Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cuprese 2001 Colonnara

Quasi un mesetto fa, prima di Natale, ho celebrato il Verdicchio dei Castelli di Jesi, ed un Verdicchio dei castelli di Jesi Classico Superiore un po’ speciale, il Terre Silvate 2008 della Distesa di Corrado Dottori (leggete qui) come uno splendido, ideale accompagnamento di tutte le cose buone che ci saremmo trovate sulle tavole delle feste, e ora che, passate le feste, stiamo un po’ tutti cercando di smaltire gli.. “etti” in più messi su, voglio ritornare sul grandissimo bianco marchigiano grazie ad una bottiglia avvistata durante qualche lavoro di riordino di fine anno in cantina.
Un esemplare di un vino di cui ho la massima considerazione, e di cui, ancora a sei anni di distanza, mantengo un ricordo indelebile grazie ad una verticale di quattro vecchie annate, 1994, 1991, 1988 e 1985, fatta – leggete qui – nel settembre 2003 in cantina a Cupramontana.
Questo perché il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cuprese della Colonnara, il vino di cui sto parlando, è vino, prodotto per la prima volta nel 1985, che notoriamente vanta una longevità possibile solo a pochissimi altri bianchi italiani, grazie ad una “ricetta”, tutt’altro che segreta, che prevede, come scrivevo allora, solo un’attenta scelta delle migliori uve provenienti dai migliori vigneti pedemontani (da 350 a 500 metri d’altezza) in territorio di Cupramontana, Maiolati Spontini, Staffolo, posti su terreni di medio impasto, di origine marina, con punte elevate di argilla e sabbia, uve raccolte a maturazione avanzata, nella seconda decade di ottobre, quando sono in grado di esprimere al meglio le caratteristiche del vitigno.
E poi l’utilizzo esclusivamente di mosto fiore pulito, 50-55 litri per quintale, con bassissime dosi di solforosa per la conservazione, ed un imbottigliamento non prima di aprile – maggio.

Decisamente più “giovane” rispetto ai vini che degustai, in magnum, nel 2003 (accidentaccio devo tornarci alla Colonnara, a Cupramontana “capitale del Verdicchio” come recita il sito Internet comunale, e nelle amatissime Marche, da cui manco da tempo e “sciacquare i panni” in Esino), il mio 2001, un vino di “soli” otto anni, ma identiche le emozioni d’antan, grazie alla sua personalità spiccatissima e alla sua perfetta tenuta ed evoluzione nel tempo. Paglierino oro squillante, di straordinaria vivacità ed espressività, rilucente di mille riflessi, ancora pieno di energia, mi si è proposto con un naso complesso e freschissimo, subito scandito da una nota sapidissima e petrosa di pietra focaia che si apre poi su toni più dolci di cera d’api, di agrumi, biancospino, ginestra e mandorla fresca, a formare un insieme ampio e carezzevole, elegantissimo via via sempre più ricco e quasi grasso man mano che il vino si riscalda, respira, si apre, dopo anni di permanenza in bottiglia, nel bicchiere, acquistando una solarità, un calore una luminosità tutta mediterranea. E sciorinando note agrumate di fiori bianchi, miele, di frutta a polpa gialla e una leggera vena di anice nello sviluppo nel bicchiere.
Grande naso, ma poi che bocca, con quell’attacco asciutto incisivo, nervoso, perentorio, che si ammorbidisce su note dolci di miele d’acacia e su un bel frutto succoso per poi far emergere ancora una nota salata, minerale, di grande dinamismo e forza, intensamente verticale, e un grande equilibrio, con una una sensazione di ampiezza, di calore, di larghezza mirabile e una nettissima nota di mandorla fresca sul finale, molto lungo, persistente, preciso.
Un Verdicchio “speciale”, vera esaltazione della grandezza dei migliori terroir marchigiani, ancora in splendida forma, con una vitalità, una perentorietà, un’energia da bianco, secco, incisivo, nervoso, di grande carattere.
Come non rompere l’impegno di cercare di mettersi “a stecchetto” dopo gli eccessi di Natale e dintorni, abbinandolo, come suggerisce questa esemplare cantina sociale marchigiana, ad “antipasti di pesce salsati, pesci o crostacei bollati e salsati o arrosto, paste o risotti conditi con sugo bianco di pesce o crostacei, salumi crudi, fritto misto di carni e verdure alla marchigiana, formaggi di media stagionatura”?

12 pensieri su “Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cuprese 2001 Colonnara

  1. All’ultimo Vinitaly ho avuto la fortuna di assaggiare una magnum di Cuprese 92 che era ancora in splendida forma, forse il miglio assaggio della fiera!

    g.

  2. Conosco bene il Cuprese. Circa due anni fa ebbi anch’io l’occasione di degustare l’annata 1992, pere essere impressionato dalla sua grande freschezza e fragranza. Incredibile a dirsi: un vino ancora giovane, forse immortale.
    E, cosa che non ti aspetteresti da un verdicchio, nessuno sfoggio di eccessiva muscolarità. Veramente un gran bel bere.

  3. Da anni ho il sospetto che il verdicchio sia il miglior vitigno bianco italiano. Se non lo affermo apertamente è solo perchè non amo le classifiche. Meriterebbe di essere molto meglio conosciuto e pagato, soprattutto quando dà vini come questi. Forse dobbiamo aspettare che lo piantino gli Australiani? Mi correggono, l’hanno già piantato.

  4. Dicono che il verdicchio riesce bene soltanto nel territorio dei castelli di Jesi o di Matelica, e che altrove manifesta alcune caratteristiche negative. Non credo che gli australiani ne ricaveranno molto, e di sicuro non può diventare un vitigno internazionale.

    Comunque è veramente singolare che il mercato non riconosca che in Italia sono presenti certe vette di eccellenza per il vino bianco (tra cui il verdicchio).

  5. Si, ma del Cuprese non tessiamo troppo gli elogi.
    Non perchè non se lo meriti, ma perchè non vorrei che aumentassero il prezzo che, a dirlo, dopo averlo assaggiato e facendo un confronto con certi altri “superwhites” italiani, uno non ci crederebbe

    • non é molto bella l’etichetta, concordo. Ma meglio un grande vino con un’etichetta bruttina o anonima, che il panorama attuale di tanti vini mediocri, magari con etichette d’autore, di studiato design, curatissime e griffate, che alla prova assaggio invitano a concentrarsi solo sull’etichetta e dimenticare al più presto il vino…

  6. …e dell’ UBALDO ROSI cosa mi dice?
    Andammo a visitare diverse cantine in una 3 giorni nelle Marche del 2004 e Colonnara mi è rimasta nel cuore……l’Ubaldo pure!
    Il Verdicchio lo definisco “un bianco per caso” e ha una posizione di prestigio nella mia cantina.

  7. Pingback: Trasferte in vista: hasta la vista (o hasta luego?) ! Tra Vinellando e le terre del Verdicchio | Blog di Vino al Vino

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