Amarone della Valpolicella Manara 2006

Non sono d’accordo, una volta tanto, con gli amici Alessandro Franceschini e Angelo Peretti, che rispettivamente su LaVINIum – leggete qui – e su Internet Gourmet – leggete qui – hanno parlato di svolta, di strada avviata verso la maturità, per l’Amarone della Valpolicella, di cui si è celebrata sabato scorso a Verona, con la degustazione, faticosa, di 66 campioni dell’annata 2006, l’Anteprima.
Troppi vini, anche considerando che c’erano circa 25 campioni da botte, non mi hanno convinto, mi sono sembrati molto lontani da quella grandezza, multidimensionalità, complessità, varietà di espressione, da quella capacità di esprimere la loro origine, di parlare valpolicellese, che è giusto richiedere ad un vino di grandi ambizioni come il neo Docg.
Meglio dello scorso anno o di due anni fa, o di tre, quando l’ex presidente del Consorzio e ora ex amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, il signor Emilio Pedron, ebbe la faccia tosta di spacciarci quella 2003, quella dell’estate tropicale e dell’appassimento delle uve già in vigna, come una grande annata. Senza spendere una sola parola di allarme o di preoccupazione, anzi prendendosela con me, che ne avevo spese parecchie, per l’aumento a dismisura della produzione di un vino che non può certo diventare una wine commodity.
Datemi il tempo di tentare un’analisi più meditata sull’annata, sulla presentazione, sulle parole, queste sì di buon senso e di grande responsabilità pronunciate dall’attuale presidente del Consorzio vini Valpolicella, Luca Sartori (da non confondere con il fratello, Andrea, presidente di quell’Unione Italiana Vini che tratta i direttori del Corriere Vinicolo come pezze da piedi) in sede di presentazione dell’Anteprima e sull’analisi tecnica fatta dall’agronomo Nicola Bottura e dall’enologo Daniele Accordini.
Per ora mi limiterò a segnalarvi, senza nessuna pretesa di completezza, alcuni dei vini che mi hanno maggiormente convinto e di cui vi ho già fornito, qui, un primo sommario elenco.
Tra loro, e la cosa mi sorprende particolarmente, trattandosi di un campione da botte e non ancora della versione già imbottigliata del vino, figura il solido, ben impostato, direi classico Amarone della Valpolicella Classico dell’azienda agricola Manara di San Pietro in Cariano, azienda familiare attiva da tre generazioni, con 11 ettari di vigneto posti tra San Pietro, Negrar e Marano di Valpolicella.
Un Amarone di stampo classico, con uve Corvina al 65%, Rondinella al 20%, Molinara al 10% e un saldo di altri vitigni autoctoni, sottoposte ad un lungo appassimento protrattosi in fruttaio per tre mesi,e lenta fermentazione, in acciaio, di 40-60 giorni.
Un Amarone che, inutile a dirlo, si affina in botti di rovere di Slavonia, niente barrique, deo gratias!, di 7 e 23 ettolitri, per in 18-24, seguiti da altrettanti trascorsi in acciaio, prima del passaggio in bottiglia dove resterà da sei a dodici mesi prima dell’uscita sul mercato.
Gradazione alcolica importante, ma non folle, come nel caso di altri vini, di Amarone superconcentrati e marmellatosi molto recioteggianti, di quindici gradi.
Nelle mie note di degustazione lo ricordo come dotato di un colore di media intensità, vivo e brillante, naso ancora un po’ velato che apre su accenni selvatici e una bella speziatura con fragranza e freschezza e una presenza di frutto succosa. Gustosa la bocca, viva, fresca, di buon nerbo con un saldo corredo tannico, un buon dinamismo, un carattere asciutto molto spiccato diretto, schietto senza ruffianerie. Un vino ancora molto giovane, ma con un lungo percorso davanti a sé, anche nelle vostre cantine se vorrete acquistarlo, visto che il prezzo, molto umano, è di 18 euro franco cantina.
E con i prezzi folli, senza alcuna giustificazione, pretesi da una serie di vini che a Verona non hanno fatto altro che annoiarci e massacrarci il palato con tannini da legno e confettura a go gò, questo mantenere i piedi per terra con realismo e senza voli pindarici è un elemento che non può essere trascurato…

17 pensieri su “Amarone della Valpolicella Manara 2006

  1. Ottimo questo Amarone, ottimo rapporto qualità prezzo, anche la valpolicella ripasso. Vale proprio la pena …sopportare qualche….per avere buoni consigli!!!

  2. La suscettibilità, talvolta, ma penso sia un atteggiamento verso chi non conosce di persona. Ma non è importante. Può essere una percezione errata data dalla comunicazione via web.

    • é proprio una percezione errata, mi creda. Dipende dall’atteggiamento delle persone: non ho assolutamente preclusioni verso chi non conosco di persona, e a volte posso apparire suscettibile quando vengo attaccato in un modo che non ritengo corretto. Tutto qui…

  3. Diciamo che ho cercato di guardare il bicchiere mezzo pieno questa volta Franco. Io, per altro, dall’Amarone non mi aspetto quella multidimensionalità e complessità che invece tu cerchi, probabilmente a ragione, considerando il prezzo ed il blasone che oramai ha, o vorrebbe avere, questa tipologia molto particolare.

  4. Ecco si. Questa è bottiglia che mi piace parecchio e che ha, veramente, un ottimo rapporto qualità prezzo. Alla faccia di chi dice che l’Amarone DEVE costare molto (per essere buono?). Anche la selezione Postera non mi dispiace, dall’impronta certamente più moderna ma non caricaturale.
    Buona giornata!

  5. Io non c’ero, purtroppo, ma posso comunque esprimere una mia opinione sulla base dell’esperienza acquisita negli anni. Secondo me è troppo presto per trarre conclusioni, in un senso come nell’altro. Il 2006 è figlio di un periodo ancora economicamente fulgido, dove le uve destinate all’appassimento erano in netta crescita. Se c’è una componente di “sottrazione” è dovuta più a manovre di cantina che ad un effettivo mutamento nel modo di operare in vigna.
    C’è poi da dire che, conoscendo la mentalità industriale del Veneto, e la Valpolicella ne è una delle migliori espressioni, se si cambiasse rotta sarebbe non per convincimento profondo ma solo perché non conviene più economicamente investire su certi tipi di vino.
    E da questa mentalità non nascono mai vini di territorio, vini “veri”, che raccontano una storia.
    Certo non sono tutti così, per fortuna, le aziende di qualità ci sono, alcune delle quali non si presentano neanche a queste kermesse di dubbia riuscita, 65 Amaroni, tanto più in anteprima, non permettono di percepire con chiarezza e senza ambiguità dove c’è la qualità, una storia, una filosofia.
    Il destino di un vino è altro e merita altre attenzioni, di questo siamo responsabili anche noi, che dovremmo cominciare a degustare meno vini “in massa” per poterne comunque parlare, e riprendere invece a camminar per vigne e assaggiare qua e là, senza pretendere di aver capito e conosciuto tutto. Soldati non era un esperto conoscitore di vino, ma il suo contributo è stato importantissimo.

    • caro Roberto, sono d’accordo con te, ma come sai non mi limito a fare assaggi “in batteria”, ma le vigne le cammino ed i produttori li incontro… Domani e dopodomani due giornate in Langa di quelle che ti farebbero venire l’acquolina…

  6. Vero, Franco, probabilmente la mia visione del bicchiere è stata ispirata più al mezzo pieno (forse meno di mezzo). Ma proprio quanto scrivi dell’Amarone dei Manara mi conferma (addirittura) in questa forse (probabilmente, anzi) eccessivamente ottimistica visione. I Manara fecero un Amarone 2000 che giudico uno dei vini più affascinanti che io abbia mai bevuto in Valpolicella, al pari di un Bertani 1967 che resterà per sempre nella mia memoria di bevitore poco orientato all’Amarone.
    Quel 2000 dei Manara era snello, elegante, finissimo, eppure anche contemporaneamente davvero complesso, e comunque fresco, bevibilissimo. Un gioiello, di cui credo di avere ancora un paio di bottiglie in cantina, e magari alla prima occasione avremo modo di stapparle insieme. Poi anche loro, i Manara, si sono anche loro un po’ persi per strada, cercando quelle concentrazioni modaiole che non si addicono alla loro vigna e al loro modo di fare vino. Ora, proprio con l’annata del 2006, eccoli finalmente tornati a fare il “loro” vino, come ho scritto sul mio InternetGourmet.
    Questo e qualche altro ripensamento mi hanno messo di buonumore e magari mi hanno spinto ad essere troppo ottimista, anche se non posso oggettivamente essere ascritto tra i fan dell’Amarone (continuo a ritenere il Recioto il grande – potenzzialmente grande – vino della Valpolicella).
    Come ho detto sul mio web magazine, la cartina di tornasole sarà costituita dall’annata 2007, e dunque dall’Anteprima del prossimo anno. Credo che le corvine del 2007 siano state così belle da consentire ai produttori valpolicellesi di fare davvero quel che volevano, e dunque potremo verificare se si siano lasciati prendere la mano dalla potenza muscolosa e parkeriana, oppure se abbiano sruttato quelle uve bellissime per giocare sulla finezza della spezia e del frutto, e magari se abbiano anche finalmente accettato la grande sfida di dare all’Amarone il colore “vero” della corvina, che mai può puntare al nero o al rosso profondo, ma invece orientarsi ad una tonalità più delicata, quasi nebbioleggiante o borgognona, per capirci.
    Ancora un anno e sapremo. Intanto, il vino dei Manara sarà in bottiglia, e avremo modo di berlo e valutarlo di nuovo, sperando si tratti davvero d’un segnale di un ritorno il più ampio possibile ai rossi di terroir in Valpolicella.

  7. Scusate ma proprio lunedi’ sera ho assaggiato la versione 2005 del amarone base di MANARA,quello di cui stiamo parlando. L’ho trovato semplice,per nulla concentrato, su toni di fiori secchi,si percepisce un lieve appassimento, e soprattutto ha una facilita’ di beva micidiale.E’ talmente fine che pare un ripasso. E soprattutto costa 20 euro.

  8. D’accordo che l’amarone è diventato ormai un vino di difficile beva e accostamento, tuttavia nascendo da uve appassite mi sembra normale che sia soggetto a grande concentrazione, alta gradazione alcolica, e che presenti alla fin fine quel gusto un po’ “cotto”, marmellatoso e di frutta sotto spirito…magari sbaglio…ma vorrei lanciare una provocazione : perchè spendere 30/40 euro per un Amarone e poi cercarvi le caratteristiche che dovrebbero essere piuttosto quelle di un bel valpolicella superiore, che tralaltro costa la metà?

  9. l’Amarone dei Manara è da sempre uno dei miei preferiti, e soprattutto gode di uno straordinario rapporto qualità-prezzo: ma ancora più buoni sono i loro Recioti Moronalto e El Rocolo , ed è inutile negare, che il vero vino da uve appassite della Valpolicela sia il Recioto……….
    Max Perbellini

  10. i fratelli Manara, che belle persone!!!oltre ai loro vini che compriamo sempre con piacere, ci resta il bel ricordo di una serata passata qui da noi in loro compagnia!!!

  11. Interessante il commento di Angelo Peretti sul colore vero della Corvina (paragonandola ad un rosso della Borgogna). Pure la struttura di un’ buon Amarone mi ricordava (tanti anni fa’) i vini della Borgogna con l’insieme di corpo, nerbo, profumo, una vera sensualita’ (ma contenuta), e tannini presenti ma docili. Invecchiando (esp. i vini Bertani) acquistavano un’ eleganza ed una complessita’ straordinaria, quasi da confondere con un buon’ Vosne-Romanee’.

    Eccetto per qualche Masi Mazzano degli anni 70, non mi ricordo percepire ne zuccheri residui, ne profumi/sapori che sapevano troppo di frutta appasita. E sicuramente, non c’era mai quel sapore mentolato, grezzo da stuzzicadente che porta al vino Amarone la barrique.

  12. Manara è onesto, ma come altre centinaia di produttori di Valpolicella. Ne cito qualcuno che conosco bene: Accordini, Speri, Boscaini, Aldegheri, Le Salette. e tanti altri. I loro Amaroni sono uno diverso dall’altro e qualcuno è proprio come si faceva una volta, senza trucchi olfattivi o barriccamenti, che io definirei “baruccamenti”. Sono d’accordo anch’io che la moda americana per gli “sciroppi per la tosse” ha rovinato la produzione di alcuni esportatori. Altri che vendono già tutta la produzione due anni prima di vendemmiare se ne fregano e continuano a produrre con genuina semplicità, regalando a noi fortunati fruitori di quegli arcani profumi di ciliegie e di frutti di bosco che il nostro Amarone sprigiona senza bisogno di alcun trucco. Infine, il vero Amarone deve essere inizialmente brusco, aggressivo, la morbidità non fa parte della sua dote di partenza. Ve lo dice uno che ha una cantina stregata, che riesce a rendere mosso perfino l’Amarone.

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