Contro il neo proibizionismo e la criminalizzazione del vino: la parola ai produttori


Mi ha quasi letto nel pensiero, anticipando quello che mi ripromettevo di fare ad inizio 2010, Fausto De Andreis, piccolo produttore ligure della cantina Rocche del Gatto di Bastia di Albenga.
Anticipando un mio intendimento, che vi avrei presentato a breve, ovvero aprire uno spazio molto informale dove le donne e gli uomini del vino italiano possano esprimersi liberamente, intervenire raccontando problematiche, preoccupazioni, controversie che rendono ancora più difficile il loro lavoro. Una sorta di tribuna libera, di “sfogatoio”, dove prendere la parola, raccontarsi, farci capire quello che non va e quello che si potrebbe fare, prendere posizione, esprimersi, partecipare direttamente al dibattito su un universo, il mondo del vino, che conoscono meglio di qualsiasi altro.
In attesa di inaugurare ufficialmente questa rubrica, che avrà fortuna solo se i diretti interessati vorranno sfruttare l’’opportunità loro offerta, e si faranno parte diligente, inviando loro contributi, voglio pertanto segnalare, come ho già fatto riservandogli lo spazio dei commenti nell’ambito delle news che curo per il sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers – leggete qui – l’intervento di De Andreis sul cruciale, discusso tema “campagna zero alcol sulle strade”.
Campagna che con l’intento, super legittimo, di ridurre gli incidenti stradali ed il numero delle vittime per cause legate alla guida e di rendere le strade più sicure, sta finendo per assumere risvolti neo-proibizionistici e, peggio ancora, sta criminalizzando il consumo di vino e trasformando “i produttori di vino oramai sacrificati in nome della sicurezza stradale e declassati al ruolo di spacciatori” in una sorta di oscuri “trafficanti” di sostanze pericolose.
Questo é assolutamente ingiusto e pericoloso, e pertanto ho pensato fosse utile e interessante pubblicare, come testimonianza del profondo malessere del mondo del vino italiano, che a farsi “criminalizzare” non è disposto, la testimonianza, accorata, del produttore ligure, persuaso che le sue parole esprimono perfettamente l’amarezza e lo scoramento di larghissima parte dei produttori di vino italiani.
A voi produttori, ora, la parola.

0 pensieri su “Contro il neo proibizionismo e la criminalizzazione del vino: la parola ai produttori

  1. Sig. Ziliani grazie per l’invito. Sono una giovane produttrice emiliana, molto sensibile al tema del “neoproibizionismo” che il governo italiano sta instaurando per “proteggere” i giovani sulle strade.
    Ritengo che la storia dovrebbe insegnarci che le costrizioni non sono mai positive, e di come invece sia molto più proficua l’educazione ad un consumo consapevole, sia per la crescita culturale delle giovani generazioni che per limitare i danni dell’abuso di alcol.
    Da anni ormai sulle bottiglie prodotte dalla mia azienda compare una scritta che recita “il vino è una piccola gioia quotidiana, abusandone rovinerai il piacere di tornare a gustarlo”. è una piccola cosa, ma visto che lo stato ha deciso che è meglio reprimere che educare, credo che dovremmo essere noi produttori a darci da fare per insegnare che il vino non è un pericolo per la salute, e a diffondere una cultura del bere per ottenere piacere dalla vita, e non per sballarsi.
    Ho letto l’intervento del sig. De Andreis e sono d’accordo con lui con l’indignazione verso la colpevolizzazione del consumo di alcol come causa degli incidenti, non solo per il danno che questo atteggiamento arreca al settore economico di cui anche io faccio parte, ma soprattutto per l’attacco indiscriminato ad una cultura che è radicata nel nostro territorio, e che questo territorio preserva attraverso l’agicoltura, la vinicultura, la gastronomia. Purtroppo questo attacco va a minare l’essenza stessa del nostro patrimonio culturale.
    Quando poi sento di iniziative di assessori ai giovani che premiano chi smette di fumare o di bere (mettendo sullo stesso piano le due cose), dando ai ragazzi dei premi in oggetti per chi si comporta “virtuosamente” mi rendo conto che la mentalità di chi ci governa è veramente chiusa, ai limiti dell’ignoranza. Ma cosa siamo, asini da educare con la carota, o cittadini pensanti e coscienti?
    Ben venga invece lo spot dell’unione italiana vini, che incarna appieno lo spirito del consumo consapevole e della tutela del nostro patrimonio vitivinicolo.
    Peccato che lo stile dello spot sia più indirizzato agli adulti che ai giovani.
    Altre iniziative a mio parere ottime sono i Discobus (si va a ballare in tram, si torna in tram), e le iniziative a cura degli studenti delle scuole alberghiere, che insegnano a fare cocktail a basso contenuto alcolico.
    Si deve pensare a iniziative di questo tipo, che parlino un linguaggio diretto e che mettano i ragazzi su un piano di respoonsabilità: mi rivolgo a te come ad un individuo pensante, non come ad un bimbo che se fa il bravo gli regalo la caramella.

  2. Egregio dott Ziliani la sensazione di impotenza e frustrazione che mi aveva indotto a scriverle ,in questi giorni si e’ trasformata in una fortissima indignazione nei confronti del sistema, causa di ciò sono state le conferme ai miei forti dubbi sulla idoneità dello strumento etilometro per rilevare lo stato di ebbrezza di una persona. L’etilometro delle forze dell’ordine di per se e’ uno strumento molto preciso, l’ errore massimo ammesso e’ dello 0,05 /mille nel misurare la quantità di alcol nell’espirato del soggetto controllato.
    Tralasciando, l’influenza della temperatura ambientale,di eventuali segnali radio ,di tempistiche e procedure soggettive di espirazione, che sicuramente” possono” sulla misura, una cosa salta all’occhio incredulo, il” fattore di conversione” per la sua estrema variabilità da soggetto a soggetto.
    Il fattore di conversione e’ un numero che moltiplicato la quantità di alcol rilevata dallo strumento nell’espirato da il valore di alcol nel sangue espressa in g/l , purtroppo questo numero varia da persona a persona spaziando da 1200 a 3300. .
    Siccome e’ impossibile determinare il fattore di conversione al momento del controllo , il legislatore ha adottato un valore intermedio di 2100 , facendo cosi coloro il cui fattore di conversione e’ 1200 si trovano penalizzati in quanto l’etilometro calcolerà un valore nel sangue maggiore della realtà del ben 75% mentre chi ha un fattore di conversione di 3300 sarà agevolato di un 39’4%
    Se una persona che ha un fattore di conversione di 1200 ed ha 0,4 g/l di alcol nel sangue quindi in regola col codice della strada viene controllata con l’etilometro questi rileverà.6,99 g/l di alcol nel sangue, questo comporterà una ammenda da500 a 2000 euro,la sospensione della patente da 3 a sei mesi e il marchio a fuoco di ubriaco.
    Anche lo 0,5 e un valore imposto per tutti come soglia limite per l’efficienza alla guida ma anche in questo caso non tutte le persone reagiscono alla stessa maniera all’alcol e quindi e’ iniquo. Vi sono persone che con 0’5 g/l di alcol nel sangue sono sobrie e lucide mentre non e’ detto, che tutte le persone a tasso zero lo siano.
    E inspiegabile come il legislatore abbia potuto concepire a priori una legge che sicuramente va a colpire degli innocenti , non garantisce l’idoneità dei soggetti controllati alla guida,rispetta solo delle tabelle dettate da una campagna montata ad arte di becero proibizionismo .
    Nella speranza di essere stato chiaro e sintetico nello esporre il mio pensiero, voglia gradire i miei più distinti saluti De Andreis Fausto

  3. Bravo Fausto! Mi permetto di aggiungere, a quelli che magari in buona fede credono alle favole ipocrite che tutte le leggi e leggine basate sul “Dio etilometro” siano fatte per la sicurezza stradale e spacciate come tali, che sono fatte e mantenute tali solo ed esclusivamente per fare CASSA (un pò come fanno con autovelox, tutor, semafori t red, zone con telecamera ecc).
    Per vedere se uno è ubriaco, non può bastare un numerino di uno strumento come l’etilometro, che viene usato poi slealmente, magari appena piazzati a cento metri da un ristorante, e che fa giudicare chiunque, fosse per un caffè corretto o un limoncello dopo cena, come un “pirata alcolista pericoloso”, solo perchè supera magari di poco il limite di o,5…
    Vista la gravità della pena per lo stato di ebbrezza, che non può ripeto essere solo stabilita da uno strumento di dubbia aderenza alla realtà del soggetto, sarebbero meglio e più credibili delle prove psicofisiche come ad esempio far camminare in linea retta, recitare l’alfabeto, far reggere su una gamba, strumenti a luci intermittenti da spegnere e accendere al segnale, e tanto altro, e poi quindi si, a realtà conclamata del soggetto ubriaco, procedere all’esame urine in pochi secondi…
    Ma così facendo, si otterrebero tutt’altri risultati, con i pro e i contro che si avrebbero, o per i cittadini o per i nostri “cari parlamentari & co”.

    Cittadini – Pro:
    si beccherebbero solo e davvero chi ha bevuto e non è in condizione, e al contrario non si sentirebbe terrorizzato, trattato e punito come un delinquente chi semplicemente magari torna da una cena con amici, dove magari si è gustato un buon rosso, ma è cmq tranquillo, capace e non pericoloso alla guida, solo perchè “lo dice l’etilometro”.

    Parlamentari & co – Contro :
    quanto scritto sopra si rivela controproducente per questi signori, perchè si multerebbero molte, ma davvero molte meno persone, lo stato incasserebbe molti meno soldi, e sarebbe poi più oneroso, poichè alle forze di Polizia dovrebbero fornire più uomini,mezzi,tempo ecc (eh beh, è molto più redditizio e comodo mettere una pattuglia con il “dio etilometro”,che ghigliottina tutto e tutti, a cento metri da un ristorante o all’uscita da una sagra, e far su centinaia di verbali, di numeri, di soldi, di cassa…)
    Ma aldilà della critica all’etilometro, è l’ipocrisia che fa schifo, è il far leggi e cavalcare l’opinione pubblica sfruttando ad hoc l’onda emotiva di tragedie e incidenti che purtroppo succedono (e che fisiologicamente capiteranno sempre e cmq, in un paese ad alta densità automobilistica come il nostro) dando la colpa all’alcool e ai suoi consumatori, ripeto, solo per demagogia e comodo riscontro coi mass media, menando per il naso il popolo e per far su cassa.

    In Italia, su 60 milioni di abitanti, ci sono circa 40 milioni di NON ASTEMI…capisce anche un bambino che evidentemente è un bel mercato da sfruttare, basta fare qualche leggina e uno strumentino ghigliottina facile come l’etilometro, et voilà, li si trasforma in 40 milioni di “pirati ubriachi e pericolosi al volante”da punire…e da cui incassare.
    Cordiali saluti.
    Giuliano.

  4. salve a tutti, vorrei buttare sul tavolo una provocazione:
    in seguito al problema etilometro i consumi sono cambiati, la gente non beve più vino al ristorante, ma sempre più spesso si rinchiude in casa con amici e parenti a festeggiare.
    intendiamoci, nulla di sbagliato!
    Cmq, in considerazione di quanto detto, il consumatore tenderà a comprare vino da asporto e poichè in questa società nessuno ha mai tempo per niente, il consumatore tenderà a comprare vino là dove può facilmente reperire altri beni ossia al supermercato.
    Qualcuno sosteneva che pensare male è peccato, ma non si sbaglia mai: mi chiedo se questa situzione non vada a favore di quelle grandi aziende che fanno parte della grande distribuzione e che possono permettersi prezzi molto competitivi a scapito dei piccoloi e medi produttori.
    dico questo perchè non è possibile che nessuno, e sottolineo nessuno (nemmeno i sindacati e i caa) abbia mai pubblicamente contestato le leggi sull’alcool, io piccolo produttore posso scrivere su blog, il sig. Ziliani può scrivere su riviste specializzate, ma mi chiedo perchè sui quotidiani, nelle televisioni non si sia mai parlato di quello che sta diventando una piaga economica non solo per noi produttori, ma anche per i ristoratori.
    si parla tanto e in malo modo di enogastronomia, ma non si parla mai del fatto che oggi è veramente dura fare il poduttore agricolo ed il ristoratore.
    mi piacerebbe che i presidenti di cia, unione agricoltori, coldiretti facessero e dicessero qualcosa altrimenti come unica soluzione ci resterà quella di fermare il traffico, cospargere le carreggiate autostardali di vino, sfilare a Roma coi trattoti etc.
    io non sono intenzionato ad a arrivare a questo, ma purtroppo sarò costretto a modificare il mio modo di fare vino se va avanti così, sarò costretto a fare ciò che il mercato mi chiede e non ciò che il mio territorio riesce ad esprimere.
    da interprete di un territorio mi trasformerò in un suo sfruttatore, e chi SFRUTTA DISTRUGGE E IO NON VOGLIO DISTRUGGERE NIENTE E NESSUNO.

  5. Il vecchio sistema dei “due pesi e due misure” è invece da noi sempre attualissimo e, come in questo caso quanto mai utile soprattutto “a fare cassa”, come dice giustamente Giulano Rame qua sopra.
    Qualcuno vuole mettere sullo stesso piano, ad esempio, tabacco e alcool? Bene, allora lo Stato smetta di gestire il monopolio dei tabacchi, invece di prendere per i fondelli tutti i fumatori imponendo le scritte “dissuasive” sul pacchetto e poi permettere l’utilizzo di diciture fuorvianti tipo “light” (proprio recentemente c’è stata una sentenza significativa dalla Cassazione su questo argomento).
    Mi sembra di aver letto che, tra le tante cause di incidenti stradali, una sia attribuibile all’abitudine di fumare durante la guida: le distrazioni per cercare il pacchetto e magari aprirlo se nuovo, prendere la sigaretta, cercare l’accendino ecc., equivalgono forse a quelle derivanti dall’uso del cellulare, quindi altrettanto pericolose.
    Perché, poi, non viene imposto, come per le sigarette e come già accade negli USA, l’obbligo di scrivere sulle etichette delle bottiglie avvertimenti sul consumo di alcool prima della guida, o per le donne in gravidanza, ecc.?
    Complimenti infine per l’intervento della giovane produttrice emiliana, di cui condivido pienamente il pensiero. Ripeto ciò che ho scritto poco tempo fa su un altro post: per qualcuno è molto meno faticoso, e molto più redditizio, reprimere invece di educare.

  6. L’intenzione proibizionista della nuova legge è chiara: il sangue di Cristo, il vino, l’emblema di una cultura cristiana, uno degli alimenti base della nostra cultura mediterranea è stato preso di mira da una classe dirigente populista che non vuole fare distinzioni, che non vuole investire in sana cultura alimentare. Ha scelto la via più breve.

  7. … da unico produttore,nella mia famiglia,il primo ricordo che ho, di quando ero piccolo sul vino,e’ legato a mio nonno,che a pranzo e a cena si riempiva un bicchiere di vino, e lo allungava con l’acqua,ecco, quel bicchiere se lo sorseggiava lentamente e beatamente per tutto il pasto….il vino fa parte della nostra cultura…..un po’ come il crocifisso nelle aule….dispiace questa caccia alle streghe indiscriminata…..

  8. Mi domando come ci si regoli altrove: non mi è ancora capitato di incappare il pattuglie con etilometro in EU e negli USA, e una sola (micidiale ) volta in Italia. Quali sono i parametri, i valori, e le sanzioni negli altri paesi?
    Concordo con quanto letto qui sopra. Soprattutto sull’approccio speculativo da parte di chi ha redatto la legge e da chi la applica. Ho amici -assolutamente non degli ubriaconi! – che sono incappati nell’etilometro e posso assicurare che nemmeno al tossicodipendente più incallito fanno passare un tale trattamento…
    Poi aggiungo: ma una bella raccolta di firme?
    Chiarendo che non si tratta di pretendere l’impunità: né per i criminali, né per gli imprudenti. Ma vedo tanta gente su strada che usa l’auto come un’arma impropria e non son tutti ubriachi, soprattutto alle otto del mattino!

  9. Come al solito in Italia non si prendono iniziative mirate ad evitare che ubriachi si mettano al volante. si introducono norme, cieche e stupide, come tutte le norme se non si lascia a colui che le deve applicare la discrezionalità del buon senso, in nome di una presunta uguaglianza di fronte alla legge e di una ide astratta di legalità, per evitare, si dice, le stragi del sabato sera.
    coloro che si schiantano in auto al venerdì e sabato notte, secondo voi (e secondo il legislatore), hanno bevuto uno chateaux lafitte o un mix merdoso di alcool di bassa qualità e bevande zuccherine miscelate male in una discoteca dove si storditi completamente anche con altre sostanze?
    basti questa domanda e la relativa risposta, a far capire come la non possibilità che la legge effettui il debito distinguo tra le diverse ipotesi alla base di un livello di alcool superiore a 0.5 grammi/litro ed effettiva capacita di guida, per capire come si danneggia un sistema senza evitare gli incidenti che passano solo e comunque per una educazione e non per queste imposizioni che lo stato non è in grado di fare rispettare a tappeto (basterebbe mettere le volanti fuori dalla discoteche, le avete mai viste?)
    obbligare le discoteche ad avere dei parcheggi e a controllare in che stato è chi è alla guida dell’auto, no? in fondo chi guadagna è la discoteca, è giusto che questo costo se lo accollino loro.

  10. L’unico vero commento sarebbe quello di mettersi a smoccolare per la solita arroganza, pressapochismo dell’approccio alla risoluzione dei problemi da parte dei nostri politici e, soprattutto, da parte dei cosiddetti tecnici, che quasi sempre, in modo occulto e senza neppure prendersi le responsabilità politiche ma godendo di lauti ed intoccabili stipendi pagati con le nostre tasse, sono dietro alla sostanza dei provvedimenti legislativi nel nostro paese.
    Il caro Bassanini ci ha messo definitivamente nelle mani di una delle classi burocratiche meno preparate tra tutte le nazioni, cosiddette civili, che troppo spesso legiferano non avendo la più pallida idea di ciò che stanno regolamentando.
    In democrazia a noi addetti ai lavori rimangono solo gli strumenti che la democrazia stessa ci mette a disposizione che sono una raccolta di firme, il commissionare pareri scientifici a sostegno di quanto vogliamo produrre tutto il resto è fuffa, quindi rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare.

  11. Premetto che non sono un produttore ma lavoro nel mondo del vino.
    Poco tempo fa su radio24 alle ore 9:00 Oscar Giannino aveva affrontato l’argomento con ospiti in trasmissione qualche importante (per dimensioni) produttore di vino.
    Ricordo di un intervento del pubblico che chiedeva cosa aspettassero tutti i produttori a mandare una lettera ufficiale a chi ci governa per protestare contro questa criminalizzazione del vino.

    Teniamo anche presente che il comparto eno-gastronomico, che si collega a quello turistico è un settore troppo importante per l’economia italiana perchè lo si tratti in questo modo.

    Proporrei anche che tutti i produttori insieme investissero in una specie di pubblicità progresso con questo messaggio: 2 bicchieri a pasto non fanno male a nessuna persona maggiorenne! Basterebbe per rilanciare i consumi e avere meno ubriachi per strada.

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