Barbera meeting a ritmo di blog: una svolta nella comunicazione sul vino

Sono quasi dispiaciuto, visto che non mi è stato proprio possibile essere della partita, di essermi perso, pur non essendo un grandissimo fan di quest’uva e dei vini che ne sono espressione, l’edizione 2010 del Barbera meeting che per quattro giorni si è svolto ad Asti.
Quattro giornate dedicate all’assaggio di Barbera, d’Asti, del Monferrato e d’Alba, confesso non essere una prospettiva che mi alletta più di tanto, però, visti gli impegni profusi dagli organizzatori e da chi si é occupato, con grande professionalità, dei rapporti con la stampa, e soprattutto l’innovazione introdotta, che ha consentito di seguire praticamente in tempo reale quanto stava accadendo, sul blog dedicato, il Barbera blog, a chi è rimasto a casa, credo che sarebbe stato molto divertente oltre che interessante professionalmente, esserci.
E dare il mio contributo, da giornalista che opera anche sul blog, magari coinvolgendo alcuni amici italiani presenti, non propriamente blogger, ma che comunque operano sul Web come Carlo Macchi e Alessandro Franceschini, a postare, commenti, impressioni, fotografie, note di degustazione sui tanti vini in assaggio, proprio come ha fatto il gruppo di wine blogger provenienti da Stati Uniti e Regno Unito coordinati da Jeremy Parzen di Do Bianchi.
La loro presenza, il loro lavoro fuori dagli schemi, fatto sfruttando la velocità consentita dal Web, non sono sfuggiti, come dimostrano svariati articoli dedicati a questa novità, come quello di Sergio Miravalle, pubblicato sulla Stampa – leggete qui – oppure quello di Parzen: Leggete qui
Tra i vari post pubblicati, uno dei più interessanti è sicuramente quello del wine blog americano Saignée, dedicato al fenomeno dei cosiddetti “Super Barbera”, ovvero dei Barbera d’Asti dalle caratteristiche speciali in qualche modo ispirati al modello dei super Tuscan. Vini potenti, molto concentrati, colorati e ricchi di legno.
Leggendo quello che scrive il wine blogger americano, ma basta leggere tutti gli altri commenti sul Barbera blog, che hanno condannato l’eccesso di legno nei vini, la loro carenza di equilibrio e di piacevolezza, non sembra proprio che questa scelta incontri il favore dei degustatori e commentatori presenti ad Asti… Leggete qui


Sarebbe piaciuto anche a me, se solo ce l’avessi fatta ad esserci, partecipare agli incontri e alle discussioni con i produttori, che ci sono stati nei pomeriggi e nelle serate della manifestazione, per capire meglio dove stia andando questo superpopolare tra i vini piemontesi, prodotto tra l’altro in quantitativi molto rilevanti, e quali siano gli orientamenti dei produttori e come pensino di affrontare i vari mercati, soprattutto quelli esteri, con i loro vini.
Di una cosa, da osservatore da lontano della manifestazione, mi sono persuaso. Che il cambiamento e la novità introdotti dal Barbera meeting segnano un punto di svolta e di non ritorno.
E che sarà ben difficile, a mio avviso impossibile, pensare di organizzare analoghe manifestazioni, in Piemonte o altrove, rinunciando consapevolmente alla cassa di risonanza che i blogger, quelli in gamba, quelli che scrivono cose serie e autorevoli e fanno opinione (e ce ne sono, in Italia come all’estero) assicurano.
Non invitarli a partecipare, come viene invece fatto con i giornalisti che operano sulla carta stampata o che collaborano alle guide, sostenendo che … “tanto sono solo blogger”, è non solo sciocco, ma dimostra che non si é capito, come diceva Bob Dylan, che “times are a changing”, che oggi c’è tutto un pubblico di appassionati del vino, che frequenta la Rete e sa discernere il grano dal loglio, che tende a credere di più a quello che scrivono, assolutamente indipendenti da qualsivoglia condizionamento, determinati wine blogger, che esprimono in libertà le loro idee, i loro gusti e disgusti, che all’informazione tradizionale, spesso ingessata e condizionata, proveniente dalle riviste e da svariate guide.
Ecco perché questo Barbera meeting a ritmo di blog, con il live blogging assicurato questa volta da sette wine blogger, la prossima volta magari da quindici, ben coordinati, costituisce, nella piccola cronaca del discorso e della comunicazione del vino, un evento da ricordare. E da tenere seriamente in considerazione.

13 pensieri su “Barbera meeting a ritmo di blog: una svolta nella comunicazione sul vino

  1. confermo. il dibattito è stato ricco e interessante, pieno di spunti per il futuro.
    per chi vorrà e saprà capirli…
    un dato che credo si possa già mettere a consuntivo: chi dall’estero cerca Piemonte, e Barbera, o Nebbiolo, non cerca Merlot. Solo qualche partecipante giovanissimo di scuola “californiana” ha lamentato le acidità e i tannini nei prodotti più solidamente tradizionali..

  2. Ben detto … the times they are a-changin’, e chi non sa nuotare e meglio che impari almeno a navigare
    Strano pero’ che proprio la barbera, vino non proprio all’ultimissima moda, sia stato al centro di questa svolta.
    Personalmente ho cominciato ad apprezzarlo nei primi anni novanta grazie a Giacomo Bologna e poi mi sono affezionato proprio a quelle bottiglie superconcentrate e legnose che oggi sembrano essere trattate dalla critica alla stregua del demonio. Mi piace il ritorno alla bevibilità del vino in generale, ma spero che almeno per la barbera non si butti via ciò che di buono è comunque stato fatto per valorizzare questo degno figlio del piemonte

  3. Franco, concordo pienamente. E’ secondo me un buon esperimento di comuncazione, tanto di cappello a chi ha permesso di fare una comunicazione live di questo tipo. Sono quasi sicuro che modalità di questo tipo si diffonderanno sempre più in futuro, c’è da crederlo.

  4. Sono d’accordo con te e con Bob Dylan. I blogger sono il futuro della comunicazione per il vino, perciò dovranno essere presi in considerazione. Il “Parzen group” è stato anche nella mia azienda a degustare annate vecchie di Barolo(97-99-00-01). Mi hanno ben impressionato per la loro schiettezza, concretezza ed immediatezza, anche se per molti di loro era la prima volta in Piemonte.

    • sono persuaso che sia stata un’esperienza di grande validita´, una svolta e bravi ancora a chi ha organizzato e condotto a buon fine questo esperimento
      Spero che anche ad Alba, in occasione di Alba Wines, pardon, del Nebbiolo Prima, vogliano provare a fare qualcosa di simile…
      Ora scappo, la serata madrilena mi chiama…

  5. E’ uscito recentemente sul NYT un articolo proprio sul vino (californiano) e sulla crisi che l’ha duramente colpito, bloccandone le vendite; e sul commercio elettronico, i blog (per dialogare con trade e consumatori finali) e i social network che stanno rivelandosi strumenti indispensabili per riprendere a vendere…

  6. Mi sa che Mourinho dev’essere astemio, caro Franco. Non si spiegano altrimenti questi risultati con una rosa di campioni tanto forti. Una volta il binomio bersaglieri-barbera era alquanto famoso (non so oggi), diciamo che ne guadagnava la carica. Ricordo di aver visto Marek Bienczyk andare letteralmente in “trance” per la meravigliosa acidita’ di un Barbera d’Alba 1990 che gli avevamo messo nel calice a Monforte. Ecco, il barbera e’ proprio questo, ha una vena sua che e’ molto generosa e non mi stupisce che si passassero (nota l’arguzia di usare il verbo… al passato) i barolo sulle sue bucce. Passiamoci anche l’Inter prima che sia troppo tardi!

  7. Franco, per cortesia, non ti dimenticare di dare una bella risposta esauriente al signor Pozzato. Che mi aspetto anch’io, visto che a me mi convince sempre tutto, ma proprio tutto, il barbera che c’e’ in giro, da quello in bottiglioni a quello che ha fatto andare in tilt il mio amico pluricampione dei somnmelier polacchi, da quello secco a quello busciante, da quello senza pretese a quello del 1926 che mio padre mi fece assaggiare dopo 50 anni di cantina dal nonno. Un vino che rispecchia talmente bene il suo rapporto qualita’ prezzo che al momento di pagare tutti sanno benissimo quel che comprano e che cosa aspettarsi, senza sorprese. E se ne fanno decine di milioni di bottiglie che oserei dire… tutte all’altezza del valore speso. Il che non e’ poco.
    Dai, concentrati, amico mio, che parlando di barbera scriverai un altro dei tuoi pezzi migliori, di quelli che parlano al cuore, di quelli che a volte mi hanno davvero commosso.

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