Dolcetto d’Alba Trifolera 2008 Giuseppe Cortese: un Dolcetto che vuole restare Dolcetto

Strane cose si leggono, in giro per il Web, su siti Internet e wine blog, sul Dolcetto. Non celebrazioni, come sarebbe logico attendersi, della salutare per non dire salvifica quotidianità di larghissima parte dei vini che ne sono espressione, quotidianità che per alcuni produttori, magari di zone che non sono inserite nelle aree di produzione di vini più blasonati (e fonte di maggiore reddito) come Barbaresco e Barolo, non è delizia ma croce, bensì, con rispetto parlando, elucubrazioni mentali e dimostrazioni di come il Dolcetto frange minoritarie vogliono far diventare una cosa che non è, ovvero un vino da semi invecchiamento, complesso, strutturato.
Qualcosa che prende l’aspetto di “sostanze nerastre capaci di arrivarvi nel ventre direttamente dal centro della terra”, vini “vigorosi”, come si legge ad esempio in un interessante, istruttivo post – leggetelo qui – pubblicato recentemente su Intravino, dove l’autore, il sommelier Mauro Mattei, parla del Dolcetto come di “un’uva a cui siamo affezionati, ci segue da sempre; la leghiamo a ricordi semplici, fatti di immediatezza. Ricordi di vini versati e bevuti giovani, senza troppe pretese riguardo la complessità o l’invecchiamento”.
Questa visione d’insieme, questo galleggiare nella memoria, definita però “vita passata” dopo il recente approdo alla “langa doglianese”, dove, dice, “si ricalibra il senso del cultivar, ribadendone con forza il concetto attraverso il terroir.
Qui, si ridefinisce uno stile, sottolineando come una varietà possa cambiare e sfumare in maniera differente se diverso è il territorio alla quale la si lega. Parliamoci chiaro: a Dogliani il dolcetto si scrolla di dosso la sua allure di vino quotidiano, trovando un’espressione autonoma e radicale.Idea che collima poco con la sensazione astratta di semplicità a cui siamo portati ad associarlo”.
Io che non ho nessun problema a farmi dare, se necessario, del provinciale, perché quando scelgo Dolcetto voglio bere Dolcetto, con le caratteristiche del Dolcetto, senza ricercare cose strane, da anni ho preso atto di questa new vave doglianese, dei suoi araldi, consulenti tecnici e produttori, delle sue esagerazioni e di uno stile che non riesco a capire, con cui non riesco proprio ad entrare in sintonia, e ho tranquillamente lasciato che altri, se lo vogliono, si sdilinquiscano per quei vini.
E visto che continuo a credere nel Dolcetto così come storicamente l’ho conosciuto, non come un vinello banale, ma un vino tecnicamente difficile da fare e ricco di personalità, che ti sa regalare grandi soddisfazioni anche quando non cerca di arrampicarsi sui vetri e fare il triplo salto mortale carpiato, anche se il Dolcetto non gode di momento particolarmente favorevole e forse anche per questo continuo a volergli bene e a stapparlo e berlo non appena mi è possibile.
Stimolato dai discorsi sulla deriva, pardon, sull’evoluzione doglianese cui accennavo sopra qualche giorno fa ho così deciso di regalarmi un’esperienza dolcettesca che più tradizionale non si potrebbe, con un Dolcetto d’Alba 2008 con soli 12,5 gradi alcolici opera di uno dei miei produttori di Barbaresco preferiti, Giuseppe Cortese, il cui Rabajà ho celebrato, come stramerita, in questo articolo.
Un Dolcetto, il Trifolera (nome che è tutto un programma ed evoca scene di ritrovamenti del tuber magnatum pico e di trifolao all’opera in giro per vigneti e boschi) che mi ha riconciliato, se mai ce ne fosse stato bisogno, con l’idea del Dolcetto, grazie ad una qualità, resa possibile da un vigneto di quelli giusti, 2,5 ettari con esposizione ovest e da un savoir faire in cantina, che si traduce in un vino esemplare, almeno per come lo concepisce un provinciale del gusto come me.
Colore rubino violaceo vivo profondo, luminoso, ti fa entrare subito dalla prima “snasata” in un universo selvatico, floreale dove la viola, nitidissima, squillante, si sposa alla terra bagnata, al pepe nero, in quella dimensione un po’ misteriosa, autunnale, dove è la terra, con tutte le sue sfumature, a dominare e dove il frutto, carnoso, funge solo da bellissimo supporto, aprendo, per completare il bouquet, ad accenni agrumati, di liquirizia persino o di grafite.
La terrosità come elemento fondamentale del vino, come tema conduttore, come filo rosso che lo innerva e lo caratterizza, emerge ancor più al gusto, succoso, ben polputo, con la frutta croccante che regala sapore e consistenza, un’indubbia golosa piacevolezza, ma che poi, come nei profumi, passa gioiosamente in secondo piano. Per lasciare emergere sul proscenio, l’acidità vibrante, la salinità ed il nerbo del vino, quel suo “raccontare” la terra, esserne espressione, fino a quella chiusura su una vena di mandorla ed un ricordo ancora pepato che rende il vino pieno di contagiosa energia, dotato di una beva di questi tempi pericolosa tanto è contagiosa.
Cosa che con certi altri dolcettoni, perfetti per i controlli stradali (stappata una di quelle bottiglie sarà davvero difficile arrivare al secondo bicchiere e la prova etilometro sarà sempre superata senza patemi) non accade proprio…

0 pensieri su “Dolcetto d’Alba Trifolera 2008 Giuseppe Cortese: un Dolcetto che vuole restare Dolcetto

  1. Conosco poco delle Langhe, per colpa mia, mancanza di tempo e anche di denaro ma, ho conosciuto Cortese in persona. Avevo finito il mio budget d’acquisto ma ho tolto i soldi che tenevo per emergenze nelle scarpe per portarmi a casa tutte le bottiglie che potevo del suo barbaresco. Grandi vini, rispettosi del territorio. Bella famiglia e buone persone.

  2. Caro Ziliani, da un viaggio in Langa di poco più di un anno fa ho riportato qualche bottiglia di diversi Dogliani e Dolcetto di Dogliani acquistati alla peraltro ottimamente organizzata Enoteca dell’omonimo comune. Ebbene, non posso che condividere in pieno le sue impressioni: la quasi totalità delle bottiglie assaggiate mi ha profondamente deluso: la mitica “bevibilità” dei vini di “antan” è solo un pallido ricordo; vini corposi e pesantucci che hanno perso il loro tradizionale carattere. Benvenuti i produttori che propongono Dolcetto con le caratteristiche di quello di Giuseppe Cortese.

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