Apprendo dal seguente articolo della collega Francesca Negri pubblicato oggi sul Corriere del Trentino, le seguenti istruttive ed edificanti novità. Leggete…
“Un TrentoDoc a 3,49 euro. E non a partire da gennaio, periodo che, si sa, è tra i meno redditizi per le vendite di bollicine.
Eurospin, la grande catena tedesca di hard discount, in questi giorni sta pubblicizzando su tutte le testate nazionali le sue promozioni di Natale: dal 17 dicembre al 2 gennaio, quindi in pieno boom di vendita di spumanti, tra i prodotti in promozione c’è anche il Corona Brut TrentoDoc, che si può acquistare, appunto, a 3,49 euro.
Una private label, cioè un’etichetta privata in questo caso di Eurospin, confezionata ad hoc, come si legge in etichetta, da C.V. di Ravina, ovvero da Cavit.
E con il logo TrentoDoc (quello studiato dalle blasonate agenzie milanesi Minale Tattersfield e Leo Burnett di cui tanto si fregiano i produttori locali e Trentino Spa) bello in evidenza in etichetta.
Da Ravina il nuovo direttore Enrico Zanoni prende una posizione netta in merito all’accaduto, legato ad un contratto commerciale siglato con la catena di hard discount prima del suo arrivo in Cavit: “Le attività promozionali di questo tipo sono libera iniziativa del distributore, nella fattispecie Eurospin, anche perché Cavit non può imporre i prezzi di vendita. Cavit ha fatto e sta facendo tutto quanto il necessario per evitare che si ripetano cose di questo tipo e per impedire che vengano applicati prezzi non congruenti alla valorizzazione del TrentoDoc”.
Visibilmente dispiaciuto della promozione “aggressiva” dell’hard discount ed in linea con il direttore è, ovviamente, anche il presidente di Cavit, Adriano Orsi. “Personalmente – ci tiene a sottolineare Zanoni – credo molto nel TrentoDoc e anche Cavit è sempre più volta alla sua valorizzazione”. Soprattutto ora che la guida del Gambero Rosso ha insignito l’Altemasi Graal come “Spumante dell’anno 2010”.
Insomma, un incidente diplomatico vero e proprio che però ha fatto insorgere molti produttori trentini e reso d’obbligo anche l’intervento del presidente dell’Istituto tutela TrentoDoc, Fausto Peratoner: “I prezzi di vendita rientrano nelle strategie commerciali di ogni singola azienda e l’Istituto non può intervenire in tal senso. Mi sono però sentito in obbligo di verificare l’accaduto: ho capito, parlando con Zanoni, che lui era dispiaciuto quanto me e che cose simili non accadranno più, perché certo indeboliscono il lavoro che tutti, Cavit compresa, stiamo facendo nell’ottica di promozione del TrentoDoc”.
Tant’è che lo scorso settembre nel corso di una riunione dell’Istituto di tutela è stato siglato un documento in cui tutti i membri (compreso il colosso di Ravina) si impegnano ad affrontare il nodo del posizionamento del metodo classico made in Trentino, che per un prodotto base dovrebbe andare dagli 8 ai 12 euro.
“Uno degli obiettivi dell’Istituto – spiega Peratoner – è proprio quello di gestire al meglio sia il marchio che il prezzo, perché è anche quest’ultimo che ne fa percepire la qualità”. E la qualità indiscussa del TrentoDoc e la notorietà del marchio, che attualmente conta circa sessanta etichette e rappresenta un terzo delle bottiglie stappate in Italia, è stata probabilmente la leva che ha fatto tramutare le bollicine trentine in quello che in gergo si chiama “prodotto civetta”, ovvero un prodotto riconosciuto di alto valore o di marchio riconosciuto che in promozione viene venduto a basso costo, con la funzione di attirare la clientela nel punto vendita.
Non per niente, infatti, il Corona Brut TrentoDoc a 3,49 euro è stato pubblicizzato in tutta Italia: a vantaggio di Eurospin, ma certo non del fiore all’occhiello della vitienologia di casa nostra”.

Questa la cronaca puntuale della brava collega trentina.
Passando al commento non si può non osservare che evidentemente qualcosa non funziona in casa TrentoDoc, “spumante trentino – remuage italiano” come viene, con qualche disinvoltura linguistica, presentata sul proprio sito Internet la denominazione che accoglie i metodo classico prodotti in provincia di Trento.
E’ giusto dirci che il TrentoDoc è “unico”, anzi “diverso”, perché nella casa delle bollicine nobili trentine si verificano cose che altrove credo non sarebbero mai possibili. E se si verificassero comporterebbero l’isolamento del soggetto responsabile e magari l’attivazione delle pratiche necessarie per l’espulsione dal Consorzio di tutela relativo.
Dapprima uno dei principali soggetti produttivi aderenti al TrentoDoc, la Cantina Rotari di Mezzocorona (cantina europea dell’anno 2009 per Wine Enthusiast…) se ne esce, leggete qui e poi ancora qui, con un’operazione necrologica, ovvero riesumando il cadavere del Talento e provando a definire ancora con questo nome in etichetta (dove figurerebbe già TrentoDoc…) i propri spumanti metodo classico, suscitando le perplessità (eufemismo) dei colleghi trentini e registrando l’adesione al rifondato Istituto di un solo altro, seppure eccellente, spumantista locale.
Ora, seppure presentata, nel tentativo di renderla meno traumatica, con i distinguo, gli imbarazzi e le scuse di rito proposti nella cronaca di Francesca Negri, la geniale “pensata” di mettere in vendita, o quantomeno fornire il prodotto, per un TrentoDoc proposto sullo scaffale ad un prezzo “impossibile”, che rende il prodotto addirittura meno caro di un Prosecco ordinario e lo presenta, con evidente danno d’immagine per la denominazione, come un banale spumantino (di quelli che vanno a costituire il volume del cosiddetto “spumante italiano” che piace tanto al ministro Zaia e ai suoi coriferi), o come uno di quei vini che possono essere commercializzati ad un prezzo ridicolo.
Questo mentre il presidente della notissima Cantina cooperativa trentina che ha fornito il prodotto da 3,49 euro a Eurospin, la grande catena tedesca di hard discount (vedere il volantino pubblicitario qui), dichiara, bontà sua, “credo molto nel TrentoDoc e anche Cavit è sempre più volta alla sua valorizzazione”…
Ma chi glielo va a dire ora ai signori della guida del Gambero Rosso che hanno premiato Cavit come cantina produttrice dello “Spumante dell’anno 2010” per un TrentoDoc, che la stessa cantina che portano in palmo di mano arriva anche, mettendo ovviamente le mani avanti e precisando che “le attività promozionali di questo tipo sono libera iniziativa del distributore, nella fattispecie Eurospin, anche perché Cavit non può imporre i prezzi di vendita”, a produrre un TrentoDoc simil Prosecco o peggio ancora simil Charmat da battaglia che il consumatore ha trovato sullo scaffale, dal 17 dicembre al 2 gennaio, nientemeno che a 3,49 euro?
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Da quel che si legge dalla cronaca della Negri, nessuno dice mai che questo vino è stato venduto sotto costo, quindi probabilmente Cavit l’ha proposto ad Eurospin ad un prezzo inferiore.
Io purtroppo non mi scandalizzo più.
Un amico responsabile di sala di un ristorante stellato mi ha raccontato che, durante il suo ultimo viaggio in Champagne gli è stato riferito dai suoi amici produttori che, due produttori di Champagne sono stati arrestati per 4 mesi per aver acquistato uve Pinot Nero in Borgogna e averle utilizzate per produrre Champagne. In Italia non ci sarebbe niente di male, le uve sono le stesse.
…evitare che si ripetano cose di questo tipo….
Sempre belle parole, ma vengono dette dopo a contratti firmati!
La verità è che quando si producono milioni di bottiglie non si può fare a meno della GDO e quindi di sottostare a certe regole implicite. Ora noi non lo sappiamo, ma non mi stupirei se quei prezzi mortificanti fossero presenti anche sugli scaffali in USA o in Australia.
Gli agricoltori trentini sono ormai industriali a tutti gli effetti: vino, mele, latte/formaggi, speck, tutti prodotti fatti in serie che hanno il medesimo gusto, anno dopo anno. A questo punto diciamo le cose come stanno: dimentichiamoci la poesia delle vallate sperdute e dei prati fioriti, meglio puntare su prodotti certificati ISO9000!
attenzione a piegarsi troppo e a calare troppo le brache abbassando i prezzi. Poi, ridotti a 90 gradi come si é, può capitare anche qualche “problema”…
Se per quello COOP ha in offerta nel flyer di fine anno Brunello di Montalcino di annata non specificata, il marchio non lo ricordo alla folle cifra di 10,80 €…..
La foto pubblicitaria ritrae l’offerta del supermercato in cui il vino viene venduto scontato dal prezzo di 4,99 a 3,49, quindi uno sconto di un euro e mezzo.Quello che vorrei davvero sapere, ma come’è al palato questo vino ? Senza preconcetti. E’ degno di portare l’etichetta che porta, o no ? Insomma un conto è fare dumping con un prodotto decente, ma ben altra cosa rifilare al consumatore un prodotto di pessima o comunque di bassissima qualità. Sono due cose diverse con conseguenze diverse. Il mercato è libero ma il prodotto deve essere di qualità accettabile.A proposito basta ricordare l’inchiesta sulla qualità dell’olio di oliva fatta da Andreas Maerz. Saluti
Cristiano, piacerebbe anche a me procurarmi una bottiglia di quel TrentoDoc e degustarla, ma non penso proprio di andare appositamente in Trentino per procurarmela… Il problema non é la qualità di quel vino, della quale non si discute in questo post, ma dell’oggettiva turbativa di mercato che un TrentoDoc (s)venduto a 3,49 produce nei confronti degli altri TrentoDoc che sono posti in vendita ad un prezzo inserito in quella fascia, tra gli otto e i dodici euro, consigliata dall’Istituto del TrentoDoc. Ma come é possibile vendere a nemmeno tre euro e mezzo un vino, prodotto con la metodologia del metodo classico, affinato per un minimo di 12 mesi sui lieviti? Va bene cercare di resistere alla crisi, ma qui si cavalca la crisi e dalla crisi si finisce per essere “cavalcati” (eufemismo)….
Non mi meraviglia proprio, in germania si comprano Champagne a meno di 10 €
perche non deve succedere lo stesso al trento doc?
Chiediamo alla dirigenza Cavit il prezzo a cui vendono questo Trento Doc alla Eurospin, e poi se ne discute…
Invece accennano solo a contratti già stipulati…
Cesarini Sforza come tutti gli anni è in vendita scontato del 40% sugli scaffali dell’unico supermercato che frequento: euro 5,87. In etichetta si legge Talento Metodo Classico MIllesime 2006. Non c’è data relativa alla sboccatura. Se solitamente negli anni passati la promozione durava 2 settimane circa nel periodo autunnale, come per tanti altri vini, è stata riproposta anche durante il periodo natalizio. Beh, riassumendo l’involucro dice che si tratta di un metodo classico millesimato a prezzo basso. Sono curioso di assaggiarlo.
Perdoni la domanda Ziliani (ed anche il fatto che magari ai suoi occhi appaio pesante) ma volevo chiedere cosa diamine centra il Prosecco con un articolo dove si denuncia una (s)vendita sotto costo da parte di un produttore Trentino…
Premesso che il blog è suo e può scriverci ciò che vuole, e che non sarà certo una singola divergenza di idee che mi toglierà il piacere di seguirla quotidianamente come faccio da anni (altrimenti, da milanista, dovrei evitare il suo blog almeno per tre giorni consecutivi quando perdiamo il derby…) mi chiedo il perché dell’accanimento contro il vino della mia zona: la frase “TrentoDoc simil Prosecco o peggio ancora simil Charmat da battaglia…” significa pari – pari
che di peggio del Prosecco c’è solo quel vino venduto sui litorali in stagione estiva ai turisti tedeschi per euro 4 ogni 3 bottiglie. (spumante che, ironia della sorte, molto spesso se non quasi sempre proviene da una regione il cui spessore enologico è enormemente superiore a quello Veneto).
Credo che nessuno voglia la “prosecchizzazione” del metodo classico Trentino: i produttori del Valdobbiadenese di certo no, stanno bene così, vendendo un vino che essendo charmat costa indubbiamente meno di un metodo classico (anche per questo motivo viene venduto a minor prezzo) e ben consapevoli dei pregi e dei limiti dello spumante che producono.
Utilizzare il termine Prosecco (nel titolo del suo post questo è l’intento) come sinonimo di vino spumante di bassa lega serve solo a danneggiare chi produce onestamente questo vino, non certo a villaneggiare una cantina Trentina che ha svenduto il proprio!
Se invece con il termine prosecchizzazione (si fatica persino a scriverlo) intende altra cosa attendo volentieri la spiegazione.
Cordiali saluti.
P.S. il vino è in vendita anche fuori dal Trentino: ne ho appena comperate due per assaggiarlo, se ha piacere ne spedisco una a Lei.
Alessandro, suvvia, non se la prenda! Ho grande rispetto, pur non essendo assolutamente un fan del prodotto, per i produttori di Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Docg, tra cui ci sono fior di eccellenti aziende e grandi imprenditori. Ho usato il termine “prosecchizzazione” per indicare, magari con una forzatura lessicale e un accenno polemico (che spero mi sia consentito, in un era in cui personaggi pubblici che dovrebbero avere a cuore le sorti dell’intera agricoltura e vitivinicoltura italiana dimostrano invece di occuparsi del vino del proprio collegio elettorale, la Marca Trevigiana…) un processo di svilimento, commerciale, del TrentoDoc, e di riduzione ad un prezzo che l’avvicina a quello di svariati Prosecco ieri Igt oggi Doc. E’ solo la condanna di una banalizzazione di un vino che data la sua metodologia produttiva ed i costi di produzione ben diversi da quelli del Prosecco dovrebbe proporsi sul mercato ad un prezzo ben diverso dai 3,49 euro del prodotto oggetto del post. Spero con questo di essermi spiegato e di aver attenuato il suo rammarico per le mie parole…
Gentile signor Ziliani non si lasci convincere dalle affermazioni dei dirigenti Cavit che cercano in ogni modo di passare anche loro per vittime. La loro politica mira a vendere, non importa quale sia il prezzo, qualsiasi tipologia di vino, anche le etichette più blasonate,semplicemente per essere presenti ovunque e fare cassa con i grandi numeri.
Le faccio un esempio:il Marzemino Cavit viene venduto ai ristoratori ed ai bar spesso e volentieri a bancali con prezzi stracciati,rendendo così innocui i piccoli che di media vendono una bottiglia a 6-7€. Oppure conquistano gli acquirenti regalando tot cartoni di un vino se viene acquistata un altra tipologia. Quindi vanno oggettivamente a turbare il mercato costringendo i piccoli produttori a fare i salti mortali per vendere le proprie bottiglie. Purtroppo Cavit non aumenta l’immagine del Trentino enologico, ma giorno dopo giorno la demolisce.
e mentre in Trentino qualcuno svende il proprio TrentoDoc, leggete come in Oltrepò Pavese, con un po’ di enfasi e di esagerazione promuovono con forza i loro spumanti Docg, e come conducono, a suon di comunicati trionfalistici, la loro guera delle bolle, pardon, bollicine: http://ricerca.gelocal.it/laprovinciapavese/archivio/laprovinciapavese/2009/12/24/PZ1PO_PZ103.html
Domanda: ma quanti sono esattamente oggi i produttori di Cruasé, quanti lo hanno commercializzato, e quante bottiglie sono state messe in commercio per farle andare a ruba così rapidamente?
Se il “faraone” Panont, il potente direttore del Consorzio, volesse darci qualche numero, sarebbe interessante conoscerlo..
Questo sistema di vendita da parte dei supermercati con il prodotto civetta, cioè di svendere sottocosto , dovrebbe essere un’pò più regolamentato. Non trovo giusto che una catena di supermercati si faccia pubblicità col nome di un prodotto di marca.
Con queste svendite viene sputtanato un prodotto e di conseguenza anche il marchio.
non si tratta di un prodotto di marca, perché in retroetichetta si legge “prodotto da C.V. S.C. Trento Italia” ed in etichetta appare un anonimo Corona Brut TrentoDoc metodo classico. Mi sono procurato una bottiglia e la degusterò, per raccontarvi le mie impressioni, in questi giorni.
Va poi detto che quello del 3,49 per un TrentoDoc, quello Corona (alias Cavit) non è l’unico caso di TrentoDoc venduto a prezzi… da Prosecco. Avvistato questo mattina all’Esselunga, in promozione a 5,87 euro, il Cesarini Sforza Spumante Brut Le Millesimé Talento, che a rigore è sempre un TrentoDoc, visto che l’azienda aderisce a questa associazione
Pingback: Pentimenti di Capodanno| Le bollicine italiane | Intravino
Buongiorno Franco,
ma nessuno si chiede perchè il prezzo di vendita è così basso ? fra 8 mesi le cantine trentine rifaranno il pieno di uve atte a produrre TrentoDOC .. se non si vendono quelle che sono in magazzino , facciamo come in Australia , lasciamo l’uva sulla pianta ? In tempi di magra , i prodotti firmati e blasonati in genere reggono l’urto , ma il problema è che TrentoDoc bollicine pur essendo un prodotto validissimo , ma non ha avuto il tempo o la capacità di farsi i galloni.Perchè ?
caro Renato, ottima riflessione la tua, molto interessante. Mi sa che la mancata crescita del TrentoDoc é anche colpa di qualcuno che per tanto tempo é stato a capo dell’Istituto del TrentoDoc e non aveva interesse, tanto loro continuano a vendere come “spumante” (come si legge anche passando in autostrada davanti alla loro cantina, alla periferia di Trento) i loro vini, che il TrentoDoc come insieme di aziende e di prodotti prendesse quota…
Ho scoperto questo blog quasi per caso e comunque lo reputo molto interessante.
Leggendo i vari commenti uno in particolare,quello del signor Vittorio,ha cavalcato il problema e cioè che Cavit è stata capace di produrre con Altemasi l’élite delle bollicine italiane, ma anche di mettere sul mercato un prodotto diametralmente opposto, oltretutto a prezzo da discount; inoltre in riguardo ad altri vini trentini con un sistema di svendite mette in cattiva luce la vitienologia del Trentino!
Attendo con molta curiosità le note di degustazione di questo prodotto… Il corona brut intendo… Sollecito chi l’ha acquistato in quest’ottica a pubblicare il suo giudizio… Cordialmente
segnalo anch’io la prova assaggio del TrentoDoc da 3,49 euro fatta con grande tempestività da Angelo Peretti sul suo sito Internet Gourmet
http://www.internetgourmet.it/2010/01/trentodoc-si-scrive-cosi-349-euro-lho.html#comments
Io non l’ho ancora assaggiato, ma penso di farlo in maniera ancora più subdola e perversa, in una degustazione comparativa, alla cieca, a confronto con altri due TrentoDoc, una nuova riserva di Ferrari e un eccellente TrentoDoc (che purtroppo in etichetta porta anche il nome Talento) degli amici Letrari…
Angelo Peretti dopo aver letto da questo sito ha effettuato una degustazione. La trovate su http://www.internetgourmet.it/2010/01/trentodoc-si-scrive-cosi-349-euro-lho.html#comments
Pingback: La Tutela del Territorio tra Etica e Responsabilità. « TerraUomoCielo
Per citare dei numeri leggevo oggi ,sempre sul corriere del Trentino,del risultato della “promozione” del Corona brut : in 800 punti vendita, in tutt’Italia, nel periodo ante Natale sono state s..vendute 65000 bottiglie!Sicuramente l’operazione è stata un successo, anche per far conoscere questo tipo di prodotto a gente che magari non compra abitualmente spumanti. Non so che dire, certo che però è stata una concorrenza sleale verso altre marche di Trento DOC per il basso prezzo, dato il più alto costo di produzione rispetto ad un Charmat.
Era l’aprile del 2006…
Al riguardo, segnalo una “profetica” Riflessione in copertina del mensile di economia dei beni di consumo Largo Consumo
http://www.largoconsumo.it/Largoconsumo/fixed/largoconsumo/pagine/copertina04_06.asp
Il Brunello di Montalcino in vendita a 12 euro nei discount tedeschi. Realpolitik o nuove strategie dell’agroalimentare italiano nel mondo?
AG
ciao franco sono piuttosto dispiaciuto di non poter più acquistare un cosi valido metodo classico nell’eurospin vicino la mia abitazione , dove sarà possibile poter fare una buona scorta anche spendendo 5 – 6 € per bott visto che un berlucchi o ferrari superano i 10 € . grazie