Da Bacchus (Madrid) un messaggio chiaro: il vino é un fenomeno sempre più globale

Lo pensavo già prima di partire e ora ne ho la conferma ora che l’esperienza è finita: valeva davvero la pena tornare a Madrid, per la terza volta, per l’edizione 2010 del Concurso Internacional de Vinos Bacchus, “la gran cita española de los vinos del mundo”, che si è svolto nella capitale iberica dal 12 al 16 marzo.
Anche se, come ero già persuaso, i “coup de foudre”, ovviamente enologici, sono piuttosto rari e la qualità dei vini che vengono proposti in assaggio alle diverse commissioni di degustazione è, diciamolo con un simpatico eufemismo, “media”, in occasioni di rassegne così ben organizzate come questa, affidata alla Union Espanola de Catadores, sapientemente guidata dal caro amico Fernando Gurucharri Jaque (nella foto qui sopra), che coordina un gruppo di collaboratori appassionati e di collaudata garanzia, non solo si incontrano persone interessanti, o si rivedono addirittura volti che si sono già incontrati in precedenti esperienze, ma si ha l’ennesima conferma di come oggi il mondo del vino rappresenti un fenomeno sempre più globale, con il quale, anche a voler essere eurocentristi come io mi sento profondamente, e legati ad un’idea del vino che vede ancora la “vecchia” Europa protagonista, occorre assolutamente fare i conti. Tanto più in un’epoca particolare e di profonda crisi, economica, ma anche di idee, come la nostra.
Globale questo mondo del vino non solo perché in quattro giorni di degustazioni a Madrid si sono confrontati vini provenienti da 21 Paesi produttori diversi, perché i degustatori provenivano da terre, tradizioni, culture, professionalità, formazioni sul vino diverse, ma perché è soprattutto la stessa idea del vino, la civiltà che esprime, a non avere praticamente più frontiere o più limiti.
Un’idea eterogenea che può vedere ancora il vino come una sorta di “opera d’arte”, come una sopraffina espressione del savoir faire e della fantasia dell’uomo, della sua capacità di interpretare e dare voce alla terra, ma che è sempre più quella di un prodotto, riproducibile e ripetibile, che per avere ragion d’essere deve corrispondere a leggi ed esigenze di ordine economico. Vi do rapidamente, a volo d’uccello, per rapidissimi accenni che da solo meriterebbero ognuno di essere sviluppati e costituire delle storie da raccontare, alcune idee di come abbia “respirato” l’internazionalità del vino in questi cinque giorni madrileni.
Parto dalle degustazioni, dai circa 140 vini che sono toccati alla mia commissione, presieduta da una gentilissima signora enologo portoghese e composta oltre a me da un enologo e produttore tedesco e da quattro diversi esperti, enologi e produttori, spagnoli di diverse zone, tornate d’assaggio dove mi sono capitati vini rossi di Brasile, Uruguay e Israele insieme a vini di Bordeaux e di diverse zone della Spagna, spumanti della Sierra Gaucha brasiliana insieme a Cava, bianchi della Galizia insieme a vini di Mallorca e del Portogallo, rosati di diverse zone spagnole rossi di Madrid, ma anche di D.O. quale Toro, Somontano, Rioja.
Poche emozioni, le più grandi, oltre al confortante piacevole livello di svariati rosati spagnoli, venute da alcuni bianchi spagnoli di annata 2007, Rias Baixas, Valdeorras e Rueda, apparsi in splendida forma, complessi, pieni di energia, dalla beva impressionante.
Peccato che il Consejo Regulador della D.O. Rias Baixas, che è stato il partner in una delle migliori esperienze conviviali di questi giorni spagnoli, quella presso l’elegante ed eccellente ristorante Europa Deco dell’Hotel Urban nella centralissima Carrera de San Jerónimo, non abbia realizzato che invece di presentare giovanissimi 2009 e 2008, e con una selezione che non ha compreso diverse delle migliori aziende di questa splendida denominazione gallega, sarebbe stato meglio presentare, ad esperti venuti un po’ da tutto il mondo, Albariño di annate precedenti, per mostrare la loro complessità, freschezza e mineralità.
Segnali di internazionalità, anzi di globalità e globalizzazione del vino, mi sono venuti parlando a lungo con un simpatico enologo svizzero di lingua francese, che ha cercato di convincermi che i chips, i copeaux, non sono nocivi al vino, ma consentono di dosare meglio della barrique a costo decisamente inferiore la cessione dei tannini del legno, da un altrettanto simpatico architetto turco di fama mondiale che all’inizio di questo decennio “tarantolato” dalla passione del vino ha deciso di mollare la sua attività per creare una premium wine winery in Turchia, puntando soprattutto sulle varietà internazionali francesi, dalla giovane e enologa del Baden che mi raccontava dei continui miglioramenti avvenuti in patria soprattutto con i rossi e segnatamente con i Blauburgunder o Pinot noir.
O ancora, scoprire parlando con il presidente degli enologi portoghesi, che in Portogallo si è sviluppata una produzione di espumosos, metodo classico e metodo charmat, principalmente da varietà autoctone, che sta prendendo progressivamente piede e offre nuovi scenari alla produzione di questo Paese eminentemente da rossi.

E poi, nelle parentesi da questa girandola di comidas, con deliziosi e infiniti assaggi di tapas che in molti casi mi hanno confermato nell’idea che spesso in Spagna siano meglio e facciano godere di più, gastronomicamente parlando, i preliminari che il momento clou del pranzo o della cena vera e propria (con cuochi che a volte si dedicano ad onanismi mentali e si arrampicano sugli specchi in nome della modernità in cucina), il discorso non poteva che girare intorno ad una parola, la crisi.
Crisi che non ha confini, che tocca tutti, che non risparmia nessuno e morde davvero un settore che lentamente si sta accorgendo di aver sbagliato clamorosamente a credere all’utopia gloriosa di uno sviluppo infinito, e che prende dolorosamente coscienza che si è piantato troppo, che si produce troppo, che la domanda è notevolmente inferiore ad un’offerta che a causa della crisi e delle difficoltà prende aspetti preoccupanti.

Dici crisi e allora parlando con un amico enologo e chef de cave aggiunto di un’importante maison de Champagne, scopri che può succedere, a causa della crisi, di vedere il mercato inglese, che era il primo mercato estero, calare in un anno del 60 per cento, con quantità che è molto difficile distribuire altrove, o ancora che in Spagna, dove la crisi economica sta mordendo pesantemente, accade che bodegas di Cava vendano i loro vini a 1,10 euro, roba da far impallidire il Trento Doc svenduto prima di Natale da Cavit a 3,50, che molti vini di denominazioni anche importanti siano svenduti in bottiglia a 0,80 tutto compreso, ma che questo bellissimo Paese stia letteralmente impazzendo, difficile scoprire le cause di questo successo, per il nostro Lambrusco, un po’ in tutte le tipologie, dal rosato al dolce al secco, e che possa accadere che un milione abbondante di bottiglie di questo “Lambrusco” vengano vendute da un noto commerciante, emiliano-romagnolo?, macché, piemontese ad un’importante catena spagnola della grande distribuzione ad un euro. Dove stiano i margini di guadagno è facile capirlo, solo nei grandi numeri.
Queste le prime impressioni, un po’ a caldo, scritte à la volée nella mia camera d’albergo, il centralissimo e comodo Husa Paseo dell’Arte, cinque minuti dalla stazione di Atocha, altrettanti dal Museo del Prado e da quello della Reina Sofia, e una quindicina di minuti a piedi dalla Puerta del Sol e dalla bellissima Plaza Mayor, l’ultimo giorno, prima della proclamazione dei vincitori del Concurso, presso l’elegantissimo Casino de Madrid che ha ospitato le nostre sessioni di degustazione, e della cena di gala finale, con la quale, con un pizzico di malinconia, ci saluteremo per darci arrivederci a presto.
Tra due anni, suerte permettendo, ancora qui a Madrid, oppure in qualche altra occasione dove questo circo internazionale del vino, formato da tanta gente unita dalla passione per questa antica bevanda, si darà appuntamento. E se questa è la globalizzazione del vino, que viva la globalisation!

4 pensieri su “Da Bacchus (Madrid) un messaggio chiaro: il vino é un fenomeno sempre più globale

  1. caro Franco ho seguito i tuoi consigli in merito all’acquisto del Gattinara di Petterino, infatti ho preso 16 bott del 2001 e solo 2 del 99 per provarle…..diciamo che pur non avendole ancora provate il 99 m’intriga molto, ma sono stato cauto perche’ non avendo un’adeguata cantina, ilvino lo lascio in orizzontale al buio nei cartoni nel mio box auto, dove in estate la temp sfiora i 24 gradi, quindi ho paura sulla tenuta nel tempo del vino. Ora ti chiedo tu che hai provato anche il 99 pensi che abbia ancora una buona acidita’ e tannino che lo possano accompagnare a lungo, o il vino ha gia’ raggiunto il vertice della parabola e si sta incamminando verso il declino?se cosi’ non fosse mi consigli d’acquistarlo?

  2. Caro Franco mi rifaccio all’articolo politicamente e simpaticamente scorretto dell’8 marzo e ti invio uno stralcio di quanto pubblicato oggi da winenews….
    …….””Sono sempre di più le donne innamorate di Bacco!Il corteggiamento? A suon di degustazioni, riviste,guide, siti e blog a tema enoico.Una donna che sa destreggiarsi tra calici di Brunello e Barolo, carte dei vini e terminologia da sommelier? Decisamente sexy. Lo afferma il 91% dei maschi eno-appassionati italiani che hanno risposto al sondaggio di WineNews-Vinitaly. il gentil sesso è sempre più protagonista anche del mercato: il 51% acquista almeno 4-5 bottigli e il 41% delle donne afferma di scegliere spesso il vino a cena con il compagno o con gli amici, il 31% afferma addirittura di sceglierlo sempre”” ……………

    Ultimamente, oltre che sentir parlare costantemente di crisi, sempre più spesso vedo associare le donne e il mondo enoico. Che dire, il sesso forte continua a delegare e l’altra metà del cielo ad arraffare, ma con un poco di malafede mi domando: vuoi vedere che se ti ritirano la patente è colpa della donna che hai portato a cena?!

  3. caro Franco vorrei tanto che rispondessi al quesito che ti ho posto in merito al Gattinara 99 di Petterino……mi fido ciecamente dei tuoi consigli perche’ per me sei il vangelo del vino, quindi ho bisogno di un tuo parere prima di fare un acquisto azzardato……in attesa di una tua risposta, ti saluto con affetto dott. Mariano De Simone

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