In Italia Zaia sponsor del McItaly, in Romania tassano il fast food

Si possono avere atteggiamenti diversi nei confronti degli alimenti che rientrano nella categoria che per comodità definiremmo fast-food (hamburger, panini, dolciumi, merendine, bibite gassate, ecc.).
Si può essere oggettivamente favorevoli, come ha dimostrato di esserlo, in Italia, il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, che ha dato il convinto patrocinio, manco si trattasse del suo amatissimo Prosecco, del Ministero al nuovo panino di Mc Donald’s denominato McItaly.
Oppure si può fare, come si legge oggi in questo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, come ha fatto a differenza della nostra Italietta da operetta e colonizzata, la Romania, dove il prossimo mese entrerà in vigore una legge che applica una tassa sugli alimenti fast-food alle società produttrici. Tassa che prevede che i proventi ricavati siano destinati al Ministero della sanità romeno con l’obiettivo di finanziare programmi contro l’obesità, il diabete, l’ipertensione.
Un’iniziativa del Ministro della Sanità romeno Attila Czeke, persuaso “che i cibi cattivi esistono, eccome. E sono, anzi sarebbero: i cosidetti prodotti «fast-food», burger o polpette, patatine, fiocchetti, bibite o beveroni gasati e colorati. Dice ancora Attila che questi alimenti, specie se trangugiati con la voracità del conte Ugolino, fanno ingrassare e a volte ammalare la gente; che è giustissimo perciò chiamarli non «fast-food» ma «junk food», cibi-spazzatura; e che infine, per tutte queste ragioni sacrosante, vanno tassati”.
Iniziativa, quella di Czeke, che ha ottenuto il più convinto consenso da parte dell’Alleanza per la sanità pubblica in Europa che “ha inviato una lettera entusiastica a Bucarest, e si augura che quell’esempio venga seguito”.
Triste conclusione: in materia di civiltà e cultura alimentare non solo Czeke batte Zaia 4 a 0, ma l’Italia, patria della dieta mediterranea, si fa dare lezioni e bagnare il naso, anche in materia d’indipendenza culturale, nientemeno che dalla Romania…
Cavalier Berlusconi, visto che siamo in Europa e che teoricamente potrebbero far parte dei vari governi dei Paesi aderenti all’Unione anche ministri stranieri, non potremmo avere un personaggio come Czeke al posto di Zaia, quando il “pomata”, visto che con ogni probabilità verrà eletto, andrà a far danni altrove, come Governatore della Regione Veneto?

0 pensieri su “In Italia Zaia sponsor del McItaly, in Romania tassano il fast food

  1. Già diffiderei dai bevitori di prosecco(e vino novello aggiungerei) a prescindere. Speravo un pò di più da parte di ZAIA invece per due anni si è occupato solo del suo territorio evitando, nonostante i proclami all’indomani della sua elezione di attuare una politica italiana tout court. È indubbio che posare il sedere sul trattore di tanto in tanto può far visibilità simpatia e voti ma non necessariamente vuol dire amministrare un dicastero importantissimo per il nostro paese con delle ricchezze inestimabili quasi come il nostro patrimonio storico artistico. A questo punto visto che l’elezione di zaia è scontata spero abbia il buon gusto di lasciare ad altri la poltrona ministeriale e soprattutto a qualcuno a cui interessi che la difesa del prodotto italiano diventi sistema.

  2. Questo è un progetto sociale dalla duplice valenza. La prima è la salvaguardia della salute e al contempo si fa educazione alimentare legata alla cultura del territorio. La seconda è la tutela delle attività legate al comparto agroalimentare.
    In Italia la parola “sociale” non è contemplata e pensare al domani è sempre qualcosa di superfluo.
    L’etica è solo quella del guadagno immediato, perché “al domani” ci penseranno altri, forse.
    L’ennesima figuraccia!

  3. McItaly + Grande Fratello.
    Noi siamo quello che mangiamo; noi siamo la tv che guardiamo.
    La Grande Pialla è su di noi: nasci, vota, consuma, muori.
    Come polli in batteria.

  4. Caro Franco, non sarebbe così male prendere lezioni dalla Romania, se si prendessero veramente. Il fatto è che non solo non si prendono, ma nel migliore dei casi neanche si capiscono. Se il ministro Zaia ha concesso il patrocinio per il “bene dell’Italia” allora siamo in mano a dei veri inetti (uso questo eufemismo per evitare di insozzare il tuo blog con un linguaggio volgare)

  5. Sarebbe troppo bello… in realtà è più corretto dire che la Romania applicherà un’accisa su bevande gasate e cibi ricchi di sale, zuccheri, ed additivi (quindi merendine, biscotti, focacce, caramelle, ecc.)
    Il tutto ANCHE se di produzione Romena sig. Ziliani, quindi non si tratta di “difesa della cultura alimentare” ma solo dell’ennesima tassa camuffata in una Romania dove il potere d’acquisto, con il 41%, è l’ultimo dell’intera ‘Europa! (per dare un’idea la Polonia, penultima, ha il 54%: 13 punti in più…) e dove anche Attila, (un nome, un programma) deve inventarsi una rapina mantenere il ministero! Meglio Zaia a questo punto.

  6. Questa volta il mio commento non è del tutto positivo. Condivido le critiche a Zaia, ma questa iniziativa romena non mi convince per nulla. Che scopo si vuole raggiungere? L’educazione alimentare dei cittadini per mezzo di un utilizzo punitivo del fisco?

    A me piacerebbe vivere in un paese liberale, e questo comprende anche la possibilità, per i cittadini, di “farsi del male” se lo desiderano. A questo aggiungerei altren due considerazioni:

    1) il cibo dei fast food è tutto meno che salutare, ma dubito fortemente che sia anche solo la principale causa dell’obesità
    2) si punisce in questo modo, sia pure con una cifra simbolica, anche chi si trova a mangiare il cibo del fast food in un caso eccezionale

    Il cibo del fast food, sia pure pessimo, è del tutto legittimo. Quella romena si configura come una tassa sull’antipatia.

  7. I Paesi appena entrati nell’Unione hanno il vantaggio di avere meno leggi delle nostre, meno leggi adeguate a quelle dell’Unione, quindi possono legiferare meglio e con un occhio attento agli errori altrui. Noi soffriamo di un bagaglio legislativo eccessivo, stantio, spesso inadeguato alla realta’ emergente, dove c’e’ di tutto ed il contrario di tutto, dove lapplicazione delle leggi e’ a volte un optionale e l’interpretazione delle leggi nei tribunali e’ in preda al libero arbitrio piu’ che altrove. Due passaggi parlamentari (uno inutile) e tre passaggi giudiziari (perlomeno un altro inutile) non ci rendono peggio della Romania, ma comunque un pessimo esempio. Non parlo solo del fast food, anche perche’ ogni medaglia ha il suo rovescio: la Romania e’ il Paese europeo dove la sofisticazione del vino e’ massima e dove il vino si vende regolarmente in bottiglie di plastica. Diciamo che bisogna pure prendere degli esempi, ma con estrema cautela ed attenzione.

  8. Non sarà certo questa la soluzione dei mali a tavola, ma considerando che in Romania non c’è sufficiente cultura alimentare, l’olio di oliva è sconosciuto, si bevono solo bevande gassate o birra e si friggono anche i wurstel ed il salame, forse è bene che quei soldi vengano impiegati per una campagna di informazione seria rivolta ai giovani che allegramente affollano i 26 punti vendita di Bucuresti e i 35 sparsi nel paese. Non mi risulta che da noi si sia fatto altrettanto, visto che l’obesità fra i giovanissimi è in aumento.

  9. Forse qualcuno commenta senza sapere le cose… ha perfettamente ragione Barone Barolo: tassa, punto e basta!
    Da sei anni vivo in Romania come dirigente di un’azienda Italiana: 8 mesi in Romania e 4 in Italia, e credo di conoscere la realtà. I dipendenti della fabbrica che dirigo, ben pagati rispetto alla media, percepiscono uno stipendio pari a 380 euro al mese. Per darvi una metrica di paragone a Bucarest un appartamento discreto (discreto) costa 250-290 euro al mese di affitto (se lo prendessi io, come italiana, il prezzo sarebbe di 450 euro al mese) e per scaldare quella casa vi serviranno almeno 100 euro di gas al mese… sempre con uno stipendio 380 euro!
    Un chilo di riso costa 1,25 euro, un litro di acqua 0,50, i detersivi hanno i prezzi italiani e l’olio (che conosciamo benissimo signor Paolo) bisogna andare a prenderlo in Ucraina, il prezzo qui è proibitivo.
    Tassa per l’educazione alimentare? Per un popolo che non ha neanche lacrime da piangere? Ma fatemi il piacere, la tassa colpisce i fast food perché sono gli unici locali, nelle grandi città, con prezzi abbordabili. Mangerei in trattoria a Bucarest (in campagna è irrisorio) costa da 12 a 20 euro, e chi li ha? Ma si sa, quello che viene fatto all’estero sta sempre bene… e questa tassa comporterà un aumento del 30-40%!
    Infine, visto che va sempre bene quello che fanno all’estero, vi ricordo che qui il vino e tassato, e non poco per i costi locali (frizzanti e spumanti, autentiche porcherie): vorrei vedere se tassassero il vino in Italia come in Romania quanto gioia si dipingerebbe sui vostri volti!

  10. la mia opinione sul macitaly è la seguente,premessa, condivido il discorso del ministro rumeno sul tassare i fastfood, cosiderando che ci sono i fast food in italia e sono maggiormente case estere che hanno questo primato, ritengo giusto che ci sia anche un macitaly, non ci vedo nulla di sbagliato, perchè gli stranieri possono avere i sui macdonald ed altro in italia, noi non possiamo avere il nostro, e non creare una catena in tutto in tutto il mondo! loro posso fare business e noi no? anzi noi con i nostri prodotti tipici possiamo fare un po’ meglio. ciao

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