Igt Salento rosso Malia 2006 Duca Carlo Guarini

Non mi sono dimenticato di certo del bellissimo Apulia wine tour che tra fine novembre e inizio dicembre mi ha portato, insieme ad un gruppo di cari amici wine writer esteri, per l’impeccabile organizzazione del team di Radici, festival dei vitigni autoctoni, in giro cinque giorni per l’amatissima Puglia del vino, dall’area canosina a quella del Castel del Monte, al Salento e alle terre del Primitivo, quello di Manduria, ma anche quello, tutto da scoprire, di Gioia del Colle.
Ho già dedicato numerosi post e anche qualche articolo più ampio, pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S. (leggete qui, qui e poi ancora qui) alle eccellenti impressioni ricavate. Dalla visita nel suo insieme, dalla straordinaria compagnia, e da molti dei vini degustati.
Cerco di colmare ora una lacuna dedicando un post, come mi ripromettevo da tempo, ad una delle visite che globalmente mi ha più colpito, per la qualità generale dei vini, ancora superiore a come me la ricordavo. Visita in una delle località del Salento, Basso Salento direi, dove non mi ero ancora spinto, Scorrano, a metà strada da Lecce e Santa Maria di Leuca, alla bellissima azienda Duca Carlo Guarini, condotta con eleganza e sano spirito manageriale dal duca Giovanni Guarini (qui ritratto nella foto più sotto).
Un’azienda a proprietà familiare da un millennio, da quando la famiglia Guarini dalla natia Normandia decide di stabilirsi in Puglia partecipando alle conquiste di Roberto il Guiscardo nel Sud del nostro Paese. Nel 1065 Ruggero Guarini, il primo della famiglia di cui hanno testimonianze dirette difese la città di Lecce dall’attacco di Beomondo d’Altavilla principe di Taranto.
Oltre 900 anni dopo l’azienda agraria è sempre sulla breccia e conta su 700 ettari di proprietà suddivisi in tenute e masserie, e accanto alla parte viticola, 70 ettari dislocati tra Lecce e Brindisi a quella olivicola, 265 ettari, con impianti plurisecolari, vengono prodotti e trasformati cereali e ortaggi, oltre ad un allevamento ovino per la produzione di formaggi.
Questo detto e reso omaggio alla storia, plurisecolare e importante di questa aziende, è il presente quello che maggiormente interessa al consumatore, ed il presente è pieno di elementi positivi, e di motivi d’interesse, a partire da una produzione che quale che sia il vino che si assaggi offre riscontri di sicuro valore, una qualità costante e un’affidabilità che rende quest’azienda, seppure meno nota di altre, una delle più interessanti del panorama salentino.
Buono il Salento Sauvignon Murà, (per me la migliore prova disponibile in Salento su questo vitigno non proprio adatto al clima pugliese…) dalla bella complessità aromatica, cremoso, ricco, ma elegante dotato di una vena acida e fresca, di un bel sale, ben fatto, carnoso, terroso, con buon equilibrio e personalità ed un bel frutto succoso e di polpa soda, pieno di energia, il Negroamaro Salento (in purezza) Piutri nella sua annata 2006, molto valido, naso elegante, con note di ciliegia, prugna, liquirizia, accenni di cioccolato, molto diretto e appealing il Primitivo Salento Vigne Vecchie 2006, e più impegnativo, affinato in botti di rovere per 24 mesi, l’altro Primitivo, il Boemondo, che vede una percentuale del 30% dell’uva in appassimento, dal naso intrigante, salmastro, molto caratteristico, che richiama il cuoio, il finocchio selvatico, la liquirizia e ancora la prugna ed in bocca si propone caldo, morbido, pieno di sapore, ma con una freschezza verticale e con accenni minerali.
Il vino che più m’intriga però, ricordata en passant una strepitosa bottiglia del Boemondo annata 1985, aperta dal duca Guarini per testimoniare la tenuta nel tempo e l’evoluzione, se il tappo non tradisce, di questo vino (colore ancora vivacissimo, naso integro, fitto, intrigante, con aromi di prugna secca, rosa passita, melograno, grafite, marron glacé, china ed erbe aromatiche, e una splendida terrosità al gusto, con salda struttura tannica ed una tessitura vellutata e avvolgente), è forse il vino più marginale, oppure stravagante ed eterogeneo di questa azienda.

Mi riferisco, uno dei pochi esemplari di vinificazione in purezza di questa varietà oggi disponibili in terra pugliese, del Salento Malvasia Nera Malia, un utilizzo di questa varietà complementare prevista nel disciplinare del Salice Salentino Doc (con una percentuale massima del 20%) che l’azienda produceva già nel lontano 1980 e che ha riproposto a partire dal 2001, mostrando una via che a me personalmente piace moltissimo. “Segreto” di questo bel vino dal “carattere elegante e sereno”, è la qualità dei vigneti, coltivate in un microclima del tutto particolare (200 metri di distanza dal mare Adriatico) su terreni sabbiosi e limosi e allevamento a cordone speronato, un terroir che si giova dei freschi venti di nord est e assicura al vigneto piena sanità.
Un vino vinificato e affinato unicamente in acciaio, con una macerazione sulle bucce di dieci giorni scarsi, che si proponeva, nell’edizione 2006 da me degustata tre mesi fa, con una bellissima intensità di colore, un bel rubino squillante con leggera vena tendente al granato, con una fragrante, elegante complessità aromatica, sintesi di note fruttate succose (prugna, ciliegia, more di rovo), di accenni floreali (bouquet di fiori secchi e lavanda, ma anche ricordi di erbe aromatiche e di macchia mediterranea), con una nitida vena di liquirizia nera, accenni di cuoio e di pepe.
Identica impronta, moderatamente selvatica, piena di energia, con un plus di terrosità, al gusto, dove il Malia si propone ben strutturato, pieno ma succoso, carnoso nel suo sviluppo, e vivacizzato da un’acidità calibrata, che esalta la componente salina e la freschezza del vino. Gran bel vino.
E non vi ho ancora parlato dei due passiti aziendali, l’Ambra, da Sauvignon in purezza, e l’inconsueto Rarum (mix di Negroamaro e Malvasia Nera). Vi lascio con la curiosità e con il piacere di tornare a parlarvene molto presto…

18 pensieri su “Igt Salento rosso Malia 2006 Duca Carlo Guarini

  1. Per trovar traccia di quest’uva usata in purezza ho dovuto ricorrere all’Enciclopedia di Veronelli che mio padre aveva raccolto in fascicoli in edicola e poi fatto rilegare nel 1981. Mi hai incuriosito. Spero di poterla provare a Verona.

  2. Hehehe la Malvasia signori è un vero vitigno che a noi toscani dobbiamo dire la verità, è molto caro, ma lo dispreziamo sempre un pò nell’utilizzo, chissà perché

  3. Grazie Franco,come sempre molto attento alla nostra Puglia dove vantiamo una buona varieta’ di rossi.Ho avuto occasione per provare la Malvasia in purezza di un’altra azienda e mi ha molto colpito.Non manchero’di provare anche quella di DUCA CARLO GUARINI.E’ un’altro dei vini pugliesi che non puo’ assolutamente mancare in carta.

  4. …Ciao Andrea,
    diciamo che tante aziende Toscane,anzi Chiantigiane……usano il merlot e siccome adesso tira meno dichiararlo ….lo spacciano per malvasia nera….poi personalmente la malvasia nera in Chianti non ci dovrebbe essere…!!!!

  5. Michele buongiorno (diciamo così….)
    Non so il percorso fatto dalla Malvasia Nera per arrivare in Chianti (o in Salento). Io sono almeno 20 anni che ne sento parlare. Personalmente per caratteristiche di grandissima qualità e eleganza, soprattutto di profumi (se proveniente da vigne vecchie) non la ritengo così “distonica” con il paradigma di un grande Chianti Classico. Tra l’altro c’è un CC in uvaggio di Sangiovese e Malvasia Nera (e Merlot, direi io) che, se non costasse quanto un appartamento, berrei molto molto spesso.
    Buona (bianca) giornata e a presto.

  6. E’ una bella azienda. Mentre, trovare della bella Malvasia Nera in giro, vinificata bene, non è certo cosa facile. Secondo me la Malvasia Nera ha un potenziale enorme, bisogna ancora soprirlo.

  7. …ma nel chianti ..c’era quella nera o …QUELLA BIANCA,detta ”del chianti”..?(ADESSO VA DI ”MODA QUELLA NERA”..ESSENDO ”CANCELLATI GLI INTERNAZIONALI”..)

  8. Buongiorno.
    Ah la Malvasia Bianca!!! era meravigliosa da piluccare ormai diventata rossa a novembre mentre surmaturava in vendemmia tardiva nella micro quantità (ovviamente casuale nei modi del tempo) necessaria per fare un grande Vinsanto.
    Quella nera, ripeto, per me non è una grande innovazione come uvaggio. Mi sono anche informato su un eventuale vinificazione in purezza ottenendone (strano ma vero con le mie idee….) sempre e solo pareri contrari fermo restando come parametro fondamentale quello dell’età della vigna.
    Buona giornata.

  9. …quella bianca….non è solo x vinsanto…ma era..,anzi SARA'(sicuramente perchè ,ricordiamocelo..”il mondo è tondo e si ritorna da dove si è iniziato”..) ..per dare un po ” di grazia ” anche a certi chianti classici ”un po’ ruvidi”che forse sono piaciuti ..ma adesso.. ”sono lì in cantina”in attesa di esser mandati..per chissà dove…(soprattutto..”per darli a bere”..)..

  10. Al di là del mito, di Malvasia Bianca nel Chianti Classico ce n’è sempre stata poca, diciamo pure “punta”. Giusto le cantine sociali….. Ma neanche nel bianchetto estivo a base Trabbiano si metteva perchè troppo dolce e, nonostante la quantità casualmente sempre abbondante di solforosa, dava sempre problemi di rifermentazione in bottiglia in estate.

  11. Linea verde di oggi Domenica 4 luglio Lè ha dato la possibilità (oggi sarà stata una replica) di altra trasmissione di farsi conoscere. Da sottolineare la Vostra scarsa
    visibilità, che forse non cercate,o non volete, nel nostro territorio salentino.
    Ha parlato di Olio, della raccolta, della problematica connessa; ed io continuo a riflettere
    sul cosa non circola nella mente di chi dovrebbe invece accelerare. La vorrei conoscere,
    vorrei esprimere(con dovizia d’informazioni, non certamente ignote a Lei) quello che ostacola, e che forse ostacolerà sempre, il decollo dei prodotti salentini. Non me ne voglia,
    aspetto un contatto e porgo i migliori saluti.

  12. Ha parlato anche di olivi di oltre 500 anni, di un olivo di 2000 anni, di censimento degli olivi che ci vorranno anni per farlo, di costo perlomeno di 5 euro al litro di cui 3,5 sul terreno e 1,5 per la trasformazione, di oliva “cellina” perlomeno al 60%, insomma l’abbiamo vista tutti questa bella trasmissione (ed io l’ho vista da Cracovia, in Polonia, come tanti emigranti che la vedono ogni domenica). Pazienza, santa pazienza, che tanto tutti i nodi vengono al pettine, stia tranquillo.

  13. Tra l’altro sugli ottimi prodotti salentini non e’ che ci sia del silenzio, all’estero. La gente s’incuriosisce. Anch’io ho scritto un articolo andato sulla stampa specializzata polacca tre anni fa, che e’ stato ripreso dall’amico Mariusz Kapczynski sul suo Vinisfera qui http://www.vinisfera.pl/wina,349,149,0,0,F,news.html , quando ancora non c’erano nemmeno dei vini sugli scaffali. Il problema vero e’ che sono purtroppo i singoli ad offrire i loro prodotti, invece bisognerebbe avere una struttura provinciale, o regionale, che li promuova. Da soli e’ raro che possano passare.

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