Ho letto con particolare interesse, sull’ultimo numero di Enogea (il 28) che mi è appena arrivato, accanto ad un’analisi sulla Valpolicella oggi (Valpolicella e Amarone) firmata dal Masna e altre interessanti cose, un eccellente, appassionato, esemplare lavoro firmato dal suo braccio destro, Francesco Falcone (che mi è anche molto simpatico, visto che è interista e “zenghiano” come me) dedicato alla Calabria.
Un lavoro “della madonna”, un itinerario protrattosi ben due settimane in giro per questa terra felix dalla grande vocazione vinicola, condotto nelle diverse provincie e nelle varie zone vinicole, viaggio che definirei, anzi lo faccio subito, esemplare, di riferimento e persino “eroico”, perché girare per cantine in Calabria e organizzare i propri spostamenti non è agevole come nelle Langhe, a Montalcino o in Franciacorta.
Eppure… Eppure c’è un aspetto, marginale, con tutto il rispetto per quanto ha fatto, che non mi convince totalmente nel lavoro di Falcone e che definirei una contraddizione tra quanto scrive, a proposito dell’azienda più nota, e dei punteggi che assegna ai vini.
Premetto che a differenza da Masnaghetti, che di valutazioni numeriche, su base 100 centesimi, ha fatto prassi quotidiana, e del suo collaboratore, io non credo più di tanto, anzi ben poco, al significato di un numero messo accanto al nome di un vino.
E che quindi non considero un feticcio o qualcosa di particolarmente significativo il fatto che un vino, dopo l’assaggio, riceva una valutazione sintetica di 88 piuttosto che di 90 o di 75/100.
Cerco di “dare i numeri” ai vini – dando già “i numeri”, come dicono i miei estimatori, normalmente – il più raramente possibile, quando degusto per The World of Fine Wine o devo corredare di una valutazione da uno a cinque tastevin le note di degustazione che redigo per la rivista dell’A.I.S. De Vinis. Pertanto, come ho detto, c’è qualcosa che non mi convince quando leggo che Francesco Falcone, a proposito dell’azienda Librandi di Cirò marina parla di “regolarità qualitativa che ne fa la migliore azienda di tutta la regione da quasi cinquant’anni” (valutazione che notoriamente condivido, conoscendo molto bene questa azienda e i suoi vini) ma poi, nella tabella riassuntiva, pubblicata a pagina 50, del “meglio della regione” vedo che i punteggi più alti attribuiti ai vini di Librandi si fermano a quota 88/100 (il che per un grande vino come il Magno Megonio mi sembra un po’ pochino…), mentre vini di altre aziende, che non hanno la storia, la continuità qualitativa di Librandi, e che magari per berli devi scendere in Calabria, visto che altrove non si trovano facilmente, salgono tranquillamente a quota 89, 90, 91/100.
Pochi numeri di differenza, lo so bene, ma se un produttore viene definito “migliore azienda di tutta la regione”, i punteggi più alti non dovrebbero andare ai suoi vini e non a quelli di altri?
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0 pensieri su “Vini calabresi: strane valutazioni e incongruenze di Enogea”
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caro franco,
per prima cosa grazie mille della recensione, che dopo tanta fatica non può che far piacere.
quanto a librandi provo a rispondere io perché francesco tanto per cambiare è in viaggio e io a breve lo seguirò.
come tu hai bene sottolineato, nel testo si parla di “regolarità qualitativa che ne fa la migliore azienda di tutta la regione da quasi cinquant’anni” e quindi si fa riferimento alla storia.
il fatto che gli assaggi specifici di quest’anno non siano al pari di altri e in apparente contrasto con la precedente affermazione non deve quindi stupire.
come ben sai, non tutti gli anni sono uguali agli altri e – per quanto uno sia regolare – può capitare che le valutazioni oscillino di vendemmia in vendemmia, senza che questo finisca col mettere in discussione il valore di un’azienda.
e nel caso di librandi, credo che non ci sia proprio nulla da mettere in discussione. il loro lavoro e la loro passione sono sotto gli occhi di tutti.
salumi (misti)
mi sembra veramente una critica inutile e vuota.
essere la miglior cantina della zona (in un periodo di qualche anno) non implica necessariamente che il vino di quell’annata sia il più buono.
detto ciò a prescindere dagli ottimi lavori del Masna che ho ringraziato spesso anche sul mio blog, i punteggi in 100 mi sembrano ridicoli non tanto per il voto fine a se stesso quanto perché vini da 75 o lì attorno, sono considerati “mediocrI” un 75 su 100 equivale ad un 7,5 su 10 e con quei voti avrei fatto salti mortali di gioia alle superiori!
@ Riccardo: lei arriva ad essere più realista del re e a giudicare “una critica inutile e vuota”, un giudizio, il mio, accettato senza problemi dall’autore dell’articolo. Veda un po’ lei…
Caro Franco,
grazie mille, davvero, per la lusinghiera recensione. Adesso sono fuori per lavoro, ma appena torno a casa la stampo e la faccio vedere ai miei, giusto per tirarmela un po’…
Mi auguro che il nostro lavoro, e la tua attenzione, stimoli tanti appassionati a conoscere meglio le peculiarità di una regione a cui non mancano affatto le buone potenzialità per emergere. Vengo alla tua riflessione e alla conseguente domanda. Io credo che in realtà non c’è una risposta, né definitiva, né tantomeno assoluta. La degustazione non da mai, almeno a me, certezze granitiche, ma dubbi fecondi. I vini della famiglia Librandi sono buoni, alcuni buonissimi, con pochi alti e bassi. Dall’etichetta di punta alle selezioni meno ambiziose, difficilmente peschi male, eppoi la regolarità è davvero invidiabile. Questo non esclude tuttavia che in degustazione alla cieca, di tanto in tanto, altri vini calabresi se la giochino senza timori sul piano della personalità, della profondità, e via dicendo. Sono d’accordo con te, e chiudo, anche sul tema dei punteggi. A guidare un appassionato non dovranno essere dei “numeri”, più o meno centrati, ma la bussole della ragione, che in questo caso dovranno essere orientate sui punti cardinali dello stile interpretativo, dell’originalità, della regolarità. Colgo l’occasione per fare un saluto a tutti i Zenghisti d’Italia, offesi da quel (…) di Zamparini.
La Calabria, già……….
Posto bellissimo e ai margini dei grandi circuiti modaioli e dai circuiti mediatici, certo non per questo meno cara, ma qui esco dal seminato..
Con la terra di Calabria si potrebbe concimare la terra arida del Chianti, tanto per fare un esempio e dire di quante eccellenze nascono o potrebbero nascere nella culla del Sangue di Giove.
Librandi è una gran bella realtà, uno che ci ha creduto e ci crede, uno che porta il sapore costante della Calabria nel mondo.
Una regione ai margini, ma sapendo frugare si trovano dei vini eccellenti, ci sono alcuni angoli in cui escono dei sangiovesi con nerello calabro che fanno resuscitare i morti.
E’ lì, lontana chiusa nella spirale Ponte sullo Stretto, fatti di cronaca giudiziaria, inquinamento vero o presunto………… andando oltre, è bella la Calabria, mannaja..
@ però ha detto le stesse cose che ho detto io senza vantarmi di essere il migliore giornalista d’Italia ecc ecc ecc….
basta aprire un po’ la menta per capirlo e, comunque, la mia è una critica quanto la sua!
pane al pane, vino al vino
sor Riccardo, rilegga quello che ho scritto e rilegga quello che ha scritto l’autore dell’articolo, che ha fatto osservazioni ben diverse da quelle, decisamente fuori posto, che ha fatto lei. Quanto al fatto che io mi sarei vantato “di essere il migliore giornalista d’Italia”, sono sue invenzioni, che non corrispondono al vero.
Le do, gratuitamente, un consiglio: non lasci in vista, in bella mostra, sul suo blog il contatore del numero delle visite. Vista la loro “quantità” non fa davvero un figurone…
Sarà quel che sarà ma io mi sono appena aperto una bottiglia di Magno Megonio ed alla faccia di chi mi vuole male, una di Gravello, tutte e due hanno ampiamente superato i miei personalissimi 90/100. Salute!
Trovo assolutamente plausibili ed intelligenti le osservazioni di Ziliani come altrettanto utili a chiarire “l’inghippo” gli interventi di Masnaghetti e Falcone.
Occorrerebbe, dopo il web, l’avvento di pubblicazioni/recensioni in video conferenza per riuscire a trasmettere pienamente il significato di certe valutazioni, seppur numericamente (e simbolicamente) chiare o presunte tali.
Angelo, glielo dica a quel “sapientone” del sor Riccardo, che ha trovato la mia critica “inutile e vuota”. Così non l’hanno trovata Falcone e Masnaghetti, ma lui, evidentemente, ne sa più o ha più titolo per parlare dei diretti interessati…
Complimenti vivissimi a Francesco Falcone e all’editore Masnaghetti! Credo che non esista altro lavoro così ampio e profondo sulle aziende vitivinicole calabresi, contenuto in un unico documento. A Ziliani chiedo di rispondere a una mia curiosità…quali sarebbero le aziende che “non hanno la storia, la continuità qualitativa di Librandi” i cui vini, per berli, “devi scendere in Calabria” e che “salgono tranquillamente a quota 89,90,91″? I nomi (e cognomi) please.
Cordiali saluti
bella discussione, anche se è andata a finire su di un punto che a volte si è pur vero un punto in più può dare tanto ad un’azienda, in ogni caso ritengo si faccia una buona pubblicità dei vini, anche se aziende come quella citata ne dovrebbee essere in tante a contribuire ed migliorare il settore vitinicolo calabrese. ciao