Le storiche Docg toscane per vendere chiedono aiuto… al Prosecco…

Ho sempre pensato, leggendo Dante, Boccaccio, Cecco Angiolieri, Pietro Aretino, Petrarca, Guicciardini, Machiavelli e gli autori della grande tradizione letteraria toscana dall’antichità su fino ai giorni nostri rappresentati da Malaparte, Papini Soffici e Montanelli, tra gli altri, che i toscani, di qualsiasi cosa si occupassero fossero animati da un grande e tenace orgoglio campanilistico.
Qualcosa che, in cuor loro, ma anche nel pubblico manifestarsi, non li facesse in nessun modo soffrire di un complesso d’inferiorità e li portasse ad essere convinti di essere un popolo e una regione in grado di misurarsi, a testa alta, con qualsiasi altra.
Non dico di sentirsi, dichiaratamente e apertamente superiori, ma insomma, una gente, espressione di secoli di arte, cultura, letteratura, di culto per il bello espresso in ogni campo, anche nella gestione del paesaggio e dell’ambiente, in grado di non sentirsi inferiore o seconda a nessun’altra. Anche nel vino mi sono persuaso che i toscani, pur rendendo pubblicamente omaggio, come il politicamente corretto enologico richiede, ad altre terre del vino in Italia e nel mondo, a Bordeaux e alla Champagne, piuttosto che al Piemonte, dall’alto delle loro molteplici denominazioni, dalle più storiche come Chianti Classico, Carmignano e Vernaccia di San Gimignano sino a quelle di più recente storia come Bolgheri, Morellino di Scansano, Val di Cornia, Monteregio di Massa Marittima, a quelle più mediatiche come Brunello di Montalcino, pensino in cuor loro di produrre i vini migliori e di non temere concorrenza alcuna.
Evidentemente mi sbagliavo. Evidentemente queste considerazioni valevano negli anni delle “vacche grasse”, quando bastava dire vino Toscano, Super Tuscan et similia, e scrivere in etichetta “made in Tuscany”, magari con il sostegno di riviste amiche come Wine Spectator, il cui European editor aveva scelto come sede operativa la Toscana, mica Alba o Erbusco, per vedere quei vini andare a ruba e torme di wine enthusiast scegliere la Toscana come sede irrinunciabile dei loro european wine tour. Oggi, nell’epoca della crisi, e di qualche appannamento d’immagine dovuto a questo o quest’altro eno-scandalo, e alla spudorata abitudine di certi enologi di ricorrere a cisterne e trasportare vino dall’Abruzzo o dalla Puglia proprio in Toscana, all’orgoglio campanilistico si deve rinunciare e, per tentare di far quadrare i conti (che faticano a tornare) si deve accettare di mandare giù qualche rospo.
Intendiamoci, ufficialmente non si dirà mai che le cose stanno così, e facendo ricorso al linguaggio più moderno e furbo si parlerà di “sinergie”, di accordi di collaborazione, di razionalizzazione degli investimenti e di promozione congiunta.
Succede così, come ci è stato annunciato poco prima di Natale e come si realizzerà puntualmente nel 2010, ai primi di febbraio, che nel nome del mercato, e dalla logica che spinge a puntare su quei mercati che trainano “la crescita delle esportazioni italiane all’estero”, quello che fino ad un annetto fa appariva irrealizzabile diventerà realtà.
In altre parole che, per (provare a) vendere, “per potenziare l’importante mercato degli States”, i tre vini Docg più blasonati, celebri e noti della Toscana, ovvero Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, come ci racconta il sito Internet Prosecco Road (sic!), si alleeranno con un’altra Docg un po’ meno blasonata e di recentissimo conio, quella Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, che per qualche mese ancora può contare, al Ministero delle Politiche Agricole, sul più appassionato e solerte dei promoter.
Ufficialmente presentato con lo slogan “Uno per tutti, tutti per uno” il progetto di Federdoc (sito Internet “aggiornato” alle news al luglio 2009…) che prevede di portare nel febbraio 2010 le tre grandi denominazioni toscane Brunello, Chianti Classico e Vino Nobile di Montepulciano, insieme al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, in un tour negli Stati Uniti (Chicago e New York saranno le sedi delle degustazioni aperte agli operatori e alla stampa statunitense) per presentare le ultime annate disponibili sul mercato e per incentivare l’attenzione di uno dei paesi di riferimento per il vino italiano”, sembrerebbe, teoricamente, non fare una piega.
C’è addirittura un sito Internet dedicato (vedete qui) che presenta, in inglese, “Welcome to the Italian Wine Masters, a new collaboration among four distinguished DOCG wine producing regions of Italy: Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore, and Vino Nobile di Montepulciano.
Inaugural actitivies for 2010 will include two Grand Tastings featuring more than 140 producers and four Master Classes. Events are open exclusively to beverage and hospitality industry professionals. Master classes will include a tasting of selections from the three appellations of Tuscany entitled “Terroir, Diversity, and Complexity of Brunello di Montalcino, Chianti Classico and Vino Nobile di Montepulciano,” and a session and tasting entitled “The Evolution of Prosecco, Conegliano Valdobbiadene”, il progetto e dove ci si può già iscrivere per potervi prendere parte.
E poi, come recita il comunicato stampa che abbiamo ricevuto, “oltre 140 produttori, in rappresentanza delle quattro denominazioni garantite italiane, saranno al centro di degustazioni, presentazioni dei propri prodotti a un pubblico selezionato di operatori del settore ed alla stampa”, con “due degustazioni particolari: una dal titolo “Territorio, diversità e complessità di Brunello, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano” per spiegare i tre territori toscani base dei tre grandi rossi; l’altra, dal titolo “L’evoluzione del Prosecco”, servirà a far conoscere le caratteristiche delle bollicine italiane per eccellenza”. Questo anche se qualcuno si allarga un po’ troppo ed esagera con il definire “bollicine italiane per eccellenza” il Prosecco, seppure neo Docg…
Certo, è innegabile che “Sono i vini italiani più conosciuti all’estero a trainare il mercato dell’export. Solo le tre grandi Docg toscane Brunello di Montalcino, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano, insieme al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore esportano prodotti per un giro d’affari del valore complessivo di circa 430 milioni di euro, di cui ben 145 milioni derivanti solo dal mercato statunitense” e che dunque “proprio per questo i quattro Consorzi si sono uniti nel progetto “The Italian Wine Masters” che punta ad incentivare i rapporti con l’America”.
E sarà anche vero, se lo dicono, che i quattro “Consorzi del “The Italian Wine Masters” rappresentano da soli oltre il 12% del mercato delle esportazioni di vino all’estero”.
Eppure, anche loro non lo diranno mai e tacceranno di “disfattismo” e di anti-toscanismo (dicendo un’emerita bischerata, perché io amo la Toscana, ma la Toscana che dimostra di amare e rispettare se stessa) le mie osservazioni, c’è un che di malinconico nel vedere come i produttori del Brunello, del Vino Nobile, della nobilissima area del Chianti Classico, Docg che ogni anno organizzano tranquillamente le loro anteprime tra Firenze, Montalcino, Montepulciano e non si sognano minimamente di scegliere come teatro Conegliano o anche solo Venezia, pensino a sfruttare il successo, l’appeal, decisamente superiore al loro in questo momento, del Prosecco di area storica, quello che dovrebbe teoricamente distinguersi dal novello Prosecco Doc veneto-friulano-veneto giuliano, per avere un pizzico di attenzione in più.
Acconsentendo, in tal modo, al Prosecco Docg di accreditarsi agli occhi del mondo come un vino, spumante, che ha la stessa dignità e l’identico blasone (altrimenti non farebbero squadra) dei più celebri rossi Docg di Toscana. Intendiamoci, se ai tre Consorzi della terra di Dante, e al Ministero, che vede l’amato Prosecco (Docg) portato ancor più in palmo di mano e promosso, con la benedizione di FederDoc, sono contenti così, ricorrere all’aiuto dello spumante della Marca Trevigiana per rivitalizzare l’interesse degli appassionati di vino Usa, e vendere un po’ di più di quanto riescano ultimamente, niente da dire, ma per favore, che abbiano il pudore di non spacciare questo espediente commerciale come una brillante pensata. Perché questa, per il vino toscano, non è una certo una vittoria e un risultato di cui, da veri toscani, andare fieri…

0 pensieri su “Le storiche Docg toscane per vendere chiedono aiuto… al Prosecco…

  1. Negare l’evidenza sempre e comunque.
    Il vino va bene, non c’è crisi, l’hanno inventata i giornalisti brutti, sporchi e cattivi dato che tutto va a gonfie vele e le ruote girano.
    Sembrerebbe andare tutto bene se si apre il sito del consorzio Chianti Classico: “Il vino tiene la crisi e conquista gli USA”.
    Mi piacerebbe sapere in che sala hanno visto questo film…………. la situazione reale è un pò diversa.

  2. Una mossa di fantasia, si sarebbe detto alcuni anni fa, mentre in realtà serve a dare sfogo a quello zoccolo duro che si ostina a non voler cambiare, a non voler riconoscere che il mercato è cambiato, a non voler smettere di chiedere aiuto alla politica quando è in difficoltà senza mai restituire niente dopo.
    “Le ‘na bella cordellina”, direbbero in Toscana: presidenti di consorzi ed enti vari, assessori e quant’altro, peccato che siano tutti stipendiati da noi e che non li si possa licenziare…

  3. Occorre però ribadire che esistono in Toscana tre livelli. Il primo fatto di passione, etica e trasparenza (modello manifesto dei vignerons), il secondo puramente mercantile, il terzo mercantil-malandrino-esisto-solo-io-chi-se-ne-frega-degli-altri. Il cruccio di chi appartiene al primo livello è che si tende a non fare distinzioni o perlomeno a passare un’idea che tutti i toscani sono “toscanacci”.

    • Paolo, inutile precisare, ma facciamolo, che in Toscana la stragrande maggioranza dei produttori sono persone perbene e con le carte (é il caso di dirlo…) in regola. Poche mele marce, che purtroppo ci sono, non possono inficiare la credibilità e la serietà dei tanti…

  4. Io c’ero alla prima esperienza a Zurigo dei “tre maestri toscani”, manifestazione “vergognosa” forse 100 visitatori per 150 aziende, che delusione…..
    La colpa data alla solita crisi “vedi sò finiti i soldi anche qui” e non al fatto che a Zurigo c’era stata una manifestazione sul vino un mese prima che durava 15 giorni ed aveva esaurito l’interesse, non al fatto che nessuno sapeva niente (alla conferenza stampa della mattina c’erano 5 giornalisti), non al fatto che nemmeno nei paesi vicino sapevano niente, non al fatto che chi la aveva organizzata aveva sbagliato.
    Amici del Prosecco andate pure, sperando nel traino dei vini toscani??????

    ps Sapevate che queste manifestazioni sono finanziate al 50% dalla comunità europea

  5. buon giorno a tutti

    vorrei capire se le mele marce sono realmente poche , oppure e’ un modo di dire , poiche’ anche ultimamente hanno sequestrato alcuni milioni di litri di vino non toscano .
    Quindi, mi chiedo ,le solite mele marce continuano o c’e’ un giro piuttosto grosso? (di mele marce)

    Saluti

    • qualcosa so, ma per il momento preferisco non rispondere… Io parlerei di un bel giro, con una centrale ben precisa e dei responsabili che tirano gran parte dei fili di questa brutta storia…

  6. Personalmente continuo a comprare vini indicati da te , perche’ non hai mai sbagliato un colpo.
    A scatola chiusa ho preso molte fregature e non vorrei perseverare, quindi un grazie a Mr Ziliani

    Saluti

  7. Non so cosa succeda in Toscana ma, in Veneto le mele marce sono in crescita anche se orchestrate sempre dai vecchi storici personaggi che continuano a delinquere nonostante arresti avvenuti negli anni ’70 – ’80 e ’90. Il fatto è che l’ingordigia dell’uomo è tanta e spesso, i buoni a nulla che non riescono ad emergere con un lavoro serio ed onesto, si prestano ad essere i burattini dei vecchi malandrini. Questi ultimi, hanno sempre bisongno di teste di legno nuove che fungano da presta nome. E intanto, sia i primi che gli ultimi, aprono nuove e costose cantine.

  8. Buongiorno.
    Ciao Franco e buongiorno. Citando il Sommo Poeta: “… che superba/fu a quel tempo sì com’ora è putta” credo dica tutto….
    Buona giornata.

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