Non strabuzzate gli occhi, non scandalizzatevi per l’immagine un po’ bizzarra che illustra questo post, non sono diventato matto e non sto facendo in alcun modo – è bene premetterlo – alcuna apologia affermando che si stava meglio e che i treni arrivavano in orario, mica come “l’Alta Velocità” di oggi, “quando c’era Lui”…
Ho scelto questa foto, un fotomontaggio (credo divertente) opera dell’amico Antonio Tomacelli, che in queste cose è un fenomeno e che ringrazio per la collaborazione, per rispondere con l’arma dell’ironia ad un tale che per replicare ad un mio articolo dove definivo ridicola la campagna per il brindisi autarchico di fine anno, ovviamente, è inutile dirlo, a base di quello “spumante italiano” che quel simpaticone del Ministro delle Politiche Agricole Zaia sponsorizza in comunicati, dichiarazioni, proclami, e addirittura alla Prova del Cuoco di Rai Uno (vedi video qui), ha pensato bene, dico il tale (come si chiama?) di darmi, papale papale, del “nostalgico repubblichino”.
Scrivendo, per citare integralmente la fonte – ecco il link alla sua uscita – che “Parlare di gesto autarchico o di provincialismo, come fa il sempre più isolato Franco Ziliani (alla ricerca di polemiche sterili e magari contro l’interesse dei produttori e dei consumatori italiani) è solo segno di voler fare cattiva informazione o cercare “comunque” spazi di protagonismo. Nonostante gli argutissimi ragionamenti del pubblicista a libro paga dell’Ais ci permettiamo di insistere sul valore di questo brindisi “italiano”, da accompagnare ovviamente il più possibile con dolci e cibi tricolori.
Non già perché ci piaccia l’idea dell’autarchia fascista (che il nostalgico repubblichino Ziliani conosce forse meglio di noi…), ma perché in questo momento l’agricoltura e la ristorazione italiana, abbandonate dai politici, hanno bisogno di un segnale positivo per loro e per noi tutti”.
Questa intemerata nei miei confronti perché il tizio, sul suo sito Internet dove la pubblicità e i comunicati stampa convivono disinvoltamente con gli articoli, cercando di essere più realista del re, o magari di accreditarsi agli occhi del potente ministro di turno, aveva letteralmente cavalcato la “pensata” ministeriale, facendo del suo sito l’organo ufficiale della campagna per le autarchiche bollicine, informandoci puntualmente dei trionfali successi fatti registrare e autoproclamandosi l’interlocutore ideale, anzi l’interprete, l’aedo del verbo zaiesco.
Cosa rispondere allora a chi, senza un filo di sense of humour e prendendosi un po’ troppo sul serio, non ha alcun problema a riportare in maniera zelante sul proprio sito la velina ministeriale secondo cui “milioni di italiani brinderanno al nuovo anno con vino spumante made in Italy. Le principali reti televisive nazionali e regionali hanno infatti aderito all’iniziativa ‘Brindo italiano’. Durante le trasmissioni del 31 dicembre e di Capodanno verranno stappate le magnum di ‘Brindo italiano’, riconoscibili da tutti grazie al logo del Mipaaf impresso sull’etichetta insieme al tipo di vino e al nome dell’evento”?
Semplicemente che, ben lieto di essere isolato e ben lontano da uno come lui, dichiaro di arrendermi e rassegnandomi a stappare, come il Ministro e la sua “Agenzia Stefani” ordinano, italiche bollicine, con tanto di mani sui fianchi e mascella volitiva come se dovessi arringare le folle dal balcone proclamo: “Spumante italiano trionferà: eia eia alalà”!
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con un buon quartino di sangue ebreo (di cui vado fiera), dati i tempi, mi ribello!!!
Auguriamo al tizio in questione di passare il Capodanno a casa di Zaia, forse con qualche litro di buon prosecco (a buon prezzo ovviamente) riusciranno a completare la prima pagina delle parole crociate.
Dubito riusciranno a completare la prima pagine della parole crociate visto il livello culturale…
Ne hanno parlato, confermando la sua tesi sciùr Franco, anche dal “Gastronauta” su Radio24 sabato scorso. Tutti gli intervenuti, da Lunelli a Mongiardino hanno convenuto che tra la Francia e l’Italia c’è un abisso, non in qualità, ma in differenza di terroir.
Quindi hanno concluso che ognuno beva cosa preferisce e si finisca una buona volta di fare questi paragoni inutili, in primis il ministro.
Per una volta in quella trasmissione è prevalso il buon senso.
Pingback: Zaia watch: Italy’s agriculture minister’s tenure much ado about nothing? « Do Bianchi
Salve,
per dare fiato alla bocca i nostri sono veramente degli assi! Ma a Zaia qualcuno ha speigato che siamo un paese di (produttori) trasformatori ed esportatori? arrivano queste banalità in veneto? lo spettacolo (spettacolo? meglio avanspettacolo) che offrono è semplicemente misero e proviciale, perfetto manifesto del livello culturale raggiunto tanto faticosamente.
saluti
ps bella l’iniziativa brindo italiano nelle mani di un leghista…
per pure e semplici ragioni economiche e non certo per far piacere a questi signori a Natale brinderò con un Brusato di Gigi Balestra, spero mi perdonerà.
eh eh
“perdonatissimo”, perché brinderà non con uno “spumante italiano” (che cos’é?) ma con un Franciacorta..
Mi violenterò fino all’agonia, ma alla faccia di Zaia a capodanno apro Dubl Falanghina Feudi di San Gregorio; il vino non sarà gran che, ma il territorio campano è il maggiormente vocato in Italia. Sempre alla faccia di Zaia, s’intende
Simone, hai esagerato con il Prosecco? La Campania come zona a maggiore vocazione d’Italia? Sicuramente grande potenzialità, ma vuoi mettere le Langhe del Barbaresco e del Barolo, e la Toscana di Montalcino e di qualche angolo di Chianti Classico? Ma dai!
Continuano gli appelli al brindisi autarchico del ministro padano. Ora anche via video dal sito Internet de Il Giornale:
http://www.ilgiornale.it/gastronomia/il_ministro_zaia_auguri_lettori_giornale_brindiamo_italiano/luca_zaia-brindisi-spumante-italiano-capodanno-ministro-agricoltura-agroindustria/22-12-2009/articolo-id=408929-page=0-comments=1
@ Franco, era una superprovocazione per Zaia e Company;-)
segnalo che il tale, come si chiama?, quello che mi ha definito “nostalgico repubblichino”, rincara la dose e ora, rispondendo al commento di un lettore, sostiene “in verità mi sembra che lei sia caduto nella trappola della disinformazione che Franco Ziliani sa creare molto bene”. Bene: “nostalgico repubblichino”, creatore di “disinformazione”, e chissà che altro: ma fino a che punto pensa il tale che possa arrivare la mia pazienza prima di aspettarlo sotto la redazione e dirgli (ho scritto dirgli, non dargli…) sul muso quello che si merita?