Benvenuto Brunello: ritorna a splendere il Sangiovese, ma che fatica con i 2005!


Primo commento proprio alla volée dopo due giorni di assaggi, fatti rigorosamente alla cieca, senza conoscere il nome dei produttori dei vini che mi finivano nel bicchiere (a proposito: un elogio incondizionato alla brigata dei sommelier A.I.S. delle diverse delegazioni toscane che hanno assicurato un puntuale servizio a noi giornalisti) qui a Montalcino, per il Benvenuto Brunello 2010.
Degustati circa 130 Brunello di Montalcino dell’annata 2005 e la prima osservazione è che aver dato una valutazione di quattro stelle è stato un errore, perché tre stelle erano più che sufficienti per qualificare un millesimo che non si può certo definire irresistibile e che dato l’andamento stagionale non poteva che esprimere vini dal valore medio nella migliore delle ipotesi. Tanti vini, purtroppo, hanno mostrato una carenza di bilanciamento, di piacevolezza, un’assoluta non coerenza tra quanto promettono a naso e quanto si ritrova in bocca, dove dominano spesso tannini duri, acerbi, astringenti e dove c’è una carenza di polpa, di materia, di frutto che pregiudica l’apprezzamento dei vini.
Buone cose non sono mancate, alcune, soprattutto per me, assolutamente sorprendenti, trattandosi di vini che in passato, quando erano completamente diversi da oggi, non mi erano piaciuti affatto, anzi, mi erano parsi vini decisamente molto lontani dall’idea, dalla mia idea, di cosa doveva essere un Brunello.
Quello che è apparso chiaro, cosa che ho fatto notare scherzando ad alcuni enologi che ho incontrato qui nella rumorosissima, caotica tensostruttura, chiedendo loro se per caso non fossero stati tutti folgorati sulla via del Sangiovese,visto che dei coloroni potentissimi, concentrati, scuri di un tempo, diciamo due tre anni fa, non c’è oggi più traccia e che pressoché tutti i vini tornano a mostrare l’aspetto cromatico che ci si aspetta da un vino base Sangiovese prodotto in quel di Montalcino.
Suvvia, dove sono finiti i Brunelloni d’antan, quelli che apparivano impenetrabili, melanzanosi, nel bicchiere?
Cosa dire ancora, proprio al volo, di questi 2005? Che nelle migliori interpretazioni hanno giocato sull’eleganza, su una certa fragranza aromatica, sulla freschezza, più che sulla potenza, con il risultato di esprimere vini che non avranno certo una gittata lunga o saranno da mettere in cantina per anni e anni, ma che si possono già piacevolmente bere oggi.
Diversa completamente la musica per le riserve 2004, dove non mancano fior di vini, portafoglio permettendo, da acquistare mettere in cantina e lasciare affinare con pazienza.
Tra le riserve 2004 vi consiglio spassionatamente Gianni Brunelli, Gorelli Le Potazzine, Ciacci Piccolomini, Vasco Sassetti, Uccelliera, Brunelli, Capanna, Caparzo, Pacenti Franco Canalicchio, Solaria, Talenti, il Vigna Spuntali di Tenimenti Angelini.
Tra i 2005 direi senza alcuna esitazione ancora Gianni Brunelli, Il Colle, Canalicchio di Sopra, Col d’Orcia, Ferro, Il Poggione, Le Macioche, Lisini, Molino di Sant’Antimo, San Lorenzo, Poggio dell’Aquila, Scopone, Sesta di Sopra, Tassi, Vasco Sassetti, Abbadia Ardenga, Gorelli Le Potazzine e, udite udite, la selezione Poggio alle Mura di Banfi. Avete capito bene, proprio un vino della più grande e potente azienda produttrice di Montalcino…
Tra i migliori assaggi in assoluto la splendida elegantissima riserva 2001 Poggio al Vento di Col d’Orcia ed il Brunello 2005 di Fonterenza degustato presso l’Enoteca l’Osticcio, davvero un 2005 di superiore caratura e livello.  Come prime impressioni penso di avervi detto tutto, ci si risente al mio ritorno – domani, domenica, sarà una giornata molto impegnativa per me, dove non degusterò, ma soprattutto parlerò molto e avrò diversi contatti sempre a Montalcino – lunedì sera o martedì.

0 pensieri su “Benvenuto Brunello: ritorna a splendere il Sangiovese, ma che fatica con i 2005!

  1. un “bravissime!” alle ragazze di Fonterenza. Franco, il 2005 non sarà anche per il Brunello un’annata che stenta inizialmente di equilibrio e poi supera il 2004 in carattere ed eleganza?

  2. ..in effetti,anche nel chianti gallo nero, questo ritorno al sangiovese lo si nota ”dai documenti ufficiali” ,come nel catalogo chianti classico collection.,dove oramai accanto ”alla potenza dimensionale della superficie viticola”,nella veloce descrizione dei vitigni utilizzati (spero sincera ma ho qualche perplessità ..non credo troppo, in certi casi, ai ”celeri reinnesti in campo”) …gli internazionali ”sono oramai scomparsi”..in molti casi appare la malvasia..nera..,come vitigno ”riparatore di un uvaggio non del tutto convincente”.. ma guarda un po’ che cambiamento ”d’immagine..e di sostanza!” Che ”scienza è il… marketing”!!

  3. Sarà interessante vedere che genere di riscontro avranno i vini “completamente diversi” rispetto al passato. In momenti di crisi i produttori spesso sono indotti a pensare che sia proprio il loro stile ad dover essere modificato per migliorare la propria performance commerciale, ma credo che questo sia un’analisi po’ superficiale, sempre che non siano stati costretti per altri motivi…Il 2005 è stata un’annata difficile, non c’è dubbio,
    con molta pioggia proprio nel momento dell’acquisizione della maturità fenolica, quando gli zuccheri già c’erano. Mannaggia!
    Le annate vanno giudicate SOLO quando sono atte ad essere imbottigliate, mai prima, altrimenti è solo marketing ed il marketing deve per forza dire che è tutto buono e bello…
    E se si cominciassero ad abbassare i prezzi per le annate minori davvero credete che sarebbe una cosa deprecabile ?
    Saluti

  4. Son contento che ti sia piaciuto San Lorenzo, giovane produttore che seguo da tempo e che via via sta diventando sempre più bravo. Il suo, se sei d’accordo, è un Brunello molto floreale, elegantemente femminile.
    So che ha avuto anche delle critiche da alcuni “addetti ai lavori” perchè dicono che il vero Brunello non è così…
    Affezionati del Brunello color inchiostro?

  5. @Castagno, @Chiantigiano! Ma che diavolo d’idea avete del marketing?!
    La prima regola è DIRE LA VERITA! e naturalmente saperla dire bene, senza catastrofismi.
    Il marketing – quello scientifico, non quello orecchiato – richiederebbe, in questi casi, di rifuggire dagli appiattimenti (tutto sempre e ad ogni costo bene, anzi benissimo) – naturalmente farlo con eleganza e garbo – evitare di inondare di stelle annate che magari non le meritano tutte, evitare toni trionfalistici quando invece non sarebbe il caso: insomma essere più dialettici e argomentati (farebbe crescere la fiducia, sarebbe indice di serietà). Questo rientra nelle regole del marketing. E in tempi di vacche magre, come quelli che stanno trascorrendo, è urgente capire che bisogna essere autocritici, bisogna confrontarsi (non con i politici, per carità, che sono più in crisi del made in Italy, anzi sono parte delle cause della sua crisi!). E state pur certi che se – partendo dall’idea che i consumatori siano dei babbei che non sanno dove buttare i soldi – si attribuissero cinque stelle a un’annata che ne meritasse tre, nell’anno in cui invece la qualità fosse davvero straordinaria le cinque eventuali (e stavolta meritate) stelle non significherebbero più niente. Perché i consumatori – esattamente come gli elettori – sono maturi, più informati, più scafati; lo sono più di coloro che – rivolgendosi a loro – continuano, con leggerezza incosciente, a mentire, a promettere confidando non si sa bene su quale stupida stella! Quello non è marketing, è incoscienza.

  6. Buonasera.
    Alla luce degli assaggi che ho fatto, ho ricavato l’impressione che se qualcuno avesse imparato la salatissima lezione del 2002 nel 2005 avrebbe potuto fare un discreto Brunello. Invece……
    Buona serata.

  7. gentilissima Silvana..,mi perdoni ”l’ignoranza”…è chè di scienze del marketing non ne capisco… pensavo che ”dare a bere quello che si vuole dare…”e ,”far credere quello che non è ,ma lo può essere..”..era parte degli insegnamenti (o del risultato) del marketing.. scusatemi tanto .. vado a ”reinnestare” (solo virtualmente) della malvasia nera (forse delle puglie o giù di lì)..

  8. @Silvana Biasutti-E’ evidente che dipende cosa s’intende per marketing, argomento più volte affrontato su questo blog, chiaramente intendevo riferirmi alla sua degenerazione intesa in senso spregiativo che ovviamente non dovrebbe esserlo, ma tant’è.Colgo comunque l’opportunità per poter esprimere una possibile interpretazione diversa circa l’attribuzione,in genere sempre generosa, delle stelle da parte del consorzio negli ultimi anni per poi venire smentita dall’evidenza dei fatti nel tempo. Credo che in passato, le vendemmie venivano giudicate subito dopo la vendemmia guardando soprattutto le gradazioni zuccherine delle uve che in passato raramente erano elevate, anzi spesso difficilmente superavano i 12° naturali, annate con più di 13° capitavano uno o forse due volte nel decennio. Ora, le ultime 7 annate in quasi tutta la Toscana hanno fornito gradazioni elevatissime non accompagnate però, come quasi sempre accadeva in passato, da un’adeguata maturità fenolica e pertanto risulta molto più difficile riuscire a colgliere la misura della grandezza delle singole annate se non dopo un’adeguato affinamento in cantina. Credo che se non si guarderà con più attenzione al valore effettivo dei vini compiuti, si rischierà guardando solo alle gradazioni alcoliche di proclamare “la vendemmia del secolo” ogni anno…come già succede, nevvero ?
    Sono rimasto sconcertato poi degustando molti campioni di Brunello 2005 dai colori evoluti, dai profili gustativi già ampiamenti terziarizzati e direi decadenti in molti casi. Forse per i sommelier degustare vini del genere è stimolante ma mettendomi nei panni dei consumatori finali, a cui questi vini giungeranno magari il prossimo autunno e dopo, con i prezzi che hanno, c’è temo poco da stare tranquilli. Non credo nemmeno che sia una questione di diluizione o poca persistenza di sensazioni sul palato, campo in cui i vini chiaramente non eccellono, ma proprio di stato evolutivo.Forse però sono io che non riesco a cogliere la grandezza di questo sangiovese, è più che possibile !

  9. @@ Cristiano e chiantigiano: scusatemi, non voglio assolutamente ‘fare la sciura maestra’; è che di vino io non me ne intendo (però mi piace e mi interessa), mentre col mercato son circa cinquant’anni che ci faccio i conti (usando il marketing), e so che purtroppo qualcuno – in agricoltura – la pensa proprio nel modo da voi citato in caricatura.
    Se puntualizzo ogni volta, reagendo come un basilisco, è proprio perché conosco il pensiero dominante (ed estremamente debole) che alligna nelle menti di troppi italiani – agricoli e non – che stanno distruggendo, inconsapevoli, alcune bandiere del vilipeso made in Italy.

  10. “Chiantigiano qualunque”, scusa se ti ricordo che l’espressione “in Chianti Classico” non puo’ in alcun modo stare accanto alle altre “in Tuscany” e “in Italy”. Tuscany e Italy sono territori, ancorche’ nominati all’inglese. “Chianti Classico” e’ invece un marchio. Se intendi dire “in Chianti”, e non uno qualunque ma l’unico possibile, dillo chiaramente. E poi se ne ragiona.

  11. Da consumatore leggo e prendo nota. Mi piacerebbe che qualcuno che ha partecipato all’anteprima dell’annata rispondesse alla domanda, che ritengo pertinente della sig.ra Giovanna, che immagino essere una brava e intelligente produttrice. In fondi i giudizi non possono essere quasi mai definitivi.
    Nel frattempo mi echeggiano ancora all’orecchio le parole di Eric Asimov riguardo al Brunello 2004.

  12. Concordo in pieno su quanto dici sul ritorno alle origini del Brunello. Ho notato anch’io quel Poggio alle Mura folgorato sulla via di Damasco e questo significa che la battaglia, soprattutto la vostra, non è stata combattuta invano.
    Grazie anche per le belle parole che hai speso nei confronti della brigata Ais. E’ sempre un piacere per noi, contribuire al successo di questa bella manifestazione

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