Un nuovo decreto manda in pensione la Legge 164/92. Ed il Ministro Zaia dice che…

Impegnative dichiarazioni sul “caso Brunello”

Buona domenica, innanzitutto.
Anche oggi, 13 dicembre, Santa Lucia, sul sito del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali non si fa assolutamente menzione, come se la notizia non fosse importante e gli effetti dell’inchiesta in corso non si annunciassero deflagranti (credetemi, è molto ma molto peggio di com’erano andate le cose nella vicenda Brunellopoli…), dell’indagine della Guardia di Finanza relativa a vini Chianti Docg e Igt Toscana non conformi ai disciplinari, ovvero 10 milioni di litri di vino assemblati e miscelati immessi sul mercato con denominazioni di pregio.
Al Ministro Zaia e ai suoi collaboratori evidentemente quanto si sta scoprendo in Toscana e in altre regioni d’Italia ((in Abruzzo, Trentino, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) non sembra cosa rilevante, impegnati come sono a “spezzare le reni” allo Champagne, televisivamente parlando, con il brindisi autarchico di fine anno a base di “spumante italiano”. Nonostante questo colossale impegno il Ministero ha però trovato il tempo di porre mano alla vecchia legge 164 del 1992, quella che prende il nome dall’ex ministro Giovanni Goria, dando vita ad un nuovo decreto legislativo di tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini. Provvedimento, “che si incardina sulla tutela e sulla valorizzazione della qualità di un prodotto d’eccellenza del nostro Paese”, a proposito del quale, non sul sito del Ministero, ma sulla rivista telematica del Ministero, Agricoltura on line, si trova una notizia – leggete qui – dove accanto ad alcune anticipazioni sul decreto e sul suo spirito di adeguamento “alle profonde innovazioni introdotte dalla nuova Ocm vino”, si può trovare un commento del Ministro così impegnativo e così tranchant che non può di certo passare inosservato e che merita di essere sottolineato.
Osserva difatti Zaia che “questa nuova legge, presenta una novità di portata storica: sarà infatti un soggetto terzo a decidere sulla qualità dei vini, e non più i Consorzi. Se un provvedimento simile fosse stato varato tempo addietro, casi come quello del Brunello non sarebbero accaduti.
In questo modo invece saranno tutelati tutti quei produttori onesti che ogni giorno fanno il proprio lavoro con serietà e rispettando le regole. Le aziende interessate al provvedimento sono ben 265 mila. Dobbiamo evitare il ripetersi di scandali che vadano a intaccare l’immagine del vino italiano, simbolo del Made in Italy nel mondo”.
Lo ripeto, il Ministro delle Politiche Agricole del governo italiano in carica si è spinto ad affermare, testualmente, che “se un provvedimento simile fosse stato varato tempo addietro, casi come quello del Brunello non sarebbero accaduti”, attribuendo buona parte delle motivazioni dello scandalo al fatto che i controlli sui vini fossero effettuati dai Consorzi e non da un ente terzo certificatore.
Un’affermazione pesante e impegnativa, che unita all’auspicio, espresso in finale di commento, secondo il quale “dobbiamo evitare il ripetersi di scandali che vadano a intaccare l’immagine del vino italiano, simbolo del Made in Italy nel mondo” getta una luce abbagliante sulla vicenda di Montalcino e sul nuovo scandalo, vi assicuro, e non posso dire di più, molto più grave, e tale da rivelare l’esistenza di un vero e proprio sistema, basato sulla contraffazione e sul totale disprezzo delle regole, che ha colpito, in questo momento difficilissimo, il vino italiano.

0 pensieri su “Un nuovo decreto manda in pensione la Legge 164/92. Ed il Ministro Zaia dice che…

  1. Buona domenica anche a lei Franco,
    Paradossalmente oggi come oggi la crisi renderebbe non necessario il dover ricorrere a frodi come quella in corso perchè i vini con i prezzi da saldo che hanno, fanno sì che non è necessario andare a cercarli tanto lontano ma basta acquistarli localmente alla luce del sole: i prezzi delle dei vini delle denominazioni anche prestigiose sono ai minimi.

    La questione dell’indipendenza dei controlli delle denominazioni dai consorzi di tutela temo che stia venendo affrontata soprattutto con lo scopo di salvare le apparenze: che senso avrebbe se i controllori delle società terze incaricate di vigilare le denominazioni fossero semplicemente reclutati tra le file dei dipendenti,(spesso capaci e professionali) dei consorzi di tutela e continuassero il loro lavoro come sempre, dagli stessi uffici addirittura ! Ovviamente, è troppo presto per tirare le somme, ma se davvero così fosse, che cosa sarebbe cambiato ?
    Saluti

    • in effetti in moltissimi casi si assiste ad un vero e proprio travaso di personaggi, già dipendenti dai vari Consorzi, nell’ambito delle società incaricate di occuparsi dei controlli. Forse, magicamente, con questo passaggio da un ambiente all’altro, i Controlli, quelli che secondo il Ministro Zaia non sarebbero stati fatti con grande solerzia in passato, verranno improvvisamente e senza guardare in faccia nessuno fatti oggi e domani. Speriamo, tanto come si dice “spes ultima dea”…

  2. Buongiorno Franco. La questione credo che sia più complessa rispetto al semplice “travaso” di personale… Come sappiamo la nuova OCM vino ha messo mano ad uno dei punti più controversi della 164 (e dei decreti ministeriali attuativi), cioé le funzioni di controllo “erga omnes” esercitate dai Consorzi. Il problema, però, è che ValoreItalia, cioé l’ente “terzo” incaricato dei controlli, di fatto è una società emanazione di Federdoc, cioè della federazione dei consorzi… Molto spesso in ValoreItalia non ci sono semplici “travasi” di personale e direttori: sono proprio esattamente le stesse strutture consortili (uffici, terminali, sedi, personale, ecc.) che hanno solo cambiato nome sulla carta intestata! E’ il solito Gattopardo: tutto cambi perché nulla cambi…
    Detto questo ne approfitto per rispondere qui a Giovanni Arcari che a commento del post su Vignerons d’Europe chiedeva ai vignaioli quali problematiche riscontrassero nel loro lavoro. Qui di seguito il mio decalogo, assolutamente non esaustivo né in ordine di importanza:
    1) Votazione nei consorzi secondo il principio una testa = un voto.
    2) Reale terzietà dei controlli sul vino e accorpamento in capo ad un unico soggetto responsabile.
    3) Etichetta trasparente in cui appaiano, come in tutti gli alimenti, le sostanze utilizzate in vinificazione.
    4) Pagamento dei costi di certificazione biologica non da parte dei soggetti certificati ma da parte delle istituzioni pubbliche.
    5) Divieto di chiamare “vino” quel liquido di colore bianco, rosso o rosato che venga soggetto a pastorizzazione.
    6) Divieto di imbottigliamento “fuori zona” per tutte le denominazione di origine. Netta diminuzione delle DOC e loro revisione in direzione di Denominazioni Comunali e zonazione dei vigneti.
    7) Revisione delle commissioni di assaggio per le DOC secondo principi più attinenti all’origine che alla tecnica enologica.
    8) Istituzione di quotazioni trasparenti per il prezzo delle uve all’origine, gestite dai Consorzi tramite l’istituzione di livelli minimi variabili a seconda dell’andamento stagionale. Contemporanea creazione di mercati contadini nelle città di riferimento delle principali DOC.
    9) Semplificazione delle norme burocratiche, amministrative e sanitarie per le piccole aziende sempre più secondo i principi dell’autocertificazione.
    10) Definizione chiara e univoca del termine “vignaiolo” e sua tutela sindacale unitaria (che ad oggi non può in nessun modo derivare né da alcuna delle ass. di categoria agricole né dalla FIVI).
    So che si tratta di richieste impossibili. Ma, da utopista, credo che ciò che conti sia il percorso di avvicinamento all’ideale. Tutto si può discutere. Partire da una piattaforma è però un primo passo ineludibile. Come disse Veronelli al primo Critical Wine si dovrebbe essere un pò più “sovversivi” nei confronti di questo sistema-vino. Francamente in giro non vedo alcuna volontà di agire in questa direzione, il manifesto dei Vignerons/vignaioli essendo per ora solo una dichiarazione di principio per altro molto generica e confusa.

  3. benissimo Corrado, vogliamo aggiungere che, all’atto dei prelievi per le certificazioni, dovrebbe essere assicurata la certezza di prelievi corretti veramente derivanti dalla partita da certificare? questo è uno dei maggiori problemi! Difficile, ma possibile. Ho una forte sensazione che una bella percentuale di DOC e DOCG finirebbero nei vini da tavola o direttamente in repressione frodi.

  4. Nel campo della qualita’ e’ fondamentale la tracciabilita’, cioe’ il percorso della materia prima che viene trasformata, va poi in magazzino e viene messa in vendita. Quindi c’e’ un registro di entrata, verificabile, ci sono le raccolte dati di produzione, verificabili, c’e’ lo stato del magazzino, verificabile e poi le fatture con le vendite, verificabili. Se si procede così, va tutto bene, perche’ si parte da una materia prima certificata in ingresso e la si segue fino al consumatore. Ma se entra una materia prima, non certificata, non codificata, non inserita nel computer a disposizione dei controlli o inserita ma non nella pagina controllabile da un ispettore? La tracciabilita’ dall’inizio alla fine non rileva nulla. Si riesce sempre a nascondere quel che si vuole.
    Trattando la tracciabilita’ al contrario, invece?
    Cio’ partendo dasl venduto, fatturato, consegnato per risalire alle schede di produzione e alla composizione della materia prima, contando bene i chili e i litri, si fa in fretta a verificare se per tanti ettolitri di Chianti venduto sono entrati davvero lo stesso numero di ettolitri di vini Chianti raccolti dai produttori autorizzati oppure il corrispondente numero di quintali di uve dai vignaioli autorizzati e non una goccia od un chilo in piu’.
    E’ questa tracciabilita’ che sfugge ai controllori dell’associazione volontaria, perche’ il Consorzio e’ un’associazione volontaria, e finche’ non c’e’ un ente terzo (che non puo’ essere ancora la GdF, ma neanche il NAS, che hanno gia’ da fare per conto loro su reati piu’ gravi) a garantirla ne deve passare ancora tanta di acqua sotto i ponti per impedire frodi del genere.

  5. finalmente morto e sepolto questo obbrobrio dell’erga omnes. Solo in Italia si poteva concepire che il controllato e il controllante possono essere la stessa persona.
    Archiviata questa pratica, con buona pace di tutti quei produttori che ambivano a fare i poliziotti, o forse meglio dire i podesta’, sarebbe bene mettere mano anche al meccanismo delle commissioni di assaggio delle CCIAA, altro punto di incrocio di conflitti di interesse vari, con gli enologi delle aziende che vanno a giudicare idonei o meno i vini dei loro datori di lavoro o, per converso, dei concorrenti.
    Meglio tardi che mai, io mi dimisi tre anni fa a causa di tutta questa questione dei controlli e fui tacciato di intralciare il manovratore e di non voler i controlli (che poi, guarda caso, ho avuto a grappolo). Nel miglior stile italiano adesso tutti saranno li’ a dire che e’ un bene che sia finita l’erga omnes, una legge senza padri ormai, poverina.

  6. Mi ripeto. I campioni prelevati sono realmente provenienti dalle partite da certificare? ho dei sospetti ENORMI, giusto per sentito dichiarare da un produttore di grandi dimensioni che ha asserito in mia presenza che usano sempre le stesse vasche o le stesse bottiglie per la certificazione dell’intera produzione anche di diversi cru e mai nessuno ha controllato QUANTE vasche o bottiglie dello stesso vino sono in cantina.
    Per i piccoli produttori è tutto alla luce del sole, facile da monitorare…, ma per grandi aziende, con cantine enormi e locali che si susseguono ad altri, (se non addirittura locali di frodo non denunciati!) non è certo difficile avere una doppia produzione. Poi ci chiediamo come mai si trovano doppie fascette in giro per il mondo… Suvvia, invece di triplicare i passaggi di carta da un ente ad un altro (perchè di questo si tratta), facciamo dei controlli veri e seri direttamente in cantina sulla totalità delle produzioni esistenti e controlliamo le uscite di prodotto vino o le entrate di prodotto uva/vino. E vediamo di addebitarne le spese a chi di dovere anzichè alle piccole aziende che si trovano a pagare fino ad € 0,5 a bottiglia per le certificazioni ed i controlli di chi tanto facilmente elude ogni sorta di monitoraggio. E’ terribilmente vero: ne deve ancora passare d’acqua sotto i ponti! Quindi grazie a chi insieme a noi si batte e da voce alle nostre fievoli richieste ignorate fino ad oggi.

  7. @Giovanna: ho sentito ripetere queste considerazioni, fino alla disperazione e all’esasperazione, da tantissimi piccoli produttori. Se fossi il ministro, non sarei insensibile a queste istanze e vi ascolterei attentamente; nel prossimo futuro i voti saranno preziosi. In fondo ‘tanti piccoli’ possono valere tanti voti, se ancora funziona il sistema d’antan, e so che funziona più che mai. Mettete insieme un bel gruppo di teste (tante teste, tanti voti, come si usa in democrazia, no?) e andate a trovare il ministro. Preparatevi bene, e con calma fate sentire la vostra voce, senza filtri, né presidi o protettorati.
    Un gioco troppo audace e un po’ “sporco”?! Ma chi usa le ‘regole’ per tradirle gioca sporco alle vostre spalle, e a quelle di noi consumatori.
    O no?

  8. Sono gli impiegati delle CCIAA che dovrebbero per legalità della procedure prelevare i campioni od il campione dalle vasche indicate sul modulo compilato precedentemente dalle aziende. Se sono loro ad effettuare questa operazione è impossibile che ci siano truffe. Con l’attuazionde della nuova OCM, sono previsti prelievi nelle varie cantine, dei vini imbottigliati immessi sul mercato, i quali verranno rianalizzati e ridegustati dalle commissioni di assaggio delle varie denominazioni e confrontati con i campioni presentati precedentemente per ottenere la certificazione DOC e DOCG. Quindi da ora in poi attenzione a non imbottigliare le masse campionate

  9. Ora qualcuno deve avere il coraggio di pubblicare la lista delle aziende che ci hanno frodato. Bisogna che tutti sappiano quali sono le aziende serie da quelle non siere.
    Avete capito perchè una bottiglia di vino Chianti DOC può costare così poco sugli scaffali del supermercato? Attenzione che per l’olio extravergine di oliva è la stessa cosa.

  10. il buon Franco Ziliani puntualmente ci segnala vini eccellenti prodotti da piccoli viticoltori, il più delle volte sconosciuti (almeno a chi non è del settore), di contro il consumatore finale è attratto invece da etichette di pregio con nomi altisonanti di castelli, ville, marchesati, casati e titoli nobiliari vari che al contrario di quanto riportano sulle etichette non credo che abbiano mai prodotto una bottiglia di vino, semmai se lo facevano fare dai loro fattori prima e dai loro enologi adesso, enologi in grado di produrre vini a tavolino con complicate formule chimiche e matematiche.
    Buona parte della colpa ce l’ha anche il consumatore finale che continua ad acquistare i vini di questi signori invece di boicottarli.
    In un’altra Nazione questi industriali, perché di questo si tratta e non certo di produttori di vino, dopo gli scandali che tutti conosciamo avrebbero cambiato mestiere, in Italia invece continuano a fare danni.

  11. @andrea: non parlo di scorrettezze della CCIAA e dei loro prelevatori, ma di sostituzioni di cartelli su vasche e gabbioni in cantina… sicuramente i controlli sui prodotti in commercio saranno utili!
    @silvana: quanti produttori (piccoli o medi) hai letto su questo blog? pochini… se non c’è un’organizzazione, presidio o protettorato a pensarci, nessuno si muove e nessuno si espone! Questo è il grande problema.

  12. @giovanna: non metto in dubbio la correttezza dei prelevatori e della CCIAA; ma molto spesso per velocizzare le operazioni i funzionari compilano il burocratichese ed il cantiniere di turno prepara il campione più o meno onestamente.

    Scandalo Chianti: Tante chiacchere ma quali sono le aziende sigillate? Si posssono fare tranquillamente i nomi oppure si rischia qualcosa?

    • aspettiamo che a fare i nomi siano gli inquirenti, con la giusta pazienza necessaria. Io mi sono fatto già delle idee e ho raccolto qualche elemento, ma sono mie idee, non riscontri oggettivi, e idee resteranno fino a che le indagini non saranno state concluse. Sono comunque idee che confermano, come ho scritto, l’esistenza di un sistema che del rispetto delle regole se n’é fatto allegramente… un baffo..

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