Verdicchio dei castelli di Jesi Classico Superiore Terre Silvate 2008 La Distesa

Domanda oziosa ma non troppo: quale vino bianco italiano, da uve italiane, dotato di una sua storicità e classicità, di una qualità produttiva diffusa, che lo renda quanto meno affidabile sia nel caso di vini prodotti da piccole aziende agricole o “boutique wineries”, sia in quello di vini proposti da aziende più grandi o addirittura da cantine sociali, possiamo tranquillamente portare in tavola e abbinare a molti piatti nelle festività natalizie?
Soprattutto due, pensandoci bene, le risposte possibili, Soave e Verdicchio dei Castelli di Jesi (oppure di Matelica).
Ripromettendomi di parlare presto del classicissimo bianco emblema del vino veronese, voglio segnalarvi un paio di Verdicchio prodotti nella zona storica dei Castelli di Jesi, entrambi della tipologia Classico Superiore, con cui mi sono finalmente potuto confrontare anche se con il produttore vanto un lungo rapporto, telematico, visto che Corrado Dottori, che è anche blogger, è un attivo frequentatore di questo blog, cui destina numerosi e sempre acuti commenti.
Il mio primo incontro, non virtuale, con Dottori ed i suoi vini è avvenuto in quel di Fornovo Taro, in occasione di quella manifestazione mai abbastanza elogiata che è Vini di Vignaioli, ed è stato un incontro, oltre a quello, eccellente, con Corrado, che è davvero una bella persona, ed un libero pensatore, di quelli che fanno vino usando il cervello e che non si accontentano di produrre vino, ma ci ragionano sopra, con acume, è stato assolutamente positivo, perché i vini della sua azienda agricola, La Distesa a San Michele di Cupramontana, mi sono piaciuti molto.
Belle espressioni varietali, ma con complessità e personalità del Verdicchio, da vigneti posti a oltre 300 metri di altezza, in un’area che conta su una grande escursione termica fra il giorno e la notte e dove il terreno è argilloso e fortemente calcareo, ma soprattutto vini con un’anima precisa, una forte personalità, un progetto di vino complesso, “dialettico” come direbbe Veronelli, ma sempre nel segno di quell’equilibrio, di quella piacevolezza di beva che deve essere il carattere distintivo del Verdicchio. Questo tenendo conto che Corrado opera nell’ambito di quella che potremmo definire coltivazione biologica, o di quella corrente di “vini naturali” dove, coerenza, idee e fantasia dei produttori a parte che non si discute, come la loro umanità ed il loro spessore, non è sempre tutto oro, e dove non mancano vini più concettosi, pensati, che veramente buoni.
Ho cominciato l’assaggio con un giovanissimo, annata 2008, ma i vini della Distesa hanno notoriamente una tenuta e un’evoluzione nel tempo mirabile, Verdicchio dei castelli di Jesi Classico Superiore Terre Silvate 2008, vino nel quale “secondo l’antica tradizione di Cupramontana” le uve Verdicchio sono integrate da una leggera quota (un cinque per cento) di Trebbiano e Malvasia, un bianco ricco, pieno, molto strutturato, quasi grasso nel suo modo di proporsi, ma dal bouquet aromatico complesso e fragrante, dove si colgono fiori secchi, agrumi, accenni di fieno, per poi passare, salendo, al Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Gli Eremi 2007, vinificato e affinato, con grande equilibrio, in legno (tonneau, credo non nuovi) e da uve raccolte in condizioni di leggera surmaturazione.
Un Verdicchio più elegante e verticale, con profumi più sapidi e minerali, ed un suadente naso fitto, caldo, solare, con fiori bianchi, agrumi, frutta secca, pietra focaia, anice in evidenza, sorprendentemente pieno, ricco, strutturato, con l’ampiezza ed il calore di un rosso, lungo e persistente, ma un nerbo sapido, un’acidità precisa, un carattere davvero da bianco di grande valore. Sono Verdicchio (dei Castelli di Jesi) come questi che non sbaglierete davvero mai a portare sulla vostra tavola di Natale: prosit!

0 pensieri su “Verdicchio dei castelli di Jesi Classico Superiore Terre Silvate 2008 La Distesa

  1. Sto giusto aspettando che la mia amica sommelier mi consegni qualche bottiglia della versione Terre Silvate…
    Gli Eremi invece l’ho già provato l’anno scorso…e ancora me lo ricordo bene! Complimenti a Corrado Dottori.

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