La crisi vista da una ristoratrice pugliese

Anna Tasselli, eccellente ristoratrice pugliese in quel di Ostuni nel suo suggestivo locale denominato Odissea (ricordo ancora una squisita cena da lei, in una serata bellissima dello scorso luglio…) mi ha inviato questa accorata testimonianza delle difficoltà che in questo momento (ma è una “nuttata” che non accenna “a passà”…) sta vivendo molta ristorazione italiana.
Anche quella, sana, vitale, che non ha mai calcato la mano sui prezzi ed è sempre stata dalla parte del cliente, proponendo una cucina gustosa, riconoscibile, legata alle migliori tradizioni e alle materie prime delle rispettive aree di competenza, senza rincorrere le mode.
Considerandola come un utile elemento di riflessione che fa capire lo stato d’animo di scoramento e di preoccupazione che domina in tanti bravi operatori, la pubblico con grande piacere, invitando anche altri ristoratori a dire la loro, a farsi sentire. Parlare, confrontarsi, raccontare i propri problemi forse non aiuterà a risolvere, d’incanto, la crisi, ma sicuramente un confronto di idee fa bene. Quantomeno aiuta a sentirsi meno soli e a sfogarsi… f.z.

Ed eccoci giunti al capolinea. Tante aspettative, tanti progetti e tanta voglia di fare cominciano a lasciar spazio a profonde delusioni. Tutto quello in cui hai creduto profondamente sfocia in un nulla………”.per anni non ho fatto nulla!”. Ne faccio una questione personale, consapevole di fare da portavoce a milioni di Italiani che urlerebbero non alla vittoria ma ad una piena sconfitta.
Siamo in un Paese dove non c’e’ più permesso di vivere, dove chi lavora e paga le tasse é più tartassato di chi non fa niente e vive da parassita. Un Paese dove va avanti il disonesto e l’ onesto é ormai deriso.
Io vivo in Puglia, la regione dove il mare é pulito, il sole risplende per 10 mesi l’anno e dove l’accoglienza è la forma più bella del nostro essere; stiamo soffrendo quello che i nostri genitori negli anni 60 hanno sofferto prima di noi. Loro emigravano al Nord, i nostri giovani dove vanno se lì la crisi e’ più sentita  che da noi?
In Puglia si vive ormai quasi solo di Turismo (stagionale) e non bastano mai i fondi per incentivarlo e destagionalizzarlo, grazie ad una classe politica che ormai pensa solo ai propri comodi.
Noi  professionisti del settore organizzando Associazioni e gruppi di lavoro cerchiamo, barcamenandoci tra sagre ed eventi, di continuare a credere che é solo un momento. Non basta.
Nell’ambito della ristorazione (il mio campo) é ancora peggio, il turista non viaggia più come una volta e vuole mangiare bene senza spendere molto. Come si fa a dare da mangiare e bere bene ad un costo basso se la materia prima ha prezzi elevatissimi?

Ormai costa meno andare dal macellaio che dal fruttivendolo, costa meno una donna ad ore che la fornitura di detergenti e disinfettanti che l’HACCP ci obbliga ad usare. Insomma tra spese e tasse un ristoratore a casa non porta nulla. Ne vale veramente la pena?
Il Ministro della Sanità fa continue campagne (che noi paghiamo) per l’obesità infantile, il Ministro delle Politiche Agricole promuove i prodotti italiani ecc, ma tutto questo non e’ in disaccordo con quello che vuole il popolo italiano? Loro mangiano male, tanto c’e’ la Sanita’ (la paghiamo) e perché comprare italiano quando ad un prezzo più basso ho il pomodoro marocchino? Questa é l’Italia e questi sono molti italiani.
E che dire delle Banche? Finché potevano spillarti interessi senza limiti (c’erano i soldi e non si guardavano bene i conti correnti) erano tutte in fila per accaparrarsi un cliente; ora se vuoi accedere ad un mutuo devi garantire con i soldi e con il doppio del valore con un immobile. Se si diminuissero i Parlamentari e si tassasse realmente in base al reddito  penso che molti di loro si dimetterebbero……..Poveri!!!!!!!
Insomma cosa dire di più? Se domandassi a mia nonna come lei ha vissuto la crisi durante la guerra, mi risponderebbe che allora si rubava per un boccone, ora si ammazza per qualche euro e la guerra ce la facciamo tra noi.
Ma da buona pugliese non mi arrendo, se é vero che tutto nasce, cresce e muore per poi rinascere più forte, voglio proprio esserci per poter godere della nuova luce.
Anna Tasselli

0 pensieri su “La crisi vista da una ristoratrice pugliese

  1. Cara Sig.ra Anna,
    il nostro problema (nostro perchè faccio il suo stesso mestiere) è che siamo tossicodipendenti.
    Perchè amiamo una professione come fosse una droga, perchè siamo imprenditori che non riescono a gestire la loro passione.
    Il problema è proprio quello, resistere contro ogni logica e razionalità, se forse gettassimo la spugna e lo facessimo in massa sarebbe un bene, finalmente non saremmo più un alibi per molti, per troppi.
    Ma la fregatura è proprio questa, oramai ci impediscono pure di mollare

  2. C’era un comico a Zelig che diceva, in perfetto napoletano, “e chè ttò dico affà”. Lo sfogo della signora Anna è lo sfogo del 99% dei piccoli imprenditori italiani, che, a loro volta sono il 99% del tessuto imprenditoriale italiano.
    Questo non lo dico io ma il Sole 24 ore! Lo stesso giornale che stamane in prima pagina riportava che il 67% dei fondi a tasso agevolato se lo ciucciano le GRANDI IMPRESE del NORD ITALIA. Le stesse che usufruiscono della cassa integrazione, che riescono ad attrarre il 70% del credito bancario disponibile e che, ovviamente, quando saltano fatto CRATERI più grandi di quelli lunari. Invece, se sei piccolo e nero, se denunci una flessione del 5% del tuo fatturato rispetto all’anno precedente, in sede di revisione degli affidamenti bancari di fanno “un culo così”. Non importa che la tua sia una vita specchiata, non importa se non hai avuto nessun protesto, non importa se dai lavoro a dieci persone, NON IMPORTA, sei un cadavere che cammina. Non ti chiami TANZI o CRAGNOTTI, non emetti BOND da migliaia di miliardi, sei una persona seria eppure non di CAGA nessuno. Non ti chiami neppure ZUNINO, (franco fatti una ricerchina su internet su questo cognome) eppure a fronte di un buco di TRE MILIARDI DI EURO, LE BANCHE IMPEDISCONO IL FALLIMENTO RICHIESTO DAL GIUDICE ED INIETTANO ALTRI 500 MILIONI DI EURO NEL CAPITALE DI QUESTA SOCIETà IMMOBILIARE che non ha UN DIPENDENTE, visto che i lavori li fa eseguire il subappalto da piccole imprese di costruzioni.
    Ma neppure il cosiddetto Stato ti aiuta! Cosa fa il signor Tremonti (IO SONO UN ELETTORE DEL CENTRODESTRA, TANTO PER ESSERE CHIARI) nella legge sui FIDI DI GARANZIA PONE DUE PALETTI 1. PER POTER ACCEDERE AL FONDO DI GARANZIA BISOGNA RISPETTARE PRECISI PARAMETRI; 2. NON SI GARANTISCONO I DEBITI DELLE IMPRESE IN DIFFICOLTA’. Ergo, i fondi di garanzia stanno garantendo i debiti di chi ha già soldi, fatturato, lavoro e protezioni, LE IMPRESE IN DIFFICOLTA’ (NON IN STATO DI DECOZIONE FALLIMENTARE) LASCIAMOLE FALLIRE!
    Franco, amici del blog, finisco come ho iniziato ” ma che vvò dico affà”

  3. Caro Diego,in parte il paragone regge perche’ e’ vero che siamo drogati ;ma e’ anche vero che ai tossicodipendenti noi diamo l’aiuto(siamo solidali) per venirne fuori.Dovremmo tutti arrenderci,controllare le nostre passioni e vivere una vita infelice e piatta?
    Che tristezza tutto cio’,cosa ci rimarrebbe da fare,senza passione non si vive!Si potrebbe usare per venir fuori con piu’ dignita’ da questo momento.Siamo piccoli e neri come dice il sign. D’agostino ma forti e caparbi per lottare.A me questa droga piace,non ho voglia di disintossicarmi .Faccimo sentire anche la nostra voce e magari qualcuno ci vorra’ ascoltare

  4. D’accordissimo con la scrivente. E’ il settore sempre nell’occhio del ciclone per quanto riguarda controlli di ogni genere, leggi speciali (oltre 1.200) impossibili da osservare e spesso tra loro contradditorie, uno dei pochi per il quale è praticamente impossibile accedere a finanziamenti pubblici, e privo di qualsiasi sostegno reale in nome dello… Mostra tutto sviluppo turistico/culturale del nostro Paese. In più, chiunque ci sia passato lo sa, è il mestiere più faticoso che esista, e a cotanta fatica, ormai, corrispondono continui esborsi finanziari e sempre minori soddisfazioni. Con la frustrazione che maggiore è la qualità che si desidera esprimere, minore (se non impossibile) l’opportunità di far quadrare i conti. Il mondo non riesce a capire perchè in Italia, culla della ristorazione, stiano iniziando a chiudere alcune eccellenze dei nostri fornelli. Ormai manca l’ossigeno.

  5. D’accordissimo con la ristoratrice pugliese e con l’intervento lucido e preciso di Beniamino D’Agostino.
    E’ talmente evidente che (destra e sinistra) in Italia reggono la coda ai soliti potenti ed estorcono dal parco buoi…

  6. Se noi potessimo licenziare quei signori a Montecitorio, che sono nostri dipendenti perchè pagati da noi, forse qualcosa cambierebbe. Ma siccome non li abbiamo neppure votati, perchè si sono dati la poltrona da soli….

  7. IO sto dall’altra parte, nel senso che sono un cliente dei ristoranti. Condivido le giuste lamentele di tutta la categoria. Nessuno comprende che il turismo è “ristorazione”. Un viaggio, una gita, si conclude in un ristorante in grado di metterti a parte della cultura locale. La crisi che questo settore sta attraversando riflette la crisi generale del paese. Faccio una sola riflessione: perchè il governo ha dato i soldi alle banche per far ripartire l’economia nella speranza (vana) che quest’ultime finanzino le imprese? non sarebbe stato più semplice dare i soldi direttamente alla imprese attraverso le associazioni di categoria? (artigiancassa, confindustria, ecc)

  8. angelo bella domanda, ma la risposta è nel mio post precedente, i signori politici i soldi li danno ai grossi. anni fa per costruire la FIAT di Melfi furono erogati 5.000 miliardi di lire in contributi per creare 5.000 posti di lavoro più l’indotto, se avessero dato un miliardo a testa a 5.000 piccoli imprenditori i posti di lavoro sarebbero stati molti di più, non avrebbero snaturato un territorio ed in caso di crisi qualcuno avrebbe chiuso, molti avrebbero resistito. Invece la FIAT mentre apriva a Melfi chiudeva a Lecce la FIAT AGRI per cui anni prima aveva preso fondi della Cassa del Mezzogiorno, il tutto nel pieno rispetto della legge, avendo tenuto aperto lo stabilimento il tempo minimo previsto dalla legge.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *