Vallée d’Aoste Blanc de Morgex et de la Salle 2008 Carlo Celegato

Come non amare, a prescindere, il Blanc de Morgex et de la Salle dopo aver camminato anche per una sola volta quei vigneti a pergola bassa posti a mille metri di altezza ai piedi del maestoso Mont Blanc?
Morgex è uno di quei posti magici, con i suoi antichi, sarei quasi tentato di scrivere “preistorici”, vigneti di Prié blanc, coltivati franco di piede ovvero non innestati su vite americana e immuni dall’attacco della fillossera, dove si tocca con mano il carattere veramente “eroico” della viticoltura di montagna, una viticoltura di sopravvivenza, di testimonianza, anti-economica per certi versi, che carica i vini che ne sono espressione di tanti di quei significati da rendergli per forza speciali.
Normale quindi che in un simile regime i vini debbano essere per forza di cose estremi, uguali solo a se stessi, rispettosi di tutti quegli elementi, ampelografici, climatici, ambientali, di terroir, che rendono il Blanc unico ed inimitabile.
Così dovrebbe essere anche se poi, incredibilmente, c’è chi, a Morgex, e non in Sicilia o nel Nuovo Mondo, evidentemente non avendo capito dove si trova e applicando le stesse regole di un’enologia standardizzata e omologatrice che ha fatto danni enormi in tutta Italia e nell’universo mondo, pensa che abbia senso (ma non l’ha assolutamente)  fare dei vini dove la naturale, mordente, indomita acidità del Prié blanc venga smorzata (ma io direi castrata) lasciando nel vino un furbesco residuo zuccherino o, peggio ancora, ricorrendo al concentratore.
Lasciamo che altri, se garba loro, si sciroppino (è il caso di dirlo) simili Blanc de Morgex, e ringraziamo piuttosto veri e propri “ultimi dei mohicani” come Albert o Marziano Vevey, come Piero Brunet, Ermes Pavese o Carlo Celegato, per continuare a tenere alta la bandiera dell’autenticità del più alto dei vini valdostani.
Nella mia recente degustazione di vini dell’associazione dei Viticulteurs Encaveurs quello che mi ha maggiormente colpito è stato proprio quello di Celegato, animatore di una piccola azienda vinicola nata nel 1986 che lavora su splendidi vigneti lavorati a pergola bassa e che propone un vino che, nel millesimo 2008 da me degustato mostrava tutte le caratteristiche di come dev’essere un Blanc de Morgex et de la Salle degno di questo nome.
Colore paglierino verdognolo traslucido, metallico e splendente, mi ha ancora una volta conquistato con il suo naso elegante, sottile, di grande nerbo e precisione con note citrine di fiori bianchi e di fieno di montagna, un leggero accenno agrumato sapido, nervoso, minerale di grande freschezza e sale, che apre poi su note delicate di mandorla e pesca bianca.
Al gusto bocca molto fresca, incisiva, salata, con acidità che spinge e nerbo preciso e lungo, ma con un’apprezzabile espressione fruttata, nitido e “croccante” con finale lungo e persistente, verticale direi, che chiude su nota delicata di mandorla, in un quadro di grande equilibrio e piacevolezza, con una grande vivacità e precisione e quell’acidità, davvero indomita, che scandisce il ritmo del vino.
Servito come amuse gueule da solo o su antipasti freddi, piatti di pesce (una bella trota di torrente alle mandorle), lardo di Arnad o una giusta fontina, una vera eno-libidine!
Az. Agricola Carlo Celegato
Previllair frazione di Morgex
tel. 0165 809461 cell. 3356750546 e-mail 1 e 2.

0 pensieri su “Vallée d’Aoste Blanc de Morgex et de la Salle 2008 Carlo Celegato

  1. Amo tanto Morgex e le sue vigne che mia moglie ed io vi abbiamo contratto matrimonio, e non un delegato, come accade nelle grandi città, ma il sindaco in persona lo celebrò. Attenzione che nelle annate migliori il blanc de Morgex viene fuori alla distanza in modo superbo con la componente minerale. Peccato che ne fanno tanto poco che nessuno pensa a fare una riserva. A me è capitato di lasciare una bottiglia (di Marziano Vevey, il vicino di Celegato)due anni coricata in un frigo a circa 10 gradi. Devo dire che un po’ me lo aspettavo, ma è stata una rivelazione incredibile.

    • Due anni in frigo??? Ma dai Maurizio, sei perfido non poco a sottoporre ad una simile prova il pur tenace Blanc dell’ottimo Marziano Vevey!
      Sottoscrivo quello che dici e che porta ancor più a sottolineare come ci sia Blanc de Morgex et Blanc de Morgex e come quello proposto dalla Cantina (sociale) più grande, non abbia nulla a che spartire con quello di vignerons come i Vevey, i Celegato, i Brunet…

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