Teobaldo Cappellano, un anno dopo…

Come vola veloce e crudele il tempo! Sembra ieri, e invece è già passato un anno da quando il mondo del vino si scopriva tremendamente più solo e grigio per l’improvvisa scomparsa, nella sua Langa del Barolo, del carissimo, indimenticabile Teobaldo Cappellano!
Un anno già, da quando quel dinoccolato Don Chisciotte, l’amico carissimo che mi fu al fianco, il 3 ottobre del 2008, quando gli chiesi, lui barolista, di scendere a Siena per difendere accanto a me la causa del Brunello di Montalcino e idealmente di tutti i vini veri che esprimono una storia, un’origine, un territorio, nel dibattito che mi vide contrapposto al cavaliere Ezio Rivella, con la leggerezza ed il sorriso che l’aveva sempre contraddistinto lasciava questa terra per entrare, attraverso i nostri cuori, nella terra del ricordo.
Quante volte, in questo lasso di tempo intercorso da quando, ero a Montalcino, mi sorprese e ferì la notizia di questa perdita, sino ad oggi, mi sono scoperto a pensare a Baldo, a ricordarlo parlando con amici.
L’ultima volta solo poco più di una settimana fa, quando facendogli visita Beppe Rinaldi, uno che di Baldo era stato il sodale naturale, il compagno di mille avventure, a difesa del Barolo e della sacra terra di Langa, mi confessava che Baldo gli mancava tantissimo e che scomparso dapprima Bartolo Mascarello, quindi Teobaldo, di quel trio di illuminati tradizionalisti che tanto si erano spesi per diffondere un’idea autentica del Nebbiolo, si sentiva malinconicamente una specie di sopravvissuto.
In tutti questi 365 giorni quante volte mi sono trovato a pensare cosa avrebbe detto Cappellano o commentato di questo o quel fatto accaduto nel mondo piccolo del vino di casa nostra.
Tantissime e ogni volta con la crescente consapevolezza dell’assoluta insostituibilità di un uomo che con generosità e inesausta passione, e anche un po’ con il gusto di fare baruffa e di scherzare, soprattutto su se stessi, non si era accontentato di produrre da splendidi vigneti di proprietà in quel di Serralunga d’Alba, ottimi e schietti vini, ma aveva soprattutto difeso un’idea nobile, piena di poesia, lontana anni luce da mercantilismi e opportunismi, da scorciatoie e furbate, del lavoro contadino, della fatica fatta dal vignaiolo per ottenere un prodotto, il vino, che sia davvero espressione di quel fazzoletto di terra, di quel mondo unico che è un vigneto.
E che avesse la stessa dignità di un manufatto artigiano, di un libro ben scritto, proprio perché il vino, quando è vero, non è più solo un prodotto alimentare, ma un’opera d’arte.
Tante volte ti ho, ti abbiamo pensato Baldo e ti abbiamo sentito, ognuno di noi che ti ha conosciuto e voluto bene e ti è stato amico e da te ha appreso cosa significhino compostezza, stile e coerenza, vicino a noi.
Quando mi è capitato, e per fortuna è accaduto spesso, di tornare in Langa e di essere contagiato e affascinato dalla sua bellezza, in ogni stagione, di meravigliarmi e commuovermi quasi per la bellezza e la verità di un paesaggio, o di trovare in una bottiglia di Barolo o Barbaresco ben riuscita veramente trasfusa la voce della terra e una capacità di regalare emozioni.
O, ancora, quando ho visto Augusto, la persona che più ha sofferto per la scomparsa di te amico e maestro, oltre che grande padre, acquisire via via sicurezza e calarsi, con naturalezza e con lo stesso sorriso, con la stessa contagiosa leggerezza e ironia, nella parte di chi ha dovuto raccogliere il testimone del lavoro paterno, cercando, con la stessa inflessibile, tenace e incrollabile volontà, di fare del proprio meglio.
Un anno difficile, con quel groppo alla gola che ci prende ogni volta che parliamo di te e misuriamo il vuoto della tua assenza, ma un anno, credo ancora, speso cercando di fare tesoro di quello che ci hai insegnato, quel modo lieve, disarmato e profondamente buono di guardare, quasi senza prenderle troppo sul serio, alle cose del mondo.
Non ti abbiamo dimenticato Baldo e non potremo mai farlo: fai parte di noi e della nostra tenace speranza che questo mondo del vino infine, possa ritrovare quella naturalezza, quella autenticità, quel modo sorridente e lieve di guardare alle cose di cui tu, meglio di chiunque altro, sei stato l’essenza, uno splendente e umano punto di riferimento.

0 pensieri su “Teobaldo Cappellano, un anno dopo…

  1. E’ parlando delle persone più care che si trovano le parole più belle e intense. Leggo in silenzio. Penso ad Augusto che con tanta volontà ha passato questo anno difficile e gli auguro di avere ancora più energia e forza per il futuro.

    • ieri sera abbiamo ricordato Baldo a Montalcino a casa di un altro grande produttore che purtroppo ci ha lasciato ed é nel “paradiso” dei grandi vignaioli: Gianni Brunelli. Due persone splendide, due uomini veri che hanno onorato la terra ed il vino nel loro percorso terreno e sono rimasti e rimarranno sempre nei nostri cuori…

  2. Mi piace ricordare Baldo come il testimone, l’antesignano della modernità del vino. Quella che ha radici solide, lontana dall’italietta che ci mortifica.
    Lui ben diverso da Gianni e tuttavia entrambi così tenaci, legati a un pensiero di terra che dà i suoi frutti lentamente e con costanza.
    Tenacia, costanza, lentezza: parole futuribili.

  3. Proprio in questi giorni, leggendo i soliti quotidiani, quelli in cui si scrive di economia (anche), di cultura e di cronaca, nonché quelli che scrivono invece precisamente di affari, ci si può rendere conto – tutti, non solo una che ogni tanto viene dipinta come settaria, quale la sottoscritta – che persone come Baldo e Gianni sono anche un riferimento imprenditoriale, soprattutto per i più giovani, per i quali entrambi avevano un occhio di riguardo (e non sto citando alcunché di personale!).

  4. Ero all’incontro di Siena del 2008, tra il pubblico. Sentire parlare Teobaldo e volergli bene è stato tutt’uno. Porto con me il caro ricordo di quel pomeriggio e delle sue parole misurate, sagge, talvolta garbatamente ironiche e quasi sempre illuminanti

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