Cirò Classico Superiore 2008 ‘A Vita Vigna De Franco e Serata A.I.S. a Cirò marina

Cari lettori di Vino al Vino vi autorizzo a darmi del babbeo e dell’addormentato. Perché solo un babbeo e un addormentato come me, potendo disporre, da dicembre, non da due giorni, di un’assoluta novità e potenzialmente di un ottimo vino, avrebbe aspettato sino a marzo inoltrato per decidersi a stapparla e metterla alla prova.
Così, di fronte a questa sorprendente ed eccellente prova d’esordio di una voce nuova del panorama di una zona vinicola a me cara com’è l’area di Cirò marina nel crotonese, in Calabria, parlo del Cirò Classico Superiore 2008 ‘A Vita della società agricola Vigna De Franco, devo solo fare mea culpa e mettermi in fila dopo le lucidissime celebrazioni di amici e colleghi giornalisti e blogger che mi hanno preceduto e che ben prima di me hanno festeggiato l’avvento sulla scena cirotana di un nuovo originale protagonista.
Cosa aggiungere, difatti, a quello che hanno scritto Roberto Giuliani su LaVINIum – leggete qui – Luciano Pignataro sul suo omonimo wine blog – leggete qui – e Andrea Petrini su Percorsi di vino – leggete qui – ?Direi ben poco, salvo ricordare, dicendo loro un convinto bravi!, chi siano gli artefici di questo exploit, Francesco De Franco, “architetto pentito fresco laureato in Enologia, e la sua compagna, friulana, Laura Violino”.
Otto ettari di vigneti in biologico la loro tenuta, “nessuna sostanza di sintesi, solo rame, zolfo e agenti naturali, utilizzati con parsimonia. Nessuna concimazione, solo sovesci e ridotte lavorazioni del terreno per preservare la fertilità e favorire la biodiversità del suolo.Coltiviamo Gaglioppo, Magliocco, Greco nero e Greco Bianco, i migliori interpreti del nostro terroir”.
L’azienda si trova a Cirò Marina, in località Muzzunetto, e può contare su vigneti piantati ad alberello, di età media tra i 30 ed i 40 anni e condotti interamente con sistema di agricoltura biologica.La prima uscita, diecimila bottiglie, è di quelle con il botto. Di quelle che colpiscono tale e tanta appare la chiarezza delle idee e la precisione del fare, visti i risultati.
Com’è dunque questo Cirò esaltazione assoluta della grandezza, quando lo si sa prendere per il verso giusto, del Gaglioppo, raccolto tra il 2 e il 16 di ottobre a vendemmia tardiva?
Non chiedetemi del colore, un rubino splendente, che Luciano Pignataro ha ben fotografato celebrando “la penetrabilità del colore, adoro avere la possibilità di traversare il vino fino al fondo del bicchiere, proprio come quando dalla barca si può vedere il fondo del mare. Non è un rubino stanco, ma scarico, non ha riflessi aranciati ma è vivo brillante, come deve essere appunto qualcosa messa in bottiglia appena un mese fa dopo dodici mesi di affinamento in acciaio”, un qualcosa che a differenza dai vini dai colori esagerati, lutulenti e volgari, come chi li ha così concepiti, “annuncia in genere finezza ed eleganza, sensazioni decise ma non pronunciate e imposte, qualcosa da corteggiare e non da respingere”.
Quanto ai profumi, cosa aggiungere, di più e di meglio, a quello che ha osservato Roberto Giuliani, parlando di “una deliziosa ciliegia che si mescola alla varietà amarena ma rimane avvolta da spire odorose di rosa purpurea. Pur giovanissimo mostra già una iniziale tessitura speziata, ma prima si dona salmastro, quasi salino, poi incontra il mirto, il pepe, il timo, l’alloro, una profonda traccia minerale”.
Da parte mia, sottoscrivendo in toto, aggiungerei la bellezza e la limpidezza del colore, quasi “nebbiolesco” l’eleganza, la suadenza carezzevole, che abbina fiori, frutta (ciliegia, ma anche lampone), accenni selvatici di liquirizia e mirto e leggermente pepati, e la salinità del mare, la cui vicinanza le vigne avvertono e “respirano”, l’eloquio inconfondibilmente “mediterraneo” del vino, quel suo accento inconfondibilmente calabrese e un accenno tra la menta e l’eucalipto. Ma un calabrese uso di mondo, che conosce la Langa del Nebbiolo, la Bourgogne del Pinot noir e sente in qualche modo vicina la Sicilia dell’Etna…
E poi che dire una volta passati al primo sorso, all’insegna di un assoluto equilibrio e di una bevibilità golosa, conquistati dall’alcol calibrato e non protagonista, dall’attacco asciutto, energico e perentorio nella sua dolcezza, dall’integrità ben polputa e “croccante” del frutto, dal tannino ben sottolineato ma non aggressivo, di terrosa consistenza e dall’acidità perfetta che equilibra e innerva e dà spinta a tanta materia?
Viene da dire di trovarsi di fronte se non ad un grande vino, ad un vino giusto, vero, di assoluta precisione e autenticità, che ha profondità, dinamismo, continuità espressiva e dà sempre crescente soddisfazione quando lo gusti, che esprime con fedeltà la verità del luogo dov’è nato, il suo poter essere figlio solo di questa situazione e non di altre.

Un vino all’insegna della freschezza, del sale, del nerbo, che si fa bere e si esalta, come dovrebbe essere obbligo di ogni vino degno di questo nome, quando lo si accosta alla cucina, non solo a preparazioni importanti, ma anche ai due hamburger preparati a casa sul quale l’ho messo alla prova. Un vino che mi fa venire una gran voglia di conoscerne l’artefice, di stringergli la mano guardandolo negli occhi e dicendogli grazie.
Cosa che farò sicuramente, se Francesco Maria De Franco mi farà il grande piacere di poterlo incontrare, il prossimo 19 marzo, festività di San Giuseppe (e anniversario dei primi 80 anni del più grande cuoco italiano vivente, Gualtiero Marchesi: auguri!) quando scenderò proprio nella sua Cirò Marina, invitato dagli amici dell’A.I.S. Calabria, per condurre, alle 18.30 presso il Centro culturale A Casedda dell’azienda vinicola Librandi, una degustazione dal titolo “Colori a confronto”.
6 vini italiani, di spiccata personalità, da me scelti, a confronto per approfondire la questione del colore del vino. Sempre di più il mercato globale viene spinto dalla richiesta dei consumatori verso vini molto concentrati di colore. In Italia ed in Calabria ci sono vini che a questa tendenza di mercato contrappongono la loro personalità territoriale di grande spessore e la loro peculiare identità, che non si fa condizionare da mode che hanno ormai fatto il loro tempo e sono ancor più prive di senso.
I vini in degustazione saranno:
Aglianico del Vulture 2004 Eleano
Barbaresco Rio Sordo 2006 Cascina delle Rose
Barolo Acclivi 2006 Comm. G.B. Burlotto
Brunello di Montalcino 2005 Col d’Orcia
Chianti Classico 2007 Monteraponi
Cirò classico riserva Duca San Felice 2007 Librandi

Insomma una bella serata per parlare di vino e trovare quali punti di incontro ci possano essere, lavorando nel segno dell’autenticità, del rispetto delle caratteristiche varietali, della storia e della peculiarità di un territorio, tra vitigni apparentemente lontani e assai diversi tra loro come Aglianico, Nebbiolo, Sangiovese e Gaglioppo.
Scommettiamo che ci divertiremo?

29 pensieri su “Cirò Classico Superiore 2008 ‘A Vita Vigna De Franco e Serata A.I.S. a Cirò marina

  1. Forse sei arrivato dopo, ma in queste cose non conta nulla essere primo o secondo: certo quel che fa piacere è il tuo entusiasmo pari a quello di tutti noi.
    Ormai c’è una nazionale in campo sparsa per l’Italia che ha idea precisa del vino e che si ritrova d’istinto.
    Un caro saluto alla Bella Calabria

  2. @Sig. Pignataro. Trovo splendida la Sua descrizione di questo vino. Avendo sfogliato la Sua recente pubblicazione dei 101 vini da bere, non ricordo di averlo trovato questo vino. Una scelta, una scoperta tardiva?

  3. Appena degustato con gran piacere … del resto, dopo aver letto la splendida recensione di Pignataro, “‘A Vita” era automaticamente balzato al primo posto nella mia lista assaggi di Agazzano.

  4. Completamente ignorante sul Cirò, mai bevuto prima se non bevande a base d’uva che si spacciavano per tali, ho assaggiato ‘A Vita’ ad Agazzano, piacevolmente dialogato con i bravi e simpatici produttori ed infine acquistato questo vino eccezionale. Tutte vere le belle parole spese ed anch’io sono rimasto colpito appena visto il bicchiere dal colore nebbiolesco. Un bravo a tutti al di là di chi ne ha parlato per primo nella speranza che anche altri ne parlino.

  5. Ciao Franco, ciao Luciano,
    ho anch’io assaggiato questo vino e non aggiungo altro, se non la soddisfazione di verificare la presenza sul nostro territorio calabrese di persone, produttori, convinti delle proprie risorse e di quello dei propri vitigni, senza cercare di imitare, con affanno, e risultati discutibili, i vini di moda. Io ai nostri produttori consiglio sempre di lavorare senza improvvisazione ma, nel contempo, senza alterare l’autenticità che proviene dalla loro storia, anche personale.

  6. MI UNISCO AL CORO, FRANCO, ANCHE NOI ABBIAMO CONOSCIUTO IL PRODUTTORE E BEVUTO IL VINO 2 SETTIMANE FA , la mia terori asi conferma : dietro grandi uomini e donne e grandi teritori non puo’ che nascere un gran vino e Francesco e sua moglie Laura sono persone straordinarie e fuori dal coo. svolono un intenso lavoro di coinvolgimento delle scuole giu’ a Cro’ e ala terza ” lezione” un ragazzino è arrivato in clasee con una busta e ha gridato orgoglioso:” Prufesso’ questo è il gaglioppo che fa mio padre!” fantastico no?

  7. Come Roby, ad Agazzano ho gia’ avuto il piacere di assaggiare (ed acquistare..) questa bella novita’ Calabrese.., Franco meglio tardi che mai.. comunque condivido in toto il tuo entusiasmo!

    ps ad Agazzano c’erano anche altre notevoli “chicche”..

  8. La prova vasca della riserva invece mi ha un po’ deluso perchè l’ho trovata un po’ “pesante”. A dire il vero sono stato io ad insistere affinchè me la facessero assaggiare contrariamente al parere dei produttori stessi (bisognerebbe essere in grado di interpretarne in anticipo l’evoluzione). Cmq oggi preferisco di gran lunga la beva del classico speriore.

    • settimana prossima vedrò di farmi accompagnare in cantina, per assaggiare i vini in affinamento. Sono molto curioso e considero questo vino il primo vero grande Cirò che bevo dopo quelli di Librandi, che restano comunque dei punti di riferimento imprescindibili…

  9. Il tuo ultimo intervento, Franco, testimonia l’importanza dell’ingresso di Francesco Maria De Franco nel mondo del Cirò e dei vini calabresi. Librandi è stato per troppo tempo l’unico esempio davvero significativo di quella denominazione, a lui vanno grandi meriti, anche perché ha saputo coniugare una qualità invidiabile a prezzi correttissimi, oltre ad un quantitativo di bottiglie tale da consentire a chiunque di trovarli anche nella GDO.
    Francesco, persona deliziosa e vera, sempre pronta a confrontarsi, produce circa 10.000 bottiglie, poco più che una nicchia, ma assolutamente indispensabile e benvenuto, anche perché lui nel Cirò ci crede ed è pronto a mettersi in gioco e a fare le giuste battaglie all’interno della sua zona affinché quella del Cirò possa diventare una delle denominazioni di riferimento del sud italiano.
    Ci auguriamo tutti che i non pochi produttori di Cirò sappiano cogliere positivamente questo modo così onesto, bello, vivo, profondamente radicato di fare vino che ci ha proposto ‘A Vita, e puntino ad un rapporto collaborativo e allo stesso entusiasmo con cui è partito Francesco.

  10. Francesco e Laura sono persone vere, sincere e di forte carattere, proprio come il loro vino, che ho avuto il piacere di assaggiare più volte, notando un’interessante evoluzione in bottiglia.
    Il loro amore per la Calabria e per le loro vigne sicuramente faranno avere loro tante belle soddisfazioni.
    Complimenti davvero!!

  11. Dopo tutti questi commenti entusiasti, non mi rimane che provare anch’io questa novità, attratto come sono dai vini che valorizzano al meglio le uve locali.
    E pensare che leggendo il titolo, “Vigna De Franco”, per un attimo ho creduto che Franco Ziliani si fosse messo a produrre vino, oltretutto a due passi da casa… 😉

  12. Veramente, Franco, io non ci troverei nulla di scandaloso in un pensiero del genere. Se non sbaglio, persone del calibro di Cappellano, insieme a molti altri “idealisti” del vino, non producono qualcosa per compiacere questa o quella guida, ma principalmente perché hanno una loro idea ben precisa del “loro” vino: deve essere come un figlio naturale, e non il risultato di laboratori o della mano di altri.
    Certo, per ogni mestiere bisogna fare esperienza, magari spesso attraverso molti errori. Non credo che i tuoi esordi da giornalista del vino ne siano stati assolutamente privi…per questo, a parte le battute, sono convinto che la tua passione per il mondo del vino ti porterebbe ad avere risultati anche come produttore.

  13. Ho appena conosciuto Francesco e sono davvero felice di leggere tutte queste meravigliose cose su di lui ed il suo operato. Un uccellino già mi aveva anticipato…
    Franco, per favore, portami su una bottiglia! ma la voglio con dedica!

  14. Se incontrerete Francesco Maria De Franco di persona vedrete che il suo vino rispecchia esattamente il suo carattere e i suoi sogni.
    Avanti così, davvero!

  15. e quando assaggerà quella “grande e rara bottiglia” che si riproponeva di stappare ad agosto 2009 quando avrebbe fatto meno caldo?

  16. Francesco da artista qual è, ha creato un vino che dovrebbe far riflettere quanti si affrettano a volere snaturare il gaglioppo di Cirò.

  17. Sono andato quest’oggi a Ciro’per cercare Francesco De Franco e finalmente degustare i suoi vini.Splendidi,sapori ed aromi che avevo dimenticato in questa mia terra di Calabria.Grazie per averci donato questi vini e,fondamentalmente,non cambiare.

  18. Pingback: Conflitti d’interesse no, caro collega Pignataro? | Blog di Vino al Vino

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