McItaly: se ne parla giovedì mattina su La 7

Si continua a discutere, se n’è parlato ad esempio sabato mattina nel corso della puntata del Gastronauta di Davide Paolini (la cui registrazione si dovrebbe riuscire a riascoltare qui) in onda su Radio 24, della vicenda del panino “made in Italy”, il cosiddetto Mc Italy, varato dalla multinazionale del fast food, alias Mc Donald’s, con la benedizione, peggio, il patrocinio del Ministro delle Politiche Agricole Zaia.
Una vicenda sulla quale Vino al Vino è intervenuto tempestivamente, qui e poi ancora qui, dicendo la sua e registrando il deciso dissenso di molti lettori di questo blog.

Non volendo commentare, perché si commentano da sole, le repliche del ministro, che ha parlato di “cultura del sospetto di certa sinistra” e altre farneticazioni tipo “Mi sembra che la sinistra sia eccessivamente inquieta. Forse tanta agitazione la si deve al fatto che anche oggi gli agricoltori, che vedono premiate a livello internazionale le loro produzioni, si sono schierati con il ministro. E come sempre la volpe che non arriva all’uva pensa che l’uva sia acerba”, dimenticando anche parecchie persone non di sinistra hanno bollato questa operazione, voglio solo informare che di Mc Italy si parlerà domattina, 11 febbraio, a partire dalle 9.15 su La 7, nel corso della trasmissione Omnibus, con l’intervento di Mauro Rosati, Segretario Generale della Fondazione  Qualivita,  l’AD di  Mc Donald’s Roberto  Masi  e il Presidente di Slow Food Roberto Burdese già intervenuto, in maniera molto efficace, nella puntata del Gastronauta.
Un elemento fa sicuramente riflettere e sembrerebbe dar ragione alla multinazionale e al suo “sponsor”, seppure a titolo gratuito. Solo nel primo giorno il panino Mc Italy ha registrato il 15% delle vendite giornaliere di Mc’Donald’s, per una cifra che si aggira sui  centomila panini consumati”. De gustibus…

0 pensieri su “McItaly: se ne parla giovedì mattina su La 7

  1. Avevo letto l’ìntervento di GPF: come sempre coglie tutti gli aspetti della faccenda, che mi pare siano sfuggiti “persino” all’opposizione.
    A me pare che per amor di visibilità questo ministro stia facendo delle operazioni che vanno in direzione opposta di quello che lui dichiara essere il suo obiettivo: la valorizzazione del made in Italy.

    • Interessante anche l’SMS della Prima di Wine News di ieri, che con il titolo di Repetita iuvant dice: “la querelle sul panino McItaly è diventata ormai un caso di real politik gastronomica, con Forza Nuova che ha definito Luca Zaia “Ministro delle multinazionali”. Noi, che da subito abbiamo sollevato la questione, ci teniamo a ribadire una cosa, che lo stesso Ministro non ha capito, come ci ha testimoniato nel confronto del 6 febbraio sulle frequenze radio del Gastronauta Davide Paolini su Radio24. Non siamo contro l’iniziativa, non c’è niente di ideologico, e riteniamo che ogni canale di diffusione dei prodotti italiani possa essere utile. La domanda che poniamo è: perché anche i prodotti Dop? Se li trovo a pochi euro da McDonald’s, perché devo pagarli di più in una buona gastronomia? E vista la differenza tra i due tipi di esercizio, cosa devo aspettarmi in più in un negozio che vende solo qualità?”

  2. Non so se farà male o bene, non so se le persone che vanno da Mc Donalds vanno anche in gastronomia e quindi si accorgano della differenza, la cosa che mi ha stupito di più è digitare su google MC Italy e trovare a destra della tendina nel momento in cui scrivo ben 27,5 Milioni di contenuti legati direttamente alle parole. Alla faccia del passaparola! Fara bene o male? Non lo so, ma vi lascio con una domanda: tra l’Italia agricola, Zaia e Mc Donalds chi ne beneficera di più in visibilità secondo voi?

  3. Intervengo perchè ho molto apprezzato il tuo ultimo post (16.57) e credo sia in linea con la dichiarazione molto moderata che anche lo chef Perbellini ha fatto in seno a questa querelle.
    Onestamente i toni che a volte si usano a commentare tutto ciò sono esagerati e partigiani. Credo che l’operazione macitaly sia un’operazione di brand sul prodotto made in italy e tutto sommato sganciano alcuni prodotti dall’elite dei prodotti di alta gamma. Tutto sommato se si sacrificano alcuni prodotti, con buona pace dei loro produttori, perchè noi ne doibbiamo fare una polemica? In gastronomia andrò a pigliare qualcosa d’altro. Mi ha molto stupito comunque l’atteggiamento di Perbellini, che considero un grande chef e pasticcere. Era ora che gli chef che se lo possono permettere dicano la loro su questa vicenda e mi auguro che altri intervengano, non come hanno fatto sulla vicenda Adrià che hanno messo la testa sotto la sabbia.

    • Marco, ci vuole molta fantasia per definire, come lei fa, l’operazione McItaly” come “un’operazione di brand sul prodotto made in italy”… Ma quale brand, ma quale idea dell’Italia del cibo e dei prodotti tipici si può proporre e veicolare affidandosi alla multinazionale del fast food? 🙁

  4. Mi permetto di suggerire a @Marco di leggere l’articolo a firma Fabris che Ziliani ha citato qui sopra. Non c’è alcuna acredine, non ci sono fondamentalismi: basta assaggiare un McItaly per rendersi conto. Non è che improvvisamente McDonald’s è diventato un luogo da gourmets. E’ questo tentativo (così appare) di attribuire a una multinazionale – che non è mai stata famosa per la genuinità – il ruolo di sostenitore della tipicità italiana, che rompe davvero le scatole.
    E – come sottolinea Fabris molto chiaramente – che lo faccia con i fiocchi e frange del ‘nostro’ (pagato da noi!) ministero dell’agricoltura è davvero inaudito.
    E infine trovo INGANNEVOLE il nome McItaly, così assonante a Made in Italy. E il ministro che va dietro a queste appropriazioni non mi piace, anche se è certamente un ministro molto attivo. Forse troppo e con poco discernimento.

  5. No mi spiace non concordo. Noi crediamo che il brand “ITALY” e dunque la nostra nazione sia universalmente conosciuta come patria dei gourmets? Se girate un pò il mondo vi accorgerete che fanno fatica a distingurci dai nostri cugini o dai dirimpettai…anche se vinciamo i campionati del mondo!
    In secondo luogo non credo che nessuno abbia obbligato i produttori a vendere il prodotto a una multinazionale, e avranno valutato l’impatto sul consumatore, speriamo che con i ricavi possano farne buon uso, magari producendo nicchie di prodotto di alta gamma. Come succede nel vino, produttori di damigiane nel tempo sono diventati brand di qualità.
    Comunque il mio post voleva invitare gli chef a dire la loro su questo argomento…come ha fatto lodevolmente uno come Perbellini (coraggioso quanto virtuoso in cucina).
    Non possiamo censurare le infinite consumazioni dei fast food, e occorre essere propositivi non ostacolando. Come cita nella nota di Perbellini, i suoi figli frequentano i fast food, e allora? Bene conosceranno il gusto, magari per differenza come spesso avviene…e diventeranno grandi gourmet sperando che abbiano la sincerità di ammettere che sono passati per un MacItaly.

  6. Botta e risposta.

    Da Il Foglio 6 Febbraio 2010 Lettere al direttore

    Premessa: chi scrive non è mai entrato in un fast food e si augura di tramandare la tradizione. Ma il progetto firmato da Luca Zaia con Mc Donald’s per realizzare un “hamburger tricolore”fatto solo di prodotti Dop e Igp nazionali, dalla carne ai condimenti, è la ricetta migliore che si può offrire a masse di adolescenti che comunque vada, non c’è niente da fare, sentono l’irresistibile attrazione per polpette, patatine e gazzose colorate. Per questa ragione, la polemica che si è scatenata contro di lui, accusato di aver imbastito l’accordo con una multinazionale in nome del Mc Italy, è assurda. Scartiamo prima di tutto gli identitarismi da cavernicoli, gli antiamericanismi accattoni e i sopraccigli alzati di coloro che non tollerano – oddio che schifo! – che l’Asiago e i carciofini romani possano convivere al junk food. Assumiamo l’idea che purtroppo moltissima gente non compra al biologico ma nei discount e i ragazzi adorano la paccottiglia gastronomica. Ricordiamo che fino a poco tempo fa nelle catene fastfuddiste la carne che circolava nei piatti era un milite ignoto di incerta provenienza. Aggiungiamo che, anche se questo non preoccupa gli intellettuali bucolici (e fa strano veder infilarsi nella polemica uno competente come Carlin Petrini), i contadini devono pur sopravvivere e stare sul mercato, devono vendere i prodotti insomma, e qualche milione di euro nelle tasche dei produttori non fa male. Notiamo che quel “Mc” a qualche leghista ricorderà lo spirito scozzese di Bravehart. Come postilla mettiamo che un critico del Guardian ha definito l’appoggio di Zaia all’italianissimo neo-panino come sigillo della “bancarotta morale del governo Berlusconi”. Ecco, misceliamo tutti gli ingredienti della questione e viene che il ministro leghista ha avuto la buona di una prima alfabetizzazione di massa al gusto italiano proprio nei luoghi di consumo nati dichiarando una guerra culturale al valore del made in Italy. Retrò-gustopuro, gli attacchi a Mc Zaia.
    Angelo Mellone

    Lunedì 8 Febbraio 2010
    Egregio Ferrara, ho letto nel Foglio di sabato un intervento di Angelo Mellone (credo si tratti del giornalista) sulla questione del panino Mc Italy che, da qualche tempo, è proposto nei Mc Donald’s italiani. Rispetto la posizione di Mellone ma non la condivido perché, nonostante la piacevolezza della prosa dissacrante con la quale è scritta, risulta superficiale e troppo semplicistica.
    Come ho già avuto modo di dire, la valorizzazione dei prodotti tipici nazionali è importantissima, ma altrettanto importante è come li si preparano e, soprattutto, come vengono consumati. Il fast food non è una tavola imbandita. Sarebbe come ritenere accettabile, purchè si consumi vino di qualità, bere con la cannuccia alla fermata del tram Barolo imbottigliato nel tetra brick come i succhi di frutta. Se i giovani imparano a conoscere i grandi prodotti tipici italiani perché li mangiano in un panino, quello rimarrà il modo che continueranno a considerare consono per il loro consumo. Le nostre materie prime e la nostra cucina sono così importanti e conclamate non solo per la loro indubbia qualità intrinseca, ma anche per il loro stretto legame con il territorio e con una tradizione antica. Tali legami ne costituiscono il tesoro più prezioso perché sono cose che non si possono né comprare, né replicare. Questo non significa cocciuto attaccamento a consuetudini obsolete da parte di “intellettuali bucolici”, ma obbligo di rispettare identità e passato anche nell’innovazione e nell’adeguamento ai tempi. E poi io quel panino l’ho assaggiato: più che un’americanizzazione del made in Italy mi è parso un Cheeseburger mancato. Lo so molti pensano che, di fronte alla globalizzazione imperante di gusto e cibo, sia necessario seguire il detto: “Se non puoi batterli, unisciti a loro. Influenzali dal di dentro!” La mia impressione è, invece, che mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata.

    Elai
    elai.culturadelvino@libero.it

  7. Tutti giriamo “un po’” il mondo e facendolo possiamo capire quanto i vissuti (e i riscontri) nei confronti dell’Italia e dei comportamenti italiani siano
    diametralmente opposti. Corruzione, consociativismi, collusioni tra comparti diversi, mafia e mafie, prodotti taroccati; ma dall’altra parte vengono riconosciuti anche il genio italico (senza virgolette), usanze e tradizioni che muovendosi e trasformandosi negli anni hanno condotto fino a noi stili e prodotti e, naturalmente, ricadute culturali di alto profilo.
    Dispiace – tanto per usare un understatement – che si tenti (almeno così appare, anche a Fabris, anche a Petrini che contrariamente alla sottoscritta sono molto autorevoli) di appioppare a una multinazionale certi valori che dovrebbero essere difesi ben altrimenti.
    Che lo faccia un ministro della Repubblica è inaudito.
    Per quanto riguarda i fast food, non ho davvero niente contro, purchè stiano al loro posto, purché non incomincino a carpire la nostra benevolenza usando i “claim” che dovrebbero essere utilizzati (magari anche dal ministro)a favore di ben altri.
    Inoltre, vorrei sottolineare che il business, il margine operativo rilevante, lo fa chi trasforma e mette un’etichetta suggestiva, non chi fornisce, agricolturalmente parlando, la materia prima: costui viene spremuto all’inverosimile. E McItaly è, decisamente, un’etichetta suggestiva: chapeau al marketing (e alle pierre) di McD che hanno realizzato questa operazione – non spinti e incoraggiati dalla formidabile capacità di colui che si è adattato, per ragioni evidentemente elettorali, a fare da ‘testimonial’! – in tutto il mondo. Come riportato da quotidiani e da questo stesso blog, in precedenti post.

  8. Intanto sono andato a mangiarmi il panino con le note che seguono: pane, doveva essere di grano duro ed invece è la solita spugnetta, colore a parte, simile agli altri panini. La carne è la stessa, perchè il fornitore della catena in Italia è sempre Cremonini, la salsetta verdina al carciofo è anonima, potrebbe essere fatta in qualunque altra nazione, così come il formaggio Asiago potrebbe essere provolone o qualsiasi altro succidaneo del formaggio perchè non è riconoscibile. In qualunque bar di Torino, tranne quelli delle stazioni FS gestiti dai Cremonini, ci sono prodotti migliori anche se non sono stati certificati dal Ministero, a cominciare dal pane che almeno è fresco. Il target di Mc Donald’s è il teenager, non certo il gourmet, quindi anche se l’informazione nutrizionale sul prodotto è dichiarata, di certo non mangia meglio rispetto alla cucina “saltata in padella” di una mamma che non ha tempo o della pizza scongelata e riscaldata nel microonde (l’unico piatto in grado di essere cucinato da chiunque non abbia dimestichezza con i fornelli). Allora, se l’intento era quello di fare educazione alimentare è fallito, se si voleva “garantire” il Made in italy c’erano 100 altri modi migliori. Ergo: oltre a fare un gran favore all’industria io non vedo altre promozioni da parte del Ministro, nè alle DOP, nè al Made in Italy. Oltretutto negli altri paesi invasi dalla catena americana questi panini “con ricette locali” ci sono già da tempo….

  9. Oggi, un’altra uscita di Zaia. (Al di là di come si pensi, la dice lunga sulla filosofia del soggetto).
    Ha dichiarato che è molto favorevole al nucleare in Italia, ma non nella “Sua” Regione. Senza parole.

  10. Sotto l’egida delle considerazioni “Sbaglia solo chi fa”, “Beato chi ha un occhio in terra di ciechi” e “Meglio poco che niente” proporrei di sospendere per un attimo le valutazioni pro e contro, ed invece riflettere
    su un fatto che a me pare importante: Italy in inglese significa Italia. Fino a prova contraria il nome appartiene a tutti gli italiani e non é cedibile a soggetti privati. A nessun fine neanche fosse il piu´commendevole.

    La McDonald ha varato altri progetti etnici analoghi in diversi paesi,(“Glocal”): Francia, Egitto, Hong Kong, Corea etc. ma in nessuno é stato usato il nome del paese cui la mutinazionale si e´ispirato.

    Chi rappresenta gli interessi di tutti gli italiani ? chi ha dato delega a chi di poter disporre del nome della
    nazione italiana a favore di interessi privati ? non sono esperto in materia costituzionale o legale ma
    cosi´di primo acchiito ed in modo assolutamente epidermico mi sembra che la cosa non sia del tutto
    legittima. Spero di essere corretto.

  11. Visto che è senza parole forse dovrebbe riportare l’intero discorso fatto sul nucleare e non solo quello che le fa comodo………

  12. Scusi sig. Cimbro, io ho riportato solo una notizia data dalla rai 1 (radio) verso le ore 11,30. Se poi fa una ricerca internet trova subito la notizia. Ad esempio: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/11-febbraio-2010/zaia-scelta-elettorale-nonucleare-campano-1602443066357.shtml
    Io non ce l’ho con nessuno ma, ritornando al tema del post, l’iniziativa con Mc Donald poteva per lo meno essere discussa. Poi intendiamoci: lei non si firma, penso però che sia Veneto, ed è chiaro che in questa storia per me non cambia nulla, non mi fa comodo nulla, come penso non cambi nulla a Lei…

  13. @Merolli: giustissima l’osservazione su “Italy”= “Italia”.
    Purtroppo, però, credo che ITALIA da solo e in lingua italiana non sia utilizzabile, mentre Italy o italiano (in italiano) lo sono.
    Questa è la mia esperienza, e mi viene dall’aver registrato negli anni marchi, slogan, eccetera.
    Rimane l’inopportunità – che dico: lo scandalo! – di un ministro che (legale o meno il marchio in questione), si spende (per quali ragioni?!) in favore di una multinazionale che non rappresenta certo la soluzione degli innumerevoli problemi della nostra agricoltura; nonché a favore di una classe di prodotti (su cui personalmente non ‘sparo’ affatto) che sono chilometri luce distanti da: genuinità, salute, tipicità, tracciabilità, made in Italy! Quindi lontanissimi da quelli che dovrebbero essere (e forse sono) gli obiettivi del ministero in oggetto. Povera McItalia!

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