Passata la festa gabbatu lu santu: vogliamo ritornare sull’operazione “Brindo italiano”?

C’è una celebre espressione dialettale, del Sud, che dice “passata la festa gabbato lu santu”.
Svariati i significati possibili di questo proverbio, generalmente attribuito a coloro che, dopo aver ottenuto il piacere richiesto, si dimenticano ben presto del bene ricevuto, oppure tese a significare che “una volta passata la festa ci si dimentica della sua esistenza e la vita prosegue normalmente. Quindi tutte le manifestazioni di devozione verso di lui sono un po’ una presa in giro perché durano solo il tempo della festa”.
Adattato ai nostri quotidiani discorsi sul vino potremmo dire che questo proverbio vuole esprimere che una volta trascorse le feste e le euforie da brindisi italiani, non dobbiamo dimenticarci, e credo soprattutto che non debbano farlo alcuni soggetti cui mi rivolgerò apertamente, quello che l’ineffabile Ministro delle Politiche Agricole del Governo italiano in carica, il padanissimo onorevole Luca Zaia, ha combinato, presentando, parlando spesso un po’ troppo e non sempre con lucidità, commentando, sostenendo la sua campagna a favore di quello che ho scherzosamente un brindisi autarchico.
Ricorderò a tutti i contenuti di questa campagna, nata come si leggeva sul bollettino ufficiale della stessa, e come io ricordavo in questo post, con il ministro impegnato a dare “disposizioni perché il prossimo Capodanno sia festeggiato in diretta tv brindando con spumanti italiani”, chiedendo “alle principali televisioni e radio italiane di scegliere, per il tradizionale brindisi dell’ultimo dell’anno, le bollicine dei nostri spumanti”, coinvolgendo con il Ministero “i principali Consorzi italiani i quali forniranno le bottiglie che verranno stappate nei diversi programmi a Capodanno.
Le bottiglie che regaleremo alle varie emittenti avranno delle etichette ad hoc con il logo del Ministero e il nome dell’iniziativa, che sarà ‘Spumante italiano”.
A fornire difatti i grandi formati erano stati chiamati cinque Consorzi, quello del Prosecco Conegliano Valdobbiadene, e poi quelli dell’Asti, del Franciacorta, del TrentoDoc e dell’Oltrepò Pavese, tre relativi a metodo classico e due a charmat da uve aromatiche.
Tutti messi insieme nell’assurdo, confuso contenitore definito “Spumante italiano”. Ovviamente a qualcuno, segnatamente il Consorzio Franciacorta che con chiarezza da anni ha scelto di rifiutare in qualsiasi modo di definire il suo Franciacorta Docg come un generico “spumante”, chiamandolo Franciacorta e basta (proprio come accade in Champagne), mentre ad esempio sulla facciata della sede del più importante produttore di TrentoDoc si legge a caratteri cubitali il termine “spumanti” abbinato al nome dell’azienda, questo pasticcio seppure ministeriale non poteva andare.

Non si sa come e non si sa perché, come annotavo qualche tempo dopo, qui, qualcosa aveva indotto il ministro ed i suoi consiglieri a cambiare rotta, e dall’originaria comunicazione, dall’invito perentorio al brindisi a base di autarchico spumante italiano, si passava alla comunicazione fatta ad esempio su Agricoltura italiana on line rivista telematica del Ministero, oppure nel messaggio augurale diffuso dal sito Internet de Il Giornale, ad aderire all’iniziativa ‘Brindo italiano‘, che vedrà nel corso delle trasmissioni televisive del 31 dicembre e di Capodanno stappare “le magnum di ‘Brindo italiano’, con il logo del Mipaaf impresso sull’etichetta insieme al tipo di vino e al nome dell’evento”.
Come dice però un altro proverbio “il lupo perde il pelo, ma non il vizio” e pensare che il solerte “propagandista del Prosecco” rinunciasse ad avere un occhio di riguardo per il vino della sua terra natia e del suo collegio elettorale, quello che dovrà sostenerlo con tanti voti perché possa diventare, in primavera, nuovo Doge, pardon, presidente della Regione Veneto, era una pia illusione.
Così, come ho scritto qui, il 30 dicembre, il “richiamo della foresta” tornava a farsi sentire, e non si sa bene per un disinvolto utilizzo di una iniziativa del Ministro delle Politiche Agricole fatta dal Consorzio amico, quello del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, o se con l’avallo ministeriale, il Brindo Italiano si trasformava in una sorta di Brindo Prosecco, e non solo si tornava a parlare disinvoltamente ed in maniera erronea di “spumante italiano”, ma cosa ancora più grave, accadeva che il Consorzio per la Tutela del vino Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene” diffondesse un comunicato stampa, con tanto di logo e di scritta.
Un comunicato dove si leggeva “l’autentico italiano per festeggiare la fine 2009 Per brindare alla conclusione del 2009 e all’arrivo del 2010 il Ministro Luca Zaia ha invitato i media nazionali a stappare solo bollicine italiane, prime fra tutte quelle del Conegliano Valdobbiadene, la migliore espressione del Prosecco. Ben 60 Jeroboam, il formato da 3 litri, sono state preparate dal Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene per il Ministro Zaia, che le invierà a tutte le redazioni radio e tv nazionali assieme alle “bollicine” degli spumanti provenienti dalle principali denominazioni italiane”.

Come scrivevo, siccome è impensabile concludere che il Ministro Zaia sia al corrente che la sua iniziativa a favore dello “spumante italiano”, e del “brindo italiano” venga utilizzata in maniera un po’ parziale e partigiana da un singolo Consorzio aderente ed è da escludere che Zaia, che è il Ministro dell’intero mondo del vino italiano, non solo di quello della Marca Trevigiana, sia arrivato esplicitamente ad invitare “i media nazionali a stappare solo bollicine italiane, prime fra tutte quelle del Conegliano Valdobbiadene”, possiamo aspettarci, con la stessa identica tempestività che Zaia dimostra, che il Ministro provveda ad una smentita ufficiale e che ribadisca che lui mette tutti i vini e tutti i Consorzi partecipanti all’iniziativa “Brindo italiano” sullo stesso e che si è messo a tifare apertamente, da Ministro, per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore?
Passate le feste e gabbato lu santo, la smentita non è arrivata e dubito profondamente che arriverà nei prossimi giorni.
Ragion per cui sono a chiedere a gran voce ai presidenti del Consorzio Franciacorta, dell’Istituto del TrentoDoc, del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese (che non ha alcuna obiezione a che definiscano “spumanti” le sue bollicine ed il Cruasé), del Consorzio dell’Asti, e va bé, ci sarebbe anche lui, sebbene parte in causa, del Consorzio tutela Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, se loro, che hanno fornito i jeroboam per i brindisi del Brindo Italiano, siano convinti:
della validità dell’operazione ministeriale;
se pensano che il comportamento del Ministro nell’operazione sia stato all’insegna dell’oggettività e immune da forme di “tipo” per un particolare prodotto;
se non hanno nulla da dire sulla dichiarazione che il Ministro avrebbe fatto, secondo quanto afferma il comunicato del Consorzio del Prosecco sopra citato.
E se sarebbero intenzionati a ripetere l’esperienza qualora qualcosa del genere venisse proposta loro e se siano persuasi che quei grandi formati forniti al Ministero per comparsate televisive e radiofoniche (sic!) siano stati un investimento utile.
Voglio augurarmi che, almeno loro, non tacciano, che si facciano sentire, se non su questo blog almeno nelle sedi opportune, che dicano la loro, perché “passata la festa e gabbatu lu santu”, si tirino le somme da quanto è successo, e non si faccia finta, molto all’italiana, di niente.
Come conformismi, diplomazia e la logica del politicamente corretto (in fondo Zaia è ancora un ministro e lo sarà presumibilmente ancora per qualche mese) per prudenza e quieto vivere suggerirebbero…

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