Lessini Durello: bollicine da tenere d’occhio!

Non è stato affatto… “durello”, anzi piacevolissimo e addirittura divertente, il compito, che spero di aver svolto bene, di condurre la degustazione di una decina di Monti Lessini Durello, che con la modifica del disciplinare in atto dovremo abituarci a chiamare Lessini Durello (o Durello Lessini) tout court, mentre la dizione Monti Lessini sarà riservata alle altre tipologie ferme, vivaci e passite, e a vini rossi a larga base Pinot nero (che qui in alta collina dà ottimi risultati) che il Consorzio del Soave e del Monti Lessini Durello, hanno organizzato per la sera di martedì 9 in quel di Trissino presso la simpatica Officina di gusto locale ideata da Roberto Gasparin giornalista enogastronomo nonché ideatore della rivista gustolocale e “patron” dell’officina. Dove, tra l’altro, abbiamo gustato un baccalà con polenta, varietà Marano, da leccarsi i baffi. E da fare il bis, o il tris, come molti degli intervenuti hanno prontamente fatto. Alla presenza di molti dei protagonisti di questa autentica rinascita durelliana, dall’ottimo Renato Cecchin, al giovane Marcato, a Sandro Tasoniero, alias Sandro de Bruno, ai coniugi di Corte Moschina, a vari rappresentanti delle cantine più grandi (Soave, Colli Vicentini, Gambellara, Monteforte d’Alpone), nonché Fongaro, che fanno parte di questa piccola, ma agguerrita denominazione, nonché di svariati giornalisti e degustatori (mi piace citare Mauro Pasquali nonché l’amica Maria Grazia Melegari di Soavemente blog, autrice della foto che mi ritrae accanto a due brave sommelierès e ai due registi della serata, il vulcanico direttore del Consorzio del Soave Aldo Lorenzoni ed il presidente del Consorzio Lessini Durello Andrea Bottaro) abbiamo avuto modo di toccare con mano, anzi, con naso e palato, la considerevole, posso dirlo? sorprendente qualità raggiunta da diversi Durello…  con le bollicine.

Sia nella versione ottenuta con il metodo italiano (o Charmat) sia, soprattutto, con il metodo classico, ottenuto da una vinificazione spesso in purezza di uva Durella (il disciplinare ne contempla come minimo la presenza dell’85%).
Abbiamo degustato, tutti in formato magnum, tanto per ragionare  in grande, nella prima serie (con l’intrusione, degustavamo rigorosamente alla cieca, di un Prosecco Colli Berici) i vini della Cantina dei Colli Vicentini, della Cantina di Gambellara, della Cantina di Soave (ma i vini provenivano dall’ex Cantina di Montecchia oggi assorbita dalla grande cantina) e della Cantina di Monteforte, nella seconda  serie (con l’intrusione di uno Champagne), il Corte Moschina Brut, il 2005 di Casa Cecchin, il 2004 di Fongaro e l’eccellente 2003 di Marcato.
Risultato, tutt’altro che scontato, che testimonia il dinamismo di questa piccola denominazione che conta su 500 ettari vitati e dieci cantine produttrici e di una crescente identità dei vini e di una capacità di ritagliarsi uno spazio nel panorama della “spumantistica” veneta e italiana, una serie di vini che non solo è piacevolissimo bere e abbinare ad una vasta gamma di piatti della cucina locale (dal baccalà all’anguilla, ai pesci d’acqua dolce, al pesce azzurro, continua continua…), ma che al momento della degustazione tirano fuori sorprendenti complessità, una capacità di reggere bene, anche grazie all’indomita acidità dell’uva Durella, e alla mineralità e sapidità dei vini conferita dai terroir di alta collina, il lungo affinamento sui lieviti.
Vini che, al mio personalissimo palato, suonano decisamente più interessanti, stimolanti, ricchi di appeal, della stragrande maggioranza dei vini appartenenti alla composita famiglia del Prosecco, sia Docg, che Doc o Igt.
Vini da tenere d’occhio e da non relegare più a semplici espressioni di una dignitosissima tradizione locale, ma bollicine, tecnicamente ineccepibili, ottenute con una tecnica collaudata, dotate di una loro autenticità, di un carattere spiccato, che non possono che colpire. E non solo il pubblico, affezionato, dei consumatori veneti, che il loro Durello hanno adottato e di cui sono, giustamente, orgogliosi.

0 pensieri su “Lessini Durello: bollicine da tenere d’occhio!

  1. Grazie Franco, per la citazione, ma soprattutto per la bella serata. Non capita spesso di poter avere una panoramica così esaustiva e commentata con passione! Questa degustazione alla cieca mi ha confermato la crescita qualitativa di una denominazione che ha davvero fatto passi da gigante, orgogliosa del suo terroir e, permettimelo, dei suoi piccoli numeri.
    Piccoli se confrontati con il colosso “P”… grandi se consideriamo la passione che ci mettono i produttori nel produrre questa eccellenza. A parte ciò, la serata mi conferma i gusti personali – hai detto bene che per fortuna ogni giudizio è in fondo soggettivo – . Preferisco, insomma, i Durello che si fan con la Durella al 100%, anche se quella versione con il Pinot Nero m’ha intrigato, al punto di pensare che quello fosse uno Champagne intruso. Mi pare che il nuovo disciplinare vada nella giusta direzione. Ai produttori il compito di valorizzare al massimo la Durella, uva montanara che difficilmente accetta troppi compromessi ( con lo Chardonnay).
    Un caro saluto.

  2. Cosa devo dire. Mi sento onorato della citazione. Ma ancor più mi sento onorato, quale amante, estimatore, cultore del Durello, della bella serata e della abituale verve di Franco Ziliani nel presentare i vini in degustazione. Ci siamo trovati d’accordo su quasi tutto (trovarsi d’accordo su tutto, proprio tutto, avrebbe quasi del sapore di combine …).
    Ma, soprattutto, mi sento onorato del lavoro che tutti i produttori di Durello hanno fatto e continuano a fare per valorizzare la DOC e questo straordinario vino.
    Grazie Franco per la bella serata e per le tue parole in favore del Durello.

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