“Ambasciatore” del Nebbiolo nelle Madonie: una grande serata A.I.S. all’Osteria Nangalarruni

Le esperienze brevi molto spesso hanno il pregio di avere una tale intensità che rischiano di accamparsi nella memoria ben più di esperienze più prolungate.
Alla luce di questa considerazione penso che la mia prima esperienza palermitana, durata l’espace d’une seule journée (arrivo a Palermo venerdì mattina alle 7.45 e partenza per Bergamo il giorno dopo alle 8.30) rischi proprio di accamparsi profondamente nella mia memoria come una di quelle esperienze che non si dimenticano.
Tante le emozioni, le belle sensazioni da ricordare. Innanzitutto l’atterraggio a Punta Raisi, con un vento fortissimo e una collocazione dell’aeroporto, tra il mare e la Montagna Longa, che ci voleva davvero una bella fantasia a progettare in quel posto.
Quindi l’emozionante passaggio, a Capaci, o meglio in località Isola delle Femmine, sulla superstrada che mi portava a Palermo, davanti alla stele che ricorda il sacrificio di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, nel vigliacco attentato del 23 maggio del 1992, e poi l’incontro con una città che colpevolmente non conoscevo e dove conto di tornare presto tanto mi ha colpito, d’emblée.
Ma larga parte del merito della bellezza di questa rapida esperienza, va riconosciuta alle persone, a partire da quella splendida signora, coraggiosa, tosta e determinata che è Francesca Tamburello (nella foto qui sotto), che ha reso l’A.I.S. Palermo (visitare qui il loro sito Internet) una delle realtà più vitali non solo della Trinacria, ma di tutto il Sud, isole comprese ovviamente.
Lei ed i suoi collaboratori, dovrei dire le sue collaboratrici, visto che è una delegazione largamente al femminile, ed in primo luogo Valentina Purpura, appassionatissima archeologa innamorata della sua terra, hanno organizzato la giornata come meglio non si poteva.

Al mattino un giro per la città, con una visita al bellissimo Teatro Massimo Vittorio Emanuele, opera dell’architetto Basile, preceduta da un cannolo e un caffè alla stupefacente storica Pasticceria Mazzara di via Generale Magliocco, e da un giro per monumenti e chiese, solo una piccolissima parte delle tantissime cose che offre questa città (dove la prossima volta voglio visitare i mercati, quelli celeberrimi di Vucciria e Ballarò e quelli di Capo e Borgo Vecchio) ad esempio la piccola, raccolta, particolarissima Chiesa Capitolare di San Cataldo di Piazza Bellini, fortemente legata all’ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, oppure i Quattro Canti in piazza Vigliena.
Arte e monumenti ,ma poi, poiché golosi siamo, è stato il momento di mettere qualcosa sotto i denti, e allora Francesca ha pensato di portarmi alla Champagneria del Massimo di via Spinuzza, dove sono stato introdotto al rito profano della degustazione di celeberrime preparazioni tipiche palermitane come le panelle, ovvero frittelle a base di farina di ceci, i cazzilli (piccole crocchette di patate), il mitico pani ca meusa, panino morbido con la milza soffritta brevemente nella sugna, nella versione  semplice (schietto-celibe) oppure maritata, corredata da caciocavallo grattato.
E poi gli sfinciuni, una sorta di pizza-focaccia morbida e ben lievitata con pomodoro, cipolla, pan grattato, caciocavallo e acciuga.
In abbinamento a tutto questo bendiddio, saporito, gustoso, Giuseppe Corrente, il bravissimo proprietario della Champagneria, un ragazzo che segue i corsi A.I.S. e ha una grande passione per il vino e sembra nato per fare il suo lavoro, tanto lo fa bene, ci ha proposto due bianchi siciliani, ma non due bianchi normali, bensì due metodo classico davvero intriganti, sorprendenti, inusuali (almeno per me), il Brut base Nerello Mascalese di Murgo, ed il Brut, base Inzolia e Chardonnay, di Milazzo Terre della Baronia.
Due gran bei vini, tecnicamente impeccabili, ricchi di personalità e perfetti per accompagnare (e sgrassare, nel caso del pani ca meusa) le cose gustose che in compagnia di Francesca e Valentina avevo gustato.
Ma poi, dopo un riposino pomeridiano, indispensabile, vista la levataccia, è venuto il momento clou della giornata, la ragione per cui ero sceso sino in Sicilia, la serata dedicata al Barbaresco e al Barolo e dopo lo spostamento in auto (una novantina di chilometri) sino a Castelbuono nelle Madonie, borgo dominato da un maestoso Castello, l’incontro con Giuseppe Carollo (nella foto sotto) e la sua Osteria Nangalarruni.
L’incontro con Peppino è uno di quelli che definirei di simpatia e sintonia a prima vista, facilitato anche dalla scoperta che pur essendo orgogliosamente e tenacemente siculo e innamorato della sua terra Carollo è un grande appassionato e regolare visitatore della Langa del Barolo e del Barbaresco. Leggete il menu della serata – Roast Beef di maialino affumicato al tabacco con riduzione di mosto cotto; Sformatino di patate e funghi con tartufo nero delle Madonie; Tortiglioni fatti in casa al ragù di castrato, cicoria e ricotta salata di Basilisco; Maialino nero al cartoccio in salsa funghi con patate al rosmarino; Piatto di formaggi nostrani di capra; Tortino alla ricotta con cioccolata fondente – oppure qui, sul sito Internet del locale, alcuni dei piatti che vengono normalmente proposti, per avere un’idea di che tipo di cucina, terrigna, tradizionale, legata alle Madonie e alle sue materie prime, si gusti al Nangalarruni e come felice sia stata l’idea di sceglierla come teatro di questa degustazione di vini espressione del Nebbiolo di Langa.

C’è stata qualche variazione sul tema, come ad esempio l’inserimento, in zona Cesarini, di un quarto Barbaresco, il sempre affidabile Barbaresco annata, il 2004, della Cantina Produttori del Barbaresco, seguito dal Barbaresco Rio Sordo 2006 di Cascina delle Rose e dal Barbaresco Pajoré Suran 2006 di Rizzi. Abbiamo poi avuto tre Barolo, il Bricco Rocche Brunate 2004 di Ceretto, il Serralunga 2001 (invece del previsto 2005) di Fontanafredda ed il Sorano 2004 di Ascheri.
Ho lasciato come ultimo non un Barolo, ma ancora un Barbaresco, avendo la fortuna di disporre dell’eccellente riserva Bricco di Neive 1998 di Dante Rivetti.
Tutto è andato bene, e anche se un po’ in emergenza per un numero di partecipanti alla serata (oltre 60) superiore al previsto (e con una trentina di richieste di partecipazione che non hanno potuto essere accolte per manifesta impossibilità di farlo), e una quantità di vino a disposizione proprio a filo, la magia del Nebbiolo sottospecie di Barbaresco e Barolo ha avuto la meglio, contagiando, con la sua inimitabile personalità, con la sua infinita varietà di sfumature aromatiche, con la rara capacità di “fotografare” le sottili differenze legate a microclimi, terroir, epoche di maturazione, altimetrie, esposizione dei vigneti, diversi, un pubblico formato da veri appassionati, arrivati anche da Siracusa, ben felici di cogliere l’opportunità di confrontarsi con alcuni vini espressione della grande tradizione piemontese.
E così il vostro umile cronista ha potuto aggiungere anche la Sicilia al novero delle località dove con infinito amore e con la scoperta volontà di parlare da consumatore ai consumatori ha potuto del Nebbiolo “miracol mostrare” parlando, da “ambasciatore” assolutamente autonominato, della grandezza suprema della Langa e dei vini.
Appuntamento, per la prossima pubblica dichiarazione d’amore per il Barolo, il prossimo 26 febbraio, questa volta in terra padana, a Castel d’Ario nel mantovano per un’iniziativa (vedi) targata A.I.S. Mantova…

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  1. Il pani ca meusa, maritato e non, si può degustare anche a Milano. La scorsa estate l’Antica focacceria S.Francesco di Palermo fece una joint venture con un noto panificatore milanese. Da novembre invece hanno aperto un proprio punto vendita alle spalle del Duomo dove si trova di tutto.

  2. “Sfincioni”!, e in stagione le granite pazzesche, e a Pasqua la “pecura curcata” da diecimila calorie! E poi le belle verdure (il “tenerume”)…tanto per ricordare con nostalgia.

  3. …incantata dal tuo forbito dire, e piacevolmente sorpresa e contenta della tua impressione su questa difficile e capricciosa terra siciliana (terra paragonabile ad una donna, conquistata, sfruttata, ricca, orgogliosa, fiera, capricciosa, ammaliatrice, furba, sottomessa, ma sempre a testa alta) non mi resta altro che aggiungere che hai fatto una perfetta fotografia, cogliendo quasi tutti gli aspetti di questa ribelle signora, chiamata “SICILIA”….COMPLIMENTI!!!!

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