassi prezzi, dimenticando che qualche volta la qualità non si sposa con l’economicità.

  4. La gente si è venduta l’anima e non solo.
    Il signor Nunzio Capurso, l’ho visto anche ieri in un servizio del tg de La 7, ma non sò di cosa stia parlando.
    Che il Chianti è Chianti?
    Da tre comuni nel senese ha strabordato in tutta la Toscana, dentro vi si trova di tutto e il contrario di tutto.
    Si dà la colpa al solito disciplinare obsoleto?
    Storia già risentita. Lo si comincia a demonizzare una volta che il gioco non tira o si percepisce che troppi orinano fuori e invece di bastonare, si mettono toppe.
    Si farà tutti una nuova figura pecoreccia, ma facciano pulito una volta per tutta da questo marcio, non se ne può più.
    Ci sono dei Chianti immondi in bottiglia, da dove escono, le commissioni degustatrici li hanno sentiti o le aziende hanno mandato dei campioni diversi da quanto imbottigliano?
    C’è della roba abominevole in giro sotto l’appellativo Chianti.
    Intanto ultime notizie danno per certo anche la denominazione Chianti Classico, non potevamo mancare in questa fogna di cisterne e camion frigorifero.

  5. Filippo Ferrari è uno dei personaggi migliori nel panorama vitivinicolo fiorentino e toscano; sottolineo la bellissima esperienza di Tenuta Lenzini. Io auguro i migliori successi alle sue battaglie, ma non mi dispiacerebbe che usasse la sua energia per “contagiare positivamente” chi ha voglia di lavorare seriamente, di “sbattersi” in prima persona anche al di fuori del Consorzio.
    Questa enorme crisi ci regala perlomeno la possibilità di giocare con la fantasia, non sciupiamo l’occasione!

  6. Non ci si è ancora ripresi completamente dallo “schiaffo” di Brunellopoli che ancora ci tocca leggere di queste nuove indagini per frode nel mondo del vino…ed ancora in Toscana! Questo mi fa sempre più rabbia in quanto a questa regione sono affezionatissimo per vari motivi…non solo enologici! Purtroppo la mania di accontentare queste presunte tendenze di mercato, o pià probabilmente la solita “bulimia” di denaro, danno un altro pugno nello stomaco alla nostra immagine di Paese Ambasciatore di Grandi vini nel mondo. Incrocio le dita e spero di non dover mai leggere scandali del genere anche in Piemonte….l’altro nostro Faro enologico….e chiedo ai Signori del Barolo e del Barbaresco di tagliare sul nascere eventuali tentazioni di “correggere” i loro vini…in nome di “travianti” richieste di mercato!

  7. Non capisco come il Presidente della regione Toscana possa ripararsi dietro la frase: “La prima impressione — ha proseguito — è che si parli di comportamenti appartenenti ad un periodo non più replicabile, grazie all’Ocm vino entrata in vigore in agosto”.
    Infatti siamo esattamente alla prima vendemmia dopo l’entrata in vigore della norma….

  8. Altra riflessione (e scusatemi se sono prolifico in questi argomenti):
    è noto come i vini del centro italia e anche del nord, storicamente, siano stati sempre in molti casi tagliati con i vini del sud. Questa miscela garantiva all’enotecnico una qualità costante. Questa metodologia è stata (sempre) applicata anche per i vini di qualità nonostante i disciplianari dei vini a Docg, più restrittivi, non lo consentissero.
    Oggi è arrivato il momento in cui la legge deve essere rispettata e non più aggirata. Sopratutto perchè chi lavora onestamente si trova danneggiato dalle frodi (attenzione: frodi che fortunatamente non riguardano la salute dei consumatori, ma semplicemente frodi sulla garanzia del rispetto delle regole di produziome).
    E’ comprensibile, sopratutto in un periodo di crisi, che chi lavora bene e si trova a vendere i vini (sfusi) a prezzi di molto inferiore ai costi per andare avanti, si incazzi. La corsa al ribasso, per vendere meglio in questo mercato globalizzato, sta portando a una sorta di giustificazionismo delle pratiche non consentite dai disciplinari più ristrettivi; ma a spese di qualifiche, le Docg, che spuntano prezzi più alti. Questo è il problema centrale: la rincorsa al prezzo più basso per vendere di più, costi quel che costi.
    Occorre, oggi più di ieri, vendere il vero, occorre avere il coraggio di vendere vino da tavola per quello che è, Igt per quello che è, Docg per quello che è. Non possiamo ammettere di continuare a spacciare vini scadenti per Docg. Altrimenti si distrugge quel tessuto fatto di passione, di sacrificio che tiene alto il prestigio dei vini toscani e Italiani.
    Personalmente sono contento delle indagini che mirano, secondo me, semplicemente alla tutela dei piccoli vignaioli.
    Mi si scusi lo sfogo…

    • Paolo, sottoscrivo in toto lo spirito e le argomentazioni sostenute nel suo intervento. E’ ora di tornare ad essere sinceri e onesti, altrimenti i consumatori, in Italia e all’estero, finiranno per non fidarsi più, in toto, del vino italiano

  9. Cosa ne pensano all’estero?

    Se qualcuno di voi avesse un po’ di pazienza di leggersi l’opinione di Marek Jarosz (universita’ di Cracovia, Istituto polacco della Vite e del Vino) sul Chianti che c’e’ in giro adesso potrebbe provare a leggere qui:
    http://www.enotime.it/zoom/default.aspx?id=1892

    Ne estraggo il pezzo più significativo, tutte parole sue:

    “Al tavolino accanto due Americane andavano in visibilio per un Chianti Classico, dunque con curiosità ho ordinato lo stesso vino. Con il Chianti, se ben ricordo, è sempre stato come con la roulette russa. Più di trent’anni fa si poteva comprare per poche lire sia un vino molto onesto sia una misera mistura che irritava la gola, ma erano pur sempre dei vini degni di attenzione. Ero curioso di sapere cosa mi avrebbero servito adesso.

    Formalmente questo Chianti non aveva nessun difetto significativo. Purtroppo non si poteva nemmeno elogiarne qualcosa. Era un vino triste e afflosciato, privo di qualsiasi palpabile carattere o stile, un vino dall’acidità ridotta, dall’esiguo bouquet fruttato e dalla permanenza del gusto in bocca praticamente nulla. Aveva un sapore costruito, come se qualcuno ne avesse levigato gli spigoli e le vivacità, per non offendere nessuno e accontentare possibilmente tutti. Purtroppo, in quel momento ho cominciato ad invidiare l’ingenuità di quelle Americane. Erano venute qui probabilmente (per quanto conosco gli Americani), con un principio molto pratico: “in Toscana si produce uno dei vini migliori del mondo (così indicano le guide) ergo sto bevendo un vino eccellente”. Qui non serve nemmeno sprofondarsi in qualche analisi o valutazione di quello che si sta bevendo, lo hanno già fatto per noi le riviste specializzate. Rimane “soltanto” la questione della piacevolezza. Che sia davvero necessaria?

    E poi è andato tutto, purtroppo, sempre peggio. Avevo deciso di bere quei vini che sono accessibili al comune turista che visita Firenze e dintorni forse per la prima e l’ultima volta nella sua vita, che non si intende di vino e che compra prodotti di largo consumo ed alla portata di tutte le tasche. Ho provato così una sensazione violenta, come se da qualche parte a Firenze esistesse un enorme tino dove si mescolano tutti i vini del circondario per imbottigliarli ed etichettarli come vino DOCG per diversi produttori. Un miscuglio ovviamente privo di tutto ciò che è importante nel vino, cioè la personalità, il carattere, l’anima. Ma che sicuramente si vende bene”.

  10. Mi sorge un dubbio. Marek Jarosz quel pezzo lo ha scritto nel 2005 e le ultime frasi sono chiaramente indicative. Oggi uno di questi tinoni della lavanderia collettiva e’ stato individuato. Che la GdF legga anche i nostri articoli sul vino e si regoli di conseguenza?

  11. Per Silvana:
    La settimana scorsa sono stato a Vignerons d’Europe a Montecatini. La sera con mia moglie siamo andati in una trattoria pizzeria che non mi ispirava molta fiducia. La signora toscana alla cassa ci fa accomodare e poco dopo il genero napoletanto viene a raccogliere le ordinazioni. I vini a prezzi esosi mi inducono a ordinare mezzo litro del vino della casa, decantato come eccellente. Per fortuna abbiamo ordinato solo una pietanza, non molto buona, come i contorni di stagione (zucchine). Il vino scadente. Vorrei protestare ma mia moglie mi chiede di lasciar perdere e di andare via. Pago alla signora toscana che, cerca di addebitarmi 5 euro in più, senza ricevuta e senza farmi vedere il conto.
    Usciamo e andiamo a mangiare in un’altra trattoria pizzeria. Servizio cordiale, cibo buono e soprattutto un’ottiama bottiglia di Chianti Classico a 14 € in tavola.
    Paghiamo al titolare pugliese che ci fa la ricevuta e tutto quadra.
    La sera successiva per cena torniamo alla trattoria del pugliese dove abbiamo lo stesso buon servizio.
    Morale: i primi che ci hanno fregato, ci hanno persi come clienti per sempre, mentre il secondo ci vedrà arrivare anche la prossima volta che saremo a Montecatini. Il brutto della storia è che la sera successiva il primo locale era ancora gremito di clienti come la sera precedente.

    Sulla vicenda Chianti:
    Prima di Brunellopoli successe un caso simile a quello del Chianti fra Friuli e Veneto, operazione denominata nozze di Cana. All’epoca i 7 o 8 personaggi attori della vicenda, acquistarono vini scadenti dalla puglia al prezzo di € 0,50 franco consegna e li rivendettero come prosecco e pinot grigio ad € 1,20 franco partenza. Volume 12 milioni di litri. Fra i personaggi in questione anche un personaggio famoso che vanta il primo arresto per frode nel 1978 e poi successivamente ne ebbe molti altri. Fra i nuovi personaggi, uno che in questo momento sta costruendo una nuova cantina stimata in diverse centinaia di migliaia di euro, intestata ad un congiunto il quale ha anche ottenuto un finanziamento per costruire questa cantina.
    Gli imputati sono tutti rinviati a giudizio ma, stanno andando avanti senza problemi.
    La cosa che tutti in zona si chiedono: com’è possibile che nessuno faccia luce su questo investimento? Com’è possibile che soldi europei vengano elargiti a figli di indagati per truffa e sofisticazione?
    Ieri sono stato a Trento ad un convegno di vini naturali tenuto da Porthos. Fra i miei colleghi a fine convegno sono usciti questi temi.
    NOI ONESTI, che facciamo il vino come espressione di territorio, che diciamo ai ns. clienti ciò che facciamo e facciamo ciò che diciamo, iniziamo ad essere stanchi di: pagare tutti i fornitori puntualmente, pagare le tasse puntualmente, fare una umile vita non sempre per scelta, e non essere minimamente tutelati dalle istituzioni.
    Il problema vero e grande sta nelle istituzioni; spesso le persone preposte al controllo fanno meno del minimo indispensabile tanto a fine mese ricevono uno stipendio sicuro. I tempi lunghi dei processi assieme alle leggi fatte per delinquere assicurano l’impunità e, nella vicenda nozze di Cana della quale non si parla più, gli attori si dividono € 8.400.000 di utili lordi.

    Viva l’Italia

  12. Eccoci ancora a parlare di truffe!
    INCREDIBILE!
    E ancora la Toscana al centro. E ancora con autobotti che girano per paesi, piccoli borghi e passano sotto la copertura di …grandi etichette. Dobbiamo dire stop a tutto cio’ che arriva da Toscana e dintorni ? Sicuramente oggi non si fa’molta fatica (basta leggere le cronache dalla Puglia di Franco per capire che c’e’ anche chi fa grandi vini senza essere…..accecato dal businnes) e sicuramente molti ci arriveranno anche senza le mie esternazioni.
    Io,da fuori del grande mondo del vino ,penso e ripenso: ma possibile che con tutte queste autobotti solo la Finanza potesse arrivare a conoscere questa truffa ?
    E gli altri produttori sani….che sapevano perche’ non hanno iniziato a parlare ?
    Con milioni di litri venduti e milioni di litri comprati il…mondo del vino non poteva non sapere!!
    Attenzione che di vino buono al mondo c<e n'e' sempre di piu'.Ma questo in Toscana sembrano non capirlo.
    E se i produttori sani non iniziano a fare "le ronde" e chiarezza ….avremo piu' Prosecco (senza marcato)ma nessuna credibilita'.

  13. Parliamoci chiaramente, se vogliamo degustare un buon Chianti con un minimo di affinamento, dico minimo, ma quante bottiglie dobbiamo stappare? Trovatone uno davvero buono, non dico solo ben fatto, quanto mi è costata la bottiglia? Alla fine sono sempre i soliti, pochi, produttori che riescono a fare un prodotto valido al prezzo che a questo punto non so proprio davvero se è da considerarsi esoso.
    Impianti normativi mostruosi costruiti per esclusive ragioni di campanile ma certamente non per creare grand cru dove alla fine l’italico spirito, in generale, strizza volentieri l’occhio alla “marachella”.

    • Leggo su La Prima di WineNews di oggi, questo commento pubblicato con il titolo di Credibilità a rischio: “L’ultimo scandalo, presunto o reale, ma comunque scoppiato, questa volta nelle terre del Chianti (dopo Montalcino), rischia di compromettere pesantemente la credibilità del vino italiano nel mondo. Un vino che si è fatto largo, nelle sue tante espressioni, forte non solo di una indiscutibile qualità, ma anche di un dichiarato (e nella stragrande maggioranza dei casi, compiuto) rispetto di regole e disciplinari, autodeterminati per giunta, su cui ha fatto leva anche per differenziarsi dai Paesi rampanti dell’enologia mondiale, che di regole ne hanno molte meno, pur non avvelenando nessuno. Vada come vada, non si potrà più fare finta di niente. Se ci sono dei colpevoli, si trovino e in fretta, e senza distruggere quanto creato da chi ha lavorato con coscienza e secondo le regole”.
      Concordo sostanzialmente con il pensiero espresso, anche se temo che non si tratti di uno scandalo “presunto”, ma molto reale, e auspico a mia volta che questa volta si arrivi rapidamente all’individuazione (e alla punizione, a termini di legge) degli eventuali colpevoli, evitando di coinvolgere in un polverone non solo il mondo del Chianti, ma un’immagine e una credibilità del vino toscano già messe a dura prova da precedenti scandali.

  14. Buongiorno.
    Caro Franco buongiorno.
    Io mi sbaglierò, ma le parole che hai riportato sopra mi sembrano tanto un “all in comunicazionale”, per usare un terminologia pokeristica, al posto del solito refrain sulla “centralità del consumatore”(?) e affini (e ignote a chi le pronuncia) amenità.
    Buona giornata.

  15. Franco, è ovvio che quelle parole siano apprezzabili ed è auspicabile che siano seguite da fatti altrettanto ben indirizzati. Tutti noi, qui, ce lo auguriamo.
    E’ che mi sono suonate nella loro perfezione formale (e nella fonte filo-istituzionale dalla quale provengono) un rilancio (appunto) di “abbiamo cambiato il disciplinare (di cui potete prendere visione qui ndr) in quanto dopo 40 anni i gusti sono cambiati. Il vino va orientato al gusto del consumatore che vuole maggior colore, più morbidezza, meno tannini, minor acidità”.
    A dopo

  16. buono, non buono, tipico, non tipico….ma di cosa stiamo parlando?
    il problema è ben altro…
    non servono leggi speciali, è sufficiente seguire le regole che già ci sono, e chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità ed essere punito come dio comanda, purtroppo in questo paese….davanti alla legge non tutti sono uguali e quindi vince chi è più furbo a discapito di chi onestamente lavora il vigneto e si assume rischi enormi nel produrre vini frutto di uve coltivate e viniificate in zone anche difficili.
    Credo che se tutti e soprattutto chi scrive di vino iniziano ad essere meno permissivi e a boicottare certe situazioni, forse il futuro dell’enologia chiantigiana e nazionale sarà più roseo…..

  17. Buongiorno.
    Gentile Enologo, sono pienamente d’accordo sull’esistenza di regole e sulla mancanza di certezza del diritto in questo e altri campi.
    Sono meno d’accordo con quei sentimenti di superiorità e invidia tra piccoli (e presunti seri) e grandi (e presunti meno seri). In una denominazione complessa come quella del Chianti Classico a maggior ragione, piccoli e meno piccoli DEVONO capire di lavorare insieme.
    Buona giornata

  18. Pingback: Dopo Brunellopoli lo scandalo del Chianti | Intravino

  19. Il vero problema è la mancanza di etica. Purtroppo è un valore che non si compra al mercato. Non importa se grande produttore o piccolo. Bisogna essere grandi uomini o donne. Andiamo a rivedere i vini annate 2002 e 2005, forse il 10% rispecchiano le caratteristiche dell’annata. (Vini poco colorati e di facele beva)In questo settore ci vorrebbere più De Marchi, Conterno, Rinaldi, ecc…

    • ricordo che a Paolo De Marchi avevano bocciato in commissione di degustazione per la Docg il suo Chianti Classico 2002: era troppo chiaro, c’era troppo “solo” Sangiovese perché fosse accettato. Perché così facendo ci si sarebbe per forza di cose accorti che in tanti altri non ci poteva essere un minimo di 80% della magica uva toscana…

  20. Mi scusi, sono sempre troppo ermetico, ho avuto vari soprannomi all’università dai professori per questa cosa…. ho il maledetto vizio di spiegarmi nell’azione e non con le parole.
    comunque stavo semplicemente parlando di etica, appunto. l’etica che ti porta a vedere e vivere la realtà di una regione ormai devastata dalle orribili denuncie ed ancora governata dalle stesse persone che l’hanno rovinata. qualcuno mi dice perchè del chianti si è fatto un prodotto mc donalds?? non vorrei essere ripetitivo ma come è possibile scendere al compromesso di vendere vino a pochi centesimi per bottiglia quando su una bottiglia si caricano tutti i costi aziendali? il consumatore se lo chiede, smette di comprare quel prodotto ed allora il produttore molto intelligentemente abbassa ancora il prezzo e la qualità….almeno si facesse il contrario per qualche anno: mettiamo chianti ottimi nelle nostre bottiglie (come qualcuno fa da sempre) e recuperiamo posizione….non mi sembra un’idea assurda. il problema delle annate (vedi 2002, 2003, 2005) è sicuramente presente. molto spesso portare avanti un vecchio detto degli chateuax francesi, “non esiste mai una cattiva annata per un grande chateaux”, non paga molto ma non perchè il consumatore mentre durante la stagione faceva il suo lavoro quotidiano accorgendosi che sarebbe stata un’annata di merda e da non bere….no, non la beve perchè qualche caro scribano inizia a parlare in modo confuso dell’andamento stagionale non utile ad un grande vino….e poi però ci si incazza se ogni vino non è figlio della sua annata….personalmente ho sempre portato avanti la teoria che voglio godermi ogni annata in bottiglia e se mi bocciano il chianti come nel 2002 o se il mio Supertoscano nel 2005 sembra scarico…..chi ci ama ci segue ma non sarebbe più opportuno parlare di cosa otterremo da quell’annata e non di quello a cui dovremo stare attenti?? il produttore che vuole ingannare lo farà sempre è inutile allertare la gente….meglio dire che nel 2005 i vini saranno più fini, meno alcolici e più di pronte beva o scrivere attenti quest’anno addio, tra tagli, trucchi e san gennari il vino chissà come sarà…..
    altro problema ancora quello del piccolo è bello mentre il grande è demone…. sicuramente per certi aspetti le aziende che non superano le 100.000 bottiglie sono quelle che possono stare più attente ma i consulenti molto spesso sono i solito delle grandi aziende e le ricette anche…..come anche i degustatori delle doc e docg, spesso sono gli stessi tecnici…non se ne esce….
    l’unico scampo in questo momento credo sia fare un’auto certificazione davanti allo specchio per dichiarare a chi interessato quello che facciamo davvero e vivere il nostro lavoro prima di tutto in modo umile e responsabile.
    spero di essermi chiarito un pò meglio ma dovrei continuare un’ora…..

  21. per me sarebbe un piacere infinito, quando avrà un attimo mi faccia sapere che salgo da lei con qualche bottiglia da testare di produttori che a me piacciono. ovviamente senza i miei vini. a presto allora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *