Barbera d’Alba Bricco Boschis Vigna del Cuculo 2001 Cavallotto

A rischio di sentirmi dare del “cavallottiano”, cosa che in fondo un po’ sono vista la stima che nutro per questa bellissima famiglia di vignaioli di Castiglione Falletto e la dichiarata passione che ho per i loro vini, eccomi ancora qui, a breve distanza dalla celebrazione della magnificenza di un magnum di Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe riserva 1996, a raccontarvi delle mirabilie regalate da un altro pintone, stappato, sempre con quei complici dei miei cognati, il giorno dell’Epifania.
Di scena, questa volta, non un Barolo, ma una di quelle Barbera d’Alba che in qualche modo considero paradigmatiche tale è la loro capacità di esprimere sia i valori della tipicità varietale, ovvero la generosità fruttosa della Barbera, la sua ricchezza di polpa, sia i pregi ulteriori della territorialità, ovvero il presentare un vero e proprio goût de terroir proprio come accade al fratello maggiore Barolo. In effetti la Barbera d’Alba Bricco Boschis Vigna del Cuculo dei Cavallotto, è una di quelle Barbera che basterebbe mostrare, ma che dico, mettere nel bicchiere e fare bere, a tutti quelli che in base ad una vulgata diffusa e non sempre vera, affermano che la Barbera (d’Alba o d’Asti o del Monferrato, per tacere di quelle dei Colli Tortonesi) riesce bene ed è più completa solo se è affinata in piccoli fusti di rovere francese.
E che sostengono, tutti compiti, che il contatto con il legno piccolo (che per me, anche se meno disastroso di come sia nel caso del Nebbiolo da Barolo o da Barbaresco, è sempre un passaggio sotto le forche caudine…), serve a smorzare l’acidità, a rendere il vino più rotondo, più morbido, più piacevole.
Ammesso e non concesso che una Barbera con acidità attenuata o addirittura senza acidità abbia ragione d’esistere, ce ne sono, ma si de-barberizzano e diventano dei vini rossi qualsiasi, e che l’acidità che appartiene al Dna di quest’uva vada smorzata, gran parte di quei vini prodotti secondo quell’estetica enologica che oggi mostra un po’ il passo finiscono con l’essere inevitabilmente meno piacevoli al gusto e con il farsi bere meno bene.
E poiché il compito primario di una Barbera dabbene, come di un vino degno di questo nome, è farsi bere, non si vede proprio perché, se non per compiacere quelli che dicono di sapere, si dovrebbero ancora, oggi, produrre delle Barbera così snaturate, sacrificate, ben poco gioiose.
La Vigna del Cuculo, vigneto in Castiglione Falletto ovviamente, anno d’impianto 1962, due ettari scarsi di estensione, esposizione ad ovest sud-ovest a oltre 300 metri di altezza, proprio per aver storicamente rinunciato a trasformarsi, come altri hanno scelto di fare in Langa, in altra cosa, è una di quelle Barbera che puoi anche lasciare maturare e poi gustarti quando la lunga permanenza in bottiglia rende il vino ancora più complesso. Barbera tradizionale, ça va sans dire, con fermentazione con macerazione di tipo tradizionale a cappello semi-sommerso, protratta quasi a venti giorni nella fase della macerazione, completata da un invecchiamento di due anni nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia da 10, 30, 50 ettolitri. Cosa ci ha detto dunque quel magnum di 2001 che abbiamo stappato e sentito diventare sempre più buono man mano che il vino “respirava” e si apriva, il giorno dell’Epifania che tutte le feste se le porta via?
Che una grande Barbera come questa diventa sempre meno un vino varietale, anche se le bellissime note di frutta ben matura e succosa, la florealità, venata da una splendida mineralità, aperta, fragrante, di impatto immediato e grande appeal, erano sempre lì, ben riconoscibili, e la ricchezza succosa, golosa della polpa, unita ad un’acidità ben calibrata che la equilibrava e la rendeva sapida, vibrante, nervosa al punto giusto, era proprio inconfondibilmente “barberosa”, per assumere poi non direi un tono “nebbioleggiante”, ma una terrosità, una dolcezza del tannino, una suadenza, che facevano chiaramente capire che ci si trovava dinnanzi ad un vino di Castiglione Falletto.
Vino ancora freschissimo, espressione del terroir di questo splendido e centralissimo villaggio dell’enclave del Barolo, pieno di estro e di energia, straordinariamente elegante, composto, perfettamente moderno, anche se dalle diavolerie della modernità in cantina era totalmente lontano. Meditate consumatori, meditate…

0 pensieri su “Barbera d’Alba Bricco Boschis Vigna del Cuculo 2001 Cavallotto

  1. Mai assaggiata questa, ma ultimamente mi è piaciuta tanto la Barbera 2008 di Renato Ratti che passa solo 6 mesi in barrique (di secondo passaggio) e ne fa un vino molto piacevole dove i toni acidi sono smorzati e quelli fruttosi più protagonisti.

  2. Mi stavo appunto chiedendo: ma la Barbera Vigna del Cuculo 2001 di Cavallotto l’avrà poi bevuta Ziliani? e a quando il commento? Concordo pienamente sul giudizio riguardo alla famiglia Cavallotto, fra le altre cose l’onesta morale nei confronti dei consumatori…

  3. scusa Lorenzo, ma perchè i toni acidi devono essere smorzati? L’acidità è l’anima della barbera.
    Franco, essere Cavallottiani è un onore di cui mi pregio.

  4. Giù il cappello per tutti i vini Cavallotto.
    Dice bene Gian Maria: essere Cavallottiani è un onore.
    Ma 50-70 anni fa, chi in langa maturava la barbera 2 anni in botte grande prima di metterla in bottiglia o pintoni o damigiane e venderla?

  5. A mio avviso la migliore barbera mai bevuta è “Sei Vigne Insynthesis” 2003-2006-2007 di Vinchio Vaglio Serra, vino straordinario di immensa struttura, rotondo con tannini leggeri… ovviamente è barricata, anche io tendenzialmente sono contrario alle barbera barricate ma semplicemente perchè parecchi produttori non le sanno barricare, questa è il paradiso… assaggiare per credere.

  6. un’altra grande barbera e’ la vigna preda dei fratelli barale

    fresca, possente, profumata. un vino che rimane nella memoria

    niente barrique chiaramente altrimenti sembra di bere un qualsiasi vino da legno. ho bevuto ultimamente una (celebratissima e barricatissima) luna e i falo’. sembrava di avere in bocca della carta …

  7. @Flachi10: ognuno hai suoi gusti. Lei stesso dice che ha un’immensa struttura, e a mio modo di vedere, questo fa si che non possa eccellere in bevibilità. Grande estratto e sotto grande dose di legno in quella barbera “da gara” o “da guide” di Vinchio Vaglio. Mi si stanca il palato…solo a pensarci!

  8. Io credo che il solo problema è che si vogliono fare grandi vini con uve che talvolta non ne hanno la capacità.
    La barrique è una maniera per vendere un’uva che spunta un certo prezzo a prezzi più alti di quelli che vale aumentandone l’estrazione che non riesce ad avere.
    Basta solo il buon senso: la barbera deve fare vini bevibili e leggeri, mica con il Gamay si mettono a fare vinoni in Francia…quello di spingere un vitigno solo perchè è autoctono è una moda tutta italiana.
    Il vitigno autoctono va bene fino a quando fa il suo lavoro, ma non si può mica fare Latour da ognuno di questi vitigni.

  9. @IlConsumatore: certamente ognuno ha i suoi gusti. Per quanto riguarda la bevilità non la trovo peggiore perchè più strutturato… non fosse per i 50€ a bottiglia ne berrei a profusione senza problemi di “stanchezza” del palato. Per ciò che concerne la “grande” dose di legno come la definisce non concordo in quanto l’affinamento è di 8 mesi che definirei un affinamento medio come in moltissimi altri barbera, bricco dell’uccellone per citarne uno famoso è affinato 12 mesi. Poi non so, bevo per il gusto di bere e ciò che mi piace bere quindi non guardo guide o gare.

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