Donne e vino: l’”altra metà del cielo” sempre più protagonista

Allora signori uomini vogliamo smetterla, non perché sia l’8 marzo ed essere politicamente corretti necesse est, di scherzare sull’esperienza in materia di vino delle donne?
Vogliamo, una volta per tutte, smetterla di definire riduttivamente i rosati o i vini dolci “vini da donne”, e lasciando da parte quel maschilismo residuo che resiste nel mondo del vino e nei suoi dintorni, riconoscere alla “altra metà del cielo”, come ben definiva le donne Mao Tse Tung, di capirne di vino almeno quanto noi maschietti, se non addirittura di più?
Se non vi bastasse lo spettacolo quotidiano di fior di sommelier, da Nicoletta Gargiulo a Katia Soardi, Rossella Romani o Francesca Tamburello, wine writer, da Jancis Robinson a Serena Sutcliffe, da Rosemary George a Carla Capalbo a Cinzia Montagna a Kerin O’Keefe, di produttrici toste (da Elisabetta Foradori a Pia Donata Berlucchi a Elena Martusciello alle gemelle Padovani di Fonterenza a Elena Ercole e Angela Velenosi), p.r. e addette stampa (Maddalena Mazzeschi, Ursula Thurner, Grazia Lotti, Marinella Minetti), responsabili commerciali (tipo la tostissima Erika Ribaldi, ex responsabile di Trinoro) che incontriamo in ogni momento della nostra attività, vi invito a leggere, sul sito Internet transalpino Vitisphère, i risultati di uno studio presentato a Montpellier in occasione del Salone ViniSud. Uno studio relativo ai rapporti tra donne e vino e all’apprezzamento da parte del pubblico femminile francese del prodotto vino.

L’articolo, che potete leggere qui nella sua interezza, ci informa che secondo questo studio le donne rappresentano percentualmente il 25 per cento del consumo di vino in Francia, una percentuale che appare decisamente bassa rispetto ad un altro studio, condotto questa volta dalla rivista Cuisine et Vins de France la scorsa estate, secondo il quale solo un 16 per cento di donne dichiarano di non entrare nel merito della scelta del vino né a casa né al ristorante.
Va poi rilevato che in Francia il 70% delle bottiglie sono acquistate nella GDO, e l’80% di queste sono acquistati da donne, che non si accontentano di rappresentare la percentuale più rilevante degli acquirenti, e di scegliere in base ai gusti dei loro familiari,ma impongono sempre più il proprio gusto, con l’emergere di quella figura che i francesi definiscono “femme prescriptrice”, la donna che sa scegliere.
Per Vitisphère l’89% delle donne interpellate nel sondaggio condividono l’opinione secondo la quale “le donne apprezzano sempre più il vino perché hanno imparato a conoscerlo (punto di vista condiviso da un 85% di uomini).
Quanto al sentirsi esperte di vino, il 58% delle donne interpellate si dichiarano in grado di stabilire, dal punto di vista gustativo, la differenza tra un vino corrente ed un grande vino, mentre solo cinque anni fa, in occasione di un sondaggio analogo, solo il 18% delle donne si erano definite “esperte di vino”.
Magari scelgono vini meno alcolici e più aromatici, ma ben il 63% delle donne interpellate dicono di trovare più facilmente oggi che in passato vini che si adattano al loro gusto.
Questo in Francia, ma anche nel Regno Unito le cose non sono poi tanto diverse visto che il 60 per cento dei consumatori di vino sono donne, sette su dieci delle quali bevono almeno una bottiglia di vino al mese e consumano circa il settanta per cento del vino consumato in UK.
Uno studio del 2005 ha messo in luce l’emergere della cosiddetta “Bridget Jones generation”, composta da donne attive sulla quarantina, amanti dello Chardonnay e sensibili alle promozioni.
E negli Stati Uniti le cose non sono diverse, con dati statistici che parlano di donne che acquistano più del 70% del vino e ne consumano circa il 60 per cento. Il Wine Market Council sostiene che il 53 per cento degli acquisti di vini sopra i 15 dollari è effettuato da donne.
Oltre ad essere soggetti attivi come consumatrici e acquirenti, le donne ormai tendono ad affermare un proprio approccio personale al vino, un modo peculiare di giudicarlo. Lo dimostra ad esempio il moltiplicarsi di concorsi enologici “al femminile”, organizzati da donne, che vedono protagonisti vini prodotti da donne e tasting panel formati unicamente da gentili signore.
Basta citare, in Francia, il concorso Féminalise di Beaune in Borgogna, il Coup de Coeur des Femmes Journalistes nel Languedoc-Roussillon, o ancora il Concours International Femmes et Vins du Monde, la cui nuova edizione si svolgerà il prossimo 22-23 aprile a Monaco, e che può contare in Italia, cosa interessante per le aziende che volessero partecipare, su una responsabile come Liliana Pitti, sommelier A.I.S. e degustatrice O.N.A.V., alla quale ci si può rivolgere (questa la sua mail) per maggiori informazioni in merito alle modalità di partecipazione (l’invio dei campioni va effettuato entro e non oltre il 23 marzo). Senza dimenticare che, negli States si svolge da tempo la National Women Wine Competition.
Come non concordare dunque con il collega blogueur du vin francese Olivier Lebaron che sul suo blog ShowViniste ci invita, qui, a celebrare oggi una giornata di festa delle donne, del vino, delle vignaiole e di tutti quelli che le amano, rispettando sempre più il loro lavoro di “vigneronnes con pari dignità”, non limitandosi solo a definirle sexy quando lo sono (e tra le donne del vino donne incredibilmente sensuali non mancano di certo… ) “perché sono appassionate, appassionanti, piene d’energia, incredibilmente forti e seducenti quando vi parlano del loro vino e della loro storia”?
Del resto senza “l’altra metà del cielo” il mondo del vino non sarebbe terribilmente più grigio, noioso e privo di fascino?

0 pensieri su “Donne e vino: l’”altra metà del cielo” sempre più protagonista

  1. Caro Franco,
    grazie di questa lettura del “genio femminile enologico” che valorizza uno stile di lavoro troppo spesso relegato solo all’aspetto coreografico ed estetico, ma più difficilmente a quello professionale.
    Maddalena Mazzeschi

  2. Mah… Distinguere tra produttori e produttrici, consumatori e consumatrici, degustatori e degustatrici, lo trovo in qualche modo avvilente per il gentilsesso, soprattutto se la distinzione serve a sottolieare cose tipo : “e pensa che lo produce una donna” … Magari introduciamo le quote rosa per espositori e visitatori al vinitaly ?

  3. @Hervé: nous sommes – j’espére – égales,absolument égales (mais différentes).
    Roby@: possiamo essere migliori, o peggiori, tra di noi (donne) o rispetto a voi (uomini): stessi diritti, ma non stesse qualità! Quote rosa? No, grazie.

  4. Caro Franco, immancabilmente si innesca la polemica.Hai voluto fare un omaggio (per me gradito)che credo vada oltre la giornata a noi dedicata.Sarebbe da abolire perché noi DONNE lo siamo tutti i giorni.Signore ,non siamo forse noi a definirci gentil sesso? E’ qua che non ci rendiamo conto di volere comunque fare la differenza. Bell’articolo, grazie Franco

  5. Moi je les aime, ces femmes, et j’aime aussi leur vin, sans chercher ni querelles, ni comparaison, ni attributs sexuels. Juste du naturel…
    Et j’aimerais tant savoir parler italien 😉 et venir cet été découvrir les vins de votre pays.

  6. Trovo sempre riduttivo ricordarsi di qualcuno soprattutto nelle ricorrenze o feste di calendario, soprattutto delle DONNE. Poi vale sempre ” meglio talvolta che mai”. Ha citato qualche produttrice tosta; d’istinto mi viene da aggiungere, se posso, Giovanna Morganti, Maria Teresa Mascarello, Marie Therese Chappaz.

  7. Io aggiungo Ewa Wielezynska, Magdalena Winiarska e Katarzyna Masianis dalla Polonia, che un giorno incontrerai come alla fin fine hai finalmente incontrato Wojciech Bonkowski. Tieni conto che se fosse per gli uomini saremmo ancora alle gare di vodka per finire sotto i tavoli, in questo Paese del Baltico dove oggi 8 marzo abbiamo meno 12… e per fortuna che ci sono le donne qui, che al ristorante invece pretendono il vino e stanno modificando infatti con molto charme le abitudini alimentari popolari, almeno in pubblico, di questi bevitori… un po’ troppo forti.

  8. Qui a Marte ci domandavamo cosa avrete mai da festeggiare…
    L’8 marzo, visto da quassù, è un giorno in cui le donne vanno a vedere streeptease maschili, partecipano a cene a base di limone dall’antipasto al dolce e s’inebriano di un maleodorante olezzo di mimose.
    Il giorno prima e il giorno dopo, quindi per 364 giorni l’anno, le donne che vivono situazioni paritarie esplicano le seguenti attività:
    in quanto mogli, lavano, stirano, puliscono casa, fan la spesa, cucinano, esattamente come 3 secoli fa;
    in quanto madri, lavano, stirano, puliscono, fan la spesa, cucinano, allevano (esattamente come 3 secoli fa), compendiano gli insegnamenti scolastici, portano al corso di tennis nuoto danza, attendono fuori dal corso, riportano a casa, accompagnano al cinema o in discoteca;
    in quanto lavoratrici fuori casa, questa sarebbe la grande conquista, stanno fuori casa dalle 8 alle 12 ore al giorno.
    Tutto ciò sarebbe fattibile se le tre categorie fossero distinte. In realtà, le tre categorie sono osmotiche. Per cui la stessa donna compie le seguenti azioni: lava, stira, pulisce casa, fa la spesa, cucina, alleva, compendia, porta, aspetta, riporta, accompagna e lavora fuori casa.
    Siamo pronte a scommettere che anche oggi, 8 marzo, prima di precipitarsi alla cena a base di limone, seguita da streeptease maschile con un ramo di mimosa in testa, le donne hanno compiuto tutte le azioni sopra elencate, ma in fretta, neh, sentendosi anche in colpa.
    Allora qui a Marte ci domandiamo cosa avrete mai da festeggiare…

    Riguardo alle donne esperte di vino, un suggerimento: non è indispensabile esserlo, si può vivere anche non essendolo. Né è indispensabile parlare, perdendo preziose occasioni per star zitte. Ad esempio, quando viene stappata una bottiglia non necessariamente deve sapere di tappo, in particolare quando il tappo è sintetico (vissuta dal vivo). Ad esempio, quando si ordinano bollicine poiché fa moda, evitare la descrizione delle medesime come “fruttate, di carattere, corpose” (vissuta dal vivo). Capita anche agli uomini di prendere abbagli e di parlare di vino fuori luogo. Ma alle donne, ammettiamolo, molto di più.
    Su questo bisognerebbe lavorare, non sulla Torta Mimosa.
    Briscola 🙂
    (che, sebben marziana, è donna)
    P.S.: buon 26 giugno e anche buon 7 novembre. Speriamo che anche il 28 maggio non sia male.

    • grazie Briscola! Confidavo di “stanarti” con questo post ed il tuo commento dimostra che un po’ ti conosco, che non hai saputo resistere a dire la tua, con l’ironia graffiante che ti contraddistingue… Torna a presto a trovarci, a dare segnali di te da Marte!!! 🙂

  9. @Roby: no, non ci sarebbe bisogno di spiegare la citazione ironica (sarcastica?) delle ‘quote rosa’; purtroppo questa mattina le ho (ancora!) sentite citare almeno quattro volte, senza alcuna ironia!
    Passiamo quindi al rosso (di Montalcino).

  10. Citare vignaioli (che bello, un plurale -forse-neutro) in quanto donne lo troverei offensivo se fossi donna … in questo modo (in tutti i campi) non facciamo altro che contribuire a rendere più profondo il solco sbagliato …

  11. Ancora una volta i miei complimenti a Briscola, per le note fruttate…oops! volevo dire incisive ed estremamente azzeccate.
    Si potrebbe quasi pensare che Briscola sia una donna…di un altro pianeta!
    Immagino che a Briscola sarà capitato anche di vedere qualcuno(a) compiere il fatidico gesto della roteazione del calice…con le bollicine…

  12. Ho visto cose che voi umani…Ho visto rotazioni vorticose di bollicine e bianchi in genere, analisi visiva del risultato e commento sonoro annesso (anche maschile, va detto, per par condicio). Ho visto sguardi soffermarsi sulla Carta dei Vini al ristorante, colonna di destra – prezzi – e decidere in merito ai numeri. Più costa, più vale, più valgo. Ho visto mani gentili e unghie dipinte agguantare calici come fossero sgombri appena pescati, guizzanti e scivolosi. Ho visto compìte occhiate di Assoluto riflettersi in Pinot neri e dire: “Che gran brutto colore, scarico”. E ho visto abbinare il tutto a tutto, poiché la bollicina è glamour con lo stufato di cinghiale e il Barolo col pesce è un vezzo da intenditori eccelsi, basta in ogni caso la parola magica: “Sgrassa”. E tutti quei momenti, ahimé, non andranno perduti nel tempo, ma resteranno come lacrime nel vino.
    Brisky 🙂

  13. Una volta dissi ad un produttore che si vedeva come lui continuasse a cercare di fare un vino con tutti, proprio tutti, i profumi, gli odori ed i sapori della sua donna. Adesso so cosa significano le nozze d’oro.

  14. Ci si dimentica che molto spesso, anche se non appare, dietro un produttore c’è una “donna del vino” che lo sopporta.
    Un saluto
    Filippo

  15. diavolo di un Franco Ziliani, per non dire quello che pensa dell’8 marzo e dintorni ne ha tessuto l’elogio ed ha ottenuto l’effetto sperato.Ah ,il conformismo dell’anticonformismo…José

  16. Premesso che dell’otto m’arzo (e il nove me rimetto a sede’) mi sono sempre curato il giusto, devo dire che una foto con nudo femminile sullo sfondo dello zampillo di vino dentro il bicchiere dal profilo triangolare, insomma secondo il cliche della donna oggetto di desiderio messa pavlovianamente a tatuaggio del bene di consumo… proprio l’8 marzo, a corredo di un post in cui si riafferma l’in-differenza dell’esser donne… mah. Se e’ una provocazione intenzionale forse me ne sfugge il senso preciso.

  17. Ho capito e apprezzato…E fare una battuta dopo tanti commenti che non ho capito mi ha divertito.Del resto leggere il blog Vino al vino è un’abitudine a cui non rinuncio, sia che concordi sia che ” disaccordi” .Ciao a tutti

  18. Grazie del bel post sulle donne nel vino e per tutte le segnalazione dei siti e protagonisti del vino. Cerco sempre di scrivere sulle donne nel vino, non solo l’8 marzo, ma tutto l’anno. Mi hai dato i nomi di molte donne da contattare in futuro, alcuni conosciute e altre no… Grazie ancora.

  19. chi mi può aiutare a scegliere un vino possibilmente toscano per abbinare al’arrosto di fesa di tacchino con ripieno di castagne e pancetta? grazie

  20. Il Poggio Rosso di San Felice (Castelnuovo della Berardenga) per me potrebbe andare benissimo. E’ un Chianti Classico Riserva da Sangiovese 80%, Colorino 10%, Pugnitello 10%, fermentazione a contatto con le bucce per 20-25
    giorni in acciaio, malolattica e maturazione in mezzi fusti di rovere francese da 500 lt per 20 mesi e affinamento in bottiglia per 15 mesi, prodotto in circa 20.000 bottiglie l’anno.

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