Alleluja: Giampietro Comolli rompe la consegna del silenzio sull’operazione “Brindo italiano”!

Alleluja, finalmente qualcuno rompe la consegna del silenzio e raccoglie l’invito, che avevo lanciato due lunedì fa, l’11 gennaio, qui, a superare la logica del “passata la festa gabbatu lu santu” e a tornare a parlare, tirando qualche bilancio, a fare qualche commento, dell’operazione “Brindo italiano”, decisa con spirito autarchico per i brindisi di fine anno dal grande propagandista del Prosecco, pardon, dal Ministro delle Politiche Agricole, Luca, “brillantina” Zaia!
Da me invitati, qui sul blog, e anche con mail inviate ai loro enti consortili, i presidenti dei Consorzi Oltrepò Pavese, Franciacorta, Asti, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e dell’Istituto TrentoDoc, evidentemente super impegnati hanno pensato bene di fare decidete voi se gli gnorri, i pesci in barile, o gli indiani.
A dire il vero uno di loro si è fatto vivo con me e mi ha promesso, ed io conoscendolo non ho motivo di dubitare della sua parola (ma sarebbe bene che si desse una mossa però…), una replica, un proprio meditato (a questo punto lungamente meditato) punto di vista.
Gli altri quattro, beh, diciamo tre, perché cosa vuoi che dicano al Consorzio del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Docg, di fatto beneficato da questa operazione ministeriale che doveva celebrare gli “spumanti italiani”, pardon, il brindare italico con le bollicine, hanno tranquillamente taciuto. Segno che, come dice il proverbio “chi tace acconsente”, oppure per quieto vivere, perché la cosa non li riguarda o perché non pensano di dover rendere conto ad un rompi… scatole come il sottoscritto oltre che ai loro associati, visto che hanno ritenuto opportuno aderire a questa pensata ministeriale? Non si sa, e chissà se lo si saprà mai.

Di fronte a questo imbarazzante silenzio non posso pertanto che plaudire, anche se ovviamente non sono d’accordo, con l’intervento pubblicato sulla Prima di Wine News del 22 gennaio, e leggibile nella sua interezza qui, l’intervento di una mia antica conoscenza, quel Giampietro Comolli che dopo aver lavorato al Consorzio Franciacorta, alle Cantine Ferrari di Trento, in Oltrepò Pavese dai Giorgi di Vistarino, nel Gavi e a Bolgheri è approdato da qualche anno in terra di Prosecco, alla testa del Forum nazionale spumanti d’Italia di Valdobbiadene, massimo sostenitore della singolare teoria dell’esistenza di uno spumante italiano, anzi di spumanti italiani.
Forum che recentemente sosteneva, leggete qui, che da un sondaggio “emerge che il fascino della storia e della tradizione secolare spingono i francesi, ma gli italiani svettano per l’ampia gamma delle tipologie e per l’equo rapporto valore/identità.
Possiede un’allure unica al mondo ed è perfetto per le grandi occasioni, ma lo Champagne viene “snobbato” dal 75% degli eno-appassionati del Belpaese, che per i loro brindisi preferiscono le bollicine made in Italy: gli spumanti nazionali vincono grazie al loro rapporto qualità/prezzo, alla grande varietà di tipologie offerte e alla più facile reperibilità sul territorio”.
Arrivando a sostenere, per l’ennesima volta, l’esistenza di una guerra Champagne-Spumanti italiani che può esistere solo nell’immaginazione di persone dotate di fervida fantasia…

Cosa ha dichiarato dunque il buon Comolli a Wine News, che ha titolato il suo intervento, pubblicato nella sezione “Primo piano”, “Io sto con il Ministro Zaia e “brindo italiano”, ma basta con il riduttivo termine “spumante”?
Per il novello “economista del vino”, così almeno viene definito, “Il “brindo italiano” lanciato dal Ministro Zaia non è stata solo una presa di posizione tecnica, ma segna una nuova strategia, un nuovo modo di promuovere i nostri prodotti che non hanno nulla da invidiare ad altri vini spumeggianti”. L’animatore del Forum degli Spumanti d’Italia, “difendendo la qualità nazionale espressa da una tipologia merceologica. Una presa di posizione forte di immagine collettiva che ha sicuramente contribuito al successo nazionale di tutte le tipologie di spumanti” ha sostenuto che “occorre assolutamente puntare ogni sforzo legislativo, comunicativo, di conoscenza e immagine perché siano sottolineate le differenze, senza perdersi in classifiche e senza puntare al metodo produttivo. Al consumatore interessa la qualità, vuole sapere dove sono le vigne e dove e chi lo produce, per capire il valore del prodotto, per confrontarlo con altri, per conoscere gli uomini che lo producono.
Tutti fattori che non possono essere espressi da un solo nome, singolare o plurale, che ha solo il compito di definire il mercantile, la merceologia e gli aspetti giuridici”.
Infine la sorprendente, soprattutto perché espressa da lui, stoccata finale: “il termine “spumante”, al singolare, non esprime nulla, è solo un sostantivo merceologico, usato al plurale indica una gamma mercuriale di prodotti per legge, certamente non rappresenta singole denominazioni, origine, territori e men che meno è manifestazione di una qualità.
Hanno ragione al 100% sia Maurizio Zanella, presidente del Consorzio del Franciacorta, che Paolo Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti. Il consumatore nazionale necessita di informazioni dettagliate di riferimento, di referenza e di marca, mentre il consumatore internazionale chiede semplificazione e un messaggio unico, forte e chiaro: ottimo “brindo italiano” o “aperitivo italiano”.
C’è di che stropicciarsi gli occhi e da rimanere basiti, di fronte a questa uscita comolliana, che non può ridursi ad una disputa “filologica” sulla validità del termine “spumante” al singolare, piuttosto che “spumanti” al plurale.
Per quanto mi riguarda, che si parli di spumante o di spumanti cambia ben poco, data l’assoluta eterogeneità del termine, comunque coniugato.
Questo cambiamento di rotta, mi fa pensare ad un recente intervento, pubblicato nelle news del sito del Vinitaly, dove uno dei cinque personaggi cui mi sono pubblicamente rivolto, Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Franciacorta e deus ex machina della migliore azienda franciacortina, Cà del Bosco, riprendendo un concetto già chiaramente espresso in una dichiarazione alla Frankfurter Allgemeine Sonntagzeitung del 20 dicembre, aveva detto che “lo spumante è morto”, o meglio che “spumante “è una parola morta, non esiste più. Perché è banalizzante; non si può fare di tutta un’erba un fascio, con dentro il dolce Asti, il fresco Prosecco e il più complesso Franciacorta. Meglio parlare di denominazioni, che valorizzano le specifiche metodologie di produzione, le aziende vitivinicole, le aree a vocazione spumantistica. Un valore aggiunto e di fatto una marcia in più anche nelle vendite all’estero dove è evidente che il vino vada trattato per zone d’origine”.
Secondo Zanella con “Brindo italiano” “si è sdoganato lo stop allo spumante, espressione che non compare nelle etichette dove invece si parla di denominazione. E si chiama finalmente per nome il prodotto, dando priorità all’identità, piuttosto che all’esigenza di fare massa critica”.
Ma se non solo per il tenace franciacortino Zanella “spumante” è kaputt e fuori gioco, ma persino per chi anima un Forum nazionale spumanti d’Italia come Comolli occorre concentrare l’attenzione sulle zone d’origine e chiamare i vini con il loro nome, perché diavolo si dovrebbe ancora cercare di mettere in un unico confuso contenitore, quello degli “spumanti italiani”, magari in un’operazione oggettivamente favorevole solo al Prosecco Docg come Brindo Italiano?
Perché continuare a generare ulteriore confusione su prodotti, ognuno dotato di piena dignità e personalità, che il consumatore italiano ed estero deve abituarsi a chiamare con il proprio nome, ovvero Franciacorta Docg, TrentoDoc, Oltrepò Pavese Docg, Asti Docg e Prosecco Docg?
Chissà se questa volta chi ha sinora taciuto troverà improvvisamente validi per parlare…

0 pensieri su “Alleluja: Giampietro Comolli rompe la consegna del silenzio sull’operazione “Brindo italiano”!

  1. Mi limito a ‘chiosare’ la cravatta di questo sciur dalla faccetta tranquilla. Cravatta in quota leghista, ma ‘smussata’ dalla tonalità del verde che sfuma sul turchese…cincin chissà.

  2. intanto mi giunge voce che l’amico Comolli abbia lasciato l’incarico di coordinatore del Forum Spumanti e che verrà sostituito da altra persona designata dal Comune di Valdobbiadene… Se la cosa fosse vera, sarebbe molto significativa…

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