Salento bianco Igt Cré 2008 Vetrere. Della nouvelle vague bianchista in Puglia

L’ho già scritto recentemente – qui ad esempio – e lo ribadisco, che cose nuove si agitano in terra pugliese e che accanto alla classica, consolidata, insuperabile vocazione rossista di questa magnifica regione, che si esprime in larghissima parte grazie ad una ricca serie di vitigni indigeni, va emergendo un’insospettabile, sino a qualche anno fa, e intrigante possibilità di fare bene e dire cose non banali anche sui vini bianchi.
Tra i protagonisti principali di questa nouvelle vague “bianchista” quel vitigno, recuperato, riscoperto, rivalorizzato e proposto all’attenzione dei più curiosi che corrisponde al nome di Fiano Minutolo.
Diverse le prove convincenti sinora offerte su quest’uva dall’inconfondibile vena aromatica, dal Rampone dell’azienda I Pastini di Lino Carparelli, che ha raggiunto sinora i livelli qualitativi più elevati, sino ai vini di Candido, Polvanera e altri.
Una bella prova, ed è la seconda annata che il vino mi convince totalmente, è quella fornita dall’annata 2008 di una vitale azienda tarantina, Vetrere, condotta dalle sorelle Anna Maria e Francesca Bruni, la prima agronoma, impegnata a seguire la produzione dalla vigna alla cantina, la seconda responsabile del marketing e della commercializzazione dei prodotti dell’azienda.
Il loro Fiano Minutolo, denominato Cré, Igt Salento, e dotato di una bella etichetta opera, come tutte le altre, di un grafico intelligente come Antonio Tomacelli mi è piaciuto senza se e senza ma.
Colore paglierino verdognolo traslucido, con vivaci riflessi metallici, si propone, sin dal primo impatto, con il suo naso caratteristico, intensamente aromatico, con agrumi candit, muschio, pesca noce e fiori bianchi, ed una vena speziata, di ginger, di rosa che ricorda vagamente il Gewürztraminer.
Il tutto in una cornice di bella fragranza e freschezza, con apprezzabile fittezza e un temperato calore (l’alcol, 13 gradi, è bilanciato) che rivela le origini mediterranee del vino.
Al gusto l’attacco è ben deciso, senza sdolcinature e cedimenti alla tentazione del giocare sul residuo zuccherino per sembrare più “grasso”, uno sviluppo di interessante dinamismo, con continuità, larghezza e persistenza (con un retrogusto che richiama la mandorla e ancora gli agrumi), ma con una freschezza, un nerbo, un’acidità ben rilevata, un’eleganza davvero apprezzabile e inconsueta in un bianco pugliese.

0 pensieri su “Salento bianco Igt Cré 2008 Vetrere. Della nouvelle vague bianchista in Puglia

  1. Concordo pienamente. E conferma le sensazioni che ho avuto per le annate precedenti.
    Una azienda che è sempre piacevole incontrare nel bicchiere con i suoi prodotti e di persona con le sue titolari, con le quali allo scorso Vinitaly, tra l’altro, ho parlato dell’unica pecca che posso attribuire alla cantina e cioè la scarsa distribuzione dei prodotti al di fuori della Puglia.
    A Roma per esempio le enoteche che vendono Vetrère si contano sulle dita di una mano, anche se sempre con un ottimo rapporto qualità/prezzo.
    Un saluto

  2. Franco, mi fa piacere apprezzi il Fiano Minutolo, gioco in casa. Ho avuto modo di scoprirlo anche io, ultimamente, sai: non è che fosse tanto conosciuto in Puglia! Gradisco molto quello di Candido e vedrò di reperire anche questo di Vetrere. Da parte mia, ti informo che ho dato vita a una nuova attività online che si chiama ThePuglia (sì, sono il Fabio di Vino24 ;), nella quale sto iniziando un viaggio alla scoperta della mia regione, anche e soprattutto alla ricerca delle tradizioni enogastronomiche. La prossima volta che vieni qui, visto che ci vieni spesso, ci si incontra.

  3. Complimenti a Vetrere. Recentemente sono stato ad una premiazione di imprenditori della provincia Jonica, e fra questi c’erano proprio i titolari di questa azienda.
    Cordiali saluti.

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