Champagne Brut nature reserve 2006 Raymond Boulard

Cari lettori vi scrivo con mezzi di fortuna da un luogo che spero tanto non venga individuato. Loro mi stanno cercando e temo che presto saranno sulle mie tracce.
Perché mi devo nascondere e temo di essere scoperto? Semplice, perché l’ultimo dell’anno, la notte di San Silvestro, ho disobbedito alle prescrizioni del ministro Zaia, quello che sostiene che “Il prosecco é tutto buono, lo champagne no” e per ”365 giorni all’anno bisogna brindare italiano, sarebbe gravissimo se qualcuno stesse pensando di andare ad acquistare champagne”.
Sfidando il suo diktat, che non sembrava poi così bonario, a “brindare italiano”, a salutare l’arrivo del nuovo anno stappando “spumante italiano”, meglio se padano, meglio ancora se della Marca Trevisana, ho proditoriamente deciso che per festeggiare il novello 2010, il modo migliore fosse fregarmi altamente (s’en foutre) delle cassandre e dei  velinari che urlano al sorpasso dello “spumante” e al “crollo dello Champagne” oppure cianciano che ” il vino d’oltralpe nella maggioranza dei casi vive di gloria passata, che ormai non é più” e stapparmi, anche se Zaia lo reputa “gravissimo” (io trovo gravissimo che uno come lui faccia il ministro e tra qualche tempo il presidente di regione…), una bella bottiglia dello storico vino di Reims ed Epernay.
Ma non uno “sciampagnino” qualsiasi, di quelli che si bevono in quelle discoteche di cui il ministro è stato direttore (o p.r.?) in gioventù, ma, ancora più proditorio il mio gesto, uno Champagne di un piccolo vigneron che non solo produce secondo metodi “naturali” a metà tra il biologico e il biodinamico, ma si diletta persino a comunicare direttamente con consumatori e clienti conducendo quella cosa brutta sporca e cattiva, assolutamente sovversiva nello spirito, che è un blog, il journal d’un vigneron de Champagne.
So bene che quando verrò stanato e condotto davanti all’Enoico Padano Uffizio per essere giudicato e punito in maniera esemplare (mi sembra di sentirlo Zaia esclamare, additandomi, “’sto mona el gha avù la faccia de tola de brindà a Champagne e no a Prosecco!”) questa scelta verrà giudicata ancora più pericolosa e disdicevole.
Fosse stato almeno uno Champagne di una delle grandi Maison da milioni di bottiglie, prodotta con la stessa logica “industriale” di tante aziende produttrici di quegli “spumanti italiani” cari all’uomo di Bibano di Godega di Sant’Urbano, passi, ma lo Champagne artigianale, curatissimo, pieno di anima, di poesia, di verità, di un vigneron che partecipa a rassegne come Vini di Vignaioli e Vins de Vignerons e ha la faccia di tolla di parlare di “vini naturali”, che si ostina a far partire le fermentazioni senza ricorrere a lieviti selezionati e dice di essere sostenitore di una viticoltura rispettosa dell’ambiente, quello no, non può essere tollerato!
Eppure, anche se temo sarebbe tempo perso, poteva essere divertente provare a discorrere, senza arrière pensées, di viticoltura e di vini veri, con il promoter del Prosecco, davanti alla bottiglia Champagne Brut nature reserve 2006 Raymond Boulard che ho stappato, un po’ di nascosto, manco fossi un eno-carbonaro, l’ultimo dell’anno.
E vedere la faccia del prosecchista in servizio permanente effettivo, che, si dice, beva l’amato Prosecco anche quando organizza mega grigliate di carne di manzo sul Montello, davanti ad una flute, meglio ancora ad un ampio calice di questo vino splendido, prima che un méthode champenoise, ottenuto da un mix di uve assolutamente inconsueto per i nostri orizzonti, un 75% di Pinot Meunier e un 25% di Pinot noir, un millésimé 2006 dove è contenuto un 30% di “vieux vins de réserve” delle annate 2004 e 2005, un Brut Nature (non dosé – dosage zéro) assolutamente secco, senza concessioni, e risolutamente non proseccheggiante, come accade, ahimé, qui in Italia, in svariati Satèn della “petite Champagne italienne”, la Franciacorta.
Uno Champagne autentico, essenziale, nessun glamour e tanta verità, ottenuto da quella decina di ettari, ripartiti su 8 villaggi, 7 Cru e un Grand Cru, “un mosaico di 21 terroir su “craie” (roccia sedimentaria calcarea), argilla, sabbia, silice e limo, dislocati nella Vallée de la Marne, nella Vallée de la Vesle e sulla Montagne de Reims che i Boulard onorano dalla fine del Settecento da generazioni con quello che definiscono orgogliosamente come un “savoir faire ancestral”. Con un sistema di vinificazione classico, in cuvée inox da 50 a 100 ettolitri, e per la quota dei vecchi vini di riserva in barrique.
Non solo se a lui sarebbe piaciuto, ma a noi, dico a me e alla mia gentile consorte, coinvolta, suo malgrado, in questo esilio per enoica-disobbedienza, questa réserve è piaciuta senza riserve, accompagnando gagliardamente il nostro cotechino con lenticchie di mezzanotte, a partire dal perlage, sottilissimo, continuo e anarchicamente zigzagante nel bicchiere, e proseguendo con la meravigliosa robe paglierino acceso oro antico-nocciola, per poi trovare sbocco in un naso che era tutta una meraviglia, di eleganza, di compostezza, di classe innata (che come sanno tutti non è acqua, o altro spumantino, ma Champagne), un bouquet ben secco, compatto, molto vinoso, di luminosa energia e integrità, dove cogliere, in sequenza, note di nocciole tostate, di agrumi, fiori secchi, alloro, accenni di pan tostato, di miele e pan d’épices, amaretti, tutte nitidamente disegnate, a comporre un insieme cremoso, di grande finezza.
E poi quale identica sensazione, di un grande Champagne idealmente tutto pizzi e dentelles, sin dal primo sorso, croccante anzi crepitante sulla lingua, salato, giocato tutto su armonia ed equilibrio, largo, ma senza spingere, avvolgente, di grande charme, pieno, strutturato, di assoluto vigore espressivo, pieno di sapore, dalla persistenza lunga e di piena soddisfazione. Uno Champagne “gastronomique” da gustare su tanti piatti della nostra e dell’altrui cucina.
Che meraviglia Monsieur Boulard, per uno Champagne così si può anche rischiare l’esilio…

37 pensieri su “Champagne Brut nature reserve 2006 Raymond Boulard

  1. Franco, complimenti per il coraggio, ma…nel caso dovessero rintracciarti e “condannarti”, preferiresti che ti portassimo arance o…Prosecco?!?

  2. Dopo aver lasciato i prosecchini generici e allargati alle sciampiste (e sciampisti), dopo aver ‘ammirato’ una cesta piena di bottiglie orgogliosamente etichettate “brindiamo qualcosa”, a euro 1,45, presso il generi alimentari del villaggio, mi associo calorosamente al tuo commento, dall’esilio (dorato, I presume). E aggiungo che vale la pena di lavorare duro, da mane a sera, per potersi permettere una tantum una piccola gioia: un grande vino fatto con passione e sapienza. Una bottiglia una, ma che sia grande.
    IOTUNOI è un mercato da riconoscere e capire.

  3. Franco, sono contento che ti piaccioni i vini del mio grande amico F6B… anch’io per le Feste ho assaggiato almeno 3 bottiglie di quelle che illustri sopra.

    Dico vini, perchè rimane difficile anche per i Francesi concepire dello Champagne (non dosé preferibilmente) innanzitutto come vino, in altre parole da bere nello stesso bicchiere che useresti per un grande bianco invecchiato di Borgogna.
    E pochi Francesi sanno che lo Champagne, malgrado la fama delle marche e le quantità prodigiose prodotte, viene tutto vendemmiato a mano per legge, e proviene soprattutto da migliaia di piccoli produttori come Francis, lui ormai “ridotto” a 4 ha…

    Cin e buon 2010

    Mike

    • caro Mike, ho molto amato questo Champagne, più apprezzato, come dici bene tu, come grande vino, e non solo come espressione di quella zona magnifica che é la capitale mondiale di quella che tutti apprezziamo come méthode champenoise… Auguri anche a te e un saluto alla tua bellissima Provence!

  4. Quest’anno monsieur Boulard a Fornovo mi ha fatto pure l’immenso piacere di scambiare i miei umili Verdicchio coi suoi grandi Champagne. Così a Natale abbiamo festeggiato con la sua Reserve Perpetuelle: una sorta di solera dello champagne, incredibile, soprattutto quando le bolle tendono a scomparire e resta il vino! Per lo Champagne, quello vero, rischio abbondantemente gli strali delle truppe verdi di Zaia

    • Posso dire che condivido al 100 per cento l’SMS pubblicato con il titolo di “Inaccettabile” pubblicato sulla “Prima di Wine News” di oggi 4 gennaio 2010 ?
      Talmente d’accordo che, citando la fonte, lo ripubblico, anche perché una volta tanto le posizioni mie, già espresse nei giorni scorsi, e del sito Internet che lo ospita, collimano in pieno.
      Ecco il testo: “365 giorni all’anno bisogna brindare italiano, sarebbe gravissimo se qualcuno stesse pensando di andare ad acquistare champagne. Si comprino solo le bollicine italiane – ha aggiunto – e poi il prosecco è tutto buono, lo champagne no”. Sono le parole, riportate dall’Ansa, negli ultimi giorni del 2009, del Ministro delle Politiche Agricole, candidato a Governatore del Veneto, Luca Zaia. Speriamo che scherzasse. Ma in ogni caso, si è oltrepassato il limite. Speriamo che l’anno nuovo porti un po’ di apertura mentale e lungimiranza, lontana da rigurgiti sciovinisti e protezionisti, davvero inconcepibili, lo ribadiamo, per un Paese che deve molta della sua ricchezza all’export. E che troppe volte si siede sugli allori e si guarda la pancia, convinto che certi primati di qualità siano assoluti e immutabili”.

  5. Franco,
    Che cosa scrivi?

    Ci sono vini che vengono di uva coltivata in biologia e/o “biodynamie” e ci sono vini che vengono dalle altre uve “convenzionali o chimiche.” Non c’è per metà metà. devi scegliere il tuo campo!

    Gianni

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  7. ….mica per stare dalla parte del sciur Ministro e anche se mi sento scarso nei Vostri confronti,noi si ha brindato con un Giulio Ferrari 99.
    LONTANO ANNI LUCE dal prosecco e non poi così tanto lontano dai grandi francesi….

  8. Mi è consentito approffitarne? Qualcuno mi dice a quanto Boulard vendeva questo Champagne a Fornovo a novembre? Grazie

  9. Vorrei anch’io far parte dei “Scomunicati”: aver bevuto come unica bollicina a Capodanno un semplice ma buon Champagne di cui non ricordo il nome, e poi, due giorni dopo, organizzata dal nostro comune amico Angelo Peretti, aver degustato a pranzo undici Champagne diversi, basta per finire sul libro nero del Ministro????

  10. Come forse qualcuno sa non posso che essere di parte, ma senza alcun senso di colpa, nel lodare senza remore i grandissimi vini di Francis Boulard, essendo parte della loro distribuzione in Italia. Vini, si, come è già stato lodevolmente rimarcato più sopra, vini di Champagne, che sono una festa e non “vini da festa”. Anche io, caro Franco (ancora buon anno, neh?), ho approfittato della calma del mio “buen retiro” per assaporare con rinnovato piacere la ricchissima essenzialità di questo brut nature che hai così ben definito nel tuo scritto.
    Per rispondere alla legittima domanda del Consumatore (nome azzeccato per tale questione), direi che questa bottiglia si può trovare in enoteca nell’intorno dei 45 €.

  11. non avevo un Boulard a disposizione, ma sempre champagne era,
    Scomunicati? più che altro mi arrogo il diritto di berebene o almeno ci provo.

    Colgo l’occasione di Augurare a voi tutti frequentatori di questo Blog un 2010 splendido ed “effervescente”, inoltre al nostro caro Ziliani di continuare a scrivere per l’eternità.

  12. Buongiorno a tutti, gentile Franco, rileggendo più volte l’articolo mi sono incuriosito e sono andato a spulciare il sito “Raymond Boulard” scoprendo che vende anche on line. Ammettendo la mia ignoranza caprina più totale nel campo champagne, ho una domanda da porre: Quanto può durare una bottiglia di champagne (ovviamente, prima che qualcuno faccia battute simpatiche, mi riferisco alla conservazione, non messa a tavola da bere)visto che si possono acquistare solo confezioni da 6 bottiglie e considerato che almeno io non pasteggio tutti i giorni a champagne, cioè, messe in cantina (il quesito vale anche per i vari Franciacorta DOC, Trento DOC e similari)si possono conservare tranquillamente per qualche tempo ho conviene comprarne man mano e all’occorrenza ?

  13. Bevo champagne perché mi piace. Se poi serve anche per fare un dispetto al leghista/campanilista/nazionalista Zaia, godo il doppio.

  14. Ultimamente sono stato in Provenza e non ho resistito alla tentazione di comprarmi e portarmi in Italia qualche bottiglia di rosè locale e anche qualche rosso Bordeaux: ho rischiato di non rientrare in patria?

  15. Io Zaia lo sosterrei a spada tratta. Provate a pensare a cosa ci guadagneremmo se gli andasse bene. Il Prosecco invadera’ il mondo. E i prezzi degli Champagne scenderanno e magari anche di molto pur di resistere alla concorrenza trevisana. Ed e’ proprio quello che aspetto da quando sono nato, ma per poter fare incetta a buon prezzo di Champagne…
    Non tutto il male viene per nuocere!

    • Giustificazioni valide le tue, ma se potessi proprio esprimere un desiderio, anche se non abito in Veneto e non mi toccherà votare, mi augurerei che il “propagandista del Prosecco” evitasse di andare a fare danni ancora più seri come neo doge…
      Nè Ministro, né Governatore: chiedo troppo?

  16. Prosecco, prosecco, prosecco,… avete a disposizione il post sul miglior champagne sul mercato, ed individuo i termini di bevibilità, terroir, finezza sensoriale, carbonica sensuale e voi parlate di prosecco….sciocchi e noiosi!
    Scusami Franco, sai quanto apprezzo questo post… e mi parlano di Zaia e di prosecco…ma dai!!!

    • Simone, la personalità di Zaia é tale e tanta, e così appassionante il suo pensiero che é normale che si finisca comunque a parlare di lui e del suo amato Prosecco, e non di una banalità, franciosa ed esterofila, mica padana!, come lo Champagne… 🙂

  17. Se quella è la promozione del prosecco, finisce che il ministro l’affonda, anziché sostenerlo.
    E se contrappone il prosecco allo champagne fa un buco…nell’acqua. Sarebbe come contrapporre la gazzetta dello sport al sole 24 ore; ovvero due letture diverse, due momenti diversi: entrambi rosa di carta, ma raccontano storie (anzi danno notizie)che toccano momenti – appunto – diversi.
    La mania di questo – per ora – ministro mi pare che sia quella di travestirsi da re mida: “quello che tocco diventa oro” (vedi formaggi!).
    Ma da quando, in un tuo precedente post, l’ho visto mentre gli ‘sfugge’ (così almeno pare) la bollicina di mano mentre stura una busciante bottiglia, in cuor mio lo chiamo ‘praecox’…

    • ma Silvana, vorrai mica generare dubbi di questo genere sul baldo e prestante Ministro? Ricordi cosa diceva Bossi in uno storico slogan riferito alla virilità degli uomini della Lega?…. 🙂

  18. Non mi permetterei mai!, è quella foto che dà l’idea di una sua incapacità di controllare l’esuberante bottiglia (di prosecco, I assume)…

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