Fiano Minutolo e Fiano indicano una nuova strada per i bianchi pugliesi

Buone notizie per gli amanti del vino pugliese! Nella terra dei trulli, dei taralli, di Castel del Monte e delle orecchiette con le cime di rapa, si sta progressivamente aprendo una “via pugliese al bianco”.
Intendiamoci la Puglia è e rimarrà una regione fondamentalmente rossista (o rosatista in alternativa), dove sono e saranno i vini a base Negroamaro, Primitivo, Uva di Troia a “scandire il ritmo” di marcia e fare in larga parte la “nobilitate” della produzione locale, ma svariati segnali indicano che pur continuando a lavorare, senza particolari pretese, sulle tradizionali varietà a bacca bianca come la Verdeca e il Bombino bianco, oppure insistendo su quello Chardonnay, che qui esprime, comunque si tratti di una grande uva, nient’altro che l’ennesima versione, priva di un particolare appeal o di una connotazione locale o di speciali motivi per apprezzarla, di questa cultivar universalmente diffusa, si vanno aprendo vie nuove.
Come ho scritto in un ampio articolo pubblicato, qui, sul sito Internet dell’A.I.S. l’Apulian way to white wines, come direbbero gli anglofoni, mostra sempre più, invece, di passare attraverso la riscoperta ed il progressivo recupero di una varietà che potremmo definire autoctona e l’introduzione, con sorprendenti risultati, di un’altra cultivar che autoctona non è e che è profondamente diversa dalla prima, anche se, nominalmente, le due sembrerebbero essere in qualche modo legate, cosa che invece non sono.
Sto parlando, per uscire da questo piccolo eno-rebus, del Fiano Minutolo (o Fiano Aromatico) e del Fiano (d’Avellino), che stanno trovando una certa diffusione in diverse aree vinicole pugliesi e una crescente popolarità che spero non abbia a trasformarsi in una moda.
Ed in questo quadro, nella riscoperta e valorizzazione del Fiano Minutolo, o Minutolo come si chiamerà dopo l’imminente iscrizione al Catalogo Nazionale delle varietà di vite, e che non ha nulla a che spartire con il Fiano come siamo abituati a conoscerlo e apprezzarlo, come una delle più grandi varietà a bacca bianca italiane, in Irpinia, trattandosi di “un’uva aromatica che potrebbe ben stare in compagnia del Gewürztraminer, di  Malvasie e di Moscati, a cui assomiglia per alcune sensazioni che riesce a trasfondere”, un ruolo fondamentale, di autentico pioniere, va assegnato a Pasquale (Lino) Carparelli, che per primo, con il suo Vigna Rampone, oggi Igt Valle d’Itria, è uscito sul mercato con un Fiano Minutolo, indicando una strada che oggi viene percorsa da numerosi altri produttori.
Nel corso di una recente visita, che ha avuto momenti suggestivi, come la visita ad una serie di caratteristici trulli, in uno dei quali abbiamo degustato, e la possibilità di gustare una squisita, fumante focaccia, cotta in un antichissimo forno a legna posto all’interno del trullo stesso, Lino ci ha raccontato la genesi del progetto di recupero del Minutolo, avviata nell’estate del 2000 quando insieme ad altri amici appassionati di vecchie varietà di vite girò per tutta la Valle d’Itria (area definita dai comuni di Locorotondo, Alberobello, Martina Franca e Cisternino) alla ricerca di qualche ceppo sopravvissuto.
Inizialmente pensava di destinare le uve eventualmente recuperate alla riproposta di un Locorotondo Doc di stile antico e più caratterizzato dal punto di vista aromatico, ma dopo aver scoperto che dell’uva esistevano 6 varietà differenti, e non solo sovrapposizioni con vitigni che hanno nome “Greco”, si pensò che la soluzione migliore consistesse nel vinificarlo in purezza per vedere quali modalità di espressione avesse, quali i suoi pregi e i suoi limiti.
E così dopo aver contrassegnato viti molto vecchie, si procedette all’innesto in un terreno di dieci ettari, circondato da caratteristici trulli, dove ha trovato sede l’azienda, denominata I Pastini, un termine che localmente indica l’appezzamento di terreno da destinare alla vigna, o anche l’attrezzo utilizzato per impiantare le barbatelle di vite.
Il primo ettaro piantato, con un innesto selvatico su campo, seguito da un innesto a spacco su varietà europea, è del 2001, quando furono i primi in zona ad impiantare a spalliera con cordone speronato, poi sono seguiti gli altri, tutti destinati ad uve bianche, solo varietà indigene e non varietà internazionali, e accanto al Minutolo ecco la più classica uva locale, la Verdeca, seguita da una quota di Bianco d’Alessano. Che non è altro che una delle uve previste nelle Doc Gravina, Locorotondo, Martina Franca.
Il risultato è un vino, il Vigna Rampone, che nell’edizione 2008 si propone con il suo colore paglierino verdognolo traslucido brillante, multi riflesso di grande nitore, si propone con il naso caratteristico di questa varietà, con spiccate note aromatico-speziate-moscatate, leggermente dolci ma salate, e grande presenza agrumata, di fiori bianchi, di frutta secca e pesca nettarina, a comporre un insieme molto elegante, fragrante, di grande energia.
Sensazione di eleganza, di naturale equilibrio, di freschezza, quasi da vino del nord più che meridionale, che continua anche al gusto, ampio, di bella carnosità e calibrata dolcezza del frutto, con una giusta componente acida a vivacizzare e innervare una materia ricca e succosa, e a scandire una piacevolezza lunga e salata.
Un moderno “classico” accanto al quale troverà progressivamente posto anche il Cupa, Igt Valle d’Itria come il Vigna Rampone, vinificazione in purezza del Bianco d’Alessano, vino ho trovato molto interessante all’assaggio, con il suo colore paglierino scarico con riflessi metallici, grande finezza floreale del bouquet, molto fragrante, aperto, sottile ma incisivo, e un gusto parimenti salato, con note di mela e pesca bianca in evidenza, nerbo preciso e un’acidità naturale abbastanza elevata.
Vini di grande equilibrio, con quella vena minerale precisa, data dai terreni calcarei delle doline, colline con roccia affiorante, che costituiscono il terroir di questo bellissimo angolo di Puglia.

0 pensieri su “Fiano Minutolo e Fiano indicano una nuova strada per i bianchi pugliesi

  1. Conosco il fiano minutolo, un vitigno davvero entusiasmante se ben lavorato, al naso può sembrare un moscato ma poi in bocca sbalordisce, ci si aspetta un vino dolce e invece la sorpresa di un vino secco, fresco e armonico ma sempre profumatissimo…
    Io ho avuto il piacere di assagiare diverse varianti di Fiano Minutolo, quello che più mi ha entusiasmato è il Tufjano di Colli della Murgia, azienda che opera in regime di agricoltura biologica, il Tufjano ha anche una piacevolissima, nonchè leggerissima effervescenza naturale, davvero strepitoso, almeno nell’annata 2008.
    Altre versioni di fiano minutolo erano ben differenti, (non ho assaggiato quello di cui parli) all’assaggio di alcuni ho anche pensato non fossero fiano minutolo, parevano senza corpo e scarichi di profumi, magari era dovuto alla giovane età del vigneto…o magari ora scrivere fiano minutolo in etichetta è di moda in Puglia…

  2. Che combinazione!
    Ho chiesto poco tempo fa ad un caro amico barese, spesso a Roma per lavoro, di procurarmi qualche bottiglia “campione” proprio di questa azienda. Domenica sera me li consegnerà, e leggendo questo post la mia curiosità di assaggiarli è aumentata ancora di più!
    E’ comunque con molto piacere che sto constatando la riscoperta, un po’ ovunque, di molti vitigni quasi dimenticati. “This is the right way”, per me…

  3. Franco, al solito non ti smentisci, finirà davvero che ti “beccherai” la cittadinanza onoraria in Puglia seconda, nelle tue pulsioni passionali, solo all’amato Piemonte Barolesco. Detto questo, i miei complimenti più vivi all’amico Lino, siamo oggettivamente contenti di non essere più i soli a fare vini bianchi in puglia da vitigni autoctoni di una certa levatura. Con gli spumanti di Daraprì, questi nuovi bianchi e lo storico Bolina dell’amico Damiano Calò, si portebbe davvero iniziare a parlare di “Apulian way. Sono purtroppo daccordo con il signor Giuseppe, ancora troppa gente che frettolosamente imbottiglia e, scusate il francesismo, rischia di “sputtanare” una varietà per esigenze commerciali che nulla hanno a che fare con il fare buon vino.

  4. In Puglia il sig. Franco è sempre il benvenuto.
    Proprio oggi ho aperto il Verdeca de I Pastini, altro vino da vitigno tipico della Valle d’Itria, una delle poche zone pugliesi veramente vocate per la viticoltura di uva da vino a bacca chiara. Più nervoso del fiano minutolo, leggero, delicato nei profumi, il verdeca è un ottimo aperitivo.

  5. Vero!!! Secondo me è proprio la strada giusta!!

    La scorsa estate ho degustato un Minutolo in purezza della Valle d’Itria (l’etichetta dei I pastini mi dice qualcosa ma non assicuro fosse di questa casa) che mi ha piacevolmente convinto. Ero ad un matrimonio in zona Monopoli, lo proponevano in abbinamento al ricco antipasto e devo dire che mi ha convinto sia sui frutti di mare che sui latticini e formaggi freschi locali.

    Un saluto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *