McDonald’s: nasce la linea McItaly con la benedizione del Ministro Zaia

Incredibile il movimentismo di Luca “Prosecco” Zaia!
Il pirotecnico ministro delle Politiche Agricole, ormai in piena campagna elettorale e alla ricerca spasmodica di visibilità nella sua marcia per la conquista del titolo di “Doge”, pardon, presidente della Regione Veneto, dopo averci autarchicamente invitato a brindare italiano ora cerca, con uno spericolato equilibrismo, di conciliare local con global.
Così dopo averci invitato, in tutti i modi possibili, a consumare italiano, a boicottare ananas e frutta esotica, a rimpinzarci, se necessario, di frutta, salumi, formaggi made in Padania, pardon Italia (meglio se del nord), cosa si inventa mai il super brillantinato ministro?
Come si legge – qui – sul sito Internet ministeriale, Zaia è riuscito a coronare un suo sogno. Di cosa si tratta, forse di tramutarci tutti, dal neonato all’ottuagenario, in bevitori e forti consumatori dell’amatissimo Prosecco? Niente affatto, il suo obiettivo, che si era prefissato e ora, dice è stato realizzato” era riuscire a tradurre in realtà McItaly, un qualcosa che consentirà al mondo agricolo italiano di “guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini”.
Ecco quindi, con il patrocinio gratuito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, “ambasciatore del made in Italy e dei prodotti territoriali”, nascere, presentata “nella storica sede del McDonald’s di Piazza di Spagna, la nuova linea McItaly, che ha ricevuto il patrocinio gratuito del Mipaaf”.
Di cosa si tratta, in definitiva? Di due nuovi panini McDonald’s, avete capito bene, proprio quel McDonald’s, con ingredienti di esclusiva provenienza italiana, presentati come il “gusto McDonald’s” che “parla italiano”, ovvero “nuove ricette McDonald’s con ingredienti di sola provenienza italiana. Tracciabilità completa della filiera produttiva, trasparenza e italianità”. Quattro i Consorzi Italiani e diversi i produttori italiani che hanno collaborato alla riuscita del progetto, “all’interno di un’offerta di menù connotata da prodotti tutti italiani, dalla carne 100% italiana, ai formaggi, Asiago e Parmigiano Reggiano DOP, alla Pancetta della Val Venosta e Bresaola della Valtellina IGP, e poi ancora pane, insalata e mele italiane”.
E poi il comunicato prosegue parlando di “origine italiana, qualità e tracciabilità dell’intera filiera produttiva gli elementi valoriali alla base del progetto McItaly, con il quale McDonald’s corona un processo di promozione di prodotti tipici della più alta tradizione gastronomica italiana, avviato ormai da due anni, con la proposta di ricette con Parmigiano-Reggiano DOP, Speck dell’Alto Adige IGP e Pancetta della Val Venosta”.

Bella idea, sembrerebbe in teoria, tale da giustificare i trionfalismi ministeriali che parlano di occasione per “la nostra agricoltura” che non si poteva perdere, di “1000 tonnellate di prodotti italiani utilizzate, per un valore di 3,5 milioni di euro”, tradotti in panini e insalate “preparati con il 100% di prodotti italiani: carne nazionale, olio extravergine di oliva, Asiago Dop, Bresaola della Valtellina Igp, pancetta della Val Venosta, grano saraceno, cipolle di Tropea e carciofi romani”.
E via dunque con il proclama “Siamo per la tutela del Made in Italy per la difesa della nostra identità, e proprio per questo non possiamo fermarci alle modalità di distribuzione: dobbiamo guardare alla qualità. McItaly è questa qualità, il primo panino interamente tracciato, non anonimo, attraverso cui oggi globalizziamo l’identità dell’agricoltura italiana”.
Peccato che nessuno abbia detto a Zaia, o che Zaia si dimentichi di dirci, che almeno due dei prodotti utilizzati, la Bresaola della Valtellina IGP e lo Speck dell’Alto Adige IGP di “italiano” abbiano ben poco, visto che anche i gatti sanno che la stragrande maggioranza, vogliamo dire ben oltre il 90 per cento, della materia prima utilizzata per produrre Bresaola e Speck venga dall’estero.
Nel caso della bresaola si tratta di zebu brasiliano, come ammette qui il presidente del Consorzio della bresaola valtellinese, e come il sottoscritto aveva scritto qui tre anni orsono.
Nel caso dello speck altoatesino è un “segreto di Pulcinella” – leggete qui ad esempio – il fatto che oltre il 90 per cento sia prodotto con maiale proveniente da Germania, Austria, Olanda e Danimarca, come scrivevo cinque anni fa in un articolo pubblicato su Buffet, confermato dal fatto che il disciplinare vigente non fa alcun riferimento all’origine della materia prima utilizzata per il gustoso salume altoatesino.
Allora, pur con tutto il suo movimentismo e la sua scoperta volontà di fare parlare di sé, il ministro Zaia, qui ritratto nelle foto in compagnia di Roberto Masi, Managing Director McDonald’s Italia e di Marco Ferrero, Marketing Manager McDonald’s Italia, sarebbe bene che ci pensasse a lungo prima di parlare, un po’ con leggerezza, prodotti italiani al 100%, oppure di concedere la proprie benedizioni e l’alto patrocinio del suo ministero ad operazioni realizzate da multinazionali del food…
Di questo passo si potrebbe rischiare di brindare a simili accordi, in omaggio al concetto del global che vorrebbe farsi local, a suon di “Prosecco” prodotto in Brasile, Australia o Romania…

36 pensieri su “McDonald’s: nasce la linea McItaly con la benedizione del Ministro Zaia

  1. Situazione tragi-comica, più tragi che comica…

    Invece di sostenere le imprese italiane che lavorano con prodotti italiani, andiamo a dare l’alto patrocinio del ministero dell’agricoltura italiana ad una multinazionale americana che vende panini di plastica e patatine di gomma fritte in olio non proprio di primario valore…
    Roba da strapparsi i capelli…

  2. Un ottimo sistema per creare ulteriore confusione nei consumatori. L’illusione che da McDonald’s si possa magiare cibi sani e salutari ora vede ancora più la sua illusoria credibilità nel prodotto italiano, che di italiano ha la lavorazione ma in alcuni casi certo non la materia prima. Come tu hai giustamente ricordato sulla bresaola e lo speck, ma io aggiungerei che ci sono molte farine che non sono italiane, molti oli extravergine che non garantiscono la provenienza delle olive ecc. ecc.
    E ancora, Zaia si preoccupa di come la catena McDonald’s sia abituata a cucinare, con quali ritmi, con quali metodi?
    L’importante è sistemare un migliaio di tonnellate di prodotti “italiani”, la cui qualità e provenienza è tutta da dimostrare. Sono menzionate le aziende che forniscono i prodotti? Perché c’è una bella differenza se a contribuire sono le nostre industrie o i piccoli laboratori…

    • caro Roberto, le aziende citate nel comunicato stampa sono: Inalca Ibs Gruppo Cremonini, Recla, Casearia Altopiano di Asiago, Montana Gruppo Cremonini, Parmareggio, AliBig Tutto Gusto, Richetti, Eisberg, Macé.
      I Consorzi: Consorzio tutela formaggio Asiago, Consorzio Bresaola Valtellina, Consorzio Parmigiano Reggiano.

  3. Analogamente al famoso dubbio amletico, sarebbe da chiedersi se il nostro (speriamo ex) ministro Zaia “c’è o ce fà”, o se, peggio ancora, pensa che gli italiani abbiano tutti la lettera “G” stampata in fronte…!
    Tra tanti prodotti, per fortuna, effettivamente “made in Italy”, deve promuovere proprio quelli che invece tutti, o quasi, sanno provenire da tutt’altra parte.
    Visto che alla fine è così esterofilo, possiamo incentivarlo ad…esportare sé stesso…?!?

  4. Ah Mc Zaia! Finalmente un ministro globale, uno che ha capito tutto.
    Adesso speriamo che nelle storiche piazze italiane – là dove si dovrebbe consumare il rito della tradizione – un qualche ministro della Repubblica stabilisca anche che l’insegna ‘tipica’ del big mac diventi (mi si perdoni l’anglismo!) un landmark obbligatoriamente presente.
    Comincerei da piazza del Campo – nella nota cittadina – per continuare con la piazza di Vigevano; proseguirei (per compiacere il ministro) con piazza San Marco, magari accanto al Florian, subito dopo a Padova vicino al Caffé Pedrocchi, poi a Milano – magari all’inizio di via Lanzone, di fronte a Sant’Ambrogio.Proseguirei per tutt’Italia, in ogni città che possegga una piazza storica; cioè in ogni città italiana!
    Inaugurerei un’era moderna e globale, per svecchiare un po’ questo paese.
    Oppure speriamo, per ribaltare il quadro, di poter mettere, al posto del ministro, che col tempo che passa si è un po’ improsecchito, una bella signora – giovane, vigorosa, che conosca l’Italia e la ami, dimenticando ogni eventuale interesse personale – una bella signora energica e colta, che conosca le piazze e i prodotti italiani, che sappia di tradizioni e di modernità, che sappia anche l’inglese (che serve anche a leggere i comunicati dei dipartimenti americani che smentiscono i proclami nostrani). Che sappia che – in modo bipartisan – questi politici ci hanno stufato, che non li stimiamo, che non conoscono il loro paese. E abbia capito che abbiamo capito che il loro interesse non coincide con il nostro. Amen

  5. Vado controcorrente, non la vedo una brutta iniziativa.
    Qua siamo in un blog che parla di vino, di eccellenze enogastronomiche, fa parte delle nostre passioni. C’entriamo poco col McDonald e ahimè rappresentiamo un esigua minoranza, considerando che i fastfood sono sempre pieni e si moltiplicano a vista d’occhio.
    Se usciamo dal nostro schema mentale, le ripercussioni le vedo positive. Pensate a chi è abituato a mangiare parmesan e lo considera la stessa cosa del parmigiano, almeno mangerà prodotti che certo non sono chicche enogastronomiche, ma sono perlomeno lavorate in Italia, rispettano le leggi e vanno ad incrementare il Pil italiano.
    E’ un compromesso intelligente secondo me. Il nostro amico Zaia ha fatto nettamente di peggio.

    • Damiano, il suo amico Zaia spaccia per prodotto italiano al 100% speck e bresaola che anche i bambini sanno essere prodotti con materia prima proveniente dall’estero. Provasse ad informarsi, prima di parlare… Filosoficamente trovo che che il sostegno dato dal Ministro delle Politiche Agricole ad un’operazione realizzata da una multinazionale del food, del fast food, sia decisamente discutibile…

  6. ovviamente adesso il Mc Donald, oltre ai panini “Italiani” assieme ai soliti panini di plastica, dovrà anche mettere a listino il Prosecco assieme ai bibitoni e birre, cosi il Zaia sarà doppiamente contento…….

  7. Mi sembra un’iniziativa bizzarra e (mi permetto di dirlo) anche un po’ ridicola.
    Credo che la cultura alimentare italiana, come l’industria che dipende da essa e tutto il settore, abbia bisogno di ben altre iniziative. Ma è inutile stupirsi: cosa altro ci si poteva aspettare dal nostro egregio ministro?
    Quanto allo speck: vale la pena procurarselo da piccoli produttori, contadini ed allevatori che ancora esistono nelle valli alpine – ma che non hanno accesso al mercato di massa, per ovvie e varie ragioni.
    Questo nuovo McItaly mi sembra un po’ come Il Mac: un ottimo e studiatissimo prodotto industriale. A qualcuno l’iPad, ad altri il McItaly 😉

  8. Ma dai non massacratelo, ma non lo sapete che già per fare il politici non c’è tempo di fare altro, magari studiare le materie di cui si è ministri, leggersi i disciplinari dei prodotti di cui poi si parla in televisione, ma lo sapete quanto tempo già ci vuole per stringere mani, sorridere, fingere di ricordarsi tutti i “bauscia” che ti vengono incontro sorridendo alle varie inaugurazioni nella convinzione che l’autorità che ti sta di fronte si ricordi perfettamente di te. E poi alla maggioranza degli italiani basta questo, che si faccia vedere loro che ci muoviamo, promuoviamo, facciamo, trombiamo con le escort (ooppsss) o con i trans (par condicio ariopps). Poi che il solito saccentino individui il busillis e dica su internet che in questo modo si sdoganano i produttori di colesterolo americano, beh quanti voti conta questo saccentino rompicoglioni. Sotto tutta quella gelatina per capelli c’è un bel cervellino neh!

  9. Mah… io avrei scritto anche un bel disciplinare di produzione del panino mcitaly, con tanto di passaggio del panino nel italico prosecco onde aumentarne la digeribilità!!!!

    andre

  10. Mc Zaia

    Il pur meritevole ministro Zaia non è certo uno spettacolo con la pettorina marchiata Mc Donald’s mentre serve il nuovo panino Mc Italy, fatto con formaggio Asiago Dop e carne italiana, come se fosse una grande vittoria del made in Italy. La valorizzazione dei prodotti tipici nazionali è importantissima per carità, ma altrettanto importante è come li si preparano e, soprattutto, come vengono consumati. Il fast food non è una tavola imbandita. Sarebbe come bere con la cannuccia alla fermata del tram Barolo imbottigliato nel tetra brick come i succhi di frutta. Meditate gente.

  11. Mc Donald’s sempre pieni? Ad Altamura è stato pesantemente sconfitto, tanto da chiudere, da una panetteria che sforna gustose e tipiche focacce. Anche in pieno centro di Taranto un Mac ha fallito in poco tempo: la gente preferiva i panzerotti e le pucce del vicino Pan d’Or. Resistono a stento solo i fast food all’interno degli ipermercati, non per la qualità, ma per i prezzi stracciati, tipo menù da 3 euro, bibita compresa.
    Cordiali saluti.

  12. Credo che la presunzione di chi ignora certe cose siano estremamente di cattivo gusto. Gli ingredienti sono italiani e non sono peggio di quelli che comprate al supermercato o in salumeria. ma a volte chi ha la bocca la usa solo per farle prendere aria.

  13. D’altronde gli allevamenti suini del cuneese e del parmense non bastano nemmeno per la produzione del prosciutto di Parma…

    Per la cronaca i Cremonini hanno venduto la loro catena Burghy’s a McDonald’s alla fine degli anni ’80 ed adesso sono loro fornitori, guarda un pò….
    Per chi non sapesse chi sono i Cremonini, basta entrare nel bar di una grande stazione ferroviaria o comprare un panino dal carrello Chef express, la ristorazione che viaggia (monopolista su Trenitalia) e buon appetito!

    E’ ovvio che questo ministro difende gli industriali, come i precedenti ministri d’altronde, a proposito quell’Asiago con che latte viene prodotto? Non certo quello di malga….

  14. E quello che infatti volevo dire è che anche la bresaola che vi viene affettata dal salumiere forse non viene dall’italia, ma nessuno ne parla male…quindi è solo un parlare a vanvera.

    • mi spiace: “a vanvera” parla, e scrive, lei. Quello che ho scritto é vero, e spacciare per italiano un prodotto che deriva in larghissima parte da una materia prima che arriva dal Brasile non é corretto

  15. scandaloso! io studio scienze gastronomiche e in queste righe traspare la mancanza di coerenza di questo governo! Oltre al palese, non riesco a pensare che il governo “finanzia” facoltà dove i docenti spiegano con intere lezioni quali siano le piaghe sociali in campo alimentare, sottolineando la forza italiana e agricola come unico mezzo a nostra disposizione per combattere il junk-food.

  16. l’attacco di zaia (il peggior ministro agricolo della storia, è riuscito a cancellare perfino pecoraro..) a Matthew Fort, critico gastronomico del Guardian accusato di essere “comunista” per aver difeso le produzioni italiane di qualità e la nostra stessa cultura è stato penoso, e ha gettato altro fango sulla residua immagine del nostro paese all’estero.
    Ho scritto all’amico Matthew, che mi ha risposto così:
    “(…) I don’t think even Signor Berlusconi and all his ghastly crew can change the view of most British people that the Italians are a delightful, generous, kindly and civilised people. It is because Signor Zaia seems intent of betraying Italy’s small producers and their wonderful products that I felt so strongly. It’s good to know that others feel the same way. Best wishes & fight the good fight…”

  17. l’ex estremista di sinistra corti, opportunamente convertito alla padania (ma quanti ce ne sono state, di queste redditizie conversioni!), probabilmente non ha mai letto il Guardian, e tantomeno le rubriche di Matthew Fort a partire dal Financial Times, se può accusarli di antiitalianismo (dal pulpito dell’italianissima pontida?)
    In particolare, Matthew ha scritto anche interi libri sull’Italia enogastronomica, grande amore della sua vita. Se proprio non si vuol documentare alla fonte, il ruralista può almeno aprire una pagina di wikipedia.
    Cosa ci sarà di anti italiano in una persona che dichiara e scrive “the Italians are a delightful, generous, kindly and civilised people” ? (trad. per i ruralisti “gli Italiani sono un popolo delizioso, generoso, gentile e colto”)

  18. Tutto questo parlare del MacItaly in modo lucido, critico e informato non può che fare bene e far crescere tutti.
    Per quello che riguarda il made in Italy (giusto oggi i dati dicono che siamo al minimo storico dai primi anni ’80 in tema esportazione) direi che l’operazione MacItaly è più una sconfitta per la qualità italiana (che verrà associata ad uno scadente panino) che un vanto per la nostra produzione. Immaginate se all’estero o i turisti in Italia dovessero associare i gusti di un macqualcosa alla qualità reale dei nostri cibi. Tutti penserebbero che la cucina italiana è finita.
    Nemmeno mi pronuncio sulla qualità dei dop-igp-igt che usa la multinazionale del junk-food: nella migliore delle ipotesi si tratterà di cibo commestibile i cui maggiori introiti sicuramente non andranno ai coltivatori e produttori diretti del cibo.

  19. secondo me è un beneperche questa multinazionale sarebbe costretta a comprare tu8tti prodotti made in italy come carne e prodotti vegetali

  20. Pingback: Zaia, il propagandista del Prosecco torna in azione e dice ai veneti di bere solo vini veneti | Blog di Vino al Vino

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