Una precisazione necessaria: a proposito di me e del mio lavoro di cronista del vino

Mi perdonerete, spero, se in questo post parlerò di me. Nessun egocentrismo o presunzione di essere in qualche modo al centro di un mondo, quello del vino, che potrebbe benissimo fare anche a meno della mia modesta persona e del mio contributo, anche se sono 25 anni e non due giorni, che faccio parte di questo universo.
Ma poiché questo blog è da me concepito e ha assunto la dimensione di un diario in pubblico, dove racconto le mie esperienze e sensazioni legate all’universo vinoso e dove voi dite liberamente la vostra interagendo con me, ho pensato di dovervi rendere partecipe di una cosa che mi è accaduto. Nei giorni scorsi ho ricevuto da un produttore di cui non dirò niente, né se sia uomo o donna, in quale zona vinicola operi, che tipo di vini produca, una mail che contiene, tra le altre cose, questa considerazione: “Perchè questa antipatia nei tuoi confronti? Non perchè sei campione di verità che fanno male e che tu porti alla luce, come ami credere e far credere, ma perché, contrariamente al ‘tizio’, o ad altri tuoi colleghi, non parli di un territorio con rispetto e conoscenza, ma ne parli superficialmente, per partito preso, da guastatore, da polemista, senza verificare e visitare, senza bussare e conoscere, senza umiltà e desiderio di capire, con l’unico intento di costruirti un tuo personaggio da vendere, nell’indifferenza verso chi su quel territorio ci vive”.
Voglio solo aggiungere che questo produttore conosco da anni e con questo produttore ho da tempo rapporti normali, tanto che quando ci s’incontra e ci si saluta (un paio di volte è addirittura capitato di sedersi accanto allo stesso tavolo in occasione di una cena).
Su questo produttore e sui suoi vini e sui vini di alcuni produttori della denominazione entro la quale opera ho avuto modo di esprimere delle riserve, di dire, dopo averli assaggiati, che quei vini non mi piacciono, che penso rappresentino una forzatura e una lettura particolare dell’identità storica dei vini prodotti in quella zona. Tutto qui.
Mi chiedo ora, se di fronte ad un rapporto tutto sommato normale tra produttore e giornalista, dove il secondo dice la sua, senza pretendere di rappresentare il Verbo, esprimendo una propria opinione personale legata al proprio gusto, alla propria esperienza di degustatore, ad una propria “estetica” e “filosofia” del vino, sia giusto che quel produttore, che comprensibilmente non ha gradito il giudizio che ho espresso, possa reagire in maniera tanto scomposta provando a liquidare il mio lavoro di cronista del vino, che gira tantissimo, degusta altrettanto, cerca di documentarsi, farsi un’idea precisa di quello su cui scrive, e che scrive di qualcosa è perché quella cosa conosce, e non per sentito dire, affermando, di me che io non parlerei di un territorio, quello dove lui opera, “con rispetto e conoscenza, ma ne parli superficialmente, per partito preso, da guastatore, da polemista, senza verificare e visitare, senza bussare e conoscere, senza umiltà e desiderio di capire, con l’unico intento di costruirti un tuo personaggio da vendere, nell’indifferenza verso chi su quel territorio ci vive”.
Bene, io posso accettare, fa parte del gioco, è normale dialettica, che io a quel produttore possa essere antipatico, che magari quando gli capiti di parlare di me con altre persone esprima giudizi non certo lusinghieri e dire magari che sono uno “stronzo” (ci sono stati produttori, in questi anni, che me l’hanno detto sul muso di considerarmi così), ma non posso accettare, anzi rifiuto in maniera risoluta che lui o altri possano accusarmi di superficialità, di scrivere senza conoscere le cose di cui scrivo, senza documentarmi e peggio ancora “con l’unico intento di costruirti un tuo personaggio da vendere, nell’indifferenza verso chi su quel territorio ci vive”.
Polemista lo sono di certo, “guastatore” e “franco tiratore” pure, ma con l’intento di distruggere per poi costruire, e alla luce di una mia idea molto donchisciottesca, se si vuole, del mestiere di giornalista, che nonostante l’esperienza riesce ancora ad avere in sé un briciolo di idealismo, una propria dimensione etica.
Chi mi conosce, bene, non come questo produttore, sa perfettamente che è lontana anni luce da me, da quello che sono, da come opero nel mondo del vino, una qualsiasi idea di recitare una parte, di atteggiarmi a personaggio, e che impronti quello che scrivo, il modo in cui mi rapporto con i produttori, alla necessità di mantenere fede a quel “personaggio”.
Per queste accuse, mi spiace dirlo, ridicole e queste sì, superficiali, rivolgersi altrove. Con me sono fuori posto, assurde, irreali…

0 pensieri su “Una precisazione necessaria: a proposito di me e del mio lavoro di cronista del vino

  1. Non si può accontentare tutto e tutti. Ognuno cerca di agire secondo il proprio carattere e convinzioni. Anch’io, come produttore, sono circondato da persone che mi odiano ed altre che mi amano, a molti il mio vino non piace ad altri invece piace. Fa parte del gioco. L’importante secondo me è possedere una autenticità in questo mondo non sempre trasparente. A me Franco Ziliani appare una persona autentica, e se un giorno mi dirà che i miei vini non gli piacciano, continuerò a pensarlo autentico cercando semplicemente di migliorare i vini (nei limiti del possibile).
    La conoscenza delle diverse opinioni fa crescere.

  2. Il est tellement plus facile de dire du bien de tous les vins, de flatter l’égo de tous les producteurs. C’est comme ça qu’on “réussit”, qu’on vend des guides pleins de publicité, qu’on fait du business. Mais mettre tous les producteurs sur le podium, c’est insulter ceux qui font vraiment de grands vins. Alors continue ton chemin. Dis ce que tu penses. Même si tu te trompes, ce sont tes idées, tu as le droit de les dire. Et moi qui ai eu la chance de déguster avec toi, je n’ai pas du tout l’impression que tu te fabriques un personnage, ou que tu pratiques la critique systématique. Je me rappelle de ton enthousiasme pour certains vins slovènes, par exemple… Bref, les chiens aboient, la caravane passe.

  3. E che in questa nazione siamo abituati al leccaculismo (passami il termine), dove in ogni settore bisogna sempre parlare bene di tutto e di tutti perchè hai visto mai, un domani, dovessi aver bisogno di quel favore da tizio, caio……. In Italia non siamo abituati alla critica costruttiva ed onesta che se fatta da persone competenti e serie può solamente farci del bene!!!

  4. Mi accodo e mi unisco volentieri a quanto detto chiaramente da Paolo qua sopra (…e così siamo due).
    E’ vero, anche in altri campi e nei rapporti con più di una persona, amico o conoscente o collega che sia, la sensazione che queste persone vogliano sentire non un giudizio (che brutta parola…) o un’opinione soggettiva dall’interlocutore che hanno di fronte, bensì quello che LORO stessi decidono, cioè un giudizio o un’opinione certamente positiva e rassicurante.
    Non sono un giornalista, ma a volte ho avuto l’impressione che alcune cose che si leggono qua e là, scritte ovviamente da “giornalisti” del vino o sedicenti tali, non siano altro che una scopiazzatura di informazioni, ovviamente autocelebrative, di quanto riportato sul sito internet del produttore X o della azienda Y.
    Sicuramente mi sto sbagliando, però…

  5. Si comincia pian piano a diventare mafiosi sorvolando: perchè ‘siamo amici’ e poi ‘amici degli amici’, perché ‘non si sa mai’ di chi si potrà aver bisogno, per un malinteso senso di solidarietà – mafiosa, appunto – che induce e invita a tenersi tutti per mano – tutti eguali, nel bene e nel male -.

    Oppure dal giornalismo si scivola nella ‘newsletter aziendale’ di quelli che non stimi o non capisci, ma sono potenti.

    Nel tuo caso, certi non capiscono che alcune tue asprezze, una franchezza che può apparire eccessiva o addirittura compiaciuta, sono la garanzia di una nettezza di giudizio che può aiutare – persino chi deve crescere, forse anche chi ha lavorato mediocremente – a cambiare strada, a rinnovarsi.
    Qualcuno potrà pensare o dire che sei uno str… Ma non potrà mai darti del mafioso. Che è di gran lunga il più disprezzabile degli esseri!
    E in questo paese, così comportandosi – è inevitabile – si diventa dei ‘personaggi’. Perché non siamo abituati a quelli che ti dicono con franchezza quello che pensano. Porta pazienza e tira dritto.

  6. Ragazzi, ma dove stiamo andando?In questo mondo finto, tutto fiction e tv, il diritto di esprimere le proprie idee dov’è finito. Mi pare che stia avanzando il diritto di insultare chi non la pensa come te . Brutta storia.Chi ti insulta , Franco, non sa , ahi lui, che ti rafforza in immagine e voglia di parlar chiaro. Buona continuazione secondo la tua etica . Josè

  7. Mr x se non avesse la coda di paglia , dovrebbe chiaramente dire che non accetta critiche autorevoli di guide e giornalisti del settore come ha sempre fatto Cappellano.

    Cordiali saluti

  8. capisco il rammarico, ma è la vita, simpatie ed antipatie vanno spesso di pari passo agli interessi.
    Continua così, non siamo in pochi ad apprezzare quello che fai.

    PS
    sarà mica milanista?

  9. Sig Ziliani,
    io non la conosco personalmente. Ma come ho avuto modo di dirLe in altre occasioni condivido pienamente il suo modo di intendere il vino ed il mondo che lo circonda e ripeto come Le ho già detto spero di continuare a leggerLa perchè è uno dei pochi giornalisti italiani del settore che stimo.
    Io ho sempre pensato che è meglio avere un brutto carattere che non averlo e che non tutti possono apprezzarmi nè condividere le mie idee e convinzioni. Mi è capitato di discuterne anche in questo blog.
    Vada avanti per la Sua strada sig.Ziliani.

  10. Caro Franco, se questo produttore si è sentito tanto offeso e adirato per il parere sul suo vino significa che la tua autorevolezza in questo campo è davvero molta!
    Se ti considerasse “uno dei tanti” non si sarebbe di certo offeso così. Per cui questa è una ulteriore conferma che sei considerato da chi produce vino un riferimento autorevole ed “ascoltato”! Se mi concedi un paragone calcistico…tu sei un pò il Mourinho del giornalismo sul vino…ovvero schietto, diretto, senza peli sulla lingua! E te lo dice un tifoso milanista come me…che pure dopo la scoppola presa Domenica…..continua a stimare moltissimo Mourinho per il suo grande carisma…anche quando spara sul mio povero Milan! In tutti i campi della professione….quando si esce dagli schemi….o si è amati o si è odiati…ma di sicuro tu puoi guardarti allo specchio e dire con soddisfazione di non esser mai stato il “leccapiedi” di nessun produttore di vino….e nemmeno dei “poteri forti” che ci sono in questo pur splendido mondo di Bacco!

    • grazie Daniele e grazie a tutti per le vostre parole che mi confondono… 🙂 Quanto all’idea che io sia un po’ “il Mourinho del giornalismo sul vino”, mi piace tantissimo, vi prego chiamatemi pure José! (peccato che a fine mese non porti a casa il mare di soldi che Moratti il munifico – e un po’ ciula… – gli dà! 🙁 )

  11. Chi, come il sottoscritto, ama il vino e si è affezionato al suo blog, lo ha fatto proprio per la sua caratteristica di cantare “fuori dal coro” e di non temere di esprimere critiche negative anche verso personaggi ed Aziende che contano. Continui così, che di personaggi allineati dietro ai carri dei vincitori e dei potenti ne abbiamo fin sopra i capelli!

  12. 2 attenuanti secondo me molto importanti :

    1) te l’ha scritto in forma strettamente privata
    2) sai quanto influisce (anche economicamente) un tuo giudizio su un produttore (sia in bene che in male)?

    è il tuo lavoro (beato te!)… mo’ sokkazzi tua :-))

    • certo che l’ha scritto “in forma strettamente privata” e io ovviamente non comunicherò di certo chi sia l’autore o l’autrice di questi giudizi tanto superficiali. Ma il fatto é che questa persona mi conosce, abbiamo parlato diverse volte, e pur conoscendomi pensa di liquidarmi come un giornalista falso che si atteggia a personaggio.. Trovo la cosa allucinante, e preoccupante per quella persona, non certo per me, perché considero quella persona una persona intelligente, anche se mi viene da pensare che quel giudizio espresso privatamente a me l’abbia anche espresso, non privatamente, riferendosi a me e parlando con altre persone…

  13. Sul discorso stipendio…bè….come darti torto….però consolati…ognuno “anela” a qualcosa…io per esempio da amante del vino invidio (in maniera bonaria ovviamente) il fatto che tu hai avuto la fortuna ed il piacere di degustare le “opere d’arte” di Gianfranco Soldera, di Biondi Santi, il “Monfortino”….e tante altre “perle” che spero pian piano di avere anche io la fortuna ed il piacere di assaggiare….man mano che il bilancio familiare mi consentirà queste “pazzie”! 🙂

  14. E’ ovvio che si fa (anche) il vino per guadagnarci. Ma c’e’ il produttore con l’etica del buon lavoro, quello che entra subito in sintonia con te e non soltanto con te, e c’e’ quello con l’etica del guadagno. Non sto dicendoti che il prodotto del primo sia migliore, anzi a volte ha piu’ consensi il secondo, che in genere applica il meglio delle tecniche possibili. Ma e’ certo che il primo ti ama anche se gli dici cha qualche volte ha fatto una ciofeca, perche’ sa che gli valuti l’anima che ci mette, i sacrifici che fa, il genio, mentre il secondo ti giudica superficiale semplicemente perche’ sa benissimo che non conosci tutti i suoi segreti e quindi crede di poterti dare delle lezioni. Il mondo del vino, come ogni altro mondo, ha gli uni e gli altri e ci devi fare il callo anche tu. “Ma chi crede di essere ‘sto Mario Soldati, eh? Da dove viene? Ma che fregnacce va dicendo? ma non lo sa che noi…” ecco, io questa frase trentotto anni fa l’ho sentita davvero e da un produttore tra i piu’ quotati. Ce l’ho stampata in mente da allora, non me la dimentichero’ mai. Per questo amo in gran segreto quei gran signori di cui ogni tanto (purtroppo) trovo qui il necrologio e che ci lasciano in un mondo che sembra appartenere sempre piu’ ai maghi del marketing. Ma, come ti ha scritto Vizzari, mi stupisce il tuo stupore…

  15. Io parlar bene di un interista? dopo che in due partite ci hanno rifilato 6 pere a 0? E chi me lo doveva dire! Beh a me Franco, pur essendo amici ben oltre il limite del conflitto di interessi, quando i miei vini non gli sono piaciuti me lo ha detto bello sul muso, quando ha avuto perplessità sul cambio di conduzione tecnica me lo ha detto apertis verbis mantenendo sino ad oggi un riserbato ma evidente distacco, escluso i vini che lo hanno convinto da subito, in quanto da profondo conoscitore della mia Puglia sta ovviamente aspettando al varco il mio nuovo “stregone” acchè non si azzardi a cambiare lo stile che la mia terra dà, senza aiuto umano, alle uve che qui crescono ed allignano. Io mi sentirei “offeso” se Franco mi dicesse che tutto va bene madama la marchesa, invece la sua vis mi spinge sempre ad un rigore ed un attenzione che diversamente non avrei.
    Questo è Franco Ziliani signori né un demonio né un santo, tutt’altro che un banale leccaculo, purtroppo fortemente interista. 😉

  16. Vedi Franco, questo accade perchè il mondo del vino è ignorante, bambinesco, immaturo e dove si gioca a fare le prime donne più che i vignaioli. Per molti produttori, o meglio possidenti (in quanto produrre vuol dire lavorare..) l’azienda vinicola rappresenta i cavalli da corsa di qualche anno fa. Fantastico su l’ultimo numero di Enogea, un produttore italiano che dopo un 91 considerava il suo vino tra i primi tre al mondo…forse del suo.
    Io ho vissuto questa situazione sulla mia pelle; questo ricercare il premio o il voto meritorio dal Giornalista, senza però mai ottenere confronto. Vedi, ho sempre pensato che come azienda il vino lo devi piazzare, far girare, far innamorare la clientela prima ancora dell’uscita delle guide, quelle saranno solo la conferma del lavoro.
    Come ho già espresso pubblicamente anche con il buon Cernilli, il giornalista deve essere un mio consulente a tutto tondo, uno specchio dell’esistente vino, che mi fa notare alcune discrepanze tra il mio lavoro ed il mondo del vino. Tu ben sai quanto di rado accade. Niente di male se al gionalista in questione non piacciono i vini di un azienda, sarebbe grave se stravolgesse o criticasse il progetto aziendale. Poi vivaiddio ognuno dice quello che gli pare, ma se tu dici la cosa giusta, hai fatto Bingo.
    Ribadisco una cosa: Tutti e ripeto tutti quelli della carta stampata, dovrebbero parlare più con cantinieri, fattori, enologi e meno con i nani e le ballerini degli uffici stampa e Marketing.

  17. Caro Franco,e’ un po’ che non mi faccio vivo ma sono sempre sul pezzo….!Guai a te se ti vengono i dubbi! Noi , soprattutto NOI intesi come parco buoi e non come addetti ai lavori, abbiamo bisogno di tanti Ziliani. Altrimenti saremmo in balia dei degustatori da bicchiere controluce ed elegantemente vestiti in TV: gusto pieno , corpo appropriato e via discorrendo sempre in super positivo. In TV mai ho sentito un pezzo di critica. I consumatori hanno (e attenzione vale anche per i Ristoranti) il diritto di sentire anime critiche. E anime critiche che ci parlino del mondo del vino in toto non solo di un vino.
    Certo…abbiamo capito che in Toscana certi grandi gruppi (nomi e cognomi) non dobbiamo più comprarli!!!E meno male che qualcuno ,in questo caso tu caro Franco, ce lo ha fatto capire.
    Abbiamo capito che c’e’ ancora tanta gente seria e pero’ vorremmo che QUESTA GENTE SERIA denunciasse i malcostumi. Perche’ abbiamo capito che tanti vedevano le autobotti girare (milioni di litri !)e nessuno parlava e ben pochi hanno avuto coraggio di sottoscrivere la dichiarazione “IO SOLO SANGIOVESE”.
    Per anni si vendeva di tutto , anche con i Franchi Tiatori critici , ora in tempi di crisi i nervi sono piu’ scoperti. Caro Franco ,per me il tuo blog e’ ancora migliorato perché hai dato piu’ spazio a VINI NORMALI e QUOTIDIANI (nel senso giusto) ma questo non può piacere a tutti quelli che prima non avevano problemi di concorrenza ed ora …..ce l’hanno.
    Viva la cultura del vino e stop con le celebrazioni scontate che su Vinoalvino mai si sono viste.
    Per fortuna !!!!Lunga vita al Franco Tiratore e guai a lui se si stupisce di certe reazioni!

  18. gentile dott. ziliani
    la maggior parte dei produttori nati o ri-nati negli ultimi 20 anni soffre di ansia da prestazione per cui sentirsi dire “si, ma qualcosa…” è un affronto al loro ego. Il vino a punteggi penso abbia un valore nel momento in cui il fruitore del punteggio (produttore o consumatore) capisce che è soggetto ad interpretazione. Succede però che questi punti spesso hanno trasformato un confronto di particolari in una gara di velocità e quando le gare hanno alte poste in gioco c’è chi usa vari mezzi per vincerle, anche quelle di distaccarsi completamente da “se stessi produttori di vino” e quindi dall’eleganza dei territori.
    confesso di non conoscerla molto, ma mi sono molto appassionato al suo blog che penso abbia un bel seguito. A proposito, le guide e i giornali contano ancora molto; non tutti è chiaro ma le posso assicurare che nel territorio in cui vivo alcuni produttori molto seri che sono riusciti a sfondare muri dell’eccellenza su L’Espresso o Il Gambero, oggi hanno veramente incrementato le loro vendite. Diciamo che quando l’eccellenza giornalistica incontra il piacere del consumatore, o la parte edonistiche che ne è rimasta, il gioco è fatto.
    Poi le molte persone che oggi sono costrette, poverine, a dover scegliere come hobby tra la barca e la vigna non penso sia un suo compito “aiutarle in un percorso di recupero psicoterapeutico”
    La cosa più paradossale nella mail di quel produttore o di tanti altri dello stesso tipo è che non sentono il proprio vino come qualcosa che appartiene soprattutto a loro. so che è difficile avere un’idea di territorio e tradurla in un vino; so che ci vuole molta sensibilità e senso estetico ma se uno decide di mettere in bottiglia qualcosa che veramente lo rappresenta non dovrebbe essere scosso in quel modo da osservazioni. Al contrario se ha messo in bottiglia qualcosa di discratico o non superlativo o non suo (in tutti i sensi) non dovrebbe prendersela a maggior ragione.
    scusi se mi sono dilungato
    Buon lavoro

  19. Gentile sig. Ziliani,
    io personalmente comprendo lo sfogo del produttore(lavoro come enotecnico e studio enologia allo stesso tempo) in quanto molte volte critici e giornalisti giudicano i vini basandosi su proprie idee, credendole le uniche corrispondenti alla realtà, non tenendo conto che i vini sono frutto di fatica e sudore.
    A mio parere i vari giornalisti dovrebbero fare meno degustazioni alla cieca ma visitare più cantine, magari non presentandosi come tali ma semplicemente facendo la parte del semplice appassionato desideroso di capire.
    Solo così si può arrivare a giudizi non superficiali capendo realmente cosa vuol dire fare il vino per quello o per questo produttore.
    Mi rendo conto che scritto così può sembrare un attacco offensivo, ma mi creda il mio vuole essere solo un consiglio.
    Cordiali saluti
    Vittorio

  20. …”guastatore”, certo, ma a fini costruttivi e per fare emergere la verità, le persone per bene e non la fuffa: avevo quest’impressione già leggendo winereport, ora è una certezza e nessun dubbio che continuerà così !!!

  21. fino a che si sente lodato va tutto bene….Appena uno cerca di riderci sopra (vedi Schigi) parte in quarta rasentando l’insulto. lo ripeto sarebbe una ottima persona e spesso la penso come lei. Ma un po’ meno egocentrismo non guasterebbe. Adesso, attendo i soliti insulti … Peccato, perchè in fondo la pensiamo allo stesso modo…

    • Enzo, a lei facesse piacere se qualcuno, dopo aver letto una cosa che ha scritto, la invitasse a prendere un ansiolitico? Non credo e non mi sembra che il commento di quella persona cui ho risposta, non certo, come dice lei “rasentando l’insulto”, fosse per pare della simpatica e legittima ironia…

  22. mi spiace solo che le sue giuste idee e visioni del mondo del vino, siano spesso offuscate da reazioni troppo acri e poco disposte al dialogo. Come già detto, soprattutto perchè condivido moltissimo certi valori, mi piacerebbe ci fosse un’accettazione più tranquilla delle critiche che ognuno deve aspettarsi, sia giuste che sbagliate. Io avrei risposto più semplicemente: “grazie. Me ne può fornire qualche confezione?”, e avrei lasciato perdere il commento sull’intelligenza… Tutto lì… ma, ovviamente, ognuno ha il suo carattere…
    Non pensiamoci più e cerchiamo di combattere la vera battaglia: quella dell’etilometro e di far conoscere l’ignobile bufala che rappresenta! aspetto aiuti da tutti i volenterosi.

  23. il produttore autore dei giudizi che ho riferito in questo post reitera e dopo avermi invitato a pubblicare integralmente la sua mail (così da poter magari imputarmi dopo di aver, così facendo, non rispettato la sua privacy…) e avermi regalato altre simpatiche considerazioni nei miei confronti, scrive: “tu sei uno a cui piace e fa comodo piegare la realtà per conformarla al suo desiderio e alla sua immaginazione. Sei mai stato a visitare le aziende che per partito preso hai deciso che andavano osteggiate e combattute? O la tecnica, usata con produttori di altre zone, è quella di ‘cissare’ fino a quando il vignaiolo pur di non avere più seccature ti invita umilmente e servilmente? Sei come un giocattolo rotto che ripete sempre la stessa frase”.
    Preferisco non commentare e pensare che l’insuccesso e la crisi che colpisce determinati vini impediscano a quel produttore di ragionare lucidamente e onestamente…

  24. “Preferisco non commentare e pensare che l’insuccesso e la crisi che colpisce determinati vini impediscano a quel produttore di ragionare lucidamente e onestamente…”
    se nel giro di poche ore mi trovo a supportare le tue idee per ben 2 volte…meglio che vada a farmi prescrivere lo Xanax 😉

  25. “Ognuno ha il suo carattere”, dice giustamente Enzo. Forse anche io, fossi stato al posto di Franco Ziliani, avrei risposto con una battuta, ma non possiamo essere tutti uguali…
    D’altra parte, chi frequenta questo blog ormai credo abbia anche un po’ intuito lo spirito e il carattere del tiratore…Franco 😉
    A proposito di battute…se me ne è concessa una: Franco, da uno come te, amante del buon vino, non ci aspettiamo però che tu prenda così facilmente…d’aceto…!!! 🙂

    • hai ragione Paolo, cosa migliore sarebbe stata ignorare la battuta infelice di quella persona o rispondere con un motto di spirito. Ma sono fatto così, sono “fumino” e mi accendo e vedermi consigliare di prendere un ansiolitico mi ha fatto girare.. le scatole… 🙂

  26. Franco, ma di che te la prendi? Fa parte del rovescio della medaglia del tuo lavoro, oltre a dover assaggiare di tanto in tanto prodotti che non ti piacciono. Credevi di potertene andare in giro per l’Italia e all’estero degustando fior di vini, che buona parte di noi non proveranno mai, senza pagarne lo scotto?
    A parte gli scherzi, io in prima persona (e qui qualcuno si chiederà: ma chi c…o è questo?), nel mio piccolo, non posso fare a meno di accodarmi alla maggior parte dei lettori di questo blog e confermare la stima nei tuoi confronti come degustatore e come cronista e giornalista del vino.
    Non ci dimentichiamo che alla fine è il parco buoi (come l’ha definito simpaticamente Vincenzo Pincolini) che acquista il vino, quindi se alla fine questo parco buoi (non pecore…)decide di acquistare i vini favorevolmente recensiti da te e non gli altri un motivo ci sarà. Diciamo che sei il nostro faro nella tempesta enoica(qui mi sono proprio piaciuto). D’altra parte, come a commentato già qualcuno prima di me, se i produttori temono così tanto il tuo giudizio, e allora vuol dire che anche loro ti considerano un grande esperto, certo se gli vai a demolire le loro creature non va bene.
    Simone e Zeta ha detto a mio avviso una grande cosa riguardo alle critiche, che andrebbero sempre affrontate a cuore aperto e sfruttate per migliorarsi e correggersi invece di piangersi addossso perchè a Ziliani non piace il loro vino.
    Riguardo al produttore in questione, se davvero lo voleva, poteva pubblicare la sua mail personalmente su questo blog come un qualunque commento invece di mandarti una mail personale.
    Mannaggia ma perchè non riesco mai a fare un commento succinto? Volevo scrivere tante altre cose ma mi fermo qui per rispetto degli altri commentatori.
    Ti ricordo solo che a metà dicembre 2009 mi hai mandato una mail in cui parlavi di stima e rispetto guadagnati in tanti anni di lavoro, non posso che confermare ben riposta da parte mia, sia come giornalista che come commentatore del vino.
    Franco aspetto quelle notizie su Rivella….
    Ho finito davvero, ciao a tutti, Agostino

  27. Caro Franco,
    Mai negli ultimi anni mi sono permesso di scriverti perche pensavo che giustamente che valeva la pena prima conoscerti di persona e poi
    Incominciare a scrivere nel blog. Ti seguo e come te leggo almeno altre 100 blog in 10 lingue diverse, e cosi frequento luoghi del vino da oltre
    20 anni. Congressi meeting degustazioni diciamo una 70 di appuntamenti l anno in giro per il mondo.
    Bene la cosa che nn ti ho mai visto di persona o letto tra qualche relatore importante, dico nel mondo, e nn in provincia Italia mi fa supporre che evidentemente il tuo gidizio
    E’ un po’ Provinciale e percio’ mediocre. Questa critica sia spunto per te per lasciare questo Paese che sembra odiarti
    E andare un po in giro per il mondo. Nn mandarmi a sparare. Tengo famiglia.

    • PantaLone, pubblico integralmente e con piacere il suo intervento. Senza alcun commento, perché penso si commenti più che a sufficienza da sé… Comunque complimenti per il grande coraggio che dimostra facendo le sue critiche a viso aperto, con nome e cognome e senza ricorrere ad un nickname…

  28. Vedi Franco, secondo PantaLone sei esattamente come la tua Inter, domini in Italia ma non è cosa di vincere sta coppa con le grandi orecchie. Ma qualcuno a PantaLone, che gira 70 convegni in giro per il mondo, beato lui che non ha altro da fare, nessuno ha spiegato che la Provincia Italia, dove tu franco, sei haitè, presente è il PRIMO produttore al MONDO di vino in volume ed il secondo il valore!
    assicurarsi che il cervello sia connesso prima di parlare!

  29. caro franco,
    quando ci vuole, ci vuole. la sua (tua) risposta a Pantalone è perfetta!! Ironica e tranquilla. Io aggiungo una riflessione (se mi è permesso): il signore che gira per il mondo per seguire degustazioni,congressi, meeting e che sa 10 lingue non è sicuramente un professionista del settore (e quindi almeno in parte pagato per il suo lavoro) se no si sarebbe chiaramente fatto riconoscere. Resta allora l’alternativa che sia un facoltoso privato che ha una stima di sè notevole, ma soprattutto molti soldi da spendere. Ed allora, caro Franco, non ha usato nessun nickname: è proprio PANTALONE in persona!!!

  30. scusa Franco, ma chi è quel tale “Franco Ziliani” che collabora con Decanter, The World of Fine Wines” quello che compare su Intravino nelle foto con J. Robinson, etc… ? hai dunque un sosia internazionale?

    • non lo so Giovanna, vedrò di indagare… In fondo sono solo un povero cronista, conosciuto, e forse nemmeno lì, a Bergamo e dintorni… Quello che figura come membro dell’editorial board internazionale di The World of Fine Wine, che ha collaborato per sei edizioni al Wine Report di Tom Stevenson, che ha lungamente collaborato con il master of wine Nicolas Belfrage, é un altro, che non so perché usa il mio nome, mentre magari si chiama… PantaLone… 🙂

  31. Tu ed io ci siamo visti una volta sola, complici le mutande ed i reggiseni di Ambra, in quel di Scanzo, quella magica Scanzo in provincia (la provincia incasinata) di Bergamo. Eppure abbiamo lavorato molto insieme a Winereport e lavoreremo ancora molto insieme al tuo prossimo, chissa’ quando, progetto. Non ci siamo mai mollati. Ti auguro dunque ogni bene, crepino tutti quelli che non ti amano.

    • dai Mario, non esagerare! Nessuno, non certo io, augura loro di “crepare”: lo spettacolo di quello che sono é motivo di divertimento. E di consolazione, pensando di non essere proprio come loro…

  32. Che peccato! Sapevo di produttori che si rifiutano di inviare i campioni alle guide,o ai giornalisti di settore,tanto per non sottomettersi al giudizio altrui, come se ogni bottiglia venduta non lo fosse, ma inviare “appelli” epistolari in busta chiusa mi giunge nuova. Una vera caduta di stile se un onesto lavoratore della penna e del ueb,non vale più nemmeno una telefonatina personale? E fai bene a non dirne il nome. Sarebbe più gradito il cognome. p.s.inchiesta di massa: quanti milanisti, oltre a me, seguono questo blog?
    Saluti.

  33. @ Giovanni Solaroli

    I milanisti che seguono questo blog sono tanti, il primo dei quali e’ la buonanima dell’avvocato Peppino Prisco, Alpino tornato dalla Russia, Vicepresidente della grande Inter, indimenticabile, che lo segue dalla sua nuvoletta in paradiso. Come sanno tutti, come lui dichiaro’ pubblicamente in vita, e’ diventato milanista un attimo prima di morire, “così ne schiatta uno in più”….

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