Martedì sera compito impegnativo, anzi… Durello. Dibattito e degustazione a Trissino

Sarà un compito piuttosto impegnativo, anzi… Durello, quello che mi attenderà martedì sera presso l’Officina del gusto, locale di Trissino nel vicentino.
Cercando di non intercettare i pasdaran del Prosecco inviati in loco per castigarmi dal propagandista ministeriale sostenitore del discusso Mc Italy, mi toccherà, molto piacevolmente, animare, accendere e moderare una tavola rotonda sul tema Dove era il Durello, dov’è ora, dove sta andando: un vino che grazie alla sua forte originalità cerca sfide pensando in grande.
A dieci anni esatti da un primo incontro di riflessione sul futuro della denominazione che guidai presso il Castello di Montecchio, il vulcanico Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave, ha voluto nuovamente convocarmi per fare il punto sullo stato delle cose di una denominazione, Lessini Durello, passata da una produzione vicina allo zero a circa 500mila bottiglie.
Che non sono tantissime, se comparate al Prosecco, ma cercano di ritagliarsi un loro spazio, con diversi agguerriti protagonisti, nel mondo della spumantistica veneta. Sono solo 600 gli ettari di Durello, distribuiti tra Verona e Vicenza, ma dalle prime 7 aziende che si sono riunite in un consorzio nel 1998 si è arrivati alle dieci attuali, con segnali di risveglio e di interesse da parte di tante altre aziende veronesi e vicentine.
Martedì sera ci troveremo dunque ad analizzare l’evoluzione di un vino che oggi vede ampliate le interpretazioni, gli stili e, conseguentemente, non solo i punti di vista di operatori e giornalisti, ma anche di consumatori e produttori.
Come dice il Consorzio,”da vino della tradizione, il Durello si afferma sempre di più oggi come vino scelto dai giovani consumatori, attratti dalle sue note fresche e fruttate che con un moderato contenuto alcolico assicurano comunque il gusto della convivialità senza gli eccessi che tolgono il piacere dello stare assieme.
Il Lessini Durello sembra rispondere alle richieste di un consumatore esigente e consapevole, che oltre al piacere del gusto, sceglie questo vino per la sua originalità e per la sua storia, fatta di passione, di dedizione e di amore per la propria terra d’origine”.
I nostri lavori inizieranno alle 19, con un po’ di chiacchiere in libertà, seguiti da una degustazione guidata di Lessini Durello metodo charmat e metodo classico in formato magnum, seguiti da considerazioni finali e visto che tutti i salmi finiscono in gloria, da una cena, con l’abbinamento di due piatti a questi tipico, simpaticissimo “spumante” della Lessinia….
Credo sarà un’esperienza interessante, di cui vi racconterò qui nei prossimi giorni.

0 pensieri su “Martedì sera compito impegnativo, anzi… Durello. Dibattito e degustazione a Trissino

  1. Spero di farcela a partecipare. Però se i durellisti rinunciassero alle smancerie dello chardonnay e degli zuccheri per esaltare il carattere dell’uva durella credo sarebbero ancora meglio posizionati, soprattutto ora che chi beve bolle sta finalmente riscoprendo i non dosati. Ci sono ottime chance da quella parte dei monti Lessini.

  2. Dei Pasdaran non so che dire (meglio evitarli comunque) di sicuro gli appassionati del Prosecco faranno di tutto per esserci ad ascoltarla e per assaggiare quel piacevolissimo spumante, purtroppo sottovalutato e bistrattato, che è il Durello.
    P.S. bistrattato, come perfettamente scrive Peretti, da alcuni degli stessi produttori… sic!

  3. Il durello è uno dei miei primi ricordi legati al vino di quando ero bambino. Ogni tanto ne arrivava una cassetta da un collega di mio padre di Verona. Ricordo che veniva spesso servito agli ospiti come aperitivo e a me era permesso assaggiarne un goccio. Poi questa tradizione finì. Qualcuno mi disse che non si produceva più. Non so se fosse vero, mi riferisco a quasi 30 anni fa. Non ne ho mai più assaggiato un bicchiere e sarei curiosissimo.
    Peccato non poter essere presente questa sera. Attendo preziosi commenti e consigli, magari di cantine da visitare presto.

  4. il Durello è un ottimo spumante ma non sfonderà mai, finchè non troverà una grande e famosa azienda che lo traini sui mercati. Come un Lunelli per il Trento Doc o un Maculan per il Torcolato Breganze, per intendersi. Anzi finchè è “tutelato” da una Cantina che fa già tre milioni di spumanti suoi, non c’è nessun vantaggio a lanciarlo in concorrenza in questo gigantesco conflitto di interessi. Il resto è solo parlarsi addosso. Un grande spumante destinato a rimanere a lungo di nicchia, aihmè, per colpe non sue. Nicola Corsavino

  5. Amo il durello da sempre, da quando l’ho conosciuto, grazie ad Abele Casagrande e Marco Zonato che tanto c’hanno creduto, a Fongaro, a Cecchin, ai giovani interpreti come Dama del Rovere e Menti.

    Lo amo non solo spumante (se si può ancora dire), perchè è un vino assolutamente territoriale, rustico e unico, di cui secondo me sono state esplorate solo una parte delle enormi potenzialità.

    Lo amo per la sua tesa acidità, che più di ogni altra cosa lo rende amico degli amanti dello champagne.

    Concordo con Angelo che l’esperienza di un durello non dosato possa elevare la conoscienza di questo splendido vitigno, anche se personalmente non ho mai visto “il male” nei tagli, nelle aggiunte, se fatte con prodotti di qualità, partendo da basi di qualità e con intenti di qualità.

    In bocca al lupo Franco.

  6. Amo il Durello, non so se sia il più buon vino del mondo, non credo che lo sia, ma lo amo immensamente. Amo la sua storia, le sue colline, i suoi sentori minerali; lo amo a tal punto che mi son messo a farlo. E’ da anni che lo faccio, dal 1998, da quando non si sapeva che cosa farsene di quell’uva di Durella se non di venderla in Germania e a Treviso…. Ci ho creduto, come ci hanno creduto prima di me pochi altri piccoli, troppo piccoli produttori di allora e che oggi non lo sono più. il Durello come vino và capito ne più ne meno di altri vini ( sempre vino è! ) l’importante è non banalizzarlo e renderlo ridicolo davanti al consumatore finale. A me spesso piace parlare di Durello con il cliente, non pensando solamente alla vendita nuda e cruda ( anche se serve per campare! ), ma pensando che lo stesso cliente si immerga con me in un racconto che parla di lagune preisoriche ( Bolca ), di odore di zolfo dei vicini vulcani ( i basalti di San Giovanni Illarione ), di imperatori longobardi e dei loro vassalli( Conti Maltraversi ) di battaglie cruente e di leggende ( Giulietta e Romeo nel castello di Montecchio Maggiore già della famiglia Maltraversi ). Purtroppo vedo però che esigenze di cassetta fanno parlare di meno e vendere di più trasformando uve “orgogliose” in vini remissivi. Non biasimo quello che adopera questa tecnica, nel mondo c’è posto per tutti e lo vediamo anche nel Soave ( a fronte di qualche milionata di bottiglie sublimi ne esistono 70 milioni di mediocri! ). Credo sia giusto così perchè la mano destra e quella sinistra insieme fanno sistema, danno reddito ( adesso un pò di meno) e promuovono un territorio; l’unione fà la forza a patto che sia tangibile la linea che separa l’eccellenza da ciò che non lo è. Spero che questo non succeda nel Durello come invece è già successo ad altri vini nei vari corsi e ricorsi storici. Un augurio al Sig. Ziliani sperando che creda in un sogno ( il quale poi deve essere supportato dalla realtà ) e lo divulghi,un grazie a Luca Elettri che mi ha lusingato menzionando il mio nome e tante scuse a chi ha voluto leggere questa “lettera” così lunga ma che viene dal cuore. P:S.: è la prima volta che scrivo in un blog e forse si vede!

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