Non aspettatevi da me i toni celebrativi che altri commentatori e cronisti del vino hanno ritenuto opportuno utilizzare, come accade normalmente con la stragrande maggioranza dei miei colleghi quando parlano di lui, per salutare questo evento privato, i 70 anni di età compiuti proprio oggi, domenica 7 marzo 2010.
Mi accodo anch’io, che non sono un suo fan, ma cerco solo di essere un onesto cronista che prende atto di quello che fa e poi dice cosa ne pensa, agli auguri ad Angelo Gaja per l’importante ricorrenza che festeggia oggi, considerato che i 70 anni sono un traguardo importante nella vita di ogni uomo.
Sono però persuaso che, anche in queste occasioni, dove una certa tendenza italica di stare dalla parte dei potenti, celebrandoli acriticamente, prevale, la parola d’ordine dovrebbe essere invece la lucidità, ovvero la capacità di riconoscere i pregi, che nel caso di Gaja sono indubbiamente numerosi (è stato di gran lunga il più efficace propagandista, oltre che di se stesso e della sua azienda, del Piemonte del vino nel mondo), ma non privi di zone d’ombra e contraddizioni, come accade in ogni uomo che si rispetti.
Quindi anche nel caso di un uomo che i suoi sostenitori invece definiscono tranquillamente “le roi”, il re, oppure “il giove tonante dell’enologia italiana”.
Penso che i produttori di Barbaresco dovrebbero fare un monumento a Gaja: perché da quando il loro idolo ha deciso di declassare i suoi cru di Barbaresco (Costa Russi, Sorì Tildin, Sorì San Lorenzo) e l’ex Nebbiolo Sperss a Langhe Nebbiolo (per motivi tutt’altro che misteriosi e non certo per le motivazioni fornite dall’interessato…) rimanendo nella Docg solo con il Barbaresco base, la denominazione non é mai stata così vitale, così piena di fermenti e di protagonisti.
Una vivacità che dimostra che si può benissimo fare a meno di un presunto “re” e che sia meglio un normale regime democratico, con tanti soggetti che contribuisco nono a vivacizzare la scena, a darle significato e valore, di un regime monarchico, con un re e tanti sudditi…
Oggi il Barbaresco senza re – anche se a dire il vero uno, autentico, ci sarebbe, un fuoriclasse come Bruno Giacosa – é uno dei vini italiani più in forma e più interessanti.
Auguri comunque a Gaja, “grande esperto di marketing e tecniche aziendali”, come ha annotato qualcuno, grande propagandista di se stesso e difensore dei propri interessi, per i suoi 70 anni, portati con invidiabile grinta ed in forma smagliante.
Ma per avere le vere, grandi emozioni dai vini di Langa (quella terra che ad un certo punto ha parzialmente abbandonato per vivere altre avventure, legate al business, a Montalcino e a Bolgheri), prego rivolgersi altrove.
La grandezza, la complessità, la capacità di raccontare la verità di una terra, il legame speciale di una grande uva, il Nebbiolo, con luoghi che meglio di qualsiasi altro al mondo ne sanno sviscerare la forza, l’insondabile eterno mistero, sono ben altra cosa dall’eleganza algida, dall’impeccabile dimostrazione di stile, quello della sua griffe, dal perfetto dominio tecnico della materia, che i vini di Gaja mostrano puntualmente, per la gioia dei loro fan internazionali.
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0 pensieri su “Angelo Gaja compie oggi 70 anni: auguri, ma niente tappeti rossi, please!”
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Sig. Ziliani
condivido praticamenye alla lettera le sue affermazioni.
I vini di Gaja almeno quei tre o quattro che ho assaggiato sono, tutti, di quella perfezione un poco fredda che ho trovato in qualcuno dei francesi famosi che ho avuto la fortuna di degustare.
Riconosco che nei suoi vini si trova la “sua mano”: in mezzo ai bolgheresi non si fatica ad individuare il Camarcanda, così come la seta del suo Barbaresco è particolare. Questo comunque è un bene perchè è un marchio riconoscibile in tutto il mondo.
Sono belli, sono perfetti, sono anche ( a mio parere) molto buoni, ma sono le “Grace Kelly” del mondo del vino. Continuo, in una logica di paragone cinematografico, a preferire Anna Magnani. Riconosco comunque che anche avere spesso per casa Grace Kelly darebbe senza dubbio una bella sferzata di classe e di bellezza alla vita quotidiana. Sui meriti commerciali del Sig. Gaja non ci sono parole da aggiungere. La sua opera è stata fondamentale, quanto quella di chi, contrastandolo in alcune battaglie ha tutelato il lavoro di tutti coloro che Gaja non sono e debbono provare a vendere prima le varie DOC(G) e poi il “nome”. Mi unisco ovviamente ai suoi auguri a Gaja.
Pietro colgo l’occasione per fare gli auguri anche ad un’altra persona che ho scoperto compiere oggi gli anni. A raggiungere la quota importante dei 50 é l’amico Fabio Rizzari, uno dei due curatori della Guida vini dell’Espresso. Tanti cari auguri anche in pubblico, Fabio!
Di Gaja ormai si sa tutto: glorie, difetti e stile. Uno stile, va detto, non sempre condivisibile ma inconfondibile. Non essendone amico e forse nemmeno conoscente, avendolo incontrato poche volte, non sento l’impellente desiderio di festeggiarne il compleanno, anche se come a tutti posso fargli gli auguri.
A me, sinceramente, pare che di Gaja e di certi altri ingombranti (come i loro meriti, magari) personaggi, si parla troppo e basta.
Oggi è il compleanno del “Giove tonante”, domani del mio amico Alessandro Augier. Preferisco festeggiare il secondo, ecco.
Il virus del vino ha colpito un’altra volta…
ovvero Mario ?
Ovvero sei riuscito a fare gli auguri nel modo piu’ giusto a chi i suoi settant’anni se li e’ a volte anche sudati, “un po’ come la Juve che deve sempre vincere”, ma che se li e’ messi a volte anche in gioco con delle scelte che hanno sempre fatto discutere, “un po’ come l’Inter in ogni campagna acquisti”.
Personalmente il vino di Gaja che amo di più è il Gaja&Rey, che reputo il maggiore vino della sua tipologia in suolo italico.
Però anche alcuni Barbaresco e Langhe nebbiolo sono notevoli a mio parere.
E se nella zona ora ci sono diverse cose più o meno allo stesso livello (e a prezzi molto diversi), ciò nulla toglie a Gaja, che concilia – sempre a mio parere, x carità – carattere langarolo e esigenze di vendita in maniera estremamente professionale.
Concludo lanciando il sasso nello stagno: la Borgogna potrebbe permettersi di vivere solo di Leroy e Rousseau? Non servono anche i Dugat Py e gli Charlopin?
grazie degli auguri, Franco, cinquant’anni sono come prevedevo piuttosto pesanti (più o meno come mezzo secolo); ma il mio compleanno di oggi è solo una coincidenza marginale. Gli auguri più meritati vanno al più famoso produttore italiano del pianeta; anzi, non vorrei tenermi basso, diciamo del sistema solare.
Ubi maior, Fabio…
“mini minor”, rispondevamo sempre al liceo (nel 1911)
Auguri a tutti gli augurati qui sopra. Personaggi e interpreti del multiforme mondo del vino: a tutti l’augurio di una “Vendemmia Perfetta”.