Qualche sera fa, dopo essermi regalato, ero a casa e nessun etilometro era alle viste, almeno un paio di bicchieri di questo splendido vino, mi sono scoperto ad intonare la seguente “preghiera”.
Grandi dei del Chianti, mancano meno di due settimane all’Anteprima, pardon alla Chianti Classico Collection, che avrà come teatro la Stazione Leopolda di Firenze (che secondo voci potrebbe accogliere tutte le anteprime delle Docg toscane nel 2010…), non potete fare in modo che almeno la metà dei vini, se fossero di più meglio ancora, possano presentarsi così buoni, al nostro assaggio, come questo esemplare Chianti Classico? Richiesta sommessa e non certo impossibile, trattandosi di un Chianti Classico che l’azienda produce in qualcosa come oltre duecentomila esemplari, e non certo un vino da nicchia, un Chianti classico da boutique o da garage.
Eppure, nonostante la speranza sia l’ultima a morire e sperare, lo dicono anche a Genova, non costi nulla, temo che non saranno tantissimi i Chianti Classico così buoni e così totalmente convincenti, veri, pieni di sapore, succosi e beverini, dichiaratamente e orgogliosamente toscani e chiantigiani nel loro presentarsi, che troveremo il prossimo 16 febbraio alla Leopolda. Prontissimo ad essere smentito e a gridare al miracolo di pseudo Super Tuscan e internazionali vari dal cabernettoso e merlottoso eloquio tornati a parlare la lingua di Dante, mi godo intanto e altrettanto dico di fare a voi, questo splendido 2007, cui gli amici della Guida dell’Espresso hanno giustamente attribuito il loro Premio qualità prezzo.
In effetti questo Chianti Classico 2007, “prodotto in modo assolutamente naturale con uve da agricoltura biologica, certificato ICEA dalla vendemmia 2003” dalla Badia a Coltibuono di quella grande signora, del vino e non solo, che corrisponde al nome di Emanuela Stucchi Prinetti, prodotto con uve autoctone chiantigiane, novanta per cento di Sangiovese e un dieci per cento di Canaiolo, da vigneti situati a 350 metri di altezza a Monti in Chianti, su terreni esposti a sud – sud est e sud ovest su terreno ricco di scheletro e vinificato con fermentazione naturale con lieviti autoctoni, macerazione di tre settimane sulle bucce e affinamento di 12 mesi in rovere francese e austriaco da 15 a 25 ettolitri, è uno di quei vini che mettono a dura prova il rimanere, quando si stappa la bottiglia, nel fatidico limite del tasso alcolometrico dello 0,5.
Un vino, come spiega qui Emanuela sul sito Internet dell’azienda, che nasce dalla scelta di “vocare la Badia a Coltibuono al biologico” per “valorizzare la vera identità di questa terra”, la storia millenaria, “tutta riportata nei manoscritti dei monaci, nei registri della fattoria e nei diari di famiglia”, di questa magnifica proprietà.
Per secoli, come ricorda la Signora Stucchi Prinetti, “l’agricoltura è stata esclusivamente biologica, ma era anche fame e fatica. Poi la deviazione degli ultimi 30 anni: una scelta dettata dal miraggio di un miracolo economico, ritenuto dai più a portata di mano.
Oggi però quella scelta sta svelando l’intrinseca mancanza di lungimiranza: pesticidi, trattamenti, diserbanti, oramai salta all’occhio di molti, così si consuma senza rigenerare, si inaridisce la terra, si appiattisce il gusto, si rischia la salute”.
Così alla Badia, ormai da diversi anni, hanno deciso di “riportare a biologico tutti i vigneti, le olivete e tutta la proprietà”, gustando il piacere “di coltivare la forza vitale originale di questo luogo”.
Il risultato, passando dalla poesia alla realtà concreta, è un Chianti Classico di quelli paradigmatici, esemplari, veri, senza effetti speciali e specchietti per allodole e tanta sostanza.
Colore rubino violaceo brillante, splendente, con riflessi e vivacità davvero da Sangiovese e senza note lutulente da vitigni “migliorativi” (ma de che?) bordolesi, mostra un naso che più varietale, chiantigiano, toscano non potrebbe, con le sue note di ciliegia, viola, lilium, macchia mediterranea, alloro, accenni selvatici e terrosi e una fragranza, una freschezza aromatica, un’immediatezza quasi commovente.
E poi che bella, fresca, succosa, ricca di polpa fruttata, ma venata da accenni minerali e ancora terrosi, larga, piena, ma sempre viva, dinamica, piena di sapore, golosa, la bocca, con un carattere schietto, un notevole dinamismo, uno sviluppo preciso e continuo e un finale che si mantiene sempre pieno di carattere, nervoso, anche se la materia e ricca.
Antichi dei del Chianti, vi prego, fatemene trovare tanti di Chianti Classico così alla Leopolda!
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Mi spiace per te Franco, ma non saranno molti i vini di Sangiovese che viene da lontano che potrai assaggiare alla Leopolda.
Badia a Coltibuono è una realtà, come poche altre che viene da lontano, non ha riconvertito il Chianti Classico con quanto fino a poco tempo fa utilizzava per il supertuscan come invece è moda e necessità fare oggi in tempi di crisi e noia bordolese.
Terreno aspro, duro e sobrio la serietà, ma alla fine, paga sempre.
Emanuela – che ho avuto il piacere di conoscere e con cui ho dialogato proprio sui temi del territorio, tradizioni, rispetto, tipicità – è una grande signora e allo stesso tempo una PERSONA INTELLIGENTE. E pensa.
Solo chi non pensa, può immaginare di fare altrimenti, di lavorare con il piede sinistro, di trascurare quel dono divino costituito dalla terra nel Chianti ( o similia), la terra benedetta e la promotion che ci han fatto sopra tutti quelli che (grand tour o no) hanno ‘ballato da soli’ da quelle parti.
E di gente che non ha cominciato a pensare ce n’è ancora un po’ in giro.
Salve,
questa volta non concordo con lei e con Pagliantini. sto girando il chianti per lavoro da mesi e mai come in quest’ultimo periodo ho assaggiato vini così piacevoli. gli irriducibili barricatori (e anche taroccatori) ci sono sempre, ma a me sembra di percepire nettamente che il vento stia cambiando e che stiano emergendo vini più umani e bevebili. per cui questa volta sono, voglio essere, più ottimista, nella peranza che ilmio non sia solo un wishful thinking
saluti
Francesco
PS E’ buono il Badia, è buono, ed è anche venduto ad un prezzo ragionevole, il che non guasta, ed anche la reperibilità è ottima. Anche queste cose fanno grande un vino.
@ Francesco,
assaggi le annate precedenti di varie aziende e dica se sono sangiovesi lungiumiranti che vengono da lontano.
Ben venga un ritorno indietro per fare un passo avanti, però, un pò di coerenza in chi adesso parla di territorio, Sangiovese, tipicità e biologico, di certo non guasterebbe.
A questo punto, si dovrà fondare un’associazione in difesa del merlot e del cabernet per non lasciarli martirizzare da chi li metteva anche nel latte a colazione.
E se il mercato americano ripiglia fiato, come la si mette a far capire che il piacione morbido non c’è più?
Invece di spiegare, ci sarà un nuovo triplo salto morale all’indietro.
…eppure” tutti ”,ripeto tutti (a ”’migliorare il loro disciplinare”’)erano daccordo ”in quel consorzio” ad abolire o tralasciare i vitigni autoctoni per esaltare ”i bordolesi”….correva l’anno 2000 e seguenti. (forse chi non era daccordo non osava dire e fare ?) forse adesso vogliono ”la benedizione”o già sono a darla?
@Andrea,
capisco perfettamente quel che vuol dire, lo so anch’io che ci sono aziende rapidisime a saltare sul carro di quello che ritengono sia il momentaneo vincitore (le conosciamo tutti). Ma non è forse questo quello che insegnano i sacri testi del marketing e dell’economia? Quanto alla coerenza, che vuole che le dica, è una virtù rara che solo pochi possono vantare; scommetto che se ci mettiamo ad elencare i nostri chianti favoriti abbimo gli stessi gusti.
quel che mi fa piacere è che, a livello complessivo, ci sia un ritorno a vini meno costruiti, che si fanno bere più che ammirare da lontano. Sulla capacità di fare salti mortali da parte di alcune aziende penso anche che, comunque vada, il mercato sia distorto da una percezione errata e che,per esempio negli usa, e qui concordo con lei, il morbidonpiacione non perderà terreno più di tanto (il comitato pro caberlot (quando non montepulciano..) quindi probabilmnete non servirà).
in sostanza a mio parere si andrà verso una divisione ancora più netta del mercato tra un gruppo ristretto ma “pesante” in termini di volumi ed una rappresentaza numericamente più folta,ma con meno visibilità sul grande mercato, di produttori che andranno ad operae scelte diverse. Quelli tra questi ultimi che hanno una storia ed una tradizione li consociamo già, ma io sono contento se in questo gruppo se ne affacciano di nuovi. Se saranno voltagabbana lo vedremo, ma per ora io non li condanno a priori. siamo come al discorso sulla barrique, dipende da come e quanto la si usa. penso che entranbi amiamo i vini da botte grande, ma non conosciamo forse dei grandi sangiovese che fanno barrique?
ciao
Buongiorno.
@Francesco: non è affatto quello, ciò che insegnano i manuali di marketing.
La “continuità” e la “coerenza” sono le due parole chiave del marketing: anche lì si sprecano gli improvvisatori, quelli che non sanno che cosa voglia dire ragionare per obiettivi, obiettivi che siano sostenuti da una solida coerenza di fondo e non legati solo a quelli del proprio portafoglio, da riempire ad ogni costo e rapidamente.
Questo non vuole dire che chi ha seguito il canto delle sirene non possa convertirsi a valori diversi, più solidi, più ricchi (ahimé in prima battuta culturalmente ricchi!), più generosi verso il territorio e la collettività. Insomma tutte cose che pagano nel tempo e non soddisfano quelli che nell’agricoltura del vino (sotto l’ombrello culturale della Toscana!!)pensavano di aver trovato un modo rapido e facilone per fare ‘la grana’.
Questo è IL VERO PROBLEMA non le regole del marketing!
@Silvana
ha espresso con parole migliori delle mie il mio pensiero. quanto al termine marketing ho usato un’espressione impropria per sottolineare il concetto di flessibilità ed adattabilità ai mercati, cosa che rischia di trasformare le aziende che non hanno la stoffa culturale della quale lei parla in banderuole.
Non è quello che hanno fatto in molti? Se ora qualcuno torna indietro (e magari ritorna in vigna)e magari questo è il frutto di una presa di coscienza, di una crescita (e non solo una mossa furbetta) personalmente ne sono contento.
Mi illudo? forse si, è più che legittimo avere dei dubbi, ma io voglio dargli un’altra chance, tutto qui.
O chi ha usato per alcuni anni un taglio (legale) con i caberlot deve essere bandito e non può più tornare indietro perchè macchiato dal segno della colpa?
ciao
francesco
PS per evitare fraintendimenti sottolineo il fatto che a me personalemnte i “chianti internazionali” non piacciono ne sono mai piaciuti e personalmente amo vini in generale di taglio un po’ più verace.
PS II Altra precisazione: anche la chance non va data a tutti…penso che lei e gli altri mi comprendano senza fare nomi.
no, Francesco, another chance, un’altra possibilità, va data a tutti, ma proprio a tutti, nessuno escluso, sia a Montalcino, dove sono in fermento perché é alle viste la nomina del nuovo Consiglio del Consorzio del Brunello, che porterà all’elezione del nuovo presidente, sia nella zona del Chianti, Classico e non, dove grossi pasticci sono stati fatti. E la Magistratura e gli inquirenti stanno silenziosamente proseguendo il loro lavoro
tutti…tutti ma propio tutti? io non sarei così buono
saluti
@ Francesco: ribadisco “tutti ma proprio tutti” e non sono diventato buonista e non mi sono… “venduto”…
@Francesco: sono invece d’accordo con Ziliani; il futuro si costruisce insieme. Non ci si può permettere un processo alle intenzioni di chi, forse, non ha nemmeno ben capito che dirizzone aveva imboccato. Credo che si debba dare credito ed essere aperti, almeno in momenti come questi; sperando che i più capiscano che c’è ancora tanto da ‘spendere’ nei confronti di un mercato che sceglierà ciò che saprà meglio esprimere l’unicità della terra che lo produce: il resto è Mc!
Mi riferisco alla Toscana, e in particolare a Montalcino -una terra che conosco abbastanza e che so che ha tanto da dire (da dare) – ma penso all’Italia, non al paese come lo ri-propone Zaia che strizza l’occhio alle multinazionali del fast food travestito da made in Italy, ma al paese che sarebbe bene ricominciassimo a guardare con occhi più ‘innocenti’, più affettuosi, più orgogliosi.
Sono ingenua? Forse, oppure marketing oriented.
E’ sempre bello assaggiare vini come questi, di tradizione,di rispetto del territorio e della tipicità. Badia a coltibuono è sempre stato il mio Chianti Classico preferito. Di recente mi è capitato però di assaggiare un chianti classico che mi hanno molto stupito e colpito: Chianti classico Castello di Verrazzano 2007, molto tipico, leggermente austero, di grande carattere!Un altro Chianti Classico molto interessante, (secondo me) è quello prodotto da Castello in Villa, è da un pò che non lo bevo ma ne ho davvero un fantastico ricordo. Sarei curioso di sapere cosa ne pensate…ciao Andrea
..allora se la chance va data …”ci rendino” il disciplinare di una volta …anche con ”la nostra”.. ”malvagia” del chianti”.. poi facciano pure i loro ………
Facciamo conto la crisi stiamo vivendo sia la partenza di un nuovo inizio e che quanto combinato in passato sia a discrezione della magistratura se vuole o se ci sta già mettendo il naso.
Si riparte, senza dogmi e preconcetti, ognuno faccia il vino ritiene opportuno ma lo dichiari e non lo mascheri di antani, non è il momento e mi sono accorto di quanto l’assaggio e la comunicazione del vino su internet non sia del tutto addomesticabile, quindi le furbate prima o poi vengono alla luce.
Però ci sono delle realtà che si sono sempre ben comportate e questo gente e consumatori lo sanno e per fortuna ripartiranno avvantaggiati.
Ho visto una riconversione selvaggia delle vigne, innesti su innesti partendo dall’alicante bouchet al merlot che pur non ci dovevano essere, ma diamola (l’ultima) possibilità.
C’è territorio, ambiente, paesaggio, dietro tutto questo, il prossimo passo altrimenti è l’abbandono.
ok, sono in minoranza, ne prendo atto, ma alle convesrioni di qualcuno non penso proprio che crederò mai.
@silvana – sicura che non sapessero la china che avevano preso? in cantina non entravano mai? i registri non li vedevano mai? intendiamoci, per alcuni, specialmente “piccoli” sono dispossto a credere che l’insicurezza, la mancanza di cultura-storia etc etc possa aver giocato a favore di svolte dimercato un po’ audaci, ma per altri non lo crderò mai. sanno e sapevano benissimo cosa stavano facendo
@franco – mai lontanamento pensato che si sia venduto!
@andrea – ha centrato in pieno il problema, si faccia pure il vino che si vuole ma lo si dichiari senza usare l’ombello ora del chianti ora del brunello che aiutano a vendere, no? Il problema è sempre quello di voler tenere i piedi in due paia di scarpe.
saluti a tutti
francesco
@ Francesco: io voglio offrire un, disinteressato, contributo a Montalcino e al suo Brunello per rinascere e provare a volare alto dopo quello che é successo, e che ho dovuto raccontare. Bisogna però vedere se a Montalcino vogliano farsi aiutare, se vogliano voltare pagina, cambiare registro, volare alto. Lo vedremo tra qualche tempo in occasione delle elezioni del nuovo Consiglio di amministrazione – e del nuovo presidente – del Consorzio del Brunello…
L’ultima possibilità che tutti si meritano, deve seguire di pari passo una linea di distacco da diserbo, sintesi e affini. Altrimenti che me frega di far gonfiare il portafoglio a qualcuno mentre sta distruggendo le meravigliose colline del chianti?
Simone: io sto parlando di Montalcino, per il Chianti (Classico e non) é tutto un altro discorso, che faremo presto…
Io invece parlavo un pò in generale, ma se la magistratura ha voglia di fare il proprio mestiere e si mette a separare il grano dalla gramigna, sono il primo ad esserne felice dopo aver preso parecchie legnate nelle ginocchia da una massa di farabutti che hanno rimestato nel torbido.
Non per vendetta, non me ne frega niente, per giustizia e rispetto verso chi si è sempre ben comportato in vigna ed in cantina.
@Franco, è interesse di tutti che Montalcino recuperi credibilità e certamente i tuoi “consigli” ne sono direzione. Tuttavia anche nel Ilcinese si comincia a vedere qualche vigneto con “le ginocchia a pezzi”, per quello che tu sai, viene usato.
VOLEVO RICORDARE IL CHIANTI CLASSICO CHE PER ME E’ IL PIU’ EMOZIONANTE, LE TRAME, DELLA MITICA GIOVANNA MORGANTI…. E’ VINO DA BERE MA SE SI HA PAZIENZA ANCHE DA SAPER ASPETTARE.NEGLI ANNI TI SA REGALARE INFINITE EMOZIONI!
UN SANGIOVESE AUSTERO E SOLIDO MA NELLO STESSO TEMPO AVVOLGENTE E CALDO.
@ Francesco: ma sì, sapevano, ma – non mi fraintenda (e non sto facendo la ‘buona’) – non si rendevano conto dell’errore marchiano; e dimentichiamoci di tutto ciò che può essere giudicato illegale, dalle autorità preposte. Perché anche chi ha commesso illegalità ha il diritto a recuperare. Così la penso io. Dopo tutto il parlare che se ne è fatto, dopo gli articoli, i pareri, le istruttorie, le critiche e così via, la coscienza di avere messo a repentaglio alcune gemme del made in Italy l’hanno acquisita tutti, anche le capocce più dure.
Se qualcuno persevererà ‘nell’errore’ saranno cavoli suoi, ma intanto non processiamo intenzioni e comportamenti prima che divengano fatti!
io, lo dico apertamente e chiaramente, perché non ci siano equivoci di sorta, sarei disposto a concedere una seconda chance, un’opportunità di contribuire a quella rinascita del Brunello che tutti desideriamo, anche al diavolo… Perché sono persuaso ci sia bisogno del contributo di tutti, nessuno escluso. Figuriamoci dunque se non sono disposto a dialogare e concedere una possibilità a delineare un nuovo Consiglio e un nuovo Presidente del Consorzio del Brunello che sia la persona giusta al momento giusto, una persona capace, autorevole, super partes, anche alle aziende che sono state coinvolte nello scandalo… Ma di questo parleremo avvicinandoci a Benvenuto Brunello, settimana prossima e connessioni Internet permettendo anche durante e dopo…
Quello che dovrebbe cambiare è la mentalità e la vedo dura, molto dura.Quello che manca è una cultura che rispetti la legalità e questo, a prescindere dal mondo del vino è molto, molto lontano dalle corde degli italiani, per natura, o forse per necessità, visto che in quasi ogni campo la legge, in genere inflessibile e severissima imporrebbe questo o quello, ma poi, nella pratica viene fatto tutt’altro. Chi rispetta le regole sono solo dei bischeri ingenui e sprovveduti….
gentilissimo Cristiano ..le regole le fanno i grandi ed i potenti…i piccoli devono..solo eseguirle..pertanto li chiami pure come vuole ; interessante sarà quel giorno,credo prossimo, in cui le stesse regole si ritorceranno (in un modo o nell’altro) contro chi ..l’ha dettate ..
@chiantigiano qualunque.A me pare che in Italia vige soprattutto la legge del menga e basta.
Non mi piace fare vittimismo, ma l’Italia è il paese in cui chi opera onestamente in ogni settore è quello che paradossalmente deve temere la giustizia mentre chi la manomette ogni minuto della sua vita ne trae giovamento e ci ridicchia.
A uno onesto, dirgli che allunga vino con l’acqua significa botta morale, inizio di chiacchiere, sparlamenti ecc.
Chi annaspa ed intruglia sa bene che prima o poi può inciampare, ma ha uno stuolo di avvocati pronti a rialzarlo e soldi a sufficienza per intorbidare le acque e ripartire come prima passando non da disonesto, ma da furbo agli occhi del mondo.
Poi i tempi dei processi e la memoria corta, fanno il resto.
Bel paese siamo con la coscienza appoggiata nella pelle del portafogli.
Preferisco camminare nella pulizia delle vigne coperte di neve…. preferisco il rumore del mare.
..com’è ”poetico” Andrea; il vero chianti è anche poesia..ma ..”loro ..l’hanno tolta senza restituirla..”.. dargli chance ,sempre ”a loro”potrebbe,tra l’altro, voler dire :”continuate pure” ..
Faccio presente che la manifestazione si terrà il 17 febbraio e non il 16 come erroneamente riportato
..il 16 tutti i produttori a cena..con i giornalisti..
I produttori, tutti quelli presenti alla manifestazione, pagano la cena per i giornalisti però se vogliono patecipare loro stessi devono ri-pagare un’altra quota. Insomma devono pagare, oltre alla quota per la manifestazione altri €70,00 per il raro privilegio di poter parlare con i giornalisti, visto che non certo ci vanno, credo, per la cena in se stessa.Un po’ di ritorno i produttori se lo attenderanno,o no ?
Cristiano, nel mio caso quello che lei ricostruisce tanto puntigliosamente non accadrà, perché causa problemi familiari dovrò rinunciare all’Anteprima del Chianti Classico (e anche alla cena pagata dai produttori…) e a quella del Vino Nobile e dovrò accontentarmi di Benvenuto Brunello…
..x correttezza mi risulta che la quota di 70 euro è richiesta al produttore ..”x un posto a tavola”..,poi credo(e ne sono abbastanza sicuro) che con quella cifra ,pagata dal produttore,l’organizzazione provvede ad ”apparecchiare in tavola”x uno o più giornalisti..”(o” aggiungere un posto a tavola..”)..forse con l’aggiunta di denari ”consortili” .Peccato non ci sia Franco Ziliani il”padrone di casa”
peccato davvero, anche se non sono “padrone di casa” di nulla… Solo a casa mia, moglie e figlia permettendo…
…”padrone di casa”..nel senso del BLOG ,in fondo un lettore che scrive ,anche”anonimo”(ma non più di tanto)si considera ..sempre ”ospite”..può esprimersi liberamente,può dire la sua e quindi anche sentirsi a suo agio come a casa sua..”ma ospite” rimane..Cari saluti alla sua famiglia.
Ieri sera mi sono preparato una zuppa di legumi che ho “condito” con abbondante salsiccia sbriciolata e saltata in padella per stappare (finalmente!) questa bottiglia acquistata il giorno dopo l’uscita di questo post. Le aspettative non sono state deluse : un vino semplice eppure mai banale ad ogni sorso, con una facilità di beva alla quale non sono quasi più abituato. Una bottiglia di grande soddisfazione finita in un lampo. Grazie del consiglio! Sarei tentato di considerarlo un vino da tutti i giorni per la sua starordinaria bevibilità e credo anche adattabilità a qualsiasi tipo di cucina, non fosse che 13 euro quotidiani (considerata anche la tiratura), sono per me un po’ troppi. D’altro canto, paradossalmente, lo trovo un po’ “magro” per una grande occasione … boh! Sarei tentato di classificarlo come vino da weekend senza pretese in compagnia di amici veri attorno ad una tavola imbandita di prodotti semplici e genuini magari del tuo orto… ma alla fine… cosa volere di più?