Ricordate l’articolo di qualche tempo che un misterioso inviato nel Far East, Rico, un amico grande esperto italiano di vini e della loro commercializzazione mi aveva mandato – leggetelo qui – da Bangkok in Tailandia? Il suo esempio ha fatto proseliti, perché ora, nientemeno che dalla Corea (o Korea?) del Sud si é fatto vivo un altro inviato speciale, un ingegnere ventottenne di Genova, Pierpaolo Speranza, che da anni fa la spola dall’Italia alla Korea del Sud per conto di un’azienda genovese che ha aperto una succursale in questo paese e da circa tre mesi si é trasferito in pianta stabile laggiù, “tornando solamente nelle festività e in poche altre occasioni”. In questo bel post, che sono molto contento di pubblicare, Pierpaolo ha deciso di raccontare “la mia piccola esperienza in una terra tanto lontana e diversa dal nostro bel paese”.
Lo fa, come scrive, da “innamorato del vino. Tremendamente, profondamente, irrimediabilmente…”. E lo fa con grande efficacia e scrivendo piuttosto bene. Ecco la sua piacevolissima testimonianza.
“Io amo tutto ciò che riguarda il vino, la mia fame di conoscenza per questa meraviglia dell’uomo è insaziabile. Dopo aver vissuto la condizione di trasfertista/trasferito ed avendo visto diversi miei colleghi nella stessa condizione posso affermare che ambientarsi in questo paese non è una cosa semplice e tutti o quasi sentono la terribile mancanza di quello che a casa nostra è sempre presente e dato quasi per scontato. Dal pane fresco, passando al sapore delicato dell’olio fatto con olive taggiasche, al profumo ed il gusto unico del pesto per arrivare al vino che, per chi come me oltre ad avere origini liguri ha radici e vigne nelle langhe, è sempre stato una passione per non dire un culto. Korea del Sud e vino, ossimoro o due parole che insieme possono legare?
Vedrò di delineare, per quanto mi è possibile, un quadro della situazione attuale. Il ponte che gradualmente ha introdotto i Koreani al mondo del vino negli ultimi 25 anni si chiama Majuang, la marca principale di vino prodotto in Korea. Infatti per questioni di latitudine, essendo che la vitis vinifera prospera nelle zone temperate dei due emisferi tra 30 e 50 gradi di latitudine nord e 30 e 40 gradi di latitudine sud, il vino si produce in una fascia che comprende sia l’emisfero nord parte europea esempio Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Italia, Ungheria, Libano, Grecia sia il Nord America (California e Florida) che l’ Asia orientale (Cina) per arrivare fino all’estremo oriente ovvero Korea del Sud!
Quasi simmetricamente nell’emisfero Sud si trovano sulla stessa fascia Cile, Argentina, Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia. Tornando al Majuang, avendo assaggiato la versione rossa, personalmente ritengo che chiamarlo vino sia davvero un affronto preferisco pensarlo come un parente alla lontana che poi forse è più parente di un aceto molto zuccherato!
Ad ogni modo è stato proprio questo parente del vino a far conoscere ed apprezzare il vino ai Koreani che negli ultimi anni hanno iniziato ad importare vini da tutto il mondo diminuendo di conseguenza il consumo di Majuang che attualmente non credo superi il 15% dei vini totali venduti.
C’è poi un’altra bevanda, denominata Bokbunjajoo, molto diffusa ed apprezzata dai Koreani che considerano la più grande espressione del vino locale, peccato questo sia vino ma vino ottenuto da lamponi!
E’ ottenuto dalla fermentazione delle bacche di lamponi e zucchero in acqua per almeno un anno, quello che si ottiene è un “vino” moderatamente dolce con un colore rosso intenso ed una gradazione alcolica tra i 15° e i 19°, gradevole ma sicuramente dopo cena al massimo come digestivo.
La parte più curiosa di questo “vino” è l’alone mistico che si porta dietro, infatti tutti i Koreani affermano esso abbia proprietà afrodisiache ed il motto della bevanda è “Men drink, women love!”.
Riguardo i vini importati la fanno da padroni (per chi come me ritiene fondamentale il rapporto qualità/prezzo da buon genovese…) cileni ed australiani facilmente reperibili sul mercato, si trovano infatti scaffali pieni in tutti gli “Homeplus” la catena di supermercati più diffusa, con prezzi ragionevoli e alla portata di tutti. Per una bottiglia di Casillero del Diablo Cabernet 2007, prodotto da Concha y Toro o di Cono Sur Carmenere 2008 Vina Cono Sur entrambi cileni piuttosto che Jacob’s Creek Reserve Shiraz 2006 o Wyndham Estate Show Cabernet Merlot di Wyndham Estate non si spendono più 15€, vini molto vanigliati e fruttati (per la gioia di Franco!) ma a queste latitudini appunto bevibili. Certamente la più grossa fetta di mercato è detenuta dai vini francesi, non a caso qualsiasi Koreano con cui mi è capitato di scambiare due chiacchiere sull’argomento riconoscono la Francia come il paese per antonomasia da associare al vino.
I vini francesi sono esportati in massa e presenti in tutte le enoteche/wine bar più alla moda di Seoul ma a prezzi proibitivi. Quindi sono assolutamente off limit, almeno che non abbiate avuto la fortuna come me di avere un collega francese (nato nella regione di Bordeaux più di sessanta anni fa che di cognome fa Cantinolle… nomen homen!) con una conoscenza sovrana dei vini della sua regione, con cui ho condiviso ottime bottiglie a prezzi più abbordabili come per esempio un Mèdoc Château D’Escurac 2004, o Saint Emilion Grand Cru Château de Fonbel 2002 piuttosto che un Haut Mèdoc Château Sociando – Mallet 2003, di Jean Gautreau tutti vini reperibili in Francia tra 10 e 20€ che acquistati nelle enoteche specializzate in Korea hanno purtroppo altri prezzi.
Per ultimo semplicemente perché come si suole dire “dulcis in fundo” i vini italiani importati, per i quali la regola è semplice, il più delle volte per una bottiglia di vino acquistata al supermercato il prezzo è stimabile intorno al doppio di quello a cui si vende in un’ enoteca italiana convertito in “Won” che è la valuta locale.
Attualmente prendendo sempre come riferimento la catena Homeplus i vini italiani venduti sono una ventina, troviamo fra questi i Chianti Castello di Farnetella 2006 (25€), Chianti Ruffino Riserva Ducale (35€) e Riserva Ducale Oro 2004 (65€), Chianti Campo Antico Barrelaia Riserva 2005 (18€), Barbaresco Coste Rubìn Fontanafredda 2005 (80€), Masi Modello delle Venezie 2005 (15€), l’immancabile Santa Cristina di Antinori (12€), uno sconosciuto almeno per me IGT Canneto D’Angelo 2005 che non ho provato e il Barbera Briccotondo 2006 di Fontanafredda che è stata sicuramente la sorpresa più piacevole di questo inizio 2010 venduto in straordinaria offerta ad un prezzo vicino agli 8€.
Infine nei ristoranti italiani migliori delle due città maggiori della Korea, vale a dire “Casa Antonio” a Seoul e “Collavini” a Busan si possono trovare liste vini di tutto rispetto che presentano una buona selezione delle cantine più note come Frescobaldi, Antinori, Banfi, Masi, Gaja, Cusumano e Donnafugata a prezzi sconsigliati ai deboli di cuore!”
Pierpaolo Speranza
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0 pensieri su “Come va il vino in Corea (del Sud)? Un nostro inviato speciale ce lo racconta”
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“lo sconosciuto CANNETO D’ANGELO” è un IGT BASILICATA prodotto in una sperduta regione dell’Italia meridionale chiamata Basilicata ,dove si produce da millenni un vino chiamato AGLIANICO DEL VULTURE che tanta parte ha avuto e ha nella produzione di vini di altissimo rango.
“navigando sul mare color del vino, verso genti straniere” (Omero, Odissea, l.I, v.183).
Grande Piero! post utilissimo da posti veramente stranieri al vino.
Il prezzo del Santa Cristina e del Barbera non è molto diverso da qui. Credevo peggio. Come andiamo, invece, a vini delle mie parti?
Buono anche lo stile. Come sempre: mosto & inchiostro.
Caro Franco, potresti aprire una rubrica all’interno del tuo blog intitolata “reportage dal mondo”.
Anche io da milanese trasferito in Svizzera da oramai due anni potrei mandarti un reportage…certo non dal gusto esotico come quelli da Korea e Thailandia” ma che potrebbe avere sempre spunti interessanti…
Paolo, sarò ben lieto di ospitare una sua testimonianza sul mondo del vino in Svizzera!
Perché costano un’esagerazione???
In effetti il sig. Speranza una tiratina di orecchie se la merita , fra l’altro, se non erro, la denominazione Aglianico del Vulture si è guadagnata da poco la doc(o docg?). Consiglio vivamente di provarlo, se ne trova e prezzi permettendo vista la situazione da quelle parti, qui da noi costa in enoteca (in provincia di Firenze) intorno ai 20,00 euro, a mio parere merita più di tanti vini menzionati nel suo post.
@ Caster 57: grazie dell’informazione! conosco molto bene l’aglianico e lo apprezzo ancora di più! Ho proprio qui con me in Korea un’ottima bottiglia di “Contado” di Majo Norante 2002… direttamente dal Molise!
@ fra: grazie dei complimenti !! “mosto & inchiostro”! riguardo vino delle tue parti, ovvero Puglia, siamo messi male… molto male! sigh sigh…
@ Paolo Strada: buonissima idea! personalmente trovo molto interessante sapere come si comporta il vino di casa nostra in casa di altri…
Che conclusione possiamo trarre da questa analisi?
Che le grandi aziende lavorano all’estero, nel bene e nel male, mentre le altre no.
Questa situazione è analoga a quella di tanti altri settori, chi può spendere investe etc.
I piccoli o medio-piccoli invece no. Allora il ministro, le regioni, i consorzi, l’AIS, cosa stanno facendo per promuovere i nostri prodotti? A me pare proprio niente e quando si sono promosse delle iniziative, vedi la spedizione lombarda al Columbus day, il Gambero rosso tour,etc. lo si è sempre fatto in base ad un certo ritorno che le grandi aziende potevano garantire. Però poi ci meravigliamo quando gli stranieri non visitano più il nostro paese…
Una finestra sul mondo del vino, descrivendone le varie sfaccettature da osservatori interni, sarebbe uno strumento utilissimo per i produttori che ancora non hanno la forza o l’interesse per esportare i loro prodotti.
Sono certo che di lettori dal mondo ne hai tanti e altrettanti sono i mercati ancora da esplorare, a te la palla per creare una nuova rubrica unica nel suo genere.
43 gradi qui a BKK
proveremo a lanciare questa rubrica Rico e grazie per il tuo contributo e per la capacità di resistere a 43 gradi a Bangkok. Io con quel caldo e quell’umidità sarei già scappato via…
@paolo : tra un po’ li porto io i piccoli produttori in korea, vediamo come và!
vi farò sapere
ciao
Ciao a tutti,
Mi chiamo Francesco Morello e lavoro per un importatore Coreano specializzato in vini Italiani.
vivo qui da 6 anni, e i vini Italiani stanno crescendo tantissimo.
Ho lanciato una blog multi autore che parla di Italia in Corea e viceversa:
Il blog si chiama VabeneCorea.com (www.vabenecorea.com)
Sono a disposizione per qualsiasi informazione sul campo
Ciao
A quasi un anno da questo post credo sarebbe interessante rivedere la situazione anche alla luce del Free Trade Agreement (che dovrebbe essere in vigore da luglio 2011) e che, a quanto detto da Roberto Martorana dell’Italian Chamber of Commerce in Korea, incontrato lo scorso venerdì a Pordenone, dovrebbe dare risultati commerciali molto incoraggianti e sorprendenti. Vabenecorea è una pagina di fresca realizzazione, mi pare…. sarei felice di ricevere ulteriori news.
Grazie
Daniela Zanette
Comunicazione e Marketing Cantina Principi di Porcìa
Ciao a tutti !
vedo che dopo 1 anno il topic è ancora caldo! ho visitato il blog vabencorea e lo trovo molto interessante, finalmente il 26 incontrerò anche Francesco di persona durante una cena in un ristorante italiano di Seoul! Per quanto riguarda il Free Trade Agreement, di cui sapevo, speriamo porti nuovi vini da far conoscere! Per il momento da non addetto ai lavori mi sembra cambiato poco, ma è passato pochissimo tempo!
Saluti!
Pierpaolo
E bravo Pierpaolo! Ho seguito la tua dritta su Intravino e oggi finalmente mi sono letta la pagina sulla Korea, paese che ho visitato solo due volte per lavoro, ma che spero di recuperare come mercato.
Buon lavoro, cercherò di contattarti non appena avrò una data certa, ma non credo che sarà prima del prossimo autunno.
Molto interessante questo post. Sai che forse non ho mai provato un vino dalla Cina o Korea? Invece ora che vivo qui in Toscana ho sempre una bottiglia di Santa Cristina a casa: buon vino, buon prezzo.
Mi ricordo quando abitavo in Brasile: li il vino italiano costava tantissimo. Non so’se è ancora così. In ogni caso, è una meraviglia vivere in Italia e bere il vino italiano!
Ciao a tutti,
Barbara
Un aggiornamento sulla Corea:
Potete seguirci su http://www.iwcs.co.kr
Abbiamo finalmente fondato l’Italian Wine Club (IWC) abbiamo gia’ organizzato vari eventi con tanto successo in vari ristoranti Italiani a Seoul e a Busan.
Venite a trovarci (almeno sul sito)
Ciao