Barolo Baudana 2005 Luigi Baudana – Vajra

Buone notizie per gli appassionati del Barolo, un “nuovo” grande vino si affaccia all’orizzonte.
Nuovo per modo di dire, perché non solo il vigneto da cui ha origine, posto in quell’autentico “paradiso” del Nebbiolo da Barolo che è Serralunga d’Alba, ha una trentina d’anni, ma perché si tratta di un vino che vanta se non una lunghissima una più che rispettabile storia, visto che con il nome del vigneto e soprattutto dei vignaioli che l’hanno prodotto e commercializzato, Luigi e Fiorina Baudana, si era fatto già conoscere e apprezzare dai più attenti conoscitori italiani e internazionali.
Restano il vigneto ed i vignerons, che continueranno ad occuparsi della gestione della vigna, anche se il vino da questa edizione 2005, che mi ha subito colpito profondamente, sin dal primo assaggio nel corso del recente banco d’assaggio di Barolo di Modena, porta l’autentica novità di essere commercializzato non dai Baudana, bensì da un nome importante del panorama barolesco, quello di Milena e Aldo Vajra, e dei loro figli Francesca, Giuseppe e Isidoro, che con i Baudana hanno raggiunto un accordo per dare loro una mano a fare meglio conoscere e ulteriormente apprezzare i loro due crus.
Questo Baudana, che io ho sempre preferito anche nelle passate edizioni, ed il Cerretta, che Baudana, parlo di Luigi, produceva scegliendo l’affinamento in botti grandi per il Baudana ed in barrique per l’altro crus. Credo che nella nuova “gestione” per i due vini si sceglierà sempre più un’unica strada, che per un Barolo di Serralunga d’Alba credo sarà preferibilmente quello dell’élevage in fusti più grandi, quelli che meglio consentono agli speciali tannini del Nebbiolo di questo villaggio di esprimere tutto il loro carattere.

Mi sembra, quella fatta da Aldo Vaira, che è una delle figure più interessanti del panorama del Barolo, una sorta di “intellettuale” prestato al vino, attento ad ottenere dai suoi vini, si veda ad esempio il Barolo Bricco delle Viole, dall’omonimo vigneto in Vergne, grande finezza aromatica, definizione nitidissima e soprattutto grande eleganza (e l’edizione 2005 di questo suo vino simboleggia davvero in maniera splendida quale suadenza, nonché una crescente polpa possano esprimere i Nebbioli posti a oltre 400 metri di altezza, alti sopra Barolo), la scelta più giusta.
Ne dà splendida conferma, più che le teorie o le parole, la realtà viva e concreta di questo vino, che è giovanissimo, con un margine di crescita e di evoluzione importante, ma già dotato di un suo carattere ben definito e ben spiccato, sancito dalla splendida intensità, ma anche dalla brillantezza e bellezza del colore, un rubino profondo e maestoso, dalla densità, dalla fittezza e carnosità degli aromi, tipicamente serralunghiani, caldi, mediterranei, quasi cremosi, che richiamano un’imperiosa liquirizia nera, cuoio, tabacco, sottobosco, erbe aromatiche e accenni animali.
E poi, perché un Barolo non è grande se non si rivela tale al palato, dal gusto, dalla sorprendente ampiezza e larghezza, dalla struttura tannica fittissima, potente, ma non aggressiva, dalla terrosità imponente, dalla persistenza, dal “peso” e dalla “stoffa” da vino di grande personalità, di quelli già molto molto buoni ora, e persino in grado di farsi già bere, compiendo una sorta di eno-infanticidio, ma che saranno ancora più splendenti e completi e complessi tra cinque, sei anni (all’annata 2005 non mancano né tannini né acidità né polpa) quando il vino avrà riposato e tratto giovamento da una permanenza in bottiglia, nella tranquillità di una bella cantina.

27 pensieri su “Barolo Baudana 2005 Luigi Baudana – Vajra

  1. Noi nebbiolari lo sappiamo benissimo: ci vuole la botte grande e tanto tempo sennò il nebbiolo non viene bene. Non ci sono alchimie di cantina che reggano il confronto, per fortuna….

    • ma che razza di commento é? Vuole fare troppe cose? In che senso? Si é messo a produrre Riesling ed il suo é presto diventato uno dei migliori Riesling italiani, poi anche Moscato d’Asti, ed il suo é ormai uno dei migliori in assoluto. Ora, barolista di Vergne, la frazione più alta di Barolo, si cimenta anche con il Barolo di Serralunga d’Alba, ma porta a casa un risultato così convincente che fa pensare che anche moltiplicando l’impegno il risultato é sempre ottimo…

  2. Io non ho detto che non sa fare le cose, ossia il vino, ho semplicemente detto che a mio parere ne vuol fare troppe. Da una dimensione da vigneron, si sta passando ad un’altra dimensione. Il Riesling lo produceva già negli anni ’90. Certo il Moscato è molto buono. Aggiungiamo il Barolo Albe, che non trovo sia esaltante.

  3. Il riesling di Vajra è esaltante nel suo essere iconoclasta, così come la sua freisa “ferma” è l’entusiasmante ultimo baluardo tradizionalista del genere

    • questa volta, pur essendo un convinto sostenitore della Freisa Kyé di Vajra, non concordo: se si ricerca davvero l’ultimo baluardo tradizionalista del genere occorre andare sulla Freisa di Giuseppe Mascarello o di Beppe Rinaldi…

  4. E qui concordo perfettamente: le Freisa tradizionali e con l’anima del produttore sono, a mio parere, quelle di Mauro Mascarello e Beppe Rinaldi, di cui ne ho bevuto una ottima versione 2007 due giorni fa. E senza soffermarci poi sul prezzo!

  5. Condivido tutte le vostre idee, l’unica cosa che mi lascia perplesso sono gli aumenti esorbitanti di tutta la linea vajra. Il barolo di baudana cerreta e il bricco delle viole costano €45 in cantina, la linea di baudana nel passaggio di proprietà è raddoppiata. Un “intellettuale” prestato al vino sicuramente ma anche un grande imprenditore i cui vini buonissimi (la barbera sup bricco delle viole per me la migliore di langa) si stanno spostando in una fascia Q/P molto alta. Aihmè..
    Complimenti per il blog la leggo spesso

    • grazie per le utili osservazioni Frank, che girerò all’amico Aldo… In effetti ho notato anch’io che i prezzi – mi riferisco ad esempio al clamoroso Moscato d’Asti, da vigne poste in quel di Mango – sono entrati in una fascia più elevata che in passato…

  6. Buonasera !
    Qualche anno fa ebbi la bella di idea di andare direttamente dal produttore a comprare la freisa Kyé. Costava 25 euro quando in ottima enoteca di Torino costava poco meno di 17 e seduto al ristorante, sempre a Torino, 21,5.

  7. Mentre si parlava di Freisa qualche messaggio non fa, mi sono limitato a dire che il prezzo non lo trovavo corretto. Dopo l’intervento di Giancarlo, non posso che aggiungere conferma a quanto evidenziato. Kyè in cantina a euro 25, in enoteca attorno ai 17 euro. Lo evidenziai alla cara Milena, la quale mi spiegò che si trattava di un enoteca con la quale avevano qualche problema, nel senso che facevano i prezzi che volevano. Devo dire che è l’unico loro vino dove si può percepire questo immotivato scostamento del prezzo cantina/enoteca. I sigg Vajra adottano il concetto comprensibilissimo di applicare in cantina gli stessi prezzi (alti) che si possono trovare in enoteca. Ma capita che talvolta qualche enoteca di Alba rinunci a parte dell’usuale margine per essere più concorrenziale (onesto) e applichi prezzi inferiori a quelli della cantina. Personalmente da consumatore trovo che sia una cosa fastidiosa spendere di più in cantina che in enoteca. Conclusione: vini tecnicamente ineccepibili, ma cari.

  8. ….Prendo atto, grazie ! Tuttavia devo aggiungere che le enoteche torinesi con cui avevano qualche problema erano almeno 2. La prima, quella a cui ho fatto cenno nel messaggio precedente, sita in C.so Vittorio, la seconda in Via Bogino; quest’ultima con un prezzo leggermente superiore. Trovo inoltre quantomeno singolare, se non significativo, dover pagare oltre il 15% in più la stessa bottiglia presso il produttore rispetto addirittura ad un ristorante di buon livello.

  9. Fa molto piacere che ci sia attenzione sul tema prezzi (o forse del “prezzo sorgente”?). Troppo spesso parlando coi produttori la poesia svanisce dopo che, assaggiati i loro vini, se ne chiede il prezzo, sebbene questo dipenda da mille fattori non necessariamente riconducibili ad una formula matematica. E’ capitato anche a me di comprare due cartoni da 6 direttamente in cantina (non sto parlando di Vajra) e trovare le stesse bottiglie all’esselunga due mesi dopo ad un prezzo più basso. La risposta del produttore è stata che quell’unica filiale del supermercato che è rifornita del loro vino, lavora sottocosto… e allora cosa ci andiamo a fare in cantina? Bella la poesia, pero’…

  10. Sui depliant di Esselunga che mi arrivano a casa non piu’ di un mese fa c’era in offerta il barolo base di Giovanni Rosso di Serralunga, sicuramente era in vendita ad un prezzo inferiore che in cantina.
    hasta la vista
    edo

  11. Buongiorno !
    Ritengo fuorviante prendere come riferimento le strategie commerciali della grande distribuzione, dato che nel caso specifico il privato che si prenda la briga di recarsi a Vergne paga il doppio (almeno) del prezzo pagato dall’enotecario che non si muove dal suo negozio ; come sia poi possibile pagare molto di più la stessa bottiglia in cantina rispetto ad un ristorante, continua a non essermi chiaro. O meglio, mi è chiarissimo…. una politica di pricing…lucida: d’altronde cosa ci si potrebbe aspettare, dal più “lucido” dei barolisti ?!?!?

  12. Scusate, io non capisco davvero certi ragionamenti.
    Il Barolo Baudana aveva pochi clienti (pochi/pochissimi), Vajra l’ha preso in mano, facendo un investimento anche di tutta la produzione che c’era in cantina (pur magari non condividendone pienamente lo stile), 2005, 2006, 2007 già fatti, l’ha proposto ai clienti nuovi, ne ha allargato la distribuzione, l’ha fatto sentire a Galloni, che gli ha dato 88 sul Serralunga, 92 sul Cerretta e 93 sul Baudana, e Suckling altrettanto; morale: sta finendo i vini in pochi mesi grazie ad un impegno sia economico sia di presenza e di promozione senza pari.
    Il Freisa Kye è un prodotto fatto in 6.000 – 8.000 bottiglie e che nella sua scelta radicale (anche io non trovo sia un prodotto “tradizionalmente” etichettabile, se pur buonissimo) fa 1 bottiglia di resa per pianta ed ha una longevità inimmaginabile (tra l’altro costa 20 euro in cantina e non 25 e per quel vino, secondo me è poco), ed in Italia, di quelle bottiglie ne rimangono 1-2.000, stesso identico discorso per il Bricco delle Viole, ma di che cosa stiamo parlando? Prezzi alti per queste chicche??? Ma non diamo i numeri per favore!
    Infine soprattutto i prodotti di nicchia (Freisa, Coste & Fossati, Barbera Superiore, Riesling) fatti da Aldo Vaira stanno sul mercato dai 6 agli 8 mesi e poi finiscono, e se aumenta il prezzo e riesce a venderli tutti FA SOLO BENE, si chiama legge della domanda e dell’offerta!
    Inoltre non capisco l’appunto sul fatto che faccia troppe cose, visto che la qualità in questi ultimi 10-15 anni è migliorata anche sui prodotti base assieme alla quantità e finché è così…ha ragione lui al 1000%.
    Saluti.

  13. @Sig. Paolo: ognuno ha parametri diversi riguardo a quanto si è disposti a spendere per un vino. Se pensa che euro 25 per il Kye sia poco, reputo sia una considerazione soggettiva, se pensa che abbia una longevità inimmaginabile, io penso invece che sia facilmente immaginabile invece la sua longevità. Penso che la qualità dei vini del Sig Vajra sia medio-alta da parecchi anni, lo era anche quando le note guide non lo …premiavano. I prezzi crescono, come il numero dei premi ottenuti. Se riesce ad incrementare la produzione e i prezzi e a vendere comunque tutto, vuol dire che è un eccellente imprenditore. Non è bello però per il cliente affezionato trovare un suo vino allo stesso prezzo o quasi in cantina e presso il rivenditore di un paese estero.

  14. Vede Paolo a me consumatore dei ragionamenti su Gallioni e suckling sinceramente poco interessa, sulla qualità dei vini Vajra nessuno eccepisce però il prezzo cantina di €45 per il barolo Baudana risulta a me caro, ci sono fior di aziende che vendono i loro cru in cantina a prezzi migliori con qualità altrettanto eccelse.Poi come detto è un grande imprenditore ha fatto i suoi calcoli, ha i canali per vendere nuove etichette, le ha vendute, capeau. Sono pienamente d’accordo con te quando affermi che la Freisa non sia tipica anzi bevendola mi da l’impressione di essere un vino perfetto fatto per il mercato. La barbera invece secondo me è in perfetto rapporto Q/P vera espressione del terroir.

  15. Comunque il Freisa Kye costa 20 in cantina (e non 25) ed all’estero sotto i 40-50 euro (40 retail), non si trova (verificare su wine-searcher per credere). La prossima volta che passate da Aldo, fatevi aprire un 2000 o un 2001. Poi il vino può piacere o non piacere o ricordare una filosofia o un altra, fatto sta che questo vino decisamente ha una concentrazione importante, ma lo stile di vinificazione (lieviti indigeni, fermentazioni lunghe solo con follature, malolattica anarchica, affinamenti in botti grandi e acciaio) sicuramente non è voluta in quella direzione.
    Tornando a Baudana, il discorso non è solo relativo ai punti Parker, è un discorso relativo ad un impegno che mai è stato visto in questa cantina. Il premio è quello di vendere tutto il vino, ma io dico che come esistono esempi di Barolo ottimi a prezzi più bassi vi potrei certamente fare 1.000 esempi assolutamente contrari. Non mi viene certamente da gridare allo scandalo per questo esempio.
    saluti.
    Paolo.

  16. Per concludere il discorso, perchè in fondo non serve che ognuno convinca l’altro: wine searcher le da solo i prezzi dei venditori online. Se vuole le porto comprato all’estero un Kye a 28 euro e un Barolo Bricco Viole a euro 50.
    Ho bevuto un mese fa un Kye 2001. Non aveva nulla di tipico e non aveva certo ancora molto da vivere. Non valeva certo il prezzo speso.

  17. Potremmo andare avanti all’infinito (anche se vedo che ci tiene concludere il discorso), dato che mi sembrano più punti di vista che certezze assolute. Se mi parla di Kye 2006 o Bricco 2005 la vedo davvero dura a comprarle a quelle cifre all’estero, a meno che non siano state vendute sottocosto oppure non siano annate precedenti (che avevano prezzi più bassi , ma anche quantità prodotte più alte!! in partenza), dico questo con certezza assoluta dato anche sono un operatore professionista sia sul mercato Italiano che sul mercato estero che collabora anche con Vajra da parecchio tempo. Del resto proprio perché wine-searcher propone solo venditori on line, i prezzi nella media retali dovrebbero essere attorno al 20%-30% in più di quelli che trova lì.

    Se poi ci intendiamo su cosa significa tipicità in una freisa (Cavallotto? Mascarello? Braida? Alborada frizzante dell’oltrepò pavese???) dato che la letteratura spazia con uno spettro abbastanza ampio di interpretazioni e non lascia molte certezze al consumatore (non stiamo parlando di un Barolo o di una Barbera), magari ci capiamo anche di più, ma mi sembra che anche l’argomento tipicità (al massimo potremmo parlare di territorialità o di riconoscibilità varietale) proprio con un prodotto CHE NON VUOLE ESSERLO, non stia molto in piedi come critica e su questo punto non insisto, anzi la mia l’ho detta. Poi per quanto mi riguarda la invito a sentire qualche altra annata vecchia, se la trova, perché secondo me ha trovato una bottiglia non felice.

    Vi ricordo inoltre che il signor Vajra negli anni 70 si è inventato il Riesling in Langa, ed oggi parliamo già di zona vocata, di tipicità ed abbiamo contest con oltre 10 produttori dedicati a questo vitigno in questa zona. Le interpretazioni fanno spesso giurisprudenza, come vede.

    Poi possono piacere o meno, ma questo è un altro discorso.

    Saluti.

    Paolo.

  18. Per riconcludere: se ho fatto delle considerazioni sui vini e sui prezzi, le ho fatte sulla base di degustazioni avvenute e prezzi certi e non inventati. Se Lei è il Sig. Paolo, che immagino io – per i dettagli che mi comunica è – sicuramente più preparato professionalmente di me. Non starei comunque a discutere sul fatto che alcune zone delle Langhe siano vocate per il Riesling, quando a gusto si possono facilmente contrapporre i prodotti più tipici del Sud Tirol (o di zone più a nord). Le interpretazioni fanno giurisprudenza; in questo caso un buon risultato ha aperto la strada ad imitazioni, che in futuro (spero di no) i cambiamenti climatici potranno smentire (in parte secondo me già avviene). Concludendo rispetto i gusti e i parametri di ognuno, oltre che non vorrei sembrare accanito contro i sigg. Vajra e il loro operato.

  19. Non mi piacciono i vini di Vajra, non mi sono mai piaciuti. Sono figli di un padre senza anima. Da un lato si vuole rincorrere il mercato e si “creano” vino ad hoc vedi dolcetti baroleggianti, barbere ultrattanniniche, baroli duri, dall’altro si vuole fare i tradizionalisti, si vuole apparire tradizionali ma cosi non e’. I loro vini sono in linea con questo. Fuori sembrano la cosa piu tradizionale del mondo dentro seguono tutta un altra strada. La strada della moda.

    • pubblico il suo commento ma non condivido di una sola virgola il suo punto di vista. E non solo perché i Vajra sono me carissimi e preziosi amici, una famiglia stupenda, perché nei suoi rilievi ai loro vini non trovo assolutamente nulla delle caratteristiche di vini che ben conosco da tanti anni. E che apprezzo, soprattutto Dolcetto, Freisa, Barbera. Per non parlare del magnifico Moscato d’Asti

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